Gli schiavi del 2017: migranti rapiti e venduti al mercato

da AVVENIRE
11 aprile 2017
LA DENUNCIA

Gli schiavi del 2017:

migranti rapiti e venduti al mercato

Daniela Fassini
La denuncia dell’Oim: i giovani africani diretti in Europa venduti per 200-500 dollari. “La situazione è disperata, ormai è diventato sistematico”
Lo scorso fine settimana lo staff dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Libia e in Niger ha raccolto orribili storie accadute lungo le rotte migratorie del nord Africa, veri e propri racconti che parlano di un “mercato degli schiavi” che affligge centinaia di giovani africani che si recano in Libia.
Non solo case di detenzione, violenze e ricatti. Un migrante senegalese che tornerà a casa dal Niger dopo mesi di prigionia in Libia racconta anche di un vero e proprio “mercato degli schiavi” a Sahba, nel sud ovest della Libia. Qui il giovane, proveniente dal deserto – viaggio per cui aveva già pagato 250 dollari – è stato accusato dal conducente del pick-up di non aver mai pagato la somma pattuita dal trafficante, ed è stato portato insieme a tutti gli altri compagni di viaggio in un’area di parcheggio.
“In quel luogo migranti subsahariani erano venduti e comprati da libici, con il supporto di persone di origine ghanese e nigeriana che lavoravano per loro”, spiega il senegalese allo staff Oim.
Ha raccontato di essere stato “comprato” e di essere stato trasferito nella sua prima prigione, una casa privata dove oltre 100 migranti erano tenuti in ostaggio. I rapitori li costringevano a chiamare a casa, per farsi spedire del denaro col quale pagare il riscatto e proseguire il viaggio verso l’Europa.
Di riscatto in riscatto, attraverso lavori forzati, spesso non pagati, i più fortunati riescono a raggiungere la costa e a imbarcarsi verso l’Europa. I meno fortunati non ce la fanno. “Tutto questo avviene in modo sistematico – spiega Giuseppe Lo Prete, capo missione Oim in Niger – il viaggio dura mesi e passano da una prigione all’altra in mano a gruppi armati”.
Alcuni migranti – in particolar modo nigeriani, ghanesi e gambiani – sono costretti a lavorare per i rapitori come guardie delle case di detenzione o negli stessi “mercati”.
“La situazione è disperata” aggiunge Mohammed Abdiker – Direttore del Dipartimento per le Operazioni e le Emergenze dell’Oim – tornato di recente da una missione a Tripoli. “Più l’OIM si impegna in Libia e più ci rendiamo conto di come il paese sia una vera e propria valle di lacrime per i migranti. Alcuni racconti sono veramente terribili e le ultime testimonianze relative a un “mercato degli schiavi” si aggiungono a una lunga lista di efferatezze”.
I migranti In Libia diventano ‘merce’ da comprare, vendere e gettare via quando non ha più valore.
“Proprio per far sì che questa realtà sia conosciuta in tutta l’Africa – conclude il portavoce Oim a Ginevra, Leonard Doyle – stiamo registrando testimonianze di migranti che sono passati per queste terribili esperienze e le stiamo diffondendo sui social media e sulle radio. I testimoni più credibili di queste sofferenze sono spesso proprio i migranti che tornano a casa con il sostegno dell’Oim. Purtroppo sono molto spesso traumatizzati e vittime di abusi, spesso sessuali. La loro voce ha un peso e un significato speciale, che nessun’altra persona può avere”.

 

2 Commenti

  1. GIANNI ha detto:

    Per chi pensasse che la riduzione in schiavitù sia fenomeno solo del passato………

  2. Giuseppe ha detto:

    L’evoluzione del pensiero e l’avvento delle politiche sociali già nei secoli scorsi hanno favorito una lenta ma progressiva abolizione della schiavitù. Solo in teoria, però, visto che l’uomo, quando dà sfogo a tutta perfidia di cui è capace, riesce sempre a trovare nuovi modi per opprimere i più deboli e gli indifesi, approfittando dello stato di necessità in cui si trovano, o semplicemente imponendosi con la forza bruta. E ovviamente, tutto succede essenzialmente per motivi economici, foraggiando uno sporco mercato di esseri umani in cui i malcapitati vengono privati di tutto e trattati come carne da macello. A farne le spese, però, non sono soltanto i migranti dell’Africa, o di altri paesi in cui la quotidianità è caratterizzata dalla povertà e dalle privazioni e la fuga verso un Occidente idealizzato rappresenta l’unica speranza di sopravvivenza. In certi casi, infatti, queste nuove forme di schiavitù riguardano anche cittadini della civilissima Europa, utilizzati per alimentare il business intramontabile della prostituzione, o per svolgere le occupazioni più massacranti e degradanti, facendo la fortuna di malviventi spietati. I quali, oltretutto, riescono perfino a confondersi con la gente comune, camuffando i loro traffici, dietro la maschera rassicurante di persone apparentemente irreprensibili e al di sopra di ogni sospetto.

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