Giovanni Orsina: “Forza Nuova è un’infima minoranza, scioglierla un segnale di debolezza”

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POLITICA
11/10/2021

Giovanni Orsina:

“Forza Nuova è un’infima minoranza,

scioglierla un segnale di debolezza”

“Sono gruppuscoli, non gonfiamo il fenomeno ed evitiamo paragoni storici improponibili” dice a Huffpost il politologo e storico della Luiss

By Luca Bianco

Professor Giovanni Orsina, oggi il Centrosinistra sta facendo quadrato attorno alla mozione annunciata ieri dall’esponente del Pd Emanuele Fiano. Secondo il deputato dem, il governo deve sciogliere Forza Nuova perché esiste un rischio di cospicua infiltrazione dell’estrema destra all’interno delle proteste No Green Pass di questi giorni. Secondo lei, lo scioglimento della compagine guidata da Roberto Fiore è la mossa giusta?
Partiamo da quel che condivido del ragionamento di Fiano. Di tensioni nella nostra società ce ne sono davvero: insoddisfazione, irritazione, indisciplina. Un ribellismo che può assumere forme politiche di vari tipo, o addirittura non prenderne alcuna, come abbiamo visto con l’astensionismo alle ultime amministrative. Per il momento queste tensioni restano comunque sotto controllo, in Italia. Manifestazioni come quelle dei No Vax e No Green Pass sono animate da piccole minoranze. E anche i disordini dell’altro ieri sono generati da gruppuscoli.
Minoranze che però sono riuscite a compiere azioni clamorose, come l’assalto alla Cgil.
Certo: sono minoranze che picchiano e devastano e che vanno assolutamente riportate sotto controllo. Ma dai numeri molto piccoli. Bene, a questo punto il ragionamento è semplice: dobbiamo fare attenzione a queste minoranze violente? Certo che sì. Ci sono organizzazioni di estrema destra che cavalcano questo ribellismo, soffiando sul fuoco? Innegabile. Fin qui la mia diagnosi non è diversa da quella di Fiano: c’è un problema di insoddisfazione sociale e ci sono delle minoranze politiche che la vogliono sfruttare.
Lo scioglimento di Forza Nuova è la strategia più adeguata a risolvere questo problema?
Ecco: qui da Fiano divergo del tutto. In linea di principio, perché a mio avviso i fenomeni politici devono essere affrontati politicamente, non con provvedimenti amministrativi o giudiziari. E più nello specifico, perché, come detto, per il momento stiamo parlando di minoranze infime. Sciogliere Forza Nuova significa darle un’importanza che in realtà non ha, gonfiare il problema. Significa, per la Repubblica, dare un segnale non di forza ma di debolezza. E potrebbe perfino esacerbare le tensioni sociali, che per il momento, come detto, restano sotto controllo: agli insoddisfatti, pure molto lontani da Forza Nuova, si darebbe il segnale che qualsiasi deviazione sarà repressa, irritandoli ulteriormente. Insomma: gridare al pericolo fascista è un altro modo di soffiare sul fuoco. Esattamente il contrario di quello che dobbiamo fare: il fuoco è un fuocherello, va soffocato senza tanto clamore. Tanto più che i leader di Forza Nuova sono tutti ben noti alle forze dell’ordine.
È questa la tentazione di fare “di tutta la piazza un fascio” di cui si parla in queste ore? Non è che se sciogliamo Forza Nuova, in fin dei conti, gli facciamo un favore e li rendiamo dei martiri?
Non c’è alcun dubbio. Il vero obiettivo della manovra parlamentare del Pd mi pare un altro, infatti. Non è colpire Forza Nuova né bloccare i disordini di questi giorni. Il vero obiettivo è politico ed è tutto interno al palazzo. Il Partito democratico, come per altro tutte le forze politiche negli ultimi anni, sta attraversando una profonda crisi di identità. Denunciare lo spettro del fascismo gli serve a ricostruirsi un ancoraggio identitario forte. E contemporaneamente a mettere all’angolo Salvini e Meloni.
In che modo?
Se Salvini e Meloni votano a favore della mozione, il Pd ha vinto perché ha costretto l’avversario a giocare sul proprio terreno, cioè l’antifascismo. Se votano contro, ha vinto perché quelli si prendono l’accusa di essere contigui a Forza Nuova. Per il Pd è una situazione win-win. Per Salvini e Meloni è lose-lose. Un’operazione politica perfetta. Che però non ha nulla a che vedere con l’ordine pubblico, la protesta sociale, il pericolo fascista.
Stamattina, non a caso, il capogruppo a Montecitorio di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida ha dichiarato in aula che un eventuale atto di scioglimento di gruppi ritenuti eversivi spetta al governo e non al Parlamento.
Lollobrigida ha cercato, come si usa dire, di buttare la palla in tribuna. Cercando di togliere Fdi e Lega dalla trappola lose-lose del Pd. A Meloni e Salvini conviene che sia il Governo a prendere l’iniziativa e non il Parlamento.
Come sempre, soprattutto quando si parla di fascismo, non possiamo prescindere dalla storia. C’è chi ha paragonato l’assalto alla Cgil di Forza Nuova del 2021 alla devastazione della Cgl (antesignano dell’attuale sindacato guidato da Maurizio Landini) messa in atto dalle camicie nere nel 1921. Esattamente un secolo fa.
Cerchiamo di essere seri, per piacere. All’epoca venivamo da più di tre anni di guerra, con 600 mila caduti militari. Quel livello di accettazione e legittimazione della violenza come strumento di lotta politica sarebbe oggi inimmaginabile. La rivoluzione bolscevica era una forza storica travolgente. C’erano il malcontento dei reduci, l’arditismo. Il conflitto sociale nella Pianura Padana era a livelli incontrollabili. Lo Stato non riusciva minimamente a tenere sotto controllo tutto questo scenario. Insomma: evitiamo di azzardare paragoni storici improponibili. Forza Nuova oggi è una minoranza violenta irrilevante in un paese che non è violento. In un paese anziano, fra l’altro: altro che la giovinezza sulla quale faceva leva il fascismo. E dove sono poi i partiti organizzati, radicalmente antidemocratici, con le loro milizie paramilitari?
Qualche anno più tardi, con l’avvento della Repubblica, la maggioranza centrista approva la legge Scelba sullo scioglimento dei partiti che si ispirano al Pnf. Nel 1973, la formazione di estrema destra Ordine Nuovo, in pieni anni di piombo, viene sciolta proprio grazie a quella legge. Oggi l’Italia è profondamente diversa dall’Italia degli anni Settanta. Sciogliere Forza Nuova è una forzatura storica, soprattutto se pensiamo che l’unico precedente è appunto Ordine Nuovo, una formazione ritenuta legittimamente un pericolo per la nostra democrazia?
Anche qui, rimettiamo un po’ le cose nella loro prospettiva storica. Negli anni ’70 ci si ammazzava davvero su questi temi. La violenza era utilizzata regolarmente. Oggi – e per fortuna, naturalmente! –dove sono i terroristi rossi e neri, dove sono le bombe? Per altro, anche l’approvazione della legge Scelba fu un’operazione soprattutto politica, compiuta dalla Democrazia Cristiana per mettere pressione al Movimento Sociale Italiano, del quale ci si attendeva un’importante affermazione elettorale nel 1953.
Settant’anni dopo la situazione non è troppo diversa, quindi.
Eh, in Italia, si sa, il palazzo si mangia sempre tutto. Sciogliere Forza Nuova, a mio parere, sarebbe un segnale di debolezza perché significherebbe dare grande risalto a un’infima minoranza. Non ne vale la pena.

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