La messa per il boss defunto: e il prete minaccia il nostro cronista

da la Repubblica

La messa per il boss defunto:

e il prete minaccia il nostro cronista

Don Mario Frittitta contro il giornalista: “Stia attento, lei la paga”. Il vescovo di Palermo: “No ai mafiosi in chiesa”
di SALVO PALAZZOLO
16 marzo 2019
PALERMO – Quando padre Frittitta pronuncia il nome del defunto — Tommaso — le campane cominciano a suonare. E suonano per un minuto che sembra interminabile. Piazza Kalsa, il cuore della città vecchia, si ferma. La chiesa di Santa Teresa è affollata, l’organo intona le noti più solenni. E ora il defunto diventa «nostro fratello Tommaso». Tommaso Spadaro, il re della Kalsa, il padrino del contrabbando e della droga, condannato per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella.
È diventata un caso quella messa dopo il video lanciato su Repubblica.it.
Giovedì pomeriggio, il carmelitano Mario Frittitta non si è limitato a officiare una solenne funzione in ricordo del capomafia morto un mese fa. Ha anche pronunciato pesanti minacce quando gli abbiamo chiesto: «Come ha potuto celebrare un messa per un mafioso, dunque per uno scomunicato?». Il sacerdote non ammette confronti. Prima dice: «Voi siete cattivi». I giornalisti. Poi alza il tiro: «Stia attento a come parla, perché altrimenti lei la paga. Perché il Signore fa pagare queste cose».
«Atteggiamenti e frasi» che l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, «stigmatizza», ricordando «l’inconciliabilità dell’appartenenza alle organizzazioni mafiose con l’annuncio del Vangelo». Un concetto ribadito pochi mesi fa dai vescovi siciliani in occasione del venticinquesimo anniversario dell’anatema ai mafiosi lanciato da Papa Wojtyla nella Valle dei Templi.
Ma non è solo Frittitta ad aver detto messa per Masino Spadaro, il padrino che al maxiprocesso diceva di sé “Sono la Fiat di Palermo, per quanti posti di lavoro ho dato”. Un mese fa, anche il cappellano del cimitero di Sant’Orsola, padre Angelo Li Calzi, ha speso una buona parola per il boss deceduto ai domiciliari, a Perugia. Lo racconta un altro video su Repubblica.it: «Diceva il rosario ogni giorno», ha spiegato il sacerdote dopo la messa. A quanto pare, unico vero dispiacere del boss era la figlia, che a metà degli anni Novanta aveva commesso la grave colpa di seguire il marito, mafioso diventato collaboratore di giustizia. È Pasquale Di Filippo, che con le sue dichiarazioni ha fatto arrestare tanti latitanti. «Però, negli ultimi tempi, diceva il rosario ogni giorno».
Ma i mafiosi non erano scomunicati? E il diritto canonico non prevede il divieto di celebrare messe e funerali per i «peccatori manifesti»? L’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, ha parole chiare su questo argomento. «Il peccato di mafia ha un rilievo pubblico — dice — Dunque, perché si possa parlare di un effettivo pentimento è necessario che il peccatore manifesti pubblicamente la sua presa di distanza. Se ha ucciso qualcuno, dovrebbe chiedere perdono o risarcire i familiari delle vittime. Non basta dire il rosario». Pennisi vietò il funerale di Totò Riina, consentendo solo una benedizione fuori dalla cappella del cimitero. Anche il cardinale di Agrigento vieta i funerali dei boss. A Palermo, invece, che succede? Qualche anno fa, padre Li Calzi celebrò a Sant’Orsola il funerale di Michele Greco, il “papa” della mafia, dicendo: «Siamo qui a ricordare un padre che tanto ha dato per i suoi cari». Altro che scomunica per i mafiosi.
E, oggi, guai a fare domande a padre Frittitta, un passato movimentato il suo, a metà degli anni Novanta arrestato e poi assolto dall’accusa di aver favorito il clan del latitante Pietro Aglieri. Di sicuro, andava a dire messa nel covo del boss. Una storia che il sacerdote — da sempre alla Kalsa — non ha mai voluto raccontare. Dice il sindaco Leoluca Orlando: «Palermo e la Sicilia hanno bisogno di giornalisti che facciano domande scomode. E nessuno, in nessuna circostanza e da nessun pulpito, può minacciare un giornalista». Prendono posizione anche l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, l’Assostampa provinciale e regionale: «Non si può attribuire a Dio il compito di far pagare al giornalista la presunta colpa di aver posto domande e fatto emergere contraddizioni». Ci sono ancora due domande senza risposta sugli Spadaro. Che fine ha fatto il tesoro di don Masino? Chi lo custodisce? Le campane di Santa Teresa hanno reso omaggio al re della Kalsa.

 

1 Commento

  1. Patrizia ha detto:

    Così vanno le cose, i don Giorgio messi ai margini, e questi soggetti che continuano a stare al loro posto come nulla fosse. Prima che arrivino le trombe del giudizio, cambierà qualcosa?

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