Cannabis, perché Salvini sbaglia su tutti i fronti

da Democratica
Agnese Rapicetta
9 maggio 2019

Cannabis,

perché Salvini sbaglia su tutti i fronti

Nel nostro Paese esiste una legge, la 242 del 2016, che stabilisce cosa sia legale e cosa no. Non può certo deciderlo un ministro della Repubblica in base alla sua opinione personale
Lo abbiamo capito, Salvini comincia ad accusare qualche colpo. Fra il caso Siri, l’amicizia con Casapound e i problemi di sicurezza nel Paese, come  si fa a cambiare l’agenda setting? Parlando di un tema divisivo, pregno di pregiudizi ma molto di moda: la cannabis light. Il ministro dell’Interno ne parla senza saperne assolutamente niente. Parla di droga, di illegalità e di emergenza nazionale quando i dati, gli studi e la legge dicono tutt’altro. E così la guerra ai canapai è stata lanciata, così come la provocazione ai 5 Stelle che, seppur nella loro debolezza politica, continuano a professarsi a favore di una regolamentazione del settore (solo a parole?).
Facciamo chiarezza: nel nostro Paese esiste una legge, la 242 del 2016, che stabilisce cosa sia legale e cosa no. Non può certo deciderlo un ministro della Repubblica in base alla sua opinione personale. Finché la legge esiste ci si attiene a quella, se non piace la si cambia in Parlamento (ma ci sono i numeri?). Nello specifico la legge del Ministero delle politiche agricole e forestali -destinata dunque al settore agricolo- ha regolamentato la coltivazione di canapa. In questa legge si fa riferimento anche ai parametri da rispettare per quanto riguarda il contenuto di THC, principio attivo che può essere presente per legge in percentuali comprese tra lo 0,2 e 0,6%. E’ possibile vendere cannabis light in questi negozi? Con quale uso? La cannabis deve rispettare i parametri indicati per il settore agricolo o deve avere altri parametri? Tutte domande a cui la politica non ha saputo – o non ha volto- dare risposta (proprio per questo si aspetta la decisione del 31 maggio prossimo delle Sezioni Unite della Cassazione che scioglieranno il vulnus). Ma intanto sono più di mille i negozi sorti sul nostro territorio con un giro di affari che supera i 50milioni annui. Un business che crea lavoro e dà opportunità a tantissimi giovani, contrastando anche le mafie e il mercato nero della droga (garantendo poi un prodotto certificato e di qualità). Perché a differenza di quello che millanta il ministro dell’Interno, la cannabis light ha già dato un grandissimo contributo nella lotta alla criminalità organizzata.
Uno studio condotto dai dipartimenti di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno e dall’Università di York hanno chiarito che “la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione tra l’11% e il 12% dei sequestri di marijuana illegale per ogni punto vendita presente in ogni provincia e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish”. Nel concreto cosa vuol dire? “I calcoli su tutte e 106 le province prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali ammontino a circa 200 milioni di euro all’anno” in una forchetta stimata tra i 159 e i 273 milioni. Si calcola inoltre che a ogni negozio che vende cannabis light corrisponda un calo dei sequestri pari a 6,5 chili all’anno. Se vi sembra ancora troppo poco, i ricercatori specificano, però, che il vero impatto potrebbe essere molto più vasto. La marijuana sequestrata rappresenta, infatti, solo una parte minoritaria di quella disponibile sul mercato e la cannabis light è un “sostituto piuttosto imperfetto della marijuana disponibile sul mercato illegale”, avendo una percentuale di THC minima e, quindi, “effetti ricreativi molto più bassi”. Esattamente la strada opposta a quella tracciata da Salvini.

 

4 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    La parola che fa paura è “droga”.Eppure una volta i negozi di generi alimentari e spezie venivano chiamati anche drogherie senza che la cosa suscitasse scandalo. Salvini, come al solito, non fa che confermare la sua ignoranza sesquipedale prendendo lucciole per lanterne e per poter recitare il ruolo del salutista, dimenticando o fingendo di ignorare che nella cannabis venduta legalmente è stato depotenziato il principio attivo eliminando il rischio di dipendenza e che per legge il suo uso è consentito solo in ambito alimentare, tessile, cosmetico e medico.

  2. Matteo ha detto:

    … ed allora liberalizziamo completamente tutti i tipi di droga e manderemo in fallimento le organizzazioni criminali!
    Non è da questo punto di vista che si deve trattare il problema della cannabis.

    • Luigi ha detto:

      Come trattare il problema della cannabis? Con il “proibizionismo” stile America anni 1919/1933, “l’Era della mente chiara e della vita pulita” che è meglio chiamare “l’Era degli ubriaconi”, “l’Era dell”impero dei “gangsters”? Vogliamo italiani già “drogati” dai vari populismi, privarsi di altre libertà costituzionali? Nelle comunità essene del “Sole di Giustizia” il sabato era proibito quella che per l’uomo era una cosa naturale: cagare. E’ meglio cagare o mandare a cagare Salvini?

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