Omelie 2018 di don Giorgio: DOPO L’ASCENSIONE

13 maggio 2018: DOPO L’ASCENSIONE
At 1,15-26; 1Tm 3,14-16; Gv 17,11-19
Mi soffermerò sul primo brano della Messa.
«Giuda è mio fratello, voglio bene anche a lui»
Incontriamo subito un nome, Giuda, diventato famoso per il suo tradimento, e perciò odiato, maledetto e bestemmiato da credenti e atei fino ai nostri giorni.
Eppure, la sua storia dovrebbe farci riflettere.
Giovane prete, quando ho sentito, sì sentito, perché era stata registrata, l’omelia tenuta da don Primo Mazzolari, nel 1958 (era il Giovedì Santo, 3 aprile), non solo mi sono commosso, ma ho cambiato qualche idea su Giuda.
Non posso, per motivi di spazio (l’omelia è durata 19 minuti), leggervela per intero (in ogni caso la potete trovare su internet e anche sentire la voce di don Primo, riportata su youtube), ma vorrei almeno riproporvi qualche riflessione.
«Povero Giuda!», dice all’inizio don Mazzolari. «Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!”. Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo: «Non vi chiamerò servi, ma amici”. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro».
Don Mazzolari fa poi interessanti riflessioni sulla presenza del male nella nostra vita.
Alla domanda: “Qual è l’origine del male?”, egli risponde che il male è un mistero, per cui: attenzione a non giudicare con troppa facilità e faciloneria chi compie il male.
Sì, il male è un mistero, ma la sua origine è dentro di noi.
Don Primo, parlando poi del denaro, ha parole durissime.
Dice: «La tentazione per Giuda è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date, se io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio, che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza: trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista. C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno».
Giuda, poi, si pente, quando vede che il Maestro è condannato a morte. E riconsegna i trenta denari ai capi del popolo . Non può tenersi il prezzo del sangue di un Giusto!
Commenta don Primo: «Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: “Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo”».
Don Primo passa poi a riflettere sul gesto di Giuda di impiccarsi.
Dice: «Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis? La salvezza sarebbe arrivata anche per lui».
Don Mazzolari così conclude: «Perdonatemi se questa sera, che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia… E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi AMICO. La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici».

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