Metodo cinese. Filippo Santelli, positivo a Nanchino, da 26 giorni in una stanzetta

da www.huffingtonpost.it
CRONACA
13/11/2020

Metodo cinese.

Filippo Santelli, positivo a Nanchino,

da 26 giorni in una stanzetta

Il corrispondente in Cina per Repubblica in isolamento. “3 metri per 5, senza luce naturale. Comincio a essere stanco”
By Linda Varlese
“Sono al 26° giorno di isolamento, comincio ad essere stanco”. Raggiungiamo Filippo Santelli, corrispondente in Cina per Repubblica, via Skype. Ci risponde dalla stanza di un ospedale a Nanchino, capoluogo della provincia di Jiangsu, nella Cina Orientale, dove è “letteralmente” chiuso da ormai 26 giorni perché ai controlli che fanno ai viaggiatori in ingresso nel Paese, è risultato positivo al Coronavirus. Qui vige, come ci racconta, un sistema di monitoraggio e di contenimento dell’epidemia molto rigoroso: una catena di montaggio che dall’aeroporto l’ha condotto in un hotel e da lì, “in ambulanza e di notte” nella struttura sanitaria creata ex-novo dalle autorità cinesi per accogliere i positivi.
“Per tutti passeggeri che arrivano in Cina sono previste due settimane di quarantena che si fanno in un hotel, una struttura designata dalle autorità dove ti chiudono e stai per due settimane”, ci racconta. “Lì ti sottopongono a due tamponi: al secondo sono risultato positivo, per questo hanno immediatamente allertato il Centro per il Controllo delle Malattie locale della città di Nanchino e mi hanno traghettato qui”.
Filippo non nasconde il disorientamento e la sofferenza dei primi giorni.
“Mi hanno messo in isolamento in una stanzetta gelida, mi hanno chiuso la porta alle spalle e da questa struttura non esco fin quando non risulterò negativo. Il primo giorno che mi sono trovato qui dentro ho avuto un momento di profondo sconforto: ho pianto. Mi sentivo perso e lontanissimo da qualsiasi forma di conforto delle persone a me care. Qui sono isolato in una struttura, in una stanza da cui non posso uscire e in cui non può entrare nessuno, in un Paese in cui i miei amici e parenti non possono venire.
Non deve esser facile. Anche perché da quel che possiamo vedere anche seguendo il tuo reportage quotidiano su Instagram, la stanza non sembra accogliente.
La progettazione della struttura non aiuta: hanno puntato sulla rapidità della costruzione, realizzata in 12 giorni e non sugli ambienti. La mia stanza è 3 metri per 5, senza luce naturale, vedo solo neon e led da 26 gg. La mattina mi sveglio, è buio, ma potrebbe essere anche mezzogiorno, accendo la lampadina diventa giorno; spengo la lampadina, è notte. I primi giorni mi hanno testato molto, mi hanno fatto tamponi per 4 gg di fila ed esami del sangue. Da quel momento in poi mi hanno lasciato un po’ più da solo e ho cercato di darmi delle regole, una routine: cammino un’ora al giorno, sono 8 passi da un angolo all’altro della stanza, poi faccio una doccia e per fortuna ho internet: lavoro e racconto tutto su La Repubblica e su Instagram.
Come comunichi con il personale infermieristico?
Loro non parlano inglese, io parlo un po’ di mandarino. Per fortuna esiste una app che si chiama Wechat che ha una funzione di traduzione simultanea. Di base mi portano i pasti tre volte al giorno e ho 40 secondi alla mattina per “spiare” la luce naturale: quando entrano per le pulizie mi appoggio allo stipite della porta di ingresso, mi lasciano guardare fuori, prima di richiudermi di nuovo dentro dove non vedo altro che il grigio e bianco delle pareti, la plastica e l’alluminio.
Un approccio davvero duro quello cinese.
Sì, improntato alla massima cautela. Lo vedi anche dal fatto che io sono un caso asintomatico o paucisintomatico, non ho mai avuto una linea di febbre, solo piccoli dolori muscolari alle gambe un giorno e ho perso olfatto e gusto. Io sarei un caso che in Italia trascorrerebbe la sua degenza a casa aspettando di negativizzarsi. Qui invece ti isolano anche se sei asintomatico. E’ un sistema improntato alla massima prudenza: hanno contenuto il virus anche grazie a questo approccio draconiano e adesso non vogliono che gli ritorni in casa il virus portato dalle persone che arrivano dall’estero. Questo comporta una grossa limitazione dei viaggi in ingresso, innanzitutto. E poi tutte le persone che sbarcano in Cina entrano in questa procedura sanitaria che ti porta o alle due settimane in hotel se sei negativo o a una quarantena di lunghezza indefinita in una struttura sanitaria, come questa, se sei positivo.
Molto distante dal sistema italiano, ad esempio.
In Italia i passeggeri che sbarcano sono obbligati alla quarantena, ma si tratta di una quarantena fiduciaria, nessuno ti chiama per accertarsi che tu la faccia effettivamente. I tamponi a chi entra? A me ad esempio, quando sono tornato in Italia, non l’hanno fatto. Credo lo facciano solo ai viaggiatori che tornano da Paesi considerati ad alto rischio. D’altra parte la Cina non è ad alto rischio perché non ha casi.
Sarebbe possibile un “metodo cinese” da noi?
Questa è una domanda a cui non sono in grado di rispondere. Posso dire però che la Cina non è il solo Paese a prevedere dei luoghi di quarantena per le persone che entrano: lo fa anche la Corea del Sud, ad esempio. Ho visto in Asia diverse sfumature di limitazione delle libertà personali: la Cina rappresenta l’estremo più duro. Qui le persone, allo scoppio delle epidemia, sono state letteralmente prese dalle loro case e messe in isolamento. Gli altri hanno utilizzato delle misure intermedie: per esempio il braccialetto elettronico a Hong Kong. L’estremo più leggero è la quarantena fiduciaria: presuppone, però, un maggiore spirito civico di adesione alle regole da parte delle persone e una soglia di tolleranza del rischio più alta da parte della società nel suo insieme. E la Cina non vuole rischiare che qualcuno esca fuori e riporti il virus nella società.
Torniamo al tuo isolamento. Ha un costo?
La quarantena in hotel è a pagamento sia per i cinesi che per gli stranieri. In ospedale i cinesi non pagano: il governo ha detto dall’inizio che tutte le cure per il coronavirus sarebbero state gratuite per i cinesi. Questo perché hanno un enorme problema di copertura assicurativa. I cittadini cinesi hanno un’assicurazione che non copre quasi nulla e molto spesso finiscono in bancarotta quando devono curarsi. Per evitare che nascondessero di essere contagiati dal virus per non andare in ospedale, il governo ha adottato la soluzione delle cure gratuite. Gli stranieri pagano, non so quanto di preciso. Molto dipende anche dalle cure e dai farmaci. Io personalmente ho lasciato una caparra di 600 euro circa al mio ingresso. Mi ha detto un’infermiera che una persona che è rimasta all’interno della struttura 30 gg ha pagato circa 1600 euro.
Che tipo di farmaci ti hanno somministrato?
Io sono asintomatico, mi hanno proposto una serie di terapie: un antivirale, farmaco di produzione russa che usano fin dall’inizio la cui efficacia non è stato dimostrata; interferone, aerosol di una proteina che dovrebbe impedire al virus di replicarsi; medicina cinese, che loro usano e io ho rifiutato.
Nei tuoi racconti, hai parlato anche dei vaccini cinesi…
Ci è capitato di leggere che la Cina è in vantaggio nella corsa al vaccino: fra le decine di vaccini autorizzati alla fase 3 della sperimentazione, quattro sono cinesi. Sono scettico per due motivi: innanzitutto per la storia dell’industria farmaceutica in Cina, che racconta di una non grande eccellenza nella ricerca e parecchi scandali di corruzione e addirittura di vaccini nocivi. Gli stessi cinesi si fidano poco o nulla dei vaccini prodotti in Cina. Il secondo motivo è politico: la voglia del regime cinese di arrivare al vaccino prima degli altri sarebbe una vittoria mostruosa, per poter cancellare e ricostruirsi la reputazione e dare il vaccino a tutti gli amici. Quando la Cina ha una priorità politica, le cose vengono spinte avanti in maniera molto rapida a dispetto delle regole della sperimentazione e qualche volta anche dell’evidenza scientifica. Quindi il fatto che 4 vaccini siano arrivati alla fase 4, mi dice poco sull’efficacia e sulla qualità. In tutto questo però la Cina sta inoculando il vaccino a tantissimi cittadini, a discapito dell’evidenza dell’efficacia e della sicurezza.
Sei al 26° giorno di isolamento e il tuo tampone è ancora positivo…
Ricevo ogni due giorni un test dell’espettorato che considerano la base da cui partire: quando quello sarà negativo, mi faranno il tampone e dovrò avere due tamponi negativi per uscire. Nel frattempo la tecnologia mi aiuta tanto. Ho provato a trasformare questa esperienza in un racconto personale e giornalistico: è quello che faccio nella vita, d’altronde. La quantità di affetto che ricevo, anche da parte di persone che non conosco, mi sorprende e mi conforta.

1 Commento

  1. Andrea ha detto:

    Non si può sentire questa testimonianza… allucinante. Il Governo Cinese dovrebbe risarcire il mondo intero del casino che ha combinato. Sta distruggendo la civiltà e gli affetti tra gli uomini, oltre che impedire le più irrinunciabili libertà fondamentali conquistate nei secoli. Ah, l’OMS ha verificato se laggiù mangiano ancora pipistrelli? Perchè, se le abitudini igionico-alimentari non fossero mutate o, giustamente, vietate, allora significa che ci hanno preso per il culo!

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