Il grido dei vescovi della Costa d’Avorio: “Evitateci un’altra guerra”

da La Styampa
13 Luglio 2019

Il grido dei vescovi della Costa d’Avorio:

“Evitateci un’altra guerra”

Allarmata da nuove tensioni, la Conferenza Episcopale, in vista delle prossime elezioni, lancia un forte allarme perché non si sprofondi nuovamente nel conflitto civile. Il segretario dell’Episcopato: «Un solo morto è di troppo»
LUCA ATTANASIO
AGBOVILLE. «Evitateci un’altra guerra!». La frase, ripetuta come un mantra per ben cinque volte, è il nocciolo del “Messaggio ai nostri compatrioti” che la Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio ha voluto pubblicare al termine della 113° Assemblea plenaria, conclusasi nei giorni scorsi ad Agboville. Le tensioni degli ultimi mesi – culminate con pesanti scontri che hanno causato una quindicina di vittime e centinaia di feriti nella zona di Béoumi, al centro del Paese, a fine maggio scorso -, il cammino che si preannuncia tortuoso verso le elezioni del 2020 e lo spettro della crisi post elettorale che a cavallo tra il 2010 e il 2011 provocò oltre 3 mila morti, agitano le riflessioni dei vescovi da tempo.
Gli ingredienti per una nuova crisi sono tutti sul campo: con molta probabilità a contendersi la carica più alta saranno l’attuale presidente, Alassane Ouattara, e il suo predecessore, Laurent Gbagbo, i principali protagonisti dell’empasse politica e i successivi scontri di nove anni fa. Quando Gbagbo, infatti, nonostante la commissione elettorale e le Nazioni Unite avessero decretato ufficialmente la vittoria di Outtara, oppose un netto rifiuto a lasciare il potere, la situazione precipitò rapidamente fino al conflitto aperto. L’ex presidente, a gennaio del 2019 è stato sì assolto dal Tribunale dell’Aja dalle accuse di crimini di guerra (scattate proprio per le violenze del 2010), ma ha comunque ricevuto un’istanza di allontanamento e il divieto assoluto di far rientro in patria.
I vescovi, quindi, allarmati anche da una mai sopita circolazione di armi, giocano di anticipo e chiedono alla comunità internazionale di accendere un riflettore sulla Costa d’Avorio, come spiega a Vatican Insider padre Emmanuel Wohi Nin, segretario della Conferenza episcopale.
Padre Emmanuel, qual è la situazione nel Paese?
«Il messaggio dei vescovi si inserisce in un contesto di crisi sociale a sfondo politico. La creazione della Colazione “Rassemblement des Houphouétistes pour la Démocratie et la Paix” (Rhdp), come partito unificato, divide profondamente la classe politica ivoriana. Il Partito Democratico (Pdci) del vecchio presidente Bèdieè, ad esempio, non condivide la stessa visione dei suoi ex alleati raggruppati all’interno del Rhdp, sull’alternanza e le candidature per le elezioni alla presidenza della Repubblica nel 2020. Le ultime elezioni locali del 13 ottobre 2018 sono state inoltre caratterizzate da violenza in alcune località e hanno provocato morti. Le vittime non sono state molte, ma noi crediamo sempre che un solo morto è un morto di troppo. E stiamo parlando di elezioni locali, immaginatevi quindi le tensioni che si genereranno per quelle presidenziali. Quelle degli ultimi venti anni lo hanno sufficientemente dimostrato».
Cosa preoccupa maggiormente i vescovi?
«I conflitti intercomunitari sono i segni che più preoccupano tanto i vescovi quanto la popolazione nel suo insieme, poiché anche gli Imam della Costa d’Avorio hanno parlato sulla questione in occasione della celebrazione di Eid-El-Fitr 2019. Gli scontri nel recente passato, si sono succeduti a ritmo incalzante: a Bouna, nell’est del Paese, ad aprile 2016, a Guiglo, ovest, nel 2017, a Kanakono nel Nord il 24 dicembre 2017, a Zouan Hounien nel novembre 2018, a Bangolo e a Facobly nel giugno e luglio 2018. Poi sul finire dello scorso anno ci sono state le incursioni punitive dei cacciatori Dozo contro i locali e ancora scontri a Marabadiassa e Bin-Houyé nel 2019, fino a Béoumi qualche settimana fa. Questi eventi causano sempre danni collaterali quali espropri di terreni o di foreste protette così come spostamenti di masse di persone che non fanno che moltiplicare le occasioni di conflitto. Sono vere e proprie dispute che minano da molti anni la vita sociale e politica del nostro paese e non risparmiano alcuna regione. In vista delle prossime elezioni, ci è sembrato necessario lanciare un appello al dialogo e alla ricerca di soluzioni durature».
La teoria di scontri nel Paese sembra davvero infinita, continuano a circolare molte armi?
«Per quanto riguarda la circolazione delle armi, non abbiamo dati certi. Sono stati compiuti progressi a tale riguardo dal governo, ed è interessante notare che le sacche di resistenza all’interno delle ex milizie, comprese all’interno delle Forze armate (Faci), sono ormai nel complesso sotto controllo. Ma fenomeni come quelli dei bambini e adolescenti di strada (bande di ragazzi che attaccano in gruppo con coltelli. Comparsi inizialmente durante la guerra, venivano assoldati come milizie o informatori, ora operano per conto proprio, ndr) o dei banditi armati che bloccano veicoli in zone isolate per derubare i passeggeri, preoccupano molto. La Chiesa è consapevole che in nessun Paese si può riuscire a ripristinare la sicurezza al cento per cento, specialmente quando si esce dalla guerra. Tuttavia, la Chiesa ha il diritto e il dovere, in nome del diritto alla vita di ogni cittadino, di ricordare a quelli al potere le loro prerogative in termini di sicurezza interna e ai confini».
Laurent Gbagbo, ora che il Tribunale Penale internazionale lo ha assolto dalle accuse di crimini di guerra, vorrebbe ricandidarsi, se lo farà aumenterà il rischio di scontri? E la possibile candidatura dell’ex presidente Bèdieè (forse in alleanza con l’ex leader ribelle Guillaume Soro o con lo stesso Gbagbo) può essere un problema?
«Secondo la nuova Costituzione della Terza Repubblica, nulla impedisce che i signori Gbagbo, Ouattara o anche Bèdieè siano candidati. Tuttavia, hanno detto tutti almeno una volta, che avrebbero voluto passare il testimone alle giovani generazioni. Il caso Gbagbo, poi, è particolare a causa dei procedimenti giudiziari ancora pendenti all’Aia. In ogni caso, per queste tre personalità direi che, a un certo punto, bisogna anche sapersi mettere da parte».
Nel vostro accorato messaggio si ripete molte volte: «Evitateci un’altra guerra!» Sarà ascoltato il grido dei presuli?
«Lo speriamo. Questo è il nostro desiderio, questa è la nostra fede. Il presidente della Repubblica ha parlato ripetutamente della questione e continua a rassicurarci ogni giorno riguardo la garanzia di elezioni pacifiche. Le nostre preghiere accompagnano questa posizione di assoluta serenità, con il fervido desiderio di equità, giustizia e trasparenza».

 

3 Commenti

  1. FRANCO ha detto:

    Il Mondo e’ sempre stato così’ e quasi sempre peggio di così’! Ti risparmio le enumerazioni degli evinti, tra guerre mondiali, campi di sterminio, schiavi ecc.

  2. Giuseppe ha detto:

    Ma esiste un paese tranquillo e BEN GOVERNATO in questo piccolo mondo impazzito?

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