Tutte le bugie sull’obbligo di vaccinazione

da Democratica
Paolo Siani e Elena Carnevali

8 giugno 2018

Tutte le bugie sull’obbligo di vaccinazione

Non è questo il momento di metterlo in discussione quanto piuttosto far sì che l’anagrafe vaccinale sia presente e attiva in tutte le regioni, che si garantiscano operatori numericamente sufficienti e formati, che si continui a monitorare gli eventuali eventi avversi

La legge Lorenzin che ha allargato l’obbligo vaccinale è stata un successo. Proprio in questi giorni la società europea di pediatria ha espresso apprezzamento per l’iniziativa italiana, la Francia come è noto ci ha imitato ed altri paesi ci stanno pensando.

Le statistiche da tutte le regioni dicono che in pochi mesi siamo passati da tassi di copertura assolutamente non soddisfacenti a una situazione buona ma non ancora quella attesa per tutte le vaccinazioni.
È molto evidente il recupero del vaccino morbillo, rosolia, parotite, pari a più di 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Non è quindi esagerato dire che, in special modo per quanto concerne il morbillo, questa legge ha evitato complicanze e ha salvato delle vite. Resta comunque aperta la questione del recupero degli adulti suscettibili, che contribuiscono ad alimentare le periodiche epidemie nel nostro Paese e rappresentano un problema di sicurezza negli ospedali, dato che continuano a registrarsi casi tra operatori sanitari.
Al momento quindi l’obbligo non va abolito, tanto più che ci sono molte altre priorità che andrebbero affrontate, “il calo degli specialisti in pediatria, la situazione disastrosa nei pronto soccorso, o le difficoltà anche negli organici negli ospedali”, come afferma Alberto Villani presidente della sip.
La stessa legge tra l’altro prevede dopo tre anni una verifica per vedere se le coperture sono tornate in sicurezza, e dopo di che si può ripensare all’obbligatorietà. Siamo anche ben consapevoli tuttavia che in tutta l’area della promozione alla salute non è più tempo di obbligo per legge bensì di scelta condivisa, come afferma Michele Gangemi dell’associazione culturale Pediatri. Il paternalismo deve tramontare e lasciar posto all’empowerment o secondo la teoria di Nuggent alla “spinta gentile”. Così si può superare l’obbligo.
Ma per far questo è necessario formare gli operatori alla comunicazione-relazione. Perché è certo che una comunicazione sbagliata in questi anni ha portato al preoccupante calo delle coperture vaccinali. Ed è altrettanto noto che sono soprattutto le popolazioni a rischio sociale quelle che non rispettano il calendario vaccinale. Cioè le popolazioni più a rischio e più vulnerabili.
Eliminare adesso l’obbligo, con un dietro front così improvviso andrebbe a scapito della credibilità del sistema. Le famiglie capirebbero solo che del ministero e di noi operatori non ci si può fidare, e che le scelte fatte non sono dettate dalla scienza ma da una posizione politica.
Inoltre eliminare adesso l’obbligo dicendo che la copertura contro il morbillo al 91% sia un successo e che va tutto bene dice una clamorosa bugia. Perché se non si raggiunge una copertura prolungata al 95% non ci sarà l’ immunità di gregge.
Una media italiana del 91% significa che ci sono numerose zone a copertura francamente insufficiente, che continuano ad essere esposte a rischio epidemico.
Per contrastare questo fenomeno occorre saper dialogare con i genitori, ascoltandoli con attenzione, manifestando comprensione per i loro dubbi e per le loro paure, e illustrando con chiarezza i danni causati dalle malattie e i rischi derivanti dai vaccini, che molti pensano che siano tenuti nascosti. Il processo deve iniziare durante il percorso-nascita, utilizzando i corsi preparto e i Servizi che accompagnano la donna durante la gravidanza (consultori familiari; ambulatori specialistici), e proseguire con le visite del pediatra e con gli incontri dei genitori con gli operatori dei centri vaccinali. È importante che i pediatri, che le famiglie considerano come la fonte più affidabile di informazioni, utilizzino ogni occasione per promuovere un’adesione completa al calendario vaccinale, senza omissioni o ingiustificati ritardi, che lascerebbero il bambino esposto e senza protezione.
Ecco per tutti questi motivi riteniamo che non sia questo il momento di mettere in discussione l’obbligo vaccinale quanto piuttosto far sì che l’anagrafe vaccinale sia presente e attiva in tutte le regioni, che si garantiscano operatori numericamente sufficienti e formati, che si continui a monitorare gli eventuali eventi avversi, per arrivare nel tempo alla “spinta gentile” che potrà così superare definitivamente l’obbligo.

 

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