«Non utilizzare le cellule staminali è una follia»

da L’Espresso
INTERVISTA

«Non utilizzare le cellule staminali è una follia»

«Sono la grande promessa dell’umanità e possono guarire mali oggi incurabili. La crescita della ricerca in questo campo sta avanzando a passi da gigante. L’importante è che ci sia una normativa chiara». Parla la scienziata Malin Parmar
di FEDERICA BIANCHI
11 aprile 2018
La sconfitta del morbo di Parkinson passa per le mani 
di Malin Parmar, una scienziata svedese dagli occhi azzurri e i capelli biondi che ha dedicato la sua vita alla sperimentazione sulle cellule staminali. E che al prossimo incontro del Congresso mondiale per la libertà della ricerca scientifica rivendicherà il ruolo fondamentale che queste giocano nell’avanzamento della scienza medica moderna. «Le cellule staminali sono la grande promessa dell’umanità: guarire mali oggi incurabili. La crescita della ricerca in questo campo sta avanzando a passi da gigante. Presto saremo vicini a una cura. I test clinici per la cura 
del Parkinson cominceranno tra due anni e già ci sono pazienti malati in lista d’attesa».
Se le cellule staminali sono la nuova frontiera della ricerca scientifica perché il loro utilizzo è tanto controverso?
«Molte persone non sanno davvero che cosa sono, da dove vengono e soprattutto che non sono tutte uguali. Queste cellule “primitive” hanno due capacità fondamentali: quella di dividersi-moltiplicarsi e quella di trasformarsi in cellule specializzate. Capire l’importanza 
di quest’ultima caratteristica è fondamentale. Le staminali degli embrioni, a differenza di quelle adulte, possono trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo umano. Possono curare potenzialmente un numero altissimo di malattie oggi incurabili. Altre staminali invece, come quelle del sangue o del fegato, hanno sì la capacità di moltiplicarsi ma solo per un singolo tipo di tessuto: si possono utilizzare solo su organi specifici e non funzionano altrove nel corpo. Per questo la ricerca sulle cellule degli embrioni è così importante».
Per quali malattie le cellule staminali potranno essere la sola chiave di guarigione?
«Le cellule staminali degli embrioni sono particolarmente utili per le malattie che riguardano il cervello, dal Parkinson all’Alzheimer. Le staminali del cervello infatti non riescono 
a moltiplicarsi facilmente e se i neuroni muoiono non ne nascono dei nuovi, a differenza 
di quanto avviene nel sangue o nel fegato».
Quali sono i limiti regolatori entro cui operano al momento gli scienziati?
«Le staminali utilizzate nei nostri laboratori seguono regole stabilite dalle agenzie europee. Quelle che usiamo noi provengono dalla Gran Bretagna e sono di ottima qualità. Ma non è che “consumiamo” continuamente embrioni: grazie al fatto che le staminali si riproducono, con un solo embrione si alimenta la ricerca di migliaia di scienziati nel mondo».
In molti Paesi, tra cui l’Italia, si pongono però questioni etiche e/o religiose…
«Le cellule che usiamo sono gli scarti della fecondazione in vitro. Non sono mai state nel ventre di una donna ma sono sempre state all’interno del frigorifero di un laboratorio. 
Non diventeranno mai bambini. Non c’è motivo per non usarle. La domanda invece è: perché buttarle via anziché utilizzarle per salvare vite umane?»
A proposito di ingegneria genetica, non esiste comunque un lato oscuro delle staminali?
«Se si riferisce ai cosiddetti “bambini perfetti” è innegabile che il rischio esista. Ma se l’utilizzo delle staminali è regolamentato propriamente come avviene in Gran Bretagna 
e in Svezia, dove lavoro, non ci sono effetti collaterali negativi. Il pericolo è invece che, nell’assenza di regolamentazione, le staminali siano utilizzate da ciarlatani per usi inutili 
o dannosi».
A cosa si riferisce?
«Per esempio a tutte le creme in commercio “a base di staminali”, prodotte in laboratori improbabili, per “ringiovanire la pelle”. Non servono assolutamente a nulla e ingannano milioni di persone. Dobbiamo garantire che l’utilizzo delle staminali sia ben regolato a beneficio dei pazienti altrimenti prolifereranno le cure false o dannose. Il punto è che la gente vuole curarsi ed è costantemente alla ricerca di trattamenti nuovi. La peggiore cosa che possiamo fare è impedire con un inutile proibizionismo l’accesso a trattamenti efficaci, promuovendo automaticamente illegalità e abusivismo».

 

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