Paradossi pasquali

L’EDITORIALE
di don Giorgio

Paradossi pasquali

Spiego subito che, come dice qualsiasi dizionario, il paradosso è “una affermazione, proposizione, tesi, opinione che, per il suo contenuto o per la forma in cui è espressa, appare contraria all’opinione comune o alla verosimiglianza e riesce perciò sorprendente o incredibile”.
Partirei nel dire che tutta l’esistenza umana è un paradosso, e lo è come vita/morte in una costante dialettica o contrapposizione tra tesi e antitesi, che è in genere sopportata da una massa incosciente che si rende conto solo quando uno dei due elementi (ad esempio, la gioia o il dolore) prevale in modo significativo sull’altro. Solo pochi vivono il paradosso esistenziale nella sua radicalità, di tesi e di antitesi, con l’intento di arrivare ad una sintesi del meglio. Sì, solo pochi, ed è per questo che si sentono “soli” in un mondo di “omologati”, dove la dialettica si scioglie, anche se solo apparentemente, in un’uniformità che chiamerei devastante.
In altre parole, da una parte c’è il potere/strapotere che vuole imporre il suo volere/stravolere sotto il nome di bene comune, ma che in realtà è il pensiero unico che annulla la coscienza dell’essere; e, dall’altra parte, c’è il nobile tentativo, non di uniformare, ma di “semplificare” la realtà, andando al nocciolo del paradosso, là dove esso si risolve ma nell’unità dello Spirito.
Dire omologazione o uniformità e dire semplicità o unitarietà non è la stessa cosa.
L’omologazione non fa che coprire la semplicità dell’essere, mentre andare alla radice del problema esistenziale in quanto tale porta necessariamente in quel mondo interiore, dove il nostro essere riscopre lo Spirito divino in quanto Uno e universale.
Anche la Chiesa/religione finora non ha fatto che omologare i corpi e le anime, mediante tutti quei mezzi a sua disposizione, tanto potenti quanto illusori, tanto capaci di distribuire  grazie a buon mercato quanto ingannevoli nell’aver presa su di una massa sempre più alla ricerca di esteriorità rituali, fino alla più dissacrante profanazione del Mistero, supposto che Ne sia rimasto ancora qualcosa.
Il problema non è tanto la profanazione dei riti sacramentali, ma il vero problema è il rito stesso o quelle strutture sacramentali, di vario tipo, che hanno tradito, per non dire represso, la presenza del Divino nel nostro essere più profondo.
È la religione in quanto tale il primo vero paradosso devastante, che consiste nel proporre un mondo di credenze idolatriche.
È la Chiesa stessa il paradosso più blasfemo, quando impone di seguire il Gesù storico che è morto definitivamente sulla croce.
Parliamo di Pasqua, e la liturgia della Chiesa che fa? Ogni anno ci ripropone, in fotocopia, una serie di lunghi riti, anche talora emotivamente suggestivi, ma che non riescono per nulla a farci rientrare nel profondo del nostro essere. Se ci riuscisse, vivremmo la Pasqua come Mistero divino in tutta la sua realtà più “spirituale”, e non al suono di campane o di canti tanto potenti da far tremare le pareti della chiesa, senza tuttavia riuscire ad abbatterle.
Il paradosso, allora, che cos’è? È una verità talmente semplice e accessibile a tutti, ma che viene coperta da una Chiesa/religione che ci propone e ripropone le apparenze di un Mistero, solo per ingannarci, facendoci credere che in realtà il Mistero divino è la Chiesa in quanto struttura, che si è costruita un proprio dio, con dei dogmi protettivi, con dei mezzi chiamati salvifici, il tutto per soddisfare la massa, illudendo anche i santi.
La verità c’è, ma ben pochi ce la dicono, e questi poi vengono emarginati, perché, se la verità venisse a galla, ci sarebbero guai seri per la religione e per la Chiesa.
La verità è: distàccati da ogni struttura, da ogni esteriorità, da ogni mediazione di potere, civile e anche religioso, e troverai la sorgente della “beatitudine”, che non è il piacere legato al corpo o la felicità legata alla psiche (anima), ma è la realtà dello Spirito che si fa puro e libero al contatto con il Divino in noi.
Il cristianesimo parla di Pasqua o di passaggio dalla morte alla vita, ma si dimentica di parlare di quella rinascita interiore, sempre realmente presente, che si chiama rigenerazione divina.
Il passaggio dalla morte alla vita consiste allora nel distacco anche da quel dio religioso, di cui lo stesso Cristo sulla croce ha sentito l’abbandono (o distacco), ma ciò gli ha permesso di donarci, già sulla croce, lo Spirito santo. Ecco la Pasqua!
La Pasqua si rinnova ogni giorno, ad ogni istante, quando ci distacchiamo da ogni accidentale per scoprire l’Essenziale, ovvero l’Essere divino in noi. 
15 aprile 2017
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
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