“Aborto prima causa di femminicidio”: il manifesto shock nella Capitale

da L’Espresso

“Aborto prima causa di femminicidio”:

il manifesto shock nella Capitale

“L’aborto è la prima causa di femminicidio”. E’ il manifesto shock, raffigurante anche una donna incinta, diffuso dal network conservatore CitizenGo in tutta Roma.
Sulla loro pagina Facebook, i promotori dell’iniziativa sostengono che sia stato necessario fare leva sulla “giusta, particolare attenzione di questi anni contro la violenza sulle donne per affermare che la prima violenza sulle donne è proprio l’aborto”.
Secondo gli attivisti di CitizenGo, organizzazione di respiro internazionale nata in Spagna e che vede tra i propri dirigenti l’Udc Luca Volontè, occorre “certificare il totale fallimento della legge 194”.
Sdegnata la reazione della senatrice Pd Monica Cirinnà, che chiede la rimozione dei manifesti. «Tale campagna si basa, infatti, su assunti completamente infondati. È necessario che, su temi così delicati e dolorosi, nessuno spazio venga concesso alla mistificazione». Stessa richiesta dalla segretaria della Cgil di Roma e del Lazio, Tina Balì. «Difendere il diritto all’aborto e garantire la corretta applicazione della legge 194, che tra pochi giorni compirà 40 anni, deve rimanere una priorità per la nostra regione e per il paese intero affinché nessuna donna debba più ricorrere a metodi alternativi, spesso privi di igiene e tutele sanitarie», ha dichiarato.
Difende invece il proprio diritto ad esprimersi Filippo Saverese, direttore della campagne di CitizenGo Italia. «Si rivendica sempre la libertà di sceltà per sostenere l’aborto, ma oggi siamo noi a rivendicare la libertà di scelta per le donne che hanno diritto ad essere informate correttamente sulle conseguenze sempre drammatiche dell’aborto». E aggiunge: «Oggi è discriminata la donna che vuole portare avanti una gravidanza e diventare madre».
La comunità femminista RebelNetwork si rivolta e sempre su Facebook scrive: “Chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto”.

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    C’è un detto che recita “il mondo è bello perché è vario” e un’altro “ogni testa è un tribunale”. In parole povere anche la saggezza popolare riconosce che la pluralità di opinioni è sacrosanta e il pensiero altrui, anche se non è condivisibile va comunque rispettato. Che l’aborto sia un evento traumatico, sia da un punto di vista fisico che mentale, è una realtà. E credo che non sia necessario essere donne per comprenderlo, anche se sono loro a provarlo sulla propria pelle. Pure la maternità, però, sebbene il concepimento di un figlio richieda (almeno in natura) la collaborazione del maschio, è un evento che incide solo sull’organismo femminile ed è perciò sempre la donna a sentirne e capirne le conseguenze, rendendosi conto giorno dopo giorno cosa comporta e come incide sul suo stato d’animo, oltre che sul fisico. Certo, in linea di principio la maternità è sacra, come la vita stessa, ma se fossimo totalmente onesti intellettualmente dovremmo ammettere che non tutte le gravidanze sono desiderate e la casualità di rimanere incinte può essere determinata da mille motivi, anche indipendenti dalla volontà della gestante, come nel caso di violenze e abusi. L’eventualità che una donna possa interrompere volontariamente una gravidanza, qualunque sia il motivo che la spinge a farlo, è regolata da una legge ormai consolidata e confermata con referendum popolare a grande maggioranza (oltre i 2/3 dei votanti), perciò, pur con tutta la comprensione possibile per i militanti di movimenti antiabortisti, è necessario che se ne facciano una ragione e che, soprattutto, la loro propaganda rimanga nei limiti della correttezza e della verità, senza fare del terrorismo psicologico. Approfittare di un argomento di grande attualità come il femminicidio, e più in generale la violenza sulle donne, ad uso e consumo di campagne pubblicitarie di dubbio gusto è meschino e spregevole e, a pensarci bene, è anch’esso un atto di violenza verso la donna.
    Vorrei aggiungere solo che la legge 194 venne promossa e approvata per sanare una situazione drammatica, in cui spesso le donne che sceglievano di abortire, o erano costrette a farlo, non potevano far altro che ricorrere a pratiche improvvisate o rivolgersi a strutture costosissime o, peggio ancora mettersi nelle mani di persone senza scrupoli e senza qualifica, mettendo a repentaglio la propria salute ed integrità.

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