Dissesto idrogeologico, quello che si è fatto e quello che si deve fare

da Democratica
11 settembre 2017
Erasmo D’Angelis

Dissesto idrogeologico,

quello che si è fatto e quello che si deve fare

È il momento di prendere atto che quella climatica non è solo la più grande e pericolosa emergenza ma è anche la nostra più grande opportunità di investimenti, innovazione, crescita e sicurezza
Erasmo D’Angelis, ha fatto nascere la struttura di missione Italiasicura a Palazzo Chigi e da pochi giorni è Segretario Generale del Distretto Idrografico dell’Italia Centrale, l’ente che ha accorpato anche l’Autorità del Tevere e delle aree terremotate.
Un’altra città, Livorno, devastata con la forza dell’uragano. Dopo tante catastrofi cosa è stato fatto per contrastare questo dissesto?
 Per la prima volta in questo Paese siamo passati dall’inseguire solo le emergenze alla prevenzione strutturale. Dopo tre anni di lavoro di Italiasicura, voluta dal governo Renzi e confermata dal governo Gentiloni, il contrasto al dissesto idrogeologico vede una ordinata pianificazione con un piano nazionale di interventi con 9.280 opere, ma il 92% da progettare e questo la dice lunga sui ritardi italiani, e un piano finanziario da 9,7 miliardi in 7 anni. Molti grandi cantieri sono aperti da Genova a Firenze al Sud, e il tesoretto da 2.2 miliardi che abbiamo trovato non speso dagli anni 2000 al 2014 si è trasformato in 1334 cantieri aperti e monitorati e molti conclusi per arginature, sicurezza di versanti franosi, aree di laminazione. E’ la più importante opera pubblica italiana che oggi impegna lo Stato per 365 giorni l’anno, una grande corsa contro il tempo per ridurre vittime e danni in una larga parte del territorio nazionale a rischio.
Dobbiamo voltare davvero pagina?
 E’ il momento di prendere atto che quella climatica non è solo la più grande e pericolosa emergenza ma è anche la nostra più grande opportunità di investimenti, innovazione, crescita e sicurezza. E se cambiamenti climatici accelerano eventi estremi come siccità prolungate e piogge a carattere esplosive, dobbiamo mettere fine al nostro approccio da fatalisti medievali.
Come si affronta il clima impazzito?
 Abbiamo iniziato a farlo. Raccontandoci le verità e rimboccandoci le maniche. Mettendo fine al paradosso di un Paese come il nostro che è un naturale show room di grandi rischi e l’unico paese industrializzato dove la potenza distruttiva dei pericoli naturali è stata moltiplicata dalla “mano dell’uomo” con errori fatali, cementificando il territorio come se vivessimo in un’Italia virtuale. La verità atroce è che siamo tra i primi al mondo per danni e perdite di vite umane da catastrofe. Dal 1945 ben 2.458 Comuni in tutte le Regioni sono stati colpiti da frane e inondazioni che hanno causato 5.455 morti, 98 dispersi, 3912 feriti gravi e circa 800.000 senzatetto.  E un elenco sterminato di decreti emergenziali per  stanziamenti e mutui contratti per far fronte alle spese per assistenza, risarcimenti, ripristini e riparazioni, arriva a circa 7 miliardi all’anno dal dopoguerra. Metà per alluvioni e frane, 2,5 per i dopo terremoti e il resto dopo incendi, mareggiate e altre calamità.
E non sarebbe bastato questo semplice calcolo a farci invertire la rotta?
 Certo, ma questo concetto elementare ha sempre faticato ad entrare nella testa della politica che ha preferito il rattoppo continuo chiudendo un occhio sull’applicazione di leggi, vincoli e regole e regalando condoni e sanatorie. Non è un caso se la legge contro gli ecoreati ha visto la luce solo un anno e mezzo fa, dopo trent’anni di battaglie ambientaliste, e grazie all’impegno preso dal governo Renzi.
Che serve?
 Una reazione corale. Il nuovo Dipartimento “Casa Italia” appena istituito a Palazzo Chigi è la prima struttura permanente di prevenzione e affianca la Protezione Civile. Va oltre le stagioni della politica e va insediato nelle istituzioni e nella mentalitá di noi italiani. Dobbiamo avere chiaro che sull’intera penisola i Comuni con aree interessate da frane o alluvioni sono ben 7.145 dove vivono quasi 7 milioni di italiani in zone edificate senza opere di difesa e dove la stessa toponomastica richiama il rischio: Stagno, Bagni, Settebagni, Bagnoletto, Trematerra, Infernetto, Punta Maledetta, Via Affogalasino, Via della Frana, Piovera….Ben 620mila frane, i due terzi di quelle censite nei 28 paesi Ue, sono sui nostri territori nazionali montuosi e collinari. E vittime e danni sono sempre direttamente proporzionali allo stato di manutenzione e tenuta del territorio. E’ questo il messaggio anche della tragedia di Livorno.
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2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Che l’Italia sia un paese a forte rischio ambientale per la conformazione del suo territorio è una cosa nota da sempre. Solo che, per via di una gestione politica avventurosa e, spesso, clientelare, nel passato si è fatto ben poco sotto questo aspetto, privilegiando opere appariscenti, anche se inutili e/o superflue, anziché prendere di petto il problema: insomma, vivacchiando alla giornata. Anche quando, come ha evidenziato l’articolo, si sarebbe potuto attingere ai fondi stanziati dalla Unione Europea e dal ministero competente. Ci sarà un motivo per cui se si vuol raffigurare una cosa raffazzonata o messa insieme alla meglio, si dice che è fatta “all’italiana”…
    Tanto poi, se e quando si sarebbe verificata l’inevitabile disgrazia, a disastro avvenuto ci si sarebbe potuti compoortare come al solito, rimboccandosi le maniche ed emanando provvedimenti d’urgenza, perché sappiamo bene che il popolo italiano si esalta e dà il meglio di sé nell’emergenza. Tant’è vero che, ahimé, una delle prerogative più diffuse delle autorità sembra essere quella di piangere le vittime di tragedie ed esprimere cordoglio e solidarietà ai loro famigliari e congiunti. E lo dico con dolore, amarezza e rabbia, perché sarebbe stupido, oltre che volgare farci sopra dell’ironia.
    Per quanto riguarda Livorno, esprimo tutta la mia solidarietà alla popolazione che si sta trovando in una situazione drammatica, ma penso che il grillino Nogarin, tanto esaltato (e sopravvalutato) per essere riuscito a violare una roccaforte tradizionalmente rossa, anzichè giocare allo scaricabarile con Protezione Civile e Regione sulle responsabilità del disastro, dovrebbe spiegare come mai non ha utilizzato i fondi già disponibili per realizzare le opere indispensabili che avrebbero potuto mettere in sicurezza il territorio. Credo sia sterile discutere di colori e altre questioni simili, perché suppongo che un sindaco che si rispetti, quando viene lanciata l’allerta meteo, di qualunque sfumatura sia, dovrebbe semplicemente emanare le direttive appropriate, facendo ricorso aI poteri e ai mezzi che la legge gli riconosce.

  2. coscienza critica ha detto:

    IL clima è realmente impazzito?
    FOrse sì, ma forse…..
    La trasformazione da clima mediterraneo in tropicale o sub tropicale è anche opera dell’uomo.
    Ma non pensiamo solo all’inquinamento, o alla cementificazione ed al dissesto idrogeologico causati da cattiva gestione, come causa di distratri ambientali.
    Forse, dico forse perchè evidenze più oggettive non esistono, comunque sta di fatto che da tempo si ipotizzano anche fenomeni come guerra idrogeologica e meteorologica, con possibili esperimenti scappati al controllo.
    Si tratterebbe di vere e proprie armi per condizionare il clima e i movimenti tellurici, che si aggiungerebbero alle armi chimiche, biologiche, nuceleari, e via di questo passo.
    Un esempio desunto dagli arsenali russi:
    http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/pamir_arma_sismica.htm
    e le dichiarazioni di un generale:
    http://www.libreidee.org/2014/01/il-generale-mini-la-guerra-climatica-e-gia-cominciata/

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