Omelie 2015 di don Giorgio: Settima dopo Pentecoste

12 luglio 2014: Settima dopo Pentecoste
Gs 10,6-15; Rm 8,31b-39; Gv 16,33-17,3
Come leggere la Bibbia, al di là del senso letterale
Il primo brano della Messa è tolto dal libro attribuito dalla tradizione a Giosuè, successore di Mosè nel guidare il popolo d’Israele all’interno della terra promessa. Ho detto “attribuito”, perché in realtà questo libro, che apre la serie dei cosiddetti “libri storici” dell’Antico Testamento, secondo gli studiosi sarebbe il frutto di una specie di “scuola” di scrittori, che avrebbe operato dal regno di Giosia (fine del VII secolo a.C.) fino al momento della distruzione di Gerusalemme e l’inizio dell’esilio (VI secolo a.C.).
Queste precisazioni sono importanti, perché ci aiutano anche a rileggere gli eventi narrati, che sarebbero a loro volta una rilettura durata diversi secoli. Non dimentichiamo che Mosè e Giosuè sarebbero vissuti intorno al XIII/XII secolo a.C.
Sempre secondo gli studiosi, i fatti narrati anche nei libri cosiddetti storici sarebbero stati enfatizzati, miticizzati, tanto da farli apparire reali, allo scopo di dare più lustro alle origini del popolo eletto. Tutti i popoli, tutte le religioni hanno riletto le loro origini inventando dei miti. Non entriamo in queste discussioni, perché ci porterebbero lontano. In ogni caso, vale sempre il principio che la Bibbia non va letta come un libro del tutto storico o come se fosse un libro scientifico, ma  è un libro prettamente religioso, e come tale va preso.
Questo vale soprattutto per quanto riguarda il famoso episodio di Giosuè che, su sollecitazione dei Gabaoniti, minacciati da una coalizione di cinque eserciti amorrei, capitanati dal re di Gerusalemme, scende in battaglia per difenderli. Ed è qui che l’autore sacro ricorre alla fantasia popolare mettendo in scena Dio stesso come un gigante che si cinge di una cosmica armatura, ricorrendo a strumenti bellici del tutto particolari: invia dal cielo grosse pietre, ovvero una tempesta di grandine. Qualcuno ha pensato addirittura ad una pioggia di meteoriti. Immaginate la scena! Ma c’è ancora di più. La fantasia non ha limiti. Giosuè voleva la distruzione totale dei nemici, e come poteva in quelle poche ore che gli rimanevano, prima del tramonto del sole? Ed ecco che invoca il Signore, perché fermi addirittura il corso del sole. In realtà, secondo gli studiosi, l’autore sacro mette in bocca a Giosuè alcuni versetti di un antico canto di battaglia, perciò da non prendere alla lettera come se fossero una invocazione di Giosuè. In altre parole. Questa espressione non va intesa come un’enunciazione scientifica, ma come libera drammatizzazione poetica. C’è di più. Nella terminologia biblica il verbo “amam”, che significa “stare fermo”, si riferisce non all’arresto del corso del sole e della luna, ma della loro luminosità con un oscuramento atmosferico. Quindi, dovremmo così tradurre: “Oscurati, o sole, su Gabaon”.
Contrasti tra scienza e fede
Qualcuno di voi potrebbe dirmi: “Non stiamo qui a perdere tempo dietro a queste inezie!”. Forse si dimentica che l’invocazione di Giosuè, così come è stata tradotta, e interpretata alla lettera, “Fermati, o sole”, è stata alla base della controversia con Galileo, con la sua condanna, evitata in seguito alla abiura dello stesso scienziato. A quei tempi, la gerarchia della Chiesa, che riteneva che la Bibbia dicesse il vero in tutto, in ogni sua parola, sosteneva la teoria tolemaica (ovvero che era il sole a girare attorno alla terra), contro la teoria copernicana, sostenuta da Galileo.
Quanti contrasti, condanne, scomuniche, quanti roghi si sarebbero evitati, se la gerarchia della Chiesa da una parte e una certa scienza dall’altra avessero capito di restare, ciascuno, nel proprio campo, senza invadere quello dell’altro. Se la Bibbia è un libro religioso, che ci insegna “come andare in cielo e non come è fatto il cielo”, non possiamo, non dobbiamo leggerlo come un libro scientifico. Se l’autore sacro descrive certi fenomeni atmosferici, lo fa usando il linguaggio popolare del tempo, senza entrare nel merito scientifico. Tutti sanno ormai che le prime pagine della Bibbia sono una descrizione poetica della creazione. L’autore sacro dice solo una cosa: l’origine di tutto è Dio, ma non intende descrivere come sono nati in realtà, scientificamente, l’universo e l’umanità. Pensate anche alle polemiche attorno alla cometa di Natale o alla stella che ha guidato i magi. Non si tratta di stelle reali, ma simboliche. Del resto, tutto il racconto dei magi è un “midrash”, ovvero è solo un bel racconto ricostruito sulle profezie. Ultimamente, il contrasto tra scienza e fede riguarda anche la Sindone. Anche qui, una parola chiara. Da tempo sostengo che il lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino risale ai tempi di Cristo e che porta visibili le impronte di un cadavere che ha subìto maltrattamenti e torture. Questo è quanto dicono gli scienziati più obiettivi. Che poi il cadavere sia quello di Gesù Cristo non lo si può dimostrare scientificamente. Come credente posso anche crederci, ma non posso dimostrarlo. Anche qui, la scienza faccia la sua parte, onestamente, e lasci poi ai credenti di venerare la Sindone. È chiaro che la fede dipende anche in questo caso dalla scienza. Se la scienza dovesse dimostrare con prove sicure che quel lenzuolo è un falso, allora anche la fede dovrebbe tenerne conto.
La violenza di Dio
Ma c’è un altro aspetto che riguarda l’episodio del primo brano della Messa. Comunque, il discorso va allargato a tutto l’Antico Testamento. Riguarda le cosiddette guerre sante, le violenze ordinate da Dio, ecc. ecc. Ci sono alcuni Salmi che la stessa Liturgia della Chiesa ha censurato, tanto rivelano una violenza inaudita. È vero: bisogna interpretarli sotto un’altra visuale. Il nemico andrebbe riletto come il male in sé. Comunque, sta di fatto che ci sono pagine e pagine dell’Antico Testamento in cui il Signore appare come il vendicatore, il conquistatore, il condottiero. Come si può pensare a un Dio universale, quando fa distruggere intere popolazioni di innocenti?
Con Gesù Cristo tutto cambia: egli è venuto per rivelare il volto di un Dio Padre universale. Ma come accettare il Dio dell’Antico Testamento? Ecco perché i mistici non gradivano il Vecchio Testamento. Ma che cosa succederà poi nella storia millenaria della Chiesa? Oggi, siamo veramente contenti del Dio che la Chiesa ci presenta?
Attenzione alle parole: elezione, scelta, privilegio ecc.
Sul secondo brano della Messa, tolto dalla Lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Roma, vorrei dire sola una cosa. Dobbiamo fare attenzione a certe parole, che sono presenti anche nel Nuovo Testamento: scelta, elezione, predilezione, ecc. Sono queste parole che, intese male, hanno creato ad esempio nel popolo ebraico l’idea e la convinzione di essere il popolo superiore agli altri. Davanti a Dio siamo tutti uguali: Dio non privilegia nessuno, casomai difende i deboli dai soprusi dei forti.
“Io ho vinto il mondo”
Nel terzo brano della Messa, tolto dal quarto Vangelo, troviamo una frase che resterà sempre scolpita nella mente dei cristiani, e anche sulla pietra o nei dipinti delle chiese e cattedrali. “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo”.
Certamente, è di grande consolazione sapere che Cristo ha vinto il mondo. Ma Cristo non è da mettere sul piano degli eroi umani, che alla fine vincono sempre. Ma come? Uccidendo esseri umani? Cristo ha vinto il mondo, ovvero le forze del male, ucciso su una croce dal potere civile e religioso di tutti i tempi! La nostra forza, dunque, direbbe san Paolo, sta nella morte di Cristo, la quale non va ritenuta un fallimento, ma la vera gloria, come direbbe invece l’evangelista Giovanni.
Noi cristiani predichiamo bene, e poi razzoliamo male. Sulla vittoria di Cristo sulla croce, che anticipa la risurrezione – non vanno, dunque, separate la morte dalla risurrezione! – abbiamo detto di tutto e di più, ma poi, nella pratica, abbiamo fatto della potenza strutturale della Chiesa il nostro campo di battaglia. Godiamo nel contarci in quanti siamo: un milione di persone in piazza, raduni oceanici, consenso globale, tutti battono le mani, eppure Cristo ha vinto il mondo, solo, sulla croce! Solo! Talora una domanda mi assale: oggi chi sta dalla parte del Cristo crocifisso, e dunque vincitore del mondo? Benedetto XVI o Papa Francesco?
Perché lamentarci delle persecuzioni, a cui sono sottoposti ancora oggi i credenti? Allarmiamoci, casomai, quando il mondo (quale?) si inginocchierà ai piedi della Chiesa!

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