Omelie 2017 di don Giorgio: PRIMA DI AVVENTO

12 novembre 2017: PRIMA DI AVVENTO
Is 24,16b-23; 1Cor 15,22-28; Mc 13,1-27
Lo scandalo dell’Avvento dei cristiani di oggi
Quando sento dire che l’Avvento è uno dei due (l’altro è la Quaresima) momenti “forti” dell’Anno liturgico (“forti” da intendere nel senso di viverli intensamente, dando più spazio alla preghiera e alla interiorità, senza cadere nel rischio di farne solo l’occasione per compiere qualche buona azione), ebbene mi viene una grande tristezza al pensiero che si predichi bene e che poi si razzoli male. Mi riferisco naturalmente al mondo cristiano.
Forse non c’è un periodo dell’anno liturgico più maltrattato dell’Avvento, vissuto nel senso più consumistico, dando al termine “consumo” quella manducazione sacrilega di cose e di cose, come se fossero ostie consacrate (ecco il sacrilegio), solo per riempirsi il ventre.
Eppure, durante le sei settimane di Avvento, tutto parla di attesa di qualcosa di eccezionale e di sconvolgente. Ma l’Evento, ovvero l’incarnazione del Figlio di Dio, si è rivestito di paludamenti o di ritualismi anche profani tali da che chiederci se tutta questa profanazione del Mistero divino non ci porterà alla nostra rovina.
Ma scandalizzarsi non sembra servire a qualcosa, visto che ogni anno la blasfemia aumenta e i credenti non sono ancora arrivati a toccare il fondo della propria dissacrazione.
Siamo noi che abbiamo bisogno del Mistero natalizio
Sia ben chiaro: non è che rispettando il Mistero natalizio facciamo un piacere a Dio, ma siamo noi che abbiamo bisogno, attraverso il Mistero di Dio, di salvarci lo spirito.
Sembra quasi che vivere bene l’Avvento sia dovuto solo per rispettare il Natale. Sarebbe del tutto sbagliato pensarla in questo modo. Siamo noi, ciascuno di noi, che ha necessariamente bisogno di vivere la pienezza del Mistero natalizio.
Perciò, non dobbiamo tanto preoccuparci di dare una certa dignità all’Avvento, evitando di cadere negli eccessi del consumismo, ma si tratta di prendere coscienza del nostro bisogno di risvegliare il nostro essere interiore. Più ci liberiamo dalle cose, a partire da quelle inutili e superflue, più liberiamo il nostro spirito dalla schiavitù, dando così spazio alla presenza divina.
Dunque, vivendo dissennatamente l’Avvento, chi ci perde siamo noi, e non il Natale di Cristo. Il consumismo, più che il Mistero di Dio, profana il nostro essere.
In regione dissimilitudinis
Mi torna spesso alla mente l’espressione di Sant’Agostino, quando descrive il suo stato di vita prima della conversione. Scrive nelle “Confessioni” (VII, 10, 16): «E m’hai abbacinato gli occhi incerti con il fulgore del tuo raggio, e ho tremato d’amore e di spavento: e ho scoperto che ero lontano da te nella regione della dissomiglianza».
In realtà, l’espressione “regione della dissomiglianza” è di Platone, che giunge ad Agostino tramite Plotino.
Ma c’è anche un richiamo di Luca 15,13: “in regione dissimilitudinis” pare riecheggiare, infatti, l’allontanarsi in “regionem longinquam” del figliol prodigo, lontano dalla casa del padre.
Rimanendo alla filosofia platonica, specialmente del neoplatonico Plotino, più gli esseri sono lontani dall’Uno, dal Bello o dal Bene, cioè da Dio, e quindi si avvicinano alla materia o al male, più essi sono dis-simili. “Dis” in greco vuole dire anche male, ciò che si separa dall’Uno che è Dio, perciò chi è dis-simile diventa molteplice, come le cose che lo condizionano. In altre parole, noi siamo come divisi nel nostro essere: tra il mondo dello spirito, che è la parte vitale dell’essere, dove c’è il Divino, e il mondo esteriore, che è la regione della dissomiglianza. E la parola dissomiglianza non rimanda alle parole della Genesi, quando l’autore sacro dice che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza?
E allora, per tornare all’Avvento, non è davvero scandaloso che siamo invitati al Mistero di Dio che è venuto sulla terra per rifare in noi l’immagine di Dio, e noi invece preferiamo restare “in regione dissimilitudinis”?

Evento o avvento?
Anche quest’anno, benché brevemente, vorrei soffermarmi sul significato di due parole che ricorrono frequentemente nel periodo d’Avvento: evento e avvento.
Anzitutto, il termine evento. Che cos’è? Evento è un fatto che è già venuto, si è già verificato. Ogni evento è chiuso in un determinato spazio e in un determinato tempo. Per indicare un evento diamo le coordinate spaziali (diciamo che quel fatto è avvenuto ad esempio in una determinata città) e diamo le coordinate temporali (indichiamo l’anno, il mese e il giorno, magari anche l’ora e il minuto). E di un evento indichiamo anche le circostanze, le cause e gli effetti. Lo possiamo fare perché l’evento si è già realizzato.
L’avvento si differenzia dall’evento per la particella iniziale. E-vento inizia con e- o ex, avvento inizia con av- o ad. “Ex” indica che qualcosa è scaturito da, invece “ad” è una preposizione sempre latina che significa movimento. In altre parole, mentre evento indica, come si è detto, qualcosa che si è già realizzato, avvento invece indica qualcosa che deve ancora realizzarsi.
Perché vi ho spiegato ancora una volta il significato di queste parole? Per farvi capire che il periodo liturgico dell’Avvento non è e non deve essere qualcosa di statico, di ripetitivo, non comporta la ripetizione delle stesse cose, degli stessi gesti, degli stessi riti, come se si trattasse di commemorare un evento che è capitato in un determinato anno (più di duemila anni fa) e in un determinato territorio (in Palestina, in un piccolissimo paese, chiamato Betlemme).
Commemorare dunque la nascita di Cristo non può diventare solo un insieme di riti, pur suggestivi, ma coinvolge continuamente la storia: quella in generale e  la nostra piccola storia in particolare.
Anche la nostra vita non è da intendere come un insieme di eventi che capitano, ma è un continuo avvento: in ogni evento o in ogni fatto c’è qualcosa di sorprendente, da cogliere per il nostro domani.
Il domani, dunque, non è il giorno dopo l’oggi come se l’oggi si chiude a mezzanotte. Nell’oggi c’è già il domani, se però vivo l’oggi come un avvento.

1 Commento

  1. renato panzeri ha detto:

    Grazie don Giorgio come sempre una pagina di vero catechismo le sue omelie sono catechismo vero allo stato puro grazie ancora

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