Ribellarsi è lecito, anzi è un dovere!

di don Giorgio De Capitani
Per fortuna c’è ancora chi si ribella
al tentativo, da parte di prepotenti populisti,
di voler mettere sotto vuoto
ogni voce di protesta degli spiriti liberi.
A parte la Chiesa, ancora monolitica,
nonostante apparenze bergoglioniane
– il fondo è lo stesso, ovvero pseudo-democrazia censoria –,
il populismo, in ogni caso, mira
alla castrazione mentale o di coscienza
per fare dei cittadini oggetti manipolabili,
in vista non si sa bene di quale bene comune.
Da anni mi sto chiedendo come un popolo
di grandi geni e di lucidi spiriti liberi
sia potuto cadere nella trappola
dell’inganno più atroce:
ovvero, ridursi a oggetto di politicanti
– il Politico è un’altra realtà, di un altro mondo –
abili solo nell’accarezzare il basso ventre
di milioni di allocchi, tra l’altro borghesucci,
sempre in ricerca di quel di più, mai troppo,
strappato anche ai diritti degli altri, sempre “nemici”,
anche sotto il tetto della stessa terra. 
Mi chiedo dove sia finita la testa,
ovvero quel Pensiero pensante,
che eleva l’essere umano al di là
di meschinerie territoriali, razziali e culturali.
Ma gli spiriti liberi “coraggiosi”
– pochi in realtà da quel che si vede,
forse timorosi di pagarne le conseguenze
al solo timido emettere un sospiro di protesta:
naturalmente parlo di protesta di un Pensiero libero;
i borbotti della pancia non si contano, anche perché
i populisti sanno come accarezzarli moltiplicandoli –
ecco, ripeto: gli spiriti liberi “coraggiosi”
non vagano nel vuoto di un deserto al grido:
“Evviva il bel silenzio liberatorio!”,
e neppure ristagnano in eremitaggi
selvaggiamente accattivanti,
contemplando la felicità eterna.
No!
Gli spiriti liberi “coraggiosi” sono combattivi,
urticanti come le ortiche,
al limite di quella che viene chiamata “decenza sociale”
o del politicamente corretto,
o di quel falso buon senso che prende il rispetto umano
come una supina accettazione dell’indecenza politica.
Chi scende in guerra, perché di guerra si tratta,
accetta di usare le stesse armi dei nemici,
purché da una parte non ci si appelli opportunisticamente
alla dichiarazione dei diritti umani,
acquisita in proprio dai più prepotenti.
Nella mia lunga vita di lottatore a oltranza
ho sempre accettato tutti i rischi,
anche di farmi ripetutamente insultare,
senza per questo voler zittire nessuno
con querele o altro.
Chi lotta, e lo fa in coscienza,
chi combatte, e agisce per il bene comune,
ci crede fino alla morte, e la morte è anche
un insieme di umiliazioni ed emarginazioni,
che non facevano piacere nemmeno a Gesù Cristo.
Ma Cristo non si è limitato a subire,
perché lottava per gli altri e per una giusta causa:
voleva scalzare dalle fondamenta una religione disumana,
anche lanciando invettive a tutto spiano;
o dimentichiamo che dire “ipocrita” o “figlio di satana”
non era certo un complimento per nessuno?
Certo, se si può dire, anche Cristo è stato querelato,
messo sotto processo, e condannato a morte;
o preferiamo ancora dire che il Figlio di Dio incarnato
sia andato spontaneamente sulla croce,
quasi divertito tra dileggi e percosse,
per dire a tutti che ci amava tanto da morire crocifisso?
Qualcosa non va tra i supponenti esegeti e teologi,
che riducono la vita di Cristo
ad un auto-sadico-martirio per salvare il mondo.
E che significa “salvare il mondo”?
Cristo è stato invece condannato a morte
da un duplice processo/farsa, prima ebraico e poi romano,
semplicemente perché aveva contestato una religione,
e indirettamente il potere politico,
per dire ad ogni essere umano: SII TE STESSO!
E l’ha fatto senza peli sulla lingua,
con un linguaggio talmente violento
(“Guai a voi”, ovvero “maledetti ipocriti…”)
da far rabbrividire lo stesso Padre eterno!
E non ha dato della “volpe” a Erode Antipa?
Ma c’è di più.
Voi credete che i Vangeli,
quelli che ci sono stati trasmessi, ovvero i Vangeli scritti,
abbiano riportato tutte le parole di Cristo,
o non ci sia stata fin dall’inizio una censura ecclesiastica,
trasmettendo solo le parole più “lecite”,
addomesticandole per non urtare i credenti?
Dunque, voi credete che Cristo non abbia mai inveito,
con parolacce o altro,
contro i farabutti del suo tempo?
Si incazzava o no?
Diversamente, perché lo hanno querelato, processato
e poi condannato a morte?
C’è di più.
Che dire degli antichi profeti dell’Antico Testamento,
che neppure loro avevano il pelo sulla lingua,
quando parlavano del potere marcio
dei governanti e dei ricchi ben pasciuti,
tanto da essere anche loro condannati a morte?
Anche allora c’erano processi/ farsa:
bastava poco, ovvero prendere falsi testimoni e comperarli.
E come possiamo dimenticare
le parole violente di Giovanni Battista:
“ Razza di vipere…”?
Ah, certamente Giovanni il Battista ha esagerato!
Poveretto! Si è lasciato prendere dalla foga!
Anche allora i potenti comandavano,
fregavano il popolo, con promesse di pancia
– panem et circenses –
e perseguivano gli spiriti liberi.
Ma la storia, purtroppo, si auto-alimenta nel peggio:
a noi sembra di progredire,
ma solo in senso materiale e tecnologico,
e assistiamo continuamente ad una tale involuzione spaventosa
da chiedermi:
– Quando usciremo dal cerchio maledetto?
Ma come sarà possibile quando a comandare,
partoriti dalla stessa pancia del popolo,
saranno a turno populisti del ventre,
decerebrati alla massima potenza?
I vari salvini e i vari grillo (e altri),
– muore uno arriva un altro
di generazione in generazione  –
sono figli dei figli dei figli di un passato degenere
che non muore mai.
«O generazione incredula e perversa,
fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?»,
parole di Cristo (Luca 9,41).
Che sconforto! Che tristezza!
Ci sono figli ramarri, e ci sono figli serpentelli.
Ma la storia, se conosce mostri criminali,
incarnazioni del male più atroce,
conosce anche mostriciattoli,
ma non per questo meno pericolosi,
se inoculano il veleno nella mente dei più deboli.
E se a te, coglione di cittadino,
sta bene essere inculato da populisti
che si divertono a spellarti la pelle
e a castrarti nell’anima,
a me proprio non sta per nulla bene.
E non mi sta bene
non perché è una questione di orgoglio personale:
ho una grave malattia, ed è l’allergia
ai soprusi di un potere ammazza-coscienze,
e a tribunali/farsa che accettano una giustizia squilibrata.
Ciò che mi manda su tutte le furie
è il favore di una legge che li protegge,
anche quando schiacciano i più deboli
o calpestano istituzioni democratiche,
e condanna gli spiriti liberi, che per fortuna,
hanno ancora le palle per contestarli.
E già, questi tribunali ancora prigionieri
di uno schema rigidamente leguleio,
compiacenti perciò con chi
la legge ce l’ha dalla sua parte,
abile nel farla applicare ai danni degli spiriti liberi!
Non mi aspetto nulla di nuovo e di buono
da questi giudici che difficilmente usano la propria testa,
preferendo l’applicazione farisaica di una legge:
“giusta” per i prepotenti e farabutti,
“ingiusta” per gli onesti.
Ed è qui la vera ingiustizia:
lo squilibrio tra uno stato del diritto dei forti,
e uno stato di perseguitati dal diritto dei più forti.
«O generazione incredula e perversa,
fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?»,
parole di Cristo (Luca 9,41).

 

3 Commenti

  1. Patrizia ha detto:

    Comunque vadano le cose, sappia don Giorgio di essere nel posto giusto, aldilà di come vadano le sentenze.
    In fin dei conti non possiamo dimenticare che Cristo è stato condannato a morte pur essendo l’innocente per eccellenza. Cos’altro dovrebbe stupirci?

  2. Giuseppe ha detto:

    Siamo esseri umani, il fior fiore delle creature che popolano questa terra, che per noi, per quanto ne sappiamo, rappresenta l’intero universo, anche se è solo una minuscola parte dello spazio infinito. A dar retta alla Genesi, oltretutto, Dio ha voluto donarci un soffio della sua divinità, grazie alla quale siamo dotati di libero arbitrio e, in teoria, dovremmo essere in grado di distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è, traendone le debite conseguenze, ma l’uso che ne facciamo dipende solo da noi. Ovidio, nella sua opera “Le metamorfosi” fa pronunciare a Medea un frase, Il cui senso è stato ripreso più volte (anche da San Paolo nella lettera ai Romani) per sintetizzare il nostro comportamento al riguardo: «Video meliora proboque, deteriora sequor» ovvero “vedo il meglio e l’approvo, ma seguo il peggio”. Certo, se il Padre Eterno avesse voluto condizionarci, avrebbe potuto impedircelo, ma ha preferito lasciarci una libertà di scelta, affinché potessimo essere responsabili delle nostre azioni e potessimo fare del bene volontariamente.
    Sin dall’inizio dei tempi, invece, la storia ci ha raccontato angherie, prevaricazioni, violenze, tentativi di soggiogare chiunque possa essere d’intralcio ai nostri scopi e ai nostri capricci e fantasie, non solo attraverso l’uso della forza, ma spesso anche in maniera più subdola, con l’astuzia e l’inganno. In genere, se ci si ribella a questo stato di cose si passa per piantagrane o, peggio ancora, malviventi e fuorilegge, perché il pensiero dominante è quello che conta, e i (pre)potenti hanno buon gioco a far credere che sia in funzione del bene comune. Quante volte ci è capitato di passare volutamente sopra a torti e soprusi, magari per quieto vivere o spirito di tolleranza, o per semplice bontà, lasciando perfino che qualcuno se ne approfittasse, scambiando la bontà per dabbenaggine? Non è vero, però, che magari quell’unica volta in cui siamo sbottati e abbiamo risposto per le rime facendo valere, anche a costo di urlare ed imprecare, le nostre ragioni, ci è capitato di riuscire a far abbassare le penne al prepotente di turno? L’amore per il prossimo “… tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta …” ma non va confuso con il fatalismo, perché non ci obbliga a rimanere inerti e passivi di fronte ai mali del mondo.

  3. GIANNI ha detto:

    purtroppo è vero.
    Non posso che concordare…legge spesso forte con i deboli, ma debole con i forti.
    Non sempre….ma spesso….

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