Due anni di unioni civili, è emersa un’altra Italia

da Democratica
Monica Cirinnà

11 maggio 2018

Due anni di unioni civili, è emersa un’altra Italia

Sui diritti non si torna indietro

Gli ideali vincono sempre sulla paura. E la legge sulle unioni civili lo ha dimostrato: la buona politica ha realizzato una buona legge che ha fatto fare un grande passo in avanti al nostro Paese sul fronte dei diritti, portando felicità e tutele a tanti cittadini che prima non li avevano. A due anni dall’approvazione possiamo dire che l’Italia è davvero cambiata: sono state celebrate oltre 6 mila unioni civili, trascritti tanti matrimoni celebrati all’estero e 14mila persone vedono riconosciuto il loro diritto all’amore e a una vita piena.

Due ragazze mi hanno scritto: “Abbiamo scelto il nostro piccolo Comune di solo 6mila anime per la cerimonia […] perché anche le piccole comunità devono accelerare l’inclusione […]. L’unione civile ci “costringe” ogni giorno a fare coming out. Con l’orefice, il pasticciere, il fioraio, il ristorante. È impegnativo, ma aiuta tutti a far diventare normale una cosa che ancora per molti non lo è. Avvicina, rimuovendo barriere, cancellando sospetti e pensieri non detti”.
Ecco, nella semplicità e nella profondità delle parole di queste spose c’è il grande cambiamento sociale vissuto dal nostro Paese. L’impatto della legge non è stato solo all’interno dell’ordinamento giuridico, ma anche nell’aver creato un “anticorpo contro le discriminazioni”. Ogni celebrazione ha portato felicità in tante famiglie ed è proprio l’intero contesto delle famiglie italiane che vede con questa nuova legge il suo rilancio.
Questo naturale percorso di unità sociale è il risultato di questa riforma del diritto di famiglia, nella quale la legge sulle unioni civili e le coppie di fatto, si inserisce pienamente. Oggi in Italia non si può più parlare semplicemente e riduttivamente di diritto di famiglia, ma di diritto “delle famiglie”. Sul piano civile questa è la riforma che più di ogni altra ha portato l’Italia al passo con le altre democrazie occidentali.
A due anni dalla sua approvazione possiamo affermare che la legge ha fatto emergere un’Italia che non c’era e che il nostro Paese oggi è migliore di qualche anno fa. Ci ha regalato immagini di coppie felici, di cerimonie solenni, in tutto simili ai matrimoni, e di comunità vicine e solidali ai sogni e alla realizzazione di quel patto d’amore percepito come uguale e comune da tutte le coppie innamorate.
È innegabile che i più fortunati sono quelli che hanno una cintura d’amore intorno pronta ad accoglierli e a comprenderli, semplicemente e meravigliosamente per quello che sono. Purtroppo non è per tutti così. Molti ragazzi, spesso molto giovani e dunque anche molto fragili, si trovano a dover affrontare la propria diversità da soli, nascondendo alla propria famiglia o, peggio, avendo contro proprio le persone che dovrebbero amarli di più. Gli abbracci più belli, più forti, più importanti sono quelli delle mamme e dei papà che ho incontrato. In tanti mi hanno detto grazie per aver dato cittadinanza ai loro figli, ma io dico grazie a loro che li hanno protetti e difesi anche quando lo Stato li aveva lasciati soli. Genitori coraggiosi che, spero, siano esempio per molti altri.
Nell’approvazione della legge è stato però pagato un prezzo doloroso: lo stralcio dell’adozione del figlio del partner dovuto al tradimento di M5S che ha lasciato senza tutela legislativa i bambini e le bambine arcobaleno. Eppure, la legge contiene molti anticorpi antidiscriminatori, che hanno consentito a giudici e amministratori locali di tutelare queste bambine e di questi bambini. Penso alle molte sentenze – anche di Cassazione – che hanno disposto l’adozione del figlio del partner in coppia omosessuale, e la trascrizione di atti di nascita stranieri con due padri o due madri; e penso soprattutto, da ultimo, al coraggio di quei sindaci che hanno iniziato a formare atti di nascita con l’indicazione di due mamme. Risultati importanti, resi possibili anche dalla rottura di quella prima fondamentale diga, l’11 maggio di due anni fa. Resta molto da fare.
Davanti a noi abbiamo ancora molti passi da fare sul tema dei diritti. Matrimonio egualitario. Riconoscimento alla nascita dei figli delle Famiglie Arcobaleno. Adozioni aperte finalmente a tutti, single e conviventi compresi. Una seria e profonda riflessione sulla gestazione per altri. Una legge contro l’omofobia e la transfobia.
Dobbiamo anche essere consapevoli di quale fortunata congiuntura astrale, parlamentare e politica abbia incontrato la legge: la determinazione di Renzi e del suo governo hanno colto, infatti, uno straordinario risultato che – lo dico con rammarico – oggi, in un quadro politico mutato, molto probabilmente non sarebbe più possibile. Anzi, c’è chi addirittura questa legge la vorrebbe mettere in discussione e abolirla.
Andremo avanti, insieme, ostinati e sorridenti, con il cuore pieno di felicità. Quella felicità che ho visto durante le tante unioni civili e che mi emoziona pensare sia anche un po’ frutto del nostro lavoro in Parlamento. Sui diritti non si torna indietro.

 

2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Al di là del legittimo orgoglio della senatrice Cirinnà, non c’è alcun dubbio che il riconoscimento e la legalizzazione delle unioni civili, a prescindere dagli orientamenti sessuali dei contraenti, sia un sensibile passo in avanti verso una reale libertà e una maggiore consapevolezza sociale. Purtroppo però, la legge non basta a superare i pregiudizi e le discriminazioni che tuttora trovano terreno fertile in certi ambienti e che caratterizzano alcuni episodi di cronaca vigliacchi e indecorosi che turbano la nostra quotidianità. È vero, è stato abbattuto, almeno da un punto di vista legislativo, un muro di ipocrisia e di vergogna costuito con secoli di menzogne e di perbenismo bigotto ed ottuso, ma è solo l’inizio, perché fino a quando non si riuscirà a liberare le coscienze di ogni individuo educandole al rispetto della dignità altrui, tutte le leggi del mondo potrebbero addirittura rivelarsi inutili.

  2. Elia ha detto:

    Non me la sento di valutare la bontà delle unioni civili in quanto sono di un’altra epoca quando amando una persona la si sposava con la solenne promessa di vivere insieme “fin che morte non ci separi”.
    Detto questo mi sembra un po’ esagerato dire che hanno “portato felicità”.
    Che abbiano risolto tante situazioni penose lo ammetto senza riserve, ma parlare di felicità significa a mio parere non dare valore al significato delle parole.

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