Un buonismo che fa paura

L’EDITORIALE
di don Giorgio

Un buonismo che fa paura

Non perché ci sia un eccessivo talora violento accanimento mediatico nei riguardi di una ragazza che, pur vittima della sua fragilità, non sembra rendersi ancora rendersi ancora conto di essere diventata lo zimbello di una situazione paradossale al limite della sopportabilità, io debba per questo moderare il mio giudizio o, ancor peggio, astenermene, quando il caso ha superato la decenza così da mettere a rischio qualsiasi credibilità anche di chi in realtà ha messo in pericolo la propria vita o addirittura l’ha persa per essere rimasto fedele alla propria coscienza di essere umano.
Il cosiddetto buonismo, talora diplomatico e spesse volte ipocrita (pensate alla Chiesa cattolica costretta a difendere l’indifendibile per salvare l’ecumenismo o cose del genere), risulta così irritante, proprio perché vorrebbe salvare la persona, ovvero quella maschera che serve a coprire un vuoto interiore.
Quando un caso, per tante circostanze, esce dalla sua privacy e richiede perciò un giudizio generale oltre il caso personale, siamo tenuti in coscienza a scoprire ciò che sta dietro alle apparenze, tanto più se ci si trova davanti a una enfatizzazione di un modello per nulla positivo per i giovani.
Ridurre tutto al semplicistico ragionamento che la ragazza ora è salva, e che solo questo basta a giustificarla o a proteggerla da qualsiasi giudizio sul suo comportamento, è davvero ridicolo, per non dire idiota e stomachevole.
Siamo in tal caso ancora vittime di un buonismo che fa paura, perché copre la veridicità dei fatti e lascia le cose nella loro stupidità senza scampo.
Ne va di mezzo anche il futuro della società, e vengono tradite quelle speranze di una gioventù già in declino, ma a cui basterebbe poco per rigenerarsi: una Bella testimonianza di martirio che rompa quel cliché vergognoso di chi si adatta ad ogni tradimento, pur di salvarsi la propria pelle.
Pelle con pelle, e ogni indizio di coscienza è soffocato da un vuoto d’essere, che paradossalmente pesa come un macigno sul domani.
Sì, anche le nullità vanno protette dai cani rognosi, ma lasciamole estinguersi nella loro inutilità.

16 maggio 2020
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
EDITORIALI DI DON GIORGIO 2

2 Commenti

  1. simone ha detto:

    Giusto per farsi 4 risate.
    Venerdì sera in chiusura del TGR Lombardia mandano un servizio da Lecco sul riavvio delle Messe col popolo. Il prevosto di Lecco, già responsabile delle comunicazione di 3 Arcivescovi, che ricordo di aver smascherato qui sul blog il giorno della sua nomina, descrive come hanno affrontato la situazione. Lui ha istituito il COVID Manager un volontario con competenze sanitarie in ambito mondiale.
    Allora Prevosto di Lecco già la situazione è difficile, se volevi fare il direttore generale di una grande azienda ti laureavi alla Bocconi e potevi inventare tutte le figure che volevi. La Chiesa è altra cosa; a noi delle tue capacità manageriali tipiche di chi ha passato una vita in curia senza dormire una notte in parrocchia, non ce ne frega niente.
    La Chiesa è altra cosa; voi con la vostra arroganza, la ricerca di un efficientismo che non è richiesto e opportuno avete trasformato tutto in materiale. Avete messo nella testa della gente che la chiesa è un’azienda, che deve essere ottimizzata, che deve badare a autofinanziarsi, che deve controllare ogni cosa….si avete messa nella testa della gente che l’uomo può, con le sue capacità, controllare ogni cosa.
    Infatti abbiamo visto il super-uomo che bella figura ha fatto col COVID.
    Veramente, preti di una pochezza esagerata. Vorrei poter assistere con assiduità alla sua predicazione per capire quale Vangelo racconta e quali valori trasmette.
    Il Covid Manager…..futura teologia….tipico di chi non ha niente da fare tutto il giorno, se non inventare nuove inutili figure. Come nelle migliori aziende dove per tirar sera si pianificano, ogni 6 mesi, riorganizzazioni.
    Chiaramente, visto che la curia legge questo blog, son sempre in attesa di una loro chiamata, di un loro cenno così vuoto il sacco una volta per tutte.

  2. Luigi ha detto:

    “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam (Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nel riceverla)”. Questa frase di Giordano Bruno è la più importante della sua vita. La disse prima di essere bruciato sul rogo a Campo de’ Fiori. Galileo non ha fatto la stessa fine, ma è stato costretto all’abiura. Non era un religioso e non era un pericolo per la Chiesa. La Chiesa ha bisogno di vittime sacrificali e di buonisti che le corrono in soccorso. Don Giorgio tu sei nella Chiesa, ma non sei della Chiesa e le tue critiche, anche se giuste, non sono gradite specie nel caso di questa cooperante. La vorrò vedere come concilierà il suo ideale di donna con la realtà della donna nell’Islam. Concilierà la Fatima dell’Islam con la Nostra Signora di Fatima? Nel cattolicesimo tedesco oggi c’è la prima “Giornata delle donne predicatrici”(due nella sola diocesi di Münster). Nell’Islam il ruolo delle donne è controverso, come nel cattolicesimo romano dove alle donne è negato il sacerdozio. Penso che i vittimisti e i buonisti fanno più danno a questa ragazza di chi cerca di risvegliarla dal torpore nel quale è caduta con questa conversione. Passare dalla pentola di un cattolicesimo all’acqua di rose, alla brace di un islam sorrisi e bacioni, mi ricorda un politico madonnaro bacia crocefissi o simili che si professano cristiani. “Il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà” (Karl Rahner)

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