Omelie 2016 di don Giorgio: DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO, CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI

16 ottobre 2016: DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO, CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI
Is 60,11-21 opp. 1Pt 2,4-10; Eb 13,15-17.20-21; Lc 6,43-48
Ogni anno, la terza domenica di ottobre, la nostra liturgia ambrosiana ci invita a celebrare ricorrenze molto antiche: quella della consacrazione dell’altare del nuovo Duomo di Milano (1418) e quella della dedicazione del Duomo (1577).
Certo, è doveroso ricordare queste date, e il motivo è semplice: il Duomo è la Chiesa-madre, origine di tutte le chiese della Diocesi milanese, ed è il punto di riferimento, dove c’è la cattedra (ecco perché si chiama anche cattedrale), ovvero la sede della parola autorevole del buon Pastore.
Ci teniamo, eccome, al nostro Duomo: ma come?
Non è vero che mi interessa poco o relativamente il Duomo; il problema, casomai, è che mi interessa troppo, tanto da sentire una certa nostalgia dei tempi, in cui il Duomo era sempre stracolmo di fedeli, che accorrevano perché assetati di una parola fresca, come l’acqua del pozzo, e quando il buon Pastore li stimolava nel profondo del loro essere. Una parola autorevole, ma non autoritaria.
Già qui, oggi sentiamo un certo stridore: tra una parola che impone senza imporsi, e una parola che s’impone senza imporre. Quando manca l’autorevolezza, s’impone l’autorità-potere o autoritarismo, e allora, in questo caso, la parola non s’impone per il suo valore interiore, ma perché viene imposta per autorità. L’autorevolezza sta nella parola di Dio, che si fa valere nella sua nudità profetica: nudità, ovvero senza quei fronzoli inutili che servono a coprire il vuoto di parole parlate ma non parlanti. Purtroppo, oggi, ci sono gerarchi ecclesiastici che, quando parlano, sfoggiano un vestito troppo accademico, sotto cui c’è il nulla profetico. La parola profetica va diritta al cuore dell’essere umano.
La Parola/Logos, ovvero il Figlio di Dio che si è incarnato per rendere visibile la Parola di Dio, ma che è poi risorto per renderla così spirituale o mistica da interiorizzarsi nel nostro essere umano, sembra mancare nel mondo moderno, anche perché la Chiesa, nelle sue chiese-madri o cattedrali, è venuta meno al suo compito di annunciare la Parola-Spirito vitale, perché preoccupata su altri fronti e per altri interessi.
Se è doveroso ricordare che il Duomo è la nostra Casa-madre, come luogo anche fisico del Divino che ci raccoglie in preghiera, lontano dal frastuono assordante di una società alienata e alienante, è altrettanto doveroso desiderare un Pastore che, più che con direttive organizzative, ci stimolasse ad essere noi stessi, ovvero a riprenderci quello spazio, che è il nostro vero regno interiore, dove ciascuno si scopre se stesso nella misura in cui si scopre come spirito vitale in colloquio diretto con lo Spirito divino.
Per un nuovo Pastore che sia mistico e che educhi alla mistica
Non siamo qui oggi a ricordare la grandiosità e la bellezza architettonica del Duomo di Milano, che è senz’altro tra le meraviglie del mondo, di cui giustamente andiamo fieri, ma siamo qui a supplicare il Signore perché ci doni un Pastore, che riprenda a sé le sue pecore, soprattutto le più lontane, ma per il verso giusto, che è quello di una parola altamente profetica o, è la stessa cosa, provocatoriamente mistica.
Sembrerebbe quasi un paradosso desiderare una “provocazione” spirituale, nel senso più mistico del termine, quando si è figli di una tradizione ambrosiana per una millenaria storia di grandi vescovi e di grandi operatori di carità, e quando si è onorati di appartenere alla più grande diocesi del mondo, ricca di strutture e di organismi da far invidia a qualsiasi altra diocesi. Ma non è un paradosso, quando vediamo che proprio le grosse strutture si stanno svuotando della loro anima e che perciò esigerebbero un arresto, un momento di pausa, una seria verifica, per una presa di coscienza, se si vuole rientrare in sé, per riprendere la strada della risalita, o, meglio, della rinascita interiore.
Lo sappiamo tutti: più una struttura si allarga e s’impone come struttura, più essa perde la propria anima. La nostra Diocesi non ha bisogno di essere restaurata o potenziata nelle sue strutture materiali o nei suoi organismi anche pastorali, ma nella sua anima, che sembra si sia persa, anche per la mancanza di un pastore “illuminato”: profeticamente illuminato, misticamente illuminato, determinato a scuoterci nel nostro essere interiore.
Già cogliere l’essenza di ciò che siamo o dovremmo essere, al di là o al di qua di ogni struttura religiosa, è già la premessa perché qualcosa possa veramente cambiare: in noi e fuori di noi. Sta qui la vera rivoluzione: rientrare nel nostro essere, “risvegliarlo” e da qui partire per cambiare le strutture sociali ed ecclesiali. La rivoluzione parte da un risveglio, quello interiore. E sì, perché dentro siamo addormentati, e fuori siamo degli alienati, in balia di imbonitori che non fanno che vietarci di essere noi stessi, ovvero persone sveglie interiormente. Gli spiriti svegli fanno paura al potere narcotizzante, perciò vanno isolati.
Risvegliare le coscienze, l’essere interiore: ecco la scommessa di noi cristiani e di noi cittadini. E questa dovrà essere la scommessa del futuro vescovo di Milano.
Un Vescovo che ci risvegli nel nostro essere più profondo
Augurandomi che il nuovo Vescovo di Milano sia mistico e che ci educhi alla scoperta del nostro mondo interiore, non intendo dire che egli dovrà parlare solo di cose spirituali, dimenticando che siamo anche corpo e che perciò abbiamo problemi anche esistenziali. Ma vorrei dire che la vera scommessa dell’uomo d’oggi, a cui non sfugge il credente ambrosiano, sta nella riscoperta di quell’essere interiore, in grado di far risvegliare una società fuori di sé. Poi, il resto verrà: anche la soluzione dei nostri problemi esistenziali.
Anch’io, figlio del ’68, ho creduto come tanti, con tutta l’anima, che le strutture potessero cambiare con una rivoluzione strutturale, ovvero restando fuori del mondo interiore, ora però credo, anche per le delusioni e i fallimenti di una rivoluzione puramente strutturale, che la via per un futuro diverso stia nel risveglio dell’essere interiore. Solo grandi mistici potrebbero indicarci questa strada e uno tra questi vorrei che fosse il nuovo pastore di Milano.
In questi ultimi anni non ho mai visto un Duomo fisicamente così vuoto di fedeli, e in questi ultimi anni non ho mai visto un Duomo cosi insignificante per la mancanza di una parola autorevole, ovvero di una parola essenzialmente mistica.
Anche la nostra Diocesi, soprattutto la nostra Diocesi, avrebbe bisogno di essere scossa dal di dentro, là dove la verità, la giustizia e la libertà possano trovare le sorgenti più pure.

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