L’Italietta gialloverde dietro la chiusura dei negozi

da Democratica
Mario Lavia
10 settembre 2018

L’Italietta gialloverde

dietro la chiusura dei negozi

Chiudere i negozi non è una buona risposta: ma Salvini e Di Maio dicono no a tutte le forme della modernità
L’Italia che Di Maio e Salvini hanno in mente è l’Italietta anni Cinquanta e forse di prima ancora. Quella nella quale gli italiani vogliono stare fra di loro, vivacchiare nelle lunghe stagioni fredde e svagarsi un poco d’estate, e alla domenica. Certo, con il tablet piuttosto che la tv, tanto per sfogare frustrazioni e sognare frequentazioni importanti – la mitica “richiesta d’amicizia”. Ma studiare, leggere, informarsi, discutere: roba da élites, cose per quei tristanzuoli della sinistra (poi Conte cade sull’8 settembre e Di Maio su Matera ma tant’è). Il popolo va illuso con promesse di guadagni facili e di lavoro ridotto – l’odiata Fornero! – tanto pensano a tutto loro del governo, lasciate fare. Alla fine è questo l’esito del famoso populismo, altro che il popolo che decide. Ci mancano solo i cartelli “Qui si lavora, non si fa politica” e siamo a posto. O il “culturame” di scelbiana memoria.
A guardar bene, dietro le motivazioni della chiusura dei negozi la domenica – o rotazione, poco importa -c’è proprio l’idea frugale del “focolare domestico”, del negozietto chiuso, della passeggiatina e delle pastarelle domenicali. Un quadretto da provincia di cinquant’anni fa, quando la famigliola borghese sciamava per il corso prima di concedersi un vermouth al caffè tutto specchi e lindi tavolini. Un mondo che non esiste più. I megastore, i supermercati, la città-che-non-chiude-mai: lasciamola agli americani ‘sta roba.
La questione è seria, ma chiudere non è mai una buona soluzione. Bisogna aprire, aprire il più possibile, vediamo come: questo è il problema di un grande paese moderno. D’altra parte, il no grillino alle grandi opere è intriso di questo sapore d’antico, la nostalgia per le nazionalizzazioni evoca il vecchio caro Stato – in mano a loro, s’intende – che pensa a tutto lui. E i musei gratis, ma che idea! Vogliamo forse un’Italia più colta e che si muove da casa per ammirare Picasso o Bernini? Vadano retro dunque le Olimpiadi, vade retro l’apertura al mondo, vade retro Europa, vade retro modernità!
Ora, passi per Salvini che è un politico dell’età della pietra, ma che dire di Di Maio! Un ragazzo di poco più di 30 anni che pare un viveur d’anteguerra (salvo poi usare a suo vantaggio la peggiore modernità di troll, fake e hacker), lasciateci lavorare, vi diamo pure la domenica per mangiare spaghetti pollo insalatina e una tazzina di caffè: e se restate senza zucchero in casa, nessun problema, andate dalla signora del piano di sopra che è tanto gentile. La domenica tutti a casa (come il film di Comencini sull’8 settembre, presidente Conte).
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2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Ok, diciamo che sarebbe giusto smettere di tenere aperti i centri commerciali e gli altri esercizi della grande distribuzione la domenica e i giorni festivi. Diciamo ch’è bello ricreare quel quadretto idilliaco da Happy Family, tutti riuniti attorno al focolare o alla tavola imbandita tanto cara alla pubblicità. Il nostalgico Di Maio si aggrappa perfino alla religione che ammonisce: “ricordati di santificare le feste” per non parlare dell’ancora più rigida norma ebraica relativa allo “Shabbat”, giorno di riposo assoluto (anche per gli animali) in cui bisogna astenersi da qualsiasi attività e non chiederne ad altri, si mangiano cibi preparati in precedenza e ci si può spostare solo a piedi…
    Tralasciando per un attimo, però, il settore del commercio, come la mettiamo con tutti quelle attività che obbligano qualcuno a lavorare comunque tutti i santi giorni dell’anno, altrimenti il paese si ferma? Pensiamo per esempio ai trasporti, o alle forniture di servizi essenziali come luce, gas, acqua o meglio ancora, ospedali e farmacie? Lo stesso Giggino, se non sbaglio, nella sua esperienza di commesso allo stadio San Paolo di Napoli, non lavorava forse la domenica?
    Probabilmente il terziario commerciale avrebbe bisogno di essere razionalizzato e regolamentato in maniera da impedire che gli esercenti facciano il bello e il cattivo tempo, magari sfruttando i dipendenti, ma non è con l’obbligo di chiusura festiva che si ottiene lo scopo. Gli è che la parte di esecutivo gestita dai grillini, non avendo una pianificazione o validi progetti da portare avanti, continua a comportarsi secondo abitudine opponendosi a tutto, ed in particolare cercando di togliere di mezzo le leggi emanate dai governi precedenti. Ovviamente senza valutarne la necessità, o quantomeno l’opportunità.

    • Antonio P. ha detto:

      Sono talmente svegli e intelligenti che non si rendono conto che il mondo è globalizzato!
      Tu mi chiudi i negozi la domenica e se vado su Amazon l’ordine verrà elaborato lunedì ho la possibilità di accedere ad Amazon.uk o Amazon.de siti inglesi e tedeschi che mi fanno partire subito l’ordine guadagnando un giorno e magari con ulteriori sconti per Italiani che ordinano d domenica!
      Che dire dei 50000 posti a rischio?
      Questa gente vuole portarci indietro agli anni ’30!

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