Omelie 2016 di don Giorgio: SECONDA DOPO L’EPIFANIA

17 gennaio 2016: Seconda dopo l’Epifania
Est 5,1-1c.2-5; Ef 1,3-14; Gv 2,1-11
Il primo e il terzo brano
Mi soffermerò sul primo e sul terzo brano della Messa di oggi. Ci sono alcuni aspetti in comune. Anzitutto, protagonista di entrambi è una donna: Ester, un’ebrea che aveva sposato il re persiano Assuero, e Maria, un’altra ebrea, madre di Gesù. Inoltre, in entrambi i brani è presente un’espressione apparentemente temporale, “il terzo giorno”, che nel brano evangelico è stata sostituita con il solito generico “in quel tempo”. Infine, le due donne intercedono per una causa nobile: Ester per salvare il suo popolo, quello ebraico, dall’editto del re, indotto da un perfido consigliere, con cui si cacciavano gli ebrei dalla terra straniera; Maria intercede per strappare al Figlio il suo primo miracolo.
La donna, protagonista della storia divina
Oggi parliamo tanto della donna, di quote rose (la cui imposizione personalmente non condivido), dei suoi diritti, che condivido quando provengono dai doveri, come dovrebbe essere per ogni essere umano, sia maschio che femmina, eppure a pensarci bene la donna è sempre stata protagonista della storia, soprattutto della storia divina. Ci furono sante nel passato che hanno tenuto sulle spine papati e imperatori. Se è vero che dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, talora e spesso succede che dietro a grandi donne ci sono uomini di mezza tacca.
Nella Bibbia troviamo personaggi femminili di grande rilievo: oltre a Ester, potrei elencare anzitutto Eva, poi Sara, Rebecca, Rachele, Myriam, Debora, Anna, Rut e Noemi, Giuditta ecc. Non cito tutte le donne presenti nel Nuovo testamento, perché sarebbero davvero numerose.
Ma le donne, ancora oggi, quando la loro presenza nel campo politico è particolarmente incisiva e determinante, danno fastidio e si mettono sotto accusa: basta un cavillo, e il gioco è fatto. Purtroppo, a differenza del campo politico, nel campo ecclesiastico le donne sembrano sparite; tranne poche eccezioni, sono ancora i maschi a dettare legge, e si sa che la Chiesa da millenni gerarchicamente è ostinatamente maschilista. Siamo ben lontani da quella apertura rivoluzionaria, inaugurata in modo particolare da Cristo, dei primi tempi della Chiesa. Pensate a Maria, Madre di Gesù, vera icona della donna ideale, ma, purtroppo rimasta sempre ideale, tenuta su un piedistallo, da venerare come una dea.
Il terzo giorno
Passiamo all’espressione “il terzo giorno”. Così inizia il primo brano: «Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, Ester si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi». Anche il brano di oggi inizia nel testo originale: «Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù». C’è un altro passo, precisamente nel libro dell’Esodo (19,10-11.16), che dice: «Il Signore disse a Mosè: “Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo… Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi… ».
L’espressione “il terzo giorno” non va presa alla lettera: non ha una connotazione temporale o cronologica. Richiama i sei giorni della creazione a indicare il cuore della nuova creazione. In altre parole, l’autore sacro avverte il lettore di trovarsi di fronte a qualcosa di particolarmente importante: sta per succedere qualcosa di nuovo, di un intervento speciale divino. Vista così, l’espressione “il terzo giorno” ci introduce alla comprensione teologico-mistica del brano di Giovanni. Ma c’è di più. Il quarto evangelista, al termine del racconto, dice una cosa altrettanto importante, quando scrive: «Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria…». Il termine “segno” che sostituisce la parola “miracolo” indica che non si tratta di un evento strepitoso dal punto di vista visivo o sensibile, ma di un gesto da leggere e da interpretare nel profondo. Perciò, limitarsi agli aspetti esteriori di ciò che Gesù ha fatto trasformando l’acqua in vino, vuol dire essere lontano dalla intenzione di Cristo.
Senso mistico del “segno” di Cana
Dunque, si tratta di un “segno” da cogliere nel profondo del suo significato mistico. Tutto il racconto, anche nei minimi particolari, va letto al di là della sua narrazione storica. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza della fede.
Mi soffermerò solo su alcuni aspetti. Prima però vorrei fare una brevissima premessa che ritengo fondamentale. Già l’ho detto, parlando del quarto Vangelo: l’autore vero, prima della sua estensione letteraria, è stata la comunità di Giovanni, particolarmente aperta al mondo mistico-profetico. Sono convinto che la pagina di oggi, che ci è stata tramandata lungo i secoli, riflette solo in parte la primitiva riflessione mistica. Sono convinto, cioè, che essa contenesse una simbologia ancor più ricca e azzardata, che è stata però ridimensionata dalla Chiesa gerarchica.
Il contrasto tra la Madre e il Figlio
Pensate alla parte di mediazione che Maria ha nel racconto. Ma il contrasto tra Maria e Gesù viene quasi smorzato in un dialogo enigmatico, per non dire incomprensibile, volutamente lasciato tale per evitare che potesse suscitare qualche reazione negativa da parte dei cristiani. Sta di fatto che Gesù sembra cedere alle insistenze-pretese della Madre: è lei la vera protagonista, più che il Figlio.
Gesù vorrebbe rimandare tutto all’ultima Ora, quella della Croce. Maria, invece, chiede che quell’Ora venga anticipata. E Gesù compie il miracolo. Attenzione, dice Giovanni: si tratta di “un segno”, perciò da leggere in profondità. Che cosa significa?
Credo di poter intravedere qualcosa di sconvolgente che la Chiesa-istituzione non ha mai voluto nemmeno intuire. Parto da una convinzione di fondo: non possiamo cioè separare il Cristo storico dal Cristo della fede o dal Cristo mistico. Anche se con la sua morte fisica Gesù porrà fine alla sua vicenda terrena, dando l’avvio all’era del Cristo della fede, in realtà, anche quando Gesù predicava e compiva gesti fuori del comune, egli agiva come il Cristo della fede. Non dimentichiamo che i Vangeli non sono racconti stenografati, ma rilettura della storia di Cristo alla luce della Risurrezione. In particolare, Giovanni e la sua comunità si sono a lungo soffermati a contemplare il Mistero divino presente nel Cristo storico.
Dunque, ogni parola e ogni gesto di Cristo vanno letti oltre il loro aspetto sensibile di una vicenda di cronaca pur straordinaria. Fanno già parte, ecco l’Ora anticipata, di un mondo misterioso che solo chi ha fede, solo il mistico, riesce a interiorizzare.
Allora, l’intervento di Maria è stato determinante soprattutto per noi credenti (il banchetto nuziale è solo l’occasione, nient’altro) perché potessimo intuire il Mistero del Cristo mistico o della fede presente nella vicenda storica di Gesù.
Sarebbe anche interessante parlare del vino. In fondo, tutto il racconto dipende dalla sua mancanza. Parlare della simbologia del vino, molto ricca nella Bibbia, richiederebbe troppo tempo. Solo una cosa: tutto il Creato è una simbologia che invita al Divino. All’uomo moderno manca questa capacità di vedere, anche nei beni più usuali, una ricchezza interiore che richiama il mondo dell’essere.
Più che un’accusa o un rimprovero, è un invito perché ciascuno scopra nel mondo che lo circonda i “segni” di quella presenza del Divino, che purtroppo è ancora nascosta sotto il peso ingombrante di un mondo d’avere o di apparenza di avere che ci sta distruggendo come esseri umani.

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