Sergio Mattarella concede la grazia a tre anziani, omicidi per disperazione

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CITTADINI
15/02/2019

Sergio Mattarella

concede la grazia a tre anziani,

omicidi per disperazione

Drì sparò al figlio tossicodipendente. Vergelli e Bini uccisero entrambi le mogli malate di Alzheimer

By Huffington Post

Tre atti di clemenza nei confronti di tre persone anziane, malate, che hanno commesso omicidio per disperazione. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato, ai sensi dell’art. 87 della Costituzione, tre Decreti di concessione della grazia in favore, rispettivamente, di Franco Antonio Dri, nato nel 1941, di Giancarlo Vergelli, nato nel 1931, e di Vitangelo Bini, nato nel 1930. Gli atti di clemenza individuale hanno riguardato il residuo della pena della reclusione ancora da espiare (circa tre anni e sei mesi per Dri, cinque anni e sei mesi per Vergelli e cinque anni e otto mesi per Bini).
Nel valutare le domande di grazia, in ordine alle quali il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a conclusione della prevista istruttoria ha formulato avviso non ostativo, si legge in un comunicato del Quirinale, il presidente della Repubblica ha tenuto conto dell’età avanzata dei condannati e delle precarie condizioni di salute dei medesimi, dei pareri favorevoli espressi dalle autorità giudiziarie nonché delle eccezionali circostanze in cui sono maturati i delitti, evidenziate nelle sentenze di condanna.
La grazia conclude la vicenda giudiziaria di Franco Drì, cominciata nel 2015 quando l’uomo sparò al figlio, Federico, di 47 anni, tossicodipendente, al culmine dell’ennesima lite, un colpo di pistola al petto, uccidendolo. I fatti si erano svolti a Fiume Veneto (Pordenone). L’anziano, non in perfetto stato di salute, era stato condannato in appello a una pena di oltre sei anni, che ha già in parte scontato. I cittadini di Fiume Veneto avevano avviato una petizione per sostenere la richiesta di grazia al Presidente, raccogliendo oltre mille firme. Anche la moglie e l’altro figlio di Drì avevano chiesto in una lettera che fosse concessa la grazie.
Giancarlo Vergelli, di 88 anni, era stato condannato in 22 febbraio 2016 dalla corte d’appello di Firenze a 7 anni e 8 mesi per aver ucciso la moglie 88enne malata di Alzheimer. L’omicidio avvenne a Firenze, nella casa di borgo Pinti, il 22 marzo 2014. Vergelli strangolò la moglie con una sciarpa e rimase accanto al cadavere circa un’ora, poi andò a costituirsi dalla polizia dicendo agli agenti “Non ce la faccio più” e spiegando di non reggere a un repentino aggravamento della malattia della moglie.
Storia analoga quella di Vitangelo Bini, 89 anni, che doveva scontare una condanna, confermata in Cassazione, a 6 anni e 6 mesi per l’omicidio della moglie, che era malata di Alzheimer: l’uomo uccise la moglie per non vederla più soffrire. L’omicidio risale all’1 dicembre 2007. Bini, per 35 anni vigile urbano a Firenze, fino a quel tempo aveva assistito in casa la moglie Mara Tani malata da 12 anni di Alzheimer. Ma poi diventò necessario ricoverarla in una struttura sanitaria, a Prato. L’uomo, quando apprese del peggioramento delle condizioni della moglie e della sua ulteriore sofferenza nell’ospedale, prese una pistola dalla sua collezione di armi e la raggiunse nel reparto di degenza uccidendola con tre colpi.

 

4 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Concordo sia con Enrico che con Luigi. Per secoli la chiesa cattolica ha bestemmiato uccidendo nel nome di Cristo, rendendosi così ancora più colpevole di coloro che riteneva la perseguitassero. E adesso, oltretutto, si mostra incapace di comprendere e avere misericordia di chi soffre e trova insopportabile veder soffrire chi ama. E solo per “questioni di principrio”. La cosa che, in parte, mi consola è che nella barbarie in cui versa il nostro paese in mano a scellerati esibizionisti, l’umiltà e la discrezione di Mattarella, che non hanno nulla a che vedere con la rassegnazione, è un faro per chi crede ancora nelle istituzioni.

  2. Enrico ha detto:

    Vorrei ricordare a Luigi quanta responsabilità ha la Chiesa cattolica nell’esaltare il sacrificio e la sofferenza, nel condannare sempre e comunque l’aborto e sempre e comunque il chiedere una morte decorosa. Tuona se si sopprime un feto con gravi malformazioni e se persone affette da malattie devastanti chiedono di non soffrire più, ma non muove un dito per tutti i bambini e le persone che muoiono nel mondo a causa della avidità della nostra economia. Se almeno avesse il coraggio di essere veramente vicina alle sofferenze, non con la carità o con le belle parole, ma pretendendo giustizia e battendosi per essa.

  3. luigi ha detto:

    Grazie a Dio, abbiamo un Presidente della Repubblica che, oltre a saper ricucire gli strappi che i due scellerati vicepremier del governo italiano, ha quel dono che la maggioranza degli italiani ha perso e che si chiama: “Umanità”. Nel concedere la grazia si è dimostrato un autentico cristiano. Uno che nel suo spirito interiore sa cogliere quella bontà che Dio ha messo nell’uomo e che in Cristo trova la sua migliore espressione. Mattarella è la nostra unica speranza in questa Italia in mano al barbaro Salvix, ai guappi Di Maix/Di Battistix e al diafano Contix. Una giustizia che non sa essere “umana” con i disperati come Franco Antonio, Giancarlo e Vitangelo è una giustizia (uguale per tutti è scritto nei tribunali anche se per qualcuno è di più e per un altro di meno) senza misericordia. E’ vero che «La misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione», ma è pur vero che «la giustizia senza misericordia è crudeltà». (San Tommaso d’Aquino)

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