Don Giorgio condannato per diffamazione: dovrà risarcire Salvini

da Merateonline

Don Giorgio condannato per diffamazione:

dovrà risarcire Salvini

Don Giorgio è stato ritenuto colpevole e dovrà pagare una multa di 7500 euro (più le spese processuali) e risarcire la parte civile di 7000 euro (più 1500 euro di spese legali).
Si conclude con questo verdetto, pronunciato nel pomeriggio odierno dal giudice Nora Lisa Passoni, il processo intentato dal segretario della Lega Matteo Salvini nei confronti di Don De Capitani per diffamazione dopo che il prelato -ex parroco di Monte de La Valletta Brianza, già condannato dallo stesso giudice per la stessa ipotesi di reato in riferimento alla giornalista Grazia Graziadei – aveva postato sul suo sito web, nonché sul suo canale YouTube e su Facebook, quattro “riflessioni” sull’operato del leader del Carroccio da marzo ad ottobre del 2015.
Dopo che i riflettori si erano accesi lo scorso settembre sul palazzo di giustizia di Corso Promessi Sposi per la deposizione da testimone proprio del querelante Matteo Salvini, quest’oggi l’aula del giudice Passoni è stata nuovamente dedicata interamente alla vicenda. Presente, come sempre, l’imputato don Giorgio, accompagnato dai suoi difensori Marco Rigamonti e Emiliano Tamburini, nonché l’avvocato Claudia Eccher per la parte civile.
In prima battuta le parti, compresa la Pubblica Accusa -rappresentata dal PM Paolo Del Grosso- hanno discusso in merito ad alcune produzioni documentali della difesa, comprendenti diversi articoli di giornale che -a detta dell’avvocato Rigamonti- descrivono un “ambiente generale di evoluzione ed efficacia del linguaggio”. Le argomentazioni portate dalla difesa di Don Giorgio hanno riguardato proprio l’uso del torpiloquio come mezzo di comunicazione forte; secondo il Pm e la parte civile invece questi documenti sarebbero stati “subdolamente soggettivi e che tentano di sdoganare la parolaccia come modo di comunicare”. Tra gli articoli prodotti, anche uno riguardante il Papa che, nel parlare del problema della pedofilia, avrebbe usato il termine “cacca”. Nonostante le opposizioni di Pubblica Accusa e dell’avvocato Eccher, il giudice ha ammesso la produzione dei documenti perché non li ha ritenuto irrilevanti.
L’istruttoria dibattimentale è poi proseguita con l’audizione dell’ultimo testimone della parte civile, Luca Morisi, ovvero il responsabile della comunicazione di Matteo Salvini e della Lega. Morisi, a fianco del leader del Carroccio dal 2013, è colui che ha inventato -tra le tante strategie comunicative- il soprannome “Capitano” e il format “Vinci Salvini”: è insomma le “mani” e le “dita” che digitano sui profili social dell’ex Ministro. “Ho conosciuto dei post diffamatori di Don Giorgio tramite i miei informatori” ha detto Morisi, rispondendo alle domande dell’avvocato Eccher, “occupandomi della comunicazione e della gestione dei profili di Salvini e della Lega sono venuto a conoscenza della loro esistenza quasi subito, sono in contatto con iscritti e simpatizzanti il Partito”. Il teste ha anche parlato della “ibridazione mediale” dei contenuti dei media utilizzati da Don Giorgio, dicendo che “posta su più canali lo stesso contenuto, che viene quindi a conoscenza di molti soggetti, tra i quali le radio e i media. Don Giorgio ha un profilo social che vanta 5000 iscritti, un canale YouTube con altrettanti 7000 e una media di 3 milioni e 200 mila visualizzazioni ai video”. Proprio in merito ad un’ospitata nella trasmissione radiofonica “La Zanzara”, Morisi ha riferito al giudice che l’odierno imputato avrebbe detto di “avere il diritto di uccidere Salvini”, riprendendo lo stesso contenuto su YouTube.
Terminata l’escussione del teste si sarebbe dovuto procedere all’escussione proprio dell’imputato ma le parti hanno deciso di rinunciare all’esame del prelato. Don Giorgio, tuttavia, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee: “innanzitutto vorrei dire che a “La Zanzara” non ho mai detto quella cosa” ha detto il prelato, “e poi volevo sottolineare che, se scrivo una parolaccia su Facebook, mi chiudono il profilo per un mese, sto attento a non scrivere offese anche su YouTube. Solo sul sito posso usare le parole che voglio”.
Dopo una breve sospensione di qualche minuto per permettere alle parti di prendere visione della ricerca effettuata dal testimone Morisi, di cui il giudice si è riservato di valutarne la rilevanza in camera di consiglio, è stata dichiarata chiusa la fase istruttoria, lasciando spazio alle parti per le conclusioni.
Il Pm Paolo Del Grosso, nel chiedere la condanna del sacerdote perché -a suo avviso- all’esito dell’istruttoria dibattimentale è stata provata la responsabilità penale dell’imputato, ha deciso di richiedere una pena pecuniaria in luogo di quella detentiva perchè “nonostante Don Giorgio, come qualsiasi cittadino della Repubblica, sia libero di criticare qualsiasi uomo della politica, questa critica va fatta nei modi e nei termini previsti dalla legge, senza offendere. Il torpiloquio non è un modo lecito. Ma proprio perché questa attività -seppur reiterata e prolungata nel tempo- parte dal dissenso politico che è un valore da tutelare nella nostra democrazia, questa motivazione mi fa propendere ad una pena pecuniaria tra i vari bilanciamenti di interessi”. Così la Pubblica Accusa ha chiesto la condanna di Don Giorgio al pagamento di 10.000 euro di multa. Sulla stessa “lunghezza d’onda” si è espressa la parte civile, che ha definito la critica dell’imputato nei confronti di Salvini “un alluvione di turpiloqui”, annunciando di riservarsi sulle minacce di morte pronunciate nei confronti del proprio rappresentato. “Le espressioni di Don Giorgio” ha detto l’avvocato Eccher, “sono state volute, pensate, pubblicate, reiterate e mai rettificate. E per quanto riguarda il termine “assenteista” espresso nei confronti di Salvini quando ricopriva la carica di parlamentare europeo, in quel caso Don Giorgio ha riportato un dato oggettivo falso”. Per questi motivi la parte civile ha chiesto la condanna dell’imputato ad un risarcimento da stabilire in via equitativa.
Dal versante opposto, gli avvocati Rigamonti e Tamburini si sono battuti per cercare di convincere il giudice che il loro assistito abbia semplicemente voluto utilizzare lo stesso linguaggio dell’offeso. “Perché Salvini ha querelato Don Giorgio? Ma perché Don Giorgio ha usato questo linguaggio? Sono queste le domande che mi sono state poste in questi giorni” ha detto il legale Tamburini, “e la risposta a queste due domande è la seguente: Salvini ha querelato Don Giorgio perché voleva togliere la voce a chi per qualche motivo ha un po’ di risonanza. La risposta alla seconda domanda invece è la seguente: Don Giorgio ha voluto usare quel linguaggio per lo stesso motivo per cui la Lega utilizza le stesse parole da almeno 20 anni, da quando è scesa in politica e ha cambiato completamente il modo di esprimersi della politica. Le motivazioni sono due: per raggiungere i destinatari del messaggio e per raggiungere più pubblico possibile, come ad esempio è successo nel caso del Papa che ha definito “cacca” i preti pedofili. Dopo un giorno tutti i quotidiani del mondo occidentale riportavano in prima pagina quelle parole. Qui mi sembra” ha detto l’avvocato, concludendo, “che invece di guardare il soggetto che indica la luna, noi stiamo guardando il dito”. L’avvocato Rigamonti, continuando sul filo del collega, si è chiesto se “le espressioni utilizzate nel caso di specie possono essere lesive anche se Salvini stesso dice che sono anni che gli succede? Se si vuole affermare poi che Don Giorgio ha invitato ad uccidere Salvini, questo è un giudizio grave. Se si legge il sottotitolo del video in questione si percepisce come in realtà quell’espressione parte da una critica al pensiero di Salvini ed è un paradosso palesemente riconoscibile”. Nel chiedere l’assoluzione di Don Giorgio da ogni accusa perché il fatto non costituisce reato, il legale ha sottolineato che “il senso del linguaggio di Don Giorgio non riguarda la persona di Salvini, ma contro l’attività da lui svolta”. E proprio su questo punto ha voluto tornare mediante ulteriori dichiarazioni spontanee proprio l’imputato, che ha detto al giudice Passoni “se ci trovassimo qui tra 100 anni direi sempre le stesse cose: è una cosa così elementare che non riesco a capire come non si capisca. Se io dico ad un bambino all’oratorio di smettere di fare il cretino, o al mio Sindaco che ha fatto una cretinata non offendo il bambino o il Sindaco ma il loro comportamento. A me cosa costava rinunciare e pagare Salvini? No, io voglio portare avanti questa lotta e far capire alla legge italiana che io ce l’ho con Salvini in quanto politico, se andasse a casa domani io non direi più nulla. Con Berlusconi è andata così e lui non mi ha mai querelato. Anche il Cardinale Tettamanzi aveva capito all’epoca, dicendo di dire meno parolacce. Anche io poi ricevo offese, una volta parlando dei Marò ne ho ricevute 400 mila. Un’ultima cosa vorrei dire: non capisco perché si insista sul fatto che io sia un prete. Se dico una parolaccia io non è diverso rispetto a quando detta da un laico, non è un’aggravante essere un prete.
Dopo circa un’ora in camera di consiglio, il giudice Passoni ha comunicato il verdetto in aula. “Sono soddisfatta” ha commentato l’avvocato Eccher. Di contro Don Giorgio ha replicato “la legge italiana è ottusa, tra 100 anni saremo qui a dire ancora le stesse cose. A Salvini non ho fatto nessun danno”.

 

9 Commenti

  1. Luca P. Gentile ha detto:

    Supporto Don Giorgio e parteciperei pure ad una colletta per pagare le spese che dovra´ affrontare.

    Pero´ non credo che insultare sia producente.
    Va benissimo fare critica, anche forte, pero´ meglio evitare parolacce, proprio per non passare dalla parte del torto…

  2. Luigi ha detto:

    Salvini vuol scrivere in Vaticano per notificare chi è indegno di dirsi prete. E’ quello che scrive un giornalista sul Foglio di chi lo definisce Truce. Ma chi comanda in Vaticano? Dopo l’uscita di Ruini pro Salvini qualche dubbio dovrebbe sorgere. Chi ispira Salvini a ritenere indegno un prete? Salvini viene utilizzato dalla Chiesa reazionaria (Carlo Maria Viganò & company) per liberarsi di papa Francesco con la complicità del silenzio dei vescovi tra i quali Delpini. Don Giorgio è già ai margini di questa Chiesa e per lui penso cambi poco (non gli faranno più dire messa). Il dramma è il popolo di Dio che crea il terreno fertile perchè questo avvenga. Come la mafia aspetta che si faccia terra bruciata verso chi vuole eliminare (vedi il generale Dalla Chiesa). E’ con profonda amarezza che scrivo questo. Vorrei essere smentito. Ne sarei felice. Don Giorgio avrà sempre la mia solidarietà.

  3. Patrizia ha detto:

    Inutile impostare la lotta contro qualcuno, invece di risolvere le cause che hanno portato a ciò, è come guardare il dito invece che la luna.
    Don Giorgio ha dimostrato coraggio e ci ha messo la faccia, il soggetto in questione dimostri altrettanto andando a riferire in Parlamento sul Russiangate.

    • bartolomeo palumbo ha detto:

      DON GIORGIO ha dimostrao coraggio e ci ha messo la faccia.altrettanto non puo’ fare chi ha la faccia sporca e il coraggio di un coniglio e per di piu’ é un millantatore,cioéIL NUOVO DUCE.Una volta si diceva”povera ITALIAin mano ai turchi,adesso dobbiamo costatare che c’é di peggio.

  4. lanfranco consonni ha detto:

    Chiaramente siamo tutti dispiaciuti per don Giorgio. Ha pagato di persona. Come altre volte.
    Bisogna cercare il nocciolo del problema partendo dalle parole del don: “la legge italiana è ottusa, tra 100 anni saremo qui a dire ancora le stesse cose. A Salvini non ho fatto nessun danno”.
    Il punto è questo: le parole di don Giorgio non hanno danneggiato Salvini e probabilmente nessun altro. Di contro abbiamo un Salvini che ha acquisito tecniche comunicative sopraffini, non attaccabili per legge, che di danni ne stanno provocando a iosa. E’ riuscito a sviluppare la “..cultura..” del “berlusconismo” a uno stadio peggiore, quello del “salvinismo”.
    La cattiveria non è punita dalla legge e i danni provocati dallo sdoganamento di atteggiamenti razzisti, linguaggi e slogan che diffondono paura e richiamano a espressioni dittatoriali non vengono riconosciuti come indizi.
    Ci troviamo di fronte a una lotta impari, dove non possiamo nemmeno usare le stesse armi del nemico, perché io lo considero un nemico. Se non vogliamo essere scorretti chiamiamolo avversario.
    Costatato che insultarlo non paga, anzi costa, ci resta solamente di combattere il salvinismo con il ragionamento.
    Dobbiamo tentare di creare occasioni di dialoghi ragionati.
    Non è facile, visti anche gli interlocutori a cui dovrebbero essere diretti, ma è l’unica strada.
    Già, perché gli interlocutori non siamo noi o chi la pensa come noi. E’ inutile piangersi addosso. Bisogna parlare a chi non la vede e la pensa come noi e vede in lui un eroe,
    Dialoghi per sottolineare e mettere in evidenza i suoi insuccessi e i suoi errori (tanti, a partire da quota 100 e flat-tax, per non parlare delle leggi sulla sicurezza), sapendo che ci si trova contro la sua armata, costituita da abili parolai.
    Una guerra non facile, anche perché ci manca l’appoggio della stampa, di sinistra che dovrebbe costituire la nostra contraerea.
    Buona quella, ricca di personaggi rampanti, spesso anche loro parolai, molto ma meno abili ed efficaci di quelli a servizio del salvinismo.
    I nostri cari amici giornalisti di sinistra trovano più comodo e soddisfazione a infilare le dita nella piaghe della nostra coalizione, ingigantendone ogni piccolo problema e sentendosi per questo degli eroi.
    Sono come quei bambini che, dominati da prepotenti più fori di loro, se la prendono con altri più deboli.
    Così, non essendo abbastanza abili da smontare le tesi del “truce”, si prendono la soddisfazione di sentirsi grandi attaccando e smontando l’altro Matteo, un certo Renzi.
    Coi soldi dei contribuenti e quelli che spendiamo per comprare i loro giornali questi novelli eroi della carta stampa, ospiti fissi di talk televisivi, hanno neutralizzato e distrutto l’arma più efficace che abbiamo avuto a disposizione, l’unica persona in grado di sostenere il confronto.
    Già, ma Renzi è troppo furbo per i nostri gusti di duri e puri sinistroidi, per noi uno come lui deve stare per forza in forza italia.
    Per fortuna possiamo contare su Avenire e qualche articolo di Famiglia Cristiana.
    Che vuole che le dica, don, Grazie di questo spazio che ci dona ogni giorno, uno spazio ……. che può costarle e le costa molto caro.

  5. Giuseppe ha detto:

    Gentile giudice Passoni, con tutto il rispetto dovuto, mi corre l’obbligo di constatare che ella sia sembrata non del tutto serena ed obiettiva nel valutare il caso. Da una parte c’è un politico che sembra godere di un’immunità illimitata potendo dire e fare tutto quello che gli passa per la testa, anche a costo di offendere e mancare di rispetto a chiunque gli capiti sottotiro, usando oltretutto un linguaggio “da caserma” senza correre alcun rischio di finire sotto processo. Dall’altra c’è un cittadino, un prete che, forse con parole un po’ pesanti (ma efficaci) cerca di operare una critica costruttiva e ogni sua frase viene soppesata e passata al microscopio per capire se possa essere lesiva, venendo ritenuto colpevole e perciò condannato. Non le sembra che qualcosa non torni e ci sia una evidente disparità di giudizio? La legge non dovrebbe essere uguale per tutti? Se si comincia a fare dei distinguo tra personaggi pubblici (che proprio per il fatto che rivestono ruoli di prestigio dovrebbero essere d’esempio ed eprimersi in modo corretto) a cui si lascia passare ogni forma di vituperio e di volgarità, mentre il cittadino comune sia condannato a pagare pesantemente le conseguenze per un comportamento simile, dov’è la giustizia? Se don Giorgio è colpevole, lo siamo tutti noi che la pensiamo allo stesso modo.

  6. diogene ha detto:

    … io l’ho letto come una intimidazione a chi vorrebbe dissentire!!! “Democrazia illiberale?

  7. Luigi ha detto:

    Peccato giudice Nora Passoni. Poteva passare alla storia per non essersi sottomessa al Truce come chiama Salvini Giuliano Ferrara. L’avvocata Eccher ha detto che Don Giorgio “ha riportato un dato oggettivo falso” dando dell’assenteista a Salvini quand’era al parlamento europeo. Per la giudice e l’avvocata ricordo che Salvini ha querelato per ben quattro volte il giornalista Davide Vecchi. Aveva scritto su un giornale che era tra i più assenteisti al Parlamento Europeo di Bruxelles. Nel gennaio 2016 il gip di Bergamo ha dato ragione a Vecchi. Nella sentenza ha sancito che non è reato sostenere che Salvini non abbia mai lavorato perché corrisponde al vero. Non poteva fare la stessa cosa per don Giorgio? Avvocata chi ha detto il falso? Ricordatevi entrambe il quadro di Bosch. C’è dipinto un giudice che si lascia corrompere dall’avvocato di un ricco a danno del povero. Il quadro è “La tavola della sapienza” detta anche “I sette vizi capitali”.

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