Sovraffollamento carceri: 7 mq per un detenuto, 6 per un maiale

 

da Il Fatto Quotidiano

Sovraffollamento carceri:
7 mq per un detenuto, 6 per un maiale

di Ascanio Celestini | 13 giugno 2013

Arriva l’estate e qualcuno si ricorda dei carcerati.

Ci sono circa 66 mila cittadini detenuti in uno spazio nel quale sarebbero stretti in 44 mila.

Secondo le normative comunitarie un detenuto dovrebbe avere a disposizione 7 metri quadrati in una cella singola. Secondo le normative comunitarie un maiale dovrebbe averne almeno 6.

In molte celle i detenuti non possono scendere tutti contemporaneamente dai letti (a castello, 4 uno sull’altro) perché non c’è spazio sufficiente per stare tutti contemporaneamente in piedi.

Naturale conseguenza dell’esposizione di questi numeri è: se stanno in galera.. evidentemente se lo meritano.. anzi, dovrebbero metterne dentro molti di più.. perciò.. costruiamo nuove carceri!

Ma chi sono questi cattivi che stanno in carcere?

35 detenuti su 100 sono stranieri. In paesi nei quali si conosce una forte immigrazione già da molto prima che da noi le percentuali sono incredibilmente più basse. Dunque: o in Italia è in atto una manovra repressiva nei confronti degli stranieri, o siamo sfortunati perché da noi vengono solo quelli brutti e cattivi.

Tra il 25 e il 30 si tratta di tossicodipendenti. Cosa vuol dire mettere un tossicodipendente in galera? Significa che se ha del denaro continuerà ad acquistare le sostanze di cui sente di aver bisogno. Se non ha denaro.. cerca di procurarselo. In alternativa elemosina psicofarmaci (che nei nostri carceri entrano a tonnellate, visto che la finalità di questa istituzione sembra essere il rincoglionimento). Oppure infila la testa in un sacchetto di plastica e sniffa dalla bomboletta del gas spaccandosi i polmoni.

Chi frequenta le nostre galere sa che il problema non è semplicemente il sovrannumero.

I detenuti ci dicono “chiudeteci in un metro quadrato, ma non per 22 ore al giorno”. Vorrebbero lavorare e non solo per denaro (normalmente la paga è poco più di 3 euro l’ora). Forse è anche per questo motivo che il 33 percento compie atti di autolesionismo e il 12 percento tenta il suicidio.

Dal 2007 al 2011 il numero dei detenuti è cresciuto di circa il 50 per cento, anche se il bilancio per l’amministrazione penitenziaria è stato tagliato del 10 percento. Ma guardiamo i dati scorporandoli. I costi per il personale sono calati di circa il 5 per cento, quelli per gli investimenti (servizi e beni) di oltre il 30 per cento, mentre le spese per il mantenimento, l’assistenza e la rieducazione dei detenuti sono stati tagliati di oltre il 30 per cento.

I dati che ci servono per vedere un po’ attraverso le mura dei penitenziari italiani sono molti, ma io ne aggiungo solo altri tre.

Il 60 per cento dei detenuti che ha almeno una condanna definitiva ha un residuo di pena inferiore ai tre anni. La maggior parte di loro ha commesso piccoli reati. Infatti i reati maggiormente diffusi sono quelli contro il patrimonio e quelli previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti.

Il 40 per cento è in custodia cautelare (in paesi come Francia, Germania e Spagna le percentuali sono tra il 15 e il 20 percento) cioè sconta una pena senza aver ricevuto una condanna.

Non è solo il caldo estivo che trasforma un’istituzione becera come la galera in una disumana tortura (di tortura parla la Corte europea che ci condanna e anche il presidente Napolitano che non è mai sembrato un estremista o un provocatore), è l’istituzione stessa che deve essere profondamente trasformata.

Il primo passo da fare è quello di cercare di portare un po’ di legalità in questi luoghi umanizzando le leggi del nostro paese. Un insieme di associazioni ha proposto tre leggi di iniziativa popolare attraverso il sito www.3leggi.it.

Si chiede di introdurre il reato di tortura nel codice penale.

Si chiede di modificare la legge sulle droghe depenalizzando il consumo, diversificando tra droghe leggere e pesanti, diminuendo le pene e restituendo centralità ai servizi di sostegno.

Si chiede il rispetto dei diritti dei cittadini detenuti introducendo la figura del garante nazionale, abrogando il reato di clandestinità e introducendo il ‘numero chiuso’, cioè il divieto di chiudere nelle nostre galere più esseri umani di quanti ce ne possono umanamente entrare.

Immagino che in merito a quest’ultima proposta qualcuno può non essere d’accordo, ma se smettessimo di sbattere dentro tossicodipendenti e stranieri che commettono reati ridicoli, se incominciassimo ad utilizzare misure alternative alla detenzione come negli altri paesi.. non avremmo bisogno nemmeno del numero chiuso. Le carceri diventerebbero, come è previsto dall’art. 27, un luogo dove la pena deve “tendere alla rieducazione”. E forse incominceremmo a pensare anche ad un alternativa a questa vecchia istituzione.

17 Commenti

  1. Paolo scrive:

    E allora visto che ci sono pochi posti letto negli ospedali perchè non facciamo scontare a casa ai domiciliari chi gli resta meno di 10 giorni di prognosi? Oppure le classi sono sovraffollate, perchè non riduciamo il tempo scuola, portiamo a 12 anni l’obbligo scolastico e non riduciamo di un anno le scuole superiori?
    Scusate ma le carceri sono sovraffollate (anche se ci sono in Italia decine di carceri costruite e mai entrate in funzione) solo perchè agli onorevoli fa comodo un indultino o una amnistia ogni tanto.

  2. GIANNI scrive:

    per Eriberto:
    ho lasciato una risposta dettagliata ai vari quesiti che mi poneva,
    vediamo se compare

  3. GIANNI scrive:

    per Eriberto:
    gent.le Eriberto,
    se me lo consente, rispondo di seguito con unica risposta ai vari quesiti, ben volentieri.
    Non lo faccio sotto i suoi commenti, sotto i quali non ho trovato lo spazio.
    Dunque, procedo con ordine: allora, riprendo il suo testo, lei dice:”Gianni, se un condannato rimane a piede libero e uno in attesa di giudizio in galera, è colpa della malagiustizia amministrata dai nostri magistrati. Se uno viene messo in galera per aver rubato del cibo mentre un truffatore patentato la scampa, è ancora colpa della malagiustizia amministrata dai nostri magistrati.
    Mi piace poi l’affermazione che una amnistia serve a far uscire di prigione chi ha subito un errore giudiziario!!!
    Un errore giudiziario lo si corregge eliminandolo, non amnistiandolo! Ma che modo di ragionare è mai questo?”

    MIA RISPOSTA:
    così dovrebbe essere in una situazione normale, ma purtroppo tale non è.
    Molte statistiche ci confermano la pluralità di gravi errori commessi dalla giustizia italiana, che tali sono saltati fuori solo dopo molti anni, talora addirittura dopo la morte dell’imputato.
    A mio avviso, in situazioni come queste, è preferibile richiamarsi al sacrosanto principio del BEccaria, per cui siamo praticamente sicuri che un’amnistia risolverebbe anche molti problemi di persone erroneamente detenute in attese di giudizio.
    Pare che siamo prossimi ad errori talora con punte del 10 per cento dei casi trattati, per cui, a fronte di una abnorme situazione nell’amministrazione della giustizia, il famoso principio del Beccaria, sempre da me condiviso come stella polare, è che è meglio un innocente libero, anche a costo di un numero decisamente superiore di colpevoli in libertà, piuttosto che il contrario, e come vede sono coerente con il medesimo.
    Certo, tutto ha un costo, ma se devo decidere tra un innocente e cento colpevoli in carcere, ed un innocente in libertà e cento colpevoli pure, scelgo conformemente al principio di Beccaria, appunto conformemente ed in coerenza con certi principi.

    Il suo intervento ha una seconda parte, nella quale lei prospetta uno stesso intervento della giustizia per correggere gli errori.
    Purtroppo, sappiamo che in Italia questo spesso non avviene, o meglio, molti errori giudiziari vengono scoperti e/o riconosciuti addirittura dopo la morte dei condannati, tipica situazione patologica, rispetto alla quale mi dica lei a cosa serve, riconoscerete gli errori quando la persona è ormai deceduta.
    Come se non bastasse, non dimentichi poi gli effetti controprocudenti sulla salute delle persone vittime degli errori giudiziari, come nel caso Tortora.
    A Tortora qualcuno potrà restituire la vita sottratta, solo per il fatto che è stato riconosciuto l’errore?
    Evidentemente no, quindi chiaro che l’amnistia spesso è l’unico rimedio.

    Riprendo ora la sua seconda domanda:
    “Gianni,
    mi risponda per favore dicendo come la pensa:
    1. Considera un condono una specie di amnistia?
    2. E’ favorevole ai condoni?
    Grazie
    MIA RISPOSTA:
    il condono è istituto che nulla ha a che vedere con il diritto penale, nel quale sussistono solo amnistia ed indulto, il condono è quindi termine improprio talora usato dai giornalisti, ma il diritto penale di condono non parla. Se ci riferiamo al tema dell’articolo, non possiamo parlare di condono.
    E’, quindi, istituto di diversa natura ed applicazione in altri ambiti, es. sotto il profilo degli illeciti amministrativi, per cui si parla di condoni fiscale, piuttosto che edilizio ecc.

    • Eriberto scrive:

      Gianni,
      ha risposto al punto 1 della mia ultima domanda ma non al punto 2.
      Comunque se lo ritiene il caso lasci perdere. Non lo dico politicamente ma seriamente.
      Ho imparato a conoscerla dai suoi scritti che ho molto apprezzato nel 99% dei casi anche se taluni sono stati un po’ troppo tecnici per gente comune a cui io credo orgogliosamente di appartenere.

      • GIANNI scrive:

        mi scusi, allora forse sono io che non ho capito la domanda:
        lei mi domanda se sono favorevole ai condoni?
        Pensavo di aver risposto:
        i cosiddetti condoni in campo penale sono le amnistie e si, come ho detto, sono favorevole.
        Cioè sono favorevole a quelle amnistie che riguardano non oltre una certa gravità del reato.
        Se non ho capito bene la domanda, provi a rifarmela, che cerco di risponderle.
        Non me ne voglia, ma allora sono io che non ho capito….

  4. Paolo scrive:

    Il problema è che con la legge Fini-Giovanardi sono andati in carcere un sacco di persone trovate in possesso di piccole quantità di droghe leggere. Mentre il mondo va verso la legalizzazione della cannabis, noi inaspriamo le pene… E’ necessaria subito la legalizzazione anche per salvare il paese dalla crisi economica.

  5. carlo dalla scrive:

    Caro Eriberto, quando ero ragazzino io, invece, vivevamo in cinque (madre,padre, io e due fratelli) in 12 metri quadri, bagno comune all’esterno sulla ringhiera, ragion per cui mio padre pisciava nel lavandino dove mia mamma lavava le verdure (e di ciò si lamentava parecchio); come riscaldamento una “cucina economica” che andava a legna anche in estate (pativamo un gran caldo!). Di fianco al locale vi erano i solai del fabbricato con topi che andavano avanti e indietro (sino a quando non arrivò un gatto, poi puntualmente mangiato da un vicino. In verità vi era un altro semilocale buio e senz’aria adibito a camera da letto ove dormivano i genitori e noi ragazzi tutti insieme su un divano (allora chiamato “ottomana”). Eppure nessuno di noi aveva mai violato la legge e mio padre lavorava e lavorava molto duramente. Nessuno ha mai invocato agevolazioni speciali e noi ragazzi, tra milioni di difficoltà siamo riusciti a trovare un lavoro. In particolare io ho iniziato a tredici anni (regolarmente “in nero” presso un “padrone” che, però, andava tutti i giorni a Messa e tutti i giorni faceva la Comunione!); poi, studiando la sera mi sono diplomato e studiando la notte pure laureato!
    E NON DEVO RINGRAZIARE PROPRIO UN ACCIDENTE DI NESSUNO!!!!!
    Se questi politicanti pensano di risolvere la situazione carceri solo “aprendone le porte” non risolveranno nulla se non mettere sulla piazza migliaia di poveri cristi. Anziché mettere in galera i ladri di mele, gli extracomunitari o gli “spinellari” dovrebbero sbattere dentro gli evasoli fiscali grazie anche ai quali il paese è ridotto alla fame; d’altra parte questo è già in uso in quel paese comunista che sono gli USA.

  6. Eriberto scrive:

    Quando ero un ragazzino eravamo in tre in una stanza di 16mq senza ovviamente il bagno che era in fondo all’orto e senza acqua che prendevamo da un pozzo lì vicino, quindi avevamo meno di 7mq a testa.
    E’ giusto far vivere i detenuti da persone umane e non da maiali, ma smettiamola di compiangerli per favore.
    La vera piaga in Italia è la lentezza della giustizia e l’elevato numero di carcerati in attesa di giudizio. Molti saranno dichiarati innocenti!
    Questo è lo scandalo, ma una volta condannati per il reato che hanno commesso stiano buoni e non rompano l’anima a chi lavora e suda tutto il giorno per portare a casa la pagnotta e pagare l’affitto di un miniappartamento di 50mq!

  7. GIANNI scrive:

    Il problema, ora come ora, si può risolvere solo con un’amnistia.
    Siamo già in regime di prorogatio per essere stati condannati in sede europea, per il trattamento disumano riservato ai carcerati, vediamo quindi di non peggiorare la situazione.
    Del resto l’ultima amnistia risale al ’90, e quindi vuol dire che per 23 anni del problema non ci si è occupati.

    • Eriberto scrive:

      Un’amnistia? Costruiamo immediatamente più carceri e lasciamo dentro i delinquenti!
      Piantiamola con i piagnistei per queste persone. Hanno commesso un reato? Scontino fino in fondo la loro pena!
      E’ provato che una volta usciti ricominceranno!
      Guardate quel signore graziato a suo tempo da Ciampi che è stato recentemente arrestato!

      • GIANNI scrive:

        Egr. signore,

        scusi, ma quale piagnisteo?
        Che il detenuto, condannato o in attesa di giudizio, abbia anche lui i suoi diritti, non lo dico io, ma convenzioni sul rispetto dei diritti umani a livello internazionale.

        Peraltro nella mia non breve esperienza forense, non posso non ricordare i molteplici casi di persone detenute anche a lungo senza mai che si sia giunti ad una condanna, senza poi parlare degli erroi giudiziari, alcuni dei quali saliti alla ribalta della cronaca.
        Chi si ricorda il caso Tortora?

        Ovviamente Le auguro vivamente di non trovarsi MAI nella situazione di detenuto in attesa di giudizio.

        • Eriberto scrive:

          Gianni,
          io parlavo dei detenuti condannati in via definitiva mentre sostenevo che tenere in carcere tante persone in attesa di giudizio per lungo tempo è una vergogna nazionale visto che circa la metà di loro sarà riconosciuta innocente!
          Poi condannavo le amnistie in generale. Ci siamo tanto scandalizzati (giustamente) per i vari condoni del PDL dichiarandoli un insulto alle persone oneste e poi accettiamo una amnistia che è la stessa cosa?
          Vogliamo essere coerenti nelle nostre convinzioni? Tutto qui.

          • GIANNI scrive:

            io sicuramente sono coerente con le mie.
            Solo alla fine solitamente di un percorso minimo di 3 gradi di giudizio sappiamo se la persona è condannata o meno, anzi, talora non lo sappiamo neppure, vista la prescrizione.
            Quindi il detenuto in attesa di giudizio solo dopo un certo tempo riesce comunque ad uscire dal carcere.
            Poi non è detto, invece, che uno condannato finisca in carcere, così che chi è condannato magari rimane a piede libero, e chi innocente magari no. Questo è solo uno dei tanti motivi che dovrebbero spingere per un’amnistia.

            Magari ci finisce uno condannato per furto di cibo, perchè non aveva di che sfamarsi, e tanto per cambiare non ci finisce chi dovrebbe finirci.
            PArliamoci chiaro:
            oggi solitamente in carcere, colpevoli o meno, ci finiscono i poveri cristi, mentre molti responsabili, ma potenti, no, non fosse che perchè potrebbero andarsene in un paese senza estradizione.
            In ogni caso, l’aministia non viene proposta che per reati di minor impatto sociale, non certo per rapine, o reati contro la PA, ecc.
            Con l’amnistia uscirebbero quei disgraziati che magari sono finiti in carcere per aver rubato qualcosa da mangiare, e qualcuno di quelli condannati a seguito di errore giudiziario per reati di minor conto.
            Infatti, per chi non lo sapesse, le amnistie non sono mai generalizzate,ma includoco certi reati e ne escludono altri.

          • Eriberto scrive:

            Gianni, se un condannato rimane a piede libero e uno in attesa di giudizio in galera, è colpa della malagiustizia amministrata dai nostri magistrati. Se uno viene messo in galera per aver rubato del cibo mentre un truffatore patentato la scampa, è ancora colpa della malagiustizia amministrata dai nostri magistrati.
            Mi piace poi l’affermazione che una amnistia serve a far uscire di prigione chi ha subito un errore giudiziario!!!
            Un errore giudiziario lo si corregge eliminandolo, non amnistiandolo! Ma che modo di ragionare è mai questo?

          • Eriberto scrive:

            Gianni,
            mi risponda per favore dicendo come la pensa:
            1. Considera un condono una specie di amnistia?
            2. E’ favorevole ai condoni?
            Grazie

  8. bobby sands scrive:

    una piccola nota storica anche se la sbornia per il 150° dell’unita nazionale fortunatamente sembra passata. oggi in italia ci sono 66.000 carcerati vale a dire circa lo 0,1 % della popolazione italiana. nell’italia post unitaria tra il 1861 e il 1870 in italia c’erano 86.000 detenuti, e considerando la popolazione di allora rappresentavano il 2,7 % del totale. 27 volte più di oggi. questo solo per chi ancora crede che il savoia siano venuti a portare la libertà ai popoli oppressi dei vari regni della penisola.
    p.s. sapevate che il famoso dialogo di teano tra vittorio emanuele secondo e garibaldi (quello dell “obbedisco” per intenderci) si è svolto in francese perchè entrambi non parlavano troppo bene l’italiano

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