Chi è Kim Jong-un e perché il mondo ha paura di lui

da L’Unità
Giacomo Rossi
15 aprile 2017

Chi è Kim Jong-un

e perché il mondo ha paura di lui

Il più giovane Capo di Stato al mondo è solo l’ultimo leader di una dinastia che ha messo in ginocchio un intero Paese
Alla fine quella di sabato 15 aprile è stata una faraonica, spettacolare e minacciosa parata militare. Un modo per mostrare al mondo che la Corea del Nord non intende farsi intimorire dalla “Madre di tutte le bombe” sganciata da Donald Trump. E come una gara tra ragazzini capricciosi e irrequieti, Kim Jong-un ha voluto mostrare all’inquilino della Casa Bianca i suoi “giocattoli” di guerra. Missili potenzialmente capaci di raggiungere le coste statunitensi – come quelli identificati come KN-08 e KN-14 – ma di cui nessuno è capace di accertarne l’effettiva minaccia offensiva. Perché, come in tutte le messe in scena del regime, anche quella organizzata oggi da Pyongyang è già finita sotto la lente di ingrandimento degli esperti di mezzomondo. Il legittimo sospetto è che, come già successo in passato, alcune delle armi mostrate siano in realtà un falso.
Un po’ come era successo in occasione del 6 gennaio 2016 quando la Corea del Nord aveva annunciato di aver effettuato un test nucleare con una bomba all’idrogeno.
In quel giorno i sismografi in Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti avevano registrato un terremoto di magnitudo 5.1 proprio nei pressi dell’area già utilizzata dal regime per i precedenti test nucleari. Per settimane si è discusso su quello che era realmente avvenuto. La detonazione c’era stata? L’ordigno utilizzato era effettivamente una bomba all’idrogeno che per il regime era una assoluta novità?
Come in tutti gli altri casi, le notizie che riguardano il regime sono frammentarie e difficilmente verificabili. La dittatura ha il controllo totale sul flusso di informazioni e sull’intera vita del Paese. A capo del quale c’è Kim Jong-un, il più giovane Capo di Stato al mondo con i suoi 33 anni.
Figlio di Kim Jong-il, il Brillante Compagno è diventato Leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea dal 18 dicembre 2011, giorno successivo alla morte del padre. La sua giovane età non ha fatto che peggiorare una conduzione che già con il padre appariva scellerata.
Gli abitanti di un Paese che ha fatto della provocazione una pericolosa arma diplomatica sono di fatto isolati dal resto del mondo. Citare il solito 1984 di Orwell sembra facile e scontato, ma è difficile immaginare qualcosa di più simile. Almeno per un Paese in cui esiste una rete internet, ma è chiusa e circoscritta a pochi siti governativi. Un Paese dove ci si possono scambiare mail, ma sono controllate. Dove si può votare, ma ad ogni elezione il giovane dittatore conquista la totalità dei voti.
In questo quadro si muove un Paese folgorato dalla follia delle ultime tre generazioni di dittatori. Il nonno Kim Il-sung, il padre Kim Jong-il e ora lui.
In un libro che è diventato un caso editoriale, Fuga dal Campo 14, viene raccontata la storia di Shin Dong-hyuk, un ragazzo che è nato e cresciuto all’interno di uno dei campi di concentramento nordcoreani e che, alla fine, riesce a fuggirne. Nel raccontare la sua vita l’autore, il giornalista del New York Times, Blane Harden, si preoccupa di dare una dimensione reale e veritiera alla dittatura, mostrandone la sua capacità pervasiva. In quel mondo chiunque è controllato e, se non in linea con le direttive, punito. Persino i sentimenti sono proprietà dello Stato e dal racconto di Harden emerge quanto sia alta la sua capacità di controllarli, imbrigliarli o, letteralmente, cancellarli.
Il giovane fuggitivo ne è un testimone. Lui che ha condannato a morte la sua stessa madre solo perché ha fatto quello che il regime gli aveva insegnato di fare: denunciare i traditori. Non importava qual era il rapporto che intercorreva tra il denunciante e il denunciato. Harden racconta di quanto fosse difficile per Shin, una volta fuori, contemplare sentimenti come la pietà e l’amore. Sensazioni che per lui non avevano alcun valore e a cui non riusciva ad attribuire una dimensione all’interno della sua nuova vita.
Attraverso la storia di Shin, quasi coetaneo del dittatore che lo teneva rinchiuso, si può anche capire l’assurdità di un Paese che pur di non vedere lesa la sua idea di superiorità, persegue con insistenza la strada dell’autarchia.
Un frammento dell’intervista di Harden a Chung Jung-hee, responsabile degli infermieri del centro per il reintegro dei rifugiati nordcoreani di Hanawon, in Corea del Sud, può chiarire l’impatto di una politica così miope.
“Il ‘problema alimentare’, come è spesso chiamato in Corea del Nord, non è confinato soltanto ai campi di lavoro, ma se ne vedono le conseguenze anche sui corpi di milioni di persone in tutto il Paese. I maschi adolescenti fuggiti nell’ultimo decennio sono in media tredici centimetri più bassi e pesano undici chilogrammi in meno rispetto ai loro coetanei cresciuti in Corea del Sud”.
Per questo ora il mondo ha paura. Il ragionamento è semplice. Se il capo di un Paese abbandona gran parte dl suo popolo nella povertà per assecondare una sua visione, giustificare i suoi crimini e foraggiare la sua vanità con sontuose parate, è facile pensare che sia disposto a sacrificarlo. Anche sotto il fuoco di una rappresaglia scatenata da una bomba nucleare sganciata su obiettivi occidentali. Prima fra tutti, l’America.

 

4 Commenti

  1. Patrizia ha detto:

    Sarebbe lecito chiedersi che cosa va a fare Razzi da kim jong-un e da Hassad ?
    Secondo me si.

  2. GIANNI ha detto:

    La realtà, come quasi sempre, è un po’ diversa da come viene rappresentata dai principali media. Seguendo questo filo rosso conduttore, possiamo considerare la questione sotto due diversi profili.
    Analisi della effettiva situazione internazionale, considerando il contingente corso degli eventi, sulla base delle normali nozioni storiche e politiche.
    Ma non solo: infatti nella storia dell’umanità, ideologie e sistemi che volevano primeggiare e dettare legge al resto del mondo non sono nuovi, e non risalgono solo allo stalinismo o al nazismo, e quindi la questione potrebbe essere considerata in un contesto più ampio e meno banale, meno scontato…ma procediamo con ordine e vediamo come stanno le cose.

    Intanto considerando la questione secondo la normale ricostruzione storica e politica.
    La Corea del Nord è un souvenir della guerra fredda, forse l’ultimo stato stalinista ancora esistente sulla faccia delle terra.
    Divisa lungo il trentottesimo parallelo dalla Corea del Sud, la sua esistenza ha sinora rivestito un ruolo strategico per le tre superpotenze mondiali, USA, Cina e Russia, quale vero e proprio stato cuscinetto.
    Vediamo perché.

    Alla Cina certo non converrebbe una riunificazione della Corea, che vedrebbe con probabilità schierarsi lungo le sue frontiere un considerevole contingente militare statunitense, oltre al problema di dover fronteggiare circa un milione di profughi coreani in caso di guerra.
    Ovviamente anche la Russia soffrirebbe di un conflitto armato, soprattutto di tipo termonucleare, ma anche solo convenzionale, essendo il teatro di guerra confinante con i propri confini e con la propria area di influenza strategica.
    Da parte loro, gli USA sono interessati al mantenimento dell’autonomia del loro alleato nell’area, la Corea del Sud, ed a contenere eventuali mire espansioniste nordcoreane.

    E’ pure evidente che gli USA non sono realmente interessati ad un conflitto nell’area, dagli esiti comunque imprevedibili, ma semmai a far intervenire la Cina, perché contenga l’attivismo nordcoreano (comunque più pericoloso a parole, che nei fatti, visto anche il fallimento del test missilistico tanto sbandierato, e le effettive capacità offensive, in termini quantitativi e di efficienza dell’arsenale nucleare nordcoreano, inferiori a quanto sbandierato dal regime).
    Non va infatti dimenticato che la sopravvivenza dello stato nordcoreano dipende dalle importazioni di generi anche di prima necessità e di energia dalla Cina.
    Se la Cina chiudesse anche solo per una settimana le fonti energetiche alla Corea del Nord, questa verrebbe messa in ginocchio.

    E’ quindi evidente che il tutto finirà con una conferma dello status quo, senza che le diatribe verbali di questi giorni possano portare ad una effettiva destabilizzazione geopolitica, e senza, quindi, ripercussioni particolari sul quadro internazionale.

    Ora, però, cerchiamo di allargare il campo d’indagine, domandandoci quanto segue: nella storia umana, abbiamo un filo rosso conduttore che leghi tra loro i tentativi di egemonia sugli altri?
    La risposta è positiva.
    Tutta la storia umana è permeata, sin dall’antichità, da tentativi di egemonia sugli altri.
    Egizi, assiro babilonesi, romani, sacro romano impero, crociate, guerre mondiali, ecc. stanno lì a dimostrarcelo.
    Quello che è meno scontato è capire come particolari realizzazioni, dalle piramidi, ai vimana, agli sviluppi aereo spaziali nazisti, ad altre realizzazioni ancora, siano state possibili con le normali conoscenze umane.
    Ebbene no, semplicemente tutto questo non sarebbe stato possibile.
    E’ quindi sorta e si è sviluppata l’ipotesi di interventi alieni, ad esempio con rilevanti prove nel caso nazista.
    In altri termini, forse l’idea di supremazia non nasce da questo mondo, ma da potenze aliene che hanno cercato di dominare e talora di appoggiare talune fazioni politiche, trasmettendo informazioni e forse anche creando ibridi uani/alieni.
    Del resto, i segni evidenti di scontri atomici risalgono a ben prima che la storia ufficiale proclami la nascita delle prime bombe atomiche.
    Di qui una serie di storie umane/aliene, che hanno visto il tentativo di primeggiare.
    I passi più evidenti nella storia moderna e contemporanea sono stati: evoluzione aereo spaziale ed atomica tedesca, poi trasferitasi negli USA (prima il programma spaziale americano era inesistente), diffusione di certe conoscenze in altre aree, ecc.
    L’idea di supremazia, quindi, ha probabilmente avuto prima origine aliena e poi contagiato l’essere umano, con qualche bimbo minchia (sì, mi riferisco proprio al dittatore nord coreano) che evidentemente pensa di essere novello stalin o hitler redivivo (ma nel caso del nazismo probabilmente vi era una consapevolezza di un’alleanza o di un sapere alieno che qui manca….vedasi test falliti).
    Già dal passato traiamo prove evidenti, per chi voglia coglierle, di lotte anche tra gli stessi alieni, probabilmente anche di tipo termonucleare, e se in tutto questo gli antichi dei, o novelli dei (vedasi cristianesimo) altro non fossero che alieni “buoni” contrapposti ai cattivi?
    A questo non credo in senso assoluto, cioè credo vi sia una specifica dimensione metafisica, ma credo, invece, al tempo stesso, che alcuni eventi di tipo extraterrestre abbiano potuto essere erroneamente identificati con fenomeni divini….vedasi Sodoma e Gomorra.
    Insomma, questa è una possibile interpretazione di certi fatti anche storici.
    Quel che è certo è che la mentalità da bimbo minchia purtroppo continua, ogni tanto, a contagiare qualche esaltato, e la Corea del Nord ne è un chiaro esempio
    Anche senza necessità di interventi alieni, basta l’alienato di turno che vada al potere.

  3. diogene ha detto:

    … ma adesso ci pensa il nostro Razzi ad umanizzare il “bravo” Kim Jong-un ed a proporsi come da mediatore per trattative di pace con l’altrettanto “bravo” Trump!

  4. Giuseppe ha detto:

    Sembra impossibile che ancora oggi, in un’epoca di relativo benessere (nonostante le vistose sacche di povertà ancora riscontrabili) e di pace apparente, almeno per quanto riguarda l’assenza di guerre dirette tra i paesi più influenti, nonostante la miriade di conflitti non meno sanguinosi e distruttivi che affliggono continuamente alcune località circoscritte dell’Africa e dell’Asia, possano esistere degli stati di cui si sa poco o niente e tutto ciò che riesce ad emergere è solo frutto della propaganda di regime, perché il potere è concentrato nelle mani di pochi esaltati. A dire la verità non è che la situazione nel Mediterraneo e nel nord America sia molto più allegra, considerato che ogni giorno ci sono delle libertà che vengono soppresse o limitate e dei leader politici che pensano di poter giocare a Risico con l’umanità e sono convinti di poter governare senza dover rispondere delle proprie azioni. Basti pensare a personaggi come Trump ed Erdogan o alla politica espansionistica del governo di Netanyahu in Palestina. Tutto ciò mentre, a dar retta alla febbrile attività diplomatica, sembra che tutti aspirino a realizzare una pace vera, completa e duratura. Anche se poi, nella realtà quotidiana si continua ad alimentare la produzione di materiale bellico e la ricerca di nuove armi sempre più micidiali, come la “super bomba” sganciata dagli Usa al confine tra Pakistan e Afghanistan. Nulla di nuovo, intendiamoci, perché già i Romani antichi avevano conquistato un impero seguendo il motto «si vis pacem, para bellum» (se vuoi la pace preparati alla guerra). Se penso, invece, al referendum promosso da Erdogan, che ha chiesto al popolo turco “il permesso” di acquisire poteri eccezionali, instaurando nella legalità una dittatura che, di fatto, già esiste, mi viene da “sorridere” a denti stretti e con l’amaro in bocca, ricordando il casino montato dai grillini e dai loro “alleati pro-tempore” per bocciare il referendum costituzionale promosso dal governo Renzi che, secondo loro, avrebbe portato a una svolta autoritaria …

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