Omelie 2019 di don Giorgio: SS. TRINITÀ

16 giugno 2019: SS. TRINITÀ
Gen 18,1-10a; 1Cor 12,2-6; Gv 14,21-26
Fede monoteista e fede politeista
Non so fin dove l’aver istituito la Festa della SS. Trinità sia stata una buona idea. Senz’altro, è nata con lo scopo di celebrare dogmaticamente una rivelazione di Gesù Cristo sulla realtà di un Mistero, che, nell’Antico Testamento, era stato un tabù, voluto dallo stesso Jahvè, così scrive la Bibbia, per paura che venisse intaccato quel monoteismo, sempre a rischio al contatto con un mondo religioso, quello pagano, caratterizzato da un variegato politeismo.
Troppo facilmente, prima la monolitica fede ebraica, poi il Dio cristiano avevano liquidato con una condanna radicale il mondo idolatrico pagano. Sull’altro fronte, lo stesso mondo pagano aveva reagito, condannando altrettanto duramente prima la religiosità ebraica, poi il cristianesimo.
Oggi, passati quei tempi di netta, dura e anche violenta contrapposizione, possiamo con maggiore serenità valutare e anche ri-valutare quel mondo politeista, dove in realtà la credenza nella molteplicità delle divinità era una esigenza di credere in forze straordinarie, a servizio dei bisogni degli esseri umani.
Oggi si parla di divinità come proiezioni anche sublimi delle esigenze umane. In altre parole, noi sentiamo il bisogno di un protettore nel campo della salute, dell’amore, della giustizia, ed ecco che lo creiamo nella nostra immaginazione, e poi crediamo che sia una Divinità. C’erano anche Divinità del male, anche queste partorite come immaginazioni di menti perverse.
Ridurre tutto il mondo pagano politeista ad una simile congettura secondo me è troppo banale. Non dimentichiamo che gli antichi filosofi greci fino a Plotino e oltre, erano pagani e avevano una concezione della Divinità forse superiore alla concezione di Do, presente nelle religioni monoteiste.
Soprattutto oggi, in questa società fortemente secolarizzata, ovvero dissacrante e dissacrata, se vogliamo purificare il nostro modo di vedere Dio, forse avremmo bisogno di rileggere certi testi degli antichi filosofi greci, in particolare del pagano Plotino, vissuto nel III secolo d.C.
Inoltre, non dimentichiamo che forse i delitti più deprecabili li hanno compiuti le religioni monoteiste, mentre le religioni politeiste erano più tolleranti. Il fanatismo e fondamentalismo sono tipici del monoteismo.
Infine, non dimentichiamo che il vero peccato, condannato duramente dagli stessi profeti dell’Antico Testamento, era l’idolatria, tipica delle religioni monoteiste. L’unico Dio diventa idolo di se stesso, in una religione talmente monolitica per cui l’essere umano è schiavo della stessa religione.
Non sto naturalmente parteggiando per il politeismo, ma sto evidenziando i pro e i contro di una religione che, in quanto tale, monoteista o politeista che sia, presenta pericoli e rischi per la libertà dello spirito umano.
E non dimentichiamo che Cristo non ha combattuto contro il mondo pagano (anzi, quanti elogi per la fede dei pagani, più autentica di quella degli ebrei), ma ha distrutto la religione ebraica, nella Legge e nel Tempio, ed è per questo che è stato condannato a morte dal Giudaismo, che ha avuto bisogno della conferma del potere romano.
Quante volte la religione si è posta la domanda: chi è Dio?, ma dandosi essa stessa la risposta, come se lasciarla al cuore di ciascuno fosse già un rischio o un pericolo  per la stessa religione, la quale – ogni religione – vive delle proprie domande e delle proprie risposte, come se tutto si risolvesse all’interno della struttura religiosa.
A leggere attentamente la Bibbia, non sembra che sia da intendere così il nostro rapporto di fede, che è anzitutto un rapporto di spiriti nello Spirito divino.
Ricordiamo le invettive degli antichi profeti contro il formalismo religioso e le taglienti parole i Cristo contro l’ipocrisia farisaica.
La religione ebraica era arrivata al punto di spegnere lo spirito dell’essere umano, in nome di una Legge che era diventata vuota del Mistero divino.
Qui sta l’assurdo della religione: tentare di spegnere nell’essere umano la presenza del Divino, in nome di una struttura dogmatica, che è una fredda impalcatura scheletrica.
I pagani vedevano le Divinità dappertutto, moltiplicandole in ogni luogo, dando di Dio vari volti diversi, ma il monoteismo può portare a vedere solo una rigida struttura monolitica che mortifica lo Spirito di Dio che, in quanto Spirito (l’ha detto Cristo nel colloquio notturno con  Nicodemo)  è ovunque, là dove c’è una sete di Dio.
Dio è nella Natura, si dice. Ma già il nome “natura” dovrebbe farci riflettere: significa “sta per nascere”.
La religione struttura a tal punto la nostra fede in Dio, come se Dio fosse una Realtà a se stante, immobile, fissa, senza più nulla da dire: già la parola “energia divina” fa pensare a qualcosa di attivo, sempre in generazione.
Del resto, il Mistero trinitario parla di Padre (o Madre), di Figlio e di Spirito santo.  Quindi, che significa paternità  o maternità? Che significa figliolanza? Che significa Spirito vitale? Tutto fa pensare a qualcosa che genera o che è generato, ma che a sua volta genera.
E noi che cosa abbiamo fatto o facciamo?
Noi Chiesa, noi membri di una Chiesa, noi credenti, noi religiosi, siamo costretti a venerare un Dio che sembra impotente, rigidamente dogmatizzato come una mummia bendata.
La religione dice: “È così, e non si discute! Io ti dico chi è Dio, a te il dovere di credermi!”.
Se la festa di oggi in onore della Ss. Trinità può avere un  suo valore, allora cerchiamolo fuori dal dogma, e riflettiamo seriamente anche su una sola parola che accomuna le tre persone: ovvero, la vita di Dio che genera vita.
Noi siamo, credenti o non credenti, in un circolo vitale, ovvero di vita che genera vita, che non può lasciarci indifferenti: siamo parte di una energia in perenne generazione.
Non dimentichiamo che il cristianesimo è questo: ci rende consapevoli di un Dio che genera vita nel Figlio di Dio che è venuto per donarci lo Spirito vitale.
Possiamo anche dire tante belle cose sul Mistero trinitario. Ho letto anche articoli stupendi. Ma non si può dimenticare l’energia divina che genera vita. Parlare della Trinità come sorgente della circolarità umana e sociale, mi sta bene. Ma non basta.

1 Commento

  1. Luigi ha detto:

    Stupenda omelia don Giorgio. Sono stato ammalato fino a ieri. Ma di omelie come questa sono poche.

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