Omelie 2019 di don Giorgio: PRIMA DI AVVENTO

17 novembre 2019: PRIMA DI AVVENTO
Is 51,4-8; 2Ts 2,1-14; Mt 24,1-31
Avvento, momento “forte” da vivere seriamente
L’Avvento, che per noi ambrosiani dura sei settimane, mentre per il rito romano dura solo  quattro, è uno dei due momenti “forti” (l’altro è la Quaresima), in cui il credente è invitato a riflettere seriamente sulla propria fede nel Mistero divino.
Parlare di momento liturgico “forte” ci aiuta già a capire che abbiamo una provvidenziale occasione per ripensare la nostra fede, dando più spazio al nostro interiore, rinunciando a tutto ciò che può disperderci in mille evasioni.
Viviamo in un momento storico in cui ci stiamo giocando il nostro futuro, proprio perché frantumiamo il presente in interessi del tutto superficiali. Sì, siamo bravi artisti nel rendere drammatica la situazione, come se in gioco ci fosse il nostro ben-essere, quando in realtà, proprio perché la situazione è drammatica, dovremmo avere il coraggio di spogliare la realtà e non di complicarla.
Abbiamo perso l’arte, quella vera, che consiste nel semplificare la realtà complessa, trovando il bandolo della matassa. E il bandolo non è facile da trovare, se rimaniamo all’esterno del nostro essere, dove tutto collabora a renderci insipienti.
Oggi urge riprenderci l’intelligenza, il pensiero profondo di Dio, che è lo Spirito interiore. E invece, ci fingiamo drammatici, piangenti, contestatori, anche violenti difensori dei diritti umani, ma giochiamo a fare l’escluso di casa nostra. Siamo noi che ce ne andiamo di casa, e poi, fuori, nella nebbia o nella tempesta, urliamo di disperazione. La finzione o il gioco dura poco, perché la realtà drammatica ci travolgerà.
Noi credenti siamo riusciti a trasformare l’Avvento, tempi addietro vissuto intensamente, in un periodo di baldoria, una matassa sempre più grossa di fili aggrovigliati, immersi in un pentolone di sentimentalismi e di soddisfazioni culinarie, da far rabbrividire gli antichi pagani, che se non altro avevano una concezione della divinità forse più nobile della nostra di cristiani che hanno perso ogni contatto con la Divinità.

“Ascoltatemi attenti…”
Nel primo brano mi ha colpito la ripetizione del verbo all’imperativo: “Ascoltatemi” rivolto dal profeta, che parla in nome di Dio, al popolo ebraico. Al verbo “ascoltatemi” il profeta aggiunge l’aggettivo “attenti”.  “Ascoltatemi attenti”.
La filosofa francese Simone Weil ha dato una enorme importanza alla parola “attenzione”. La mente attenta dirige poi ogni movimento del corpo. L’attenzione richiede un iniziale darsi da fare per togliere ogni evasione, ogni distrazione, ogni spostamento della mente dall’attenzione verso l’essenziale, che è anzitutto il mondo dello Spirito. L’attenzione richiede, dunque, concentrazione. Ogni disturbo, ogni disattenzione toglie quel rivolgersi verso l’Assoluto, che è il Bene sommo.
Come si può ascoltare una persona, se siamo distratti da altre cose? Se poi è lo Spirito che parla nel profondo di noi stessi, se noi siamo “fuori”, come possiamo ascoltarlo?
“Ascoltatemi attenti”, dice il profeta in nome di Dio anche a ciascun di noi, e lo dice all’inizio dell’Avvento, perché proprio durante l’Avvento lo Spirito ci parlerà seriamente.

Legge, diritto, giustizia e salvezza
Che cosa dice il profeta in nome di Dio? “Ascoltatemi attenti” perché «da me (da Dio) uscirà la legge, porrò il mio diritto come luce dei popoli, la mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvezza…».
Io mi chiedo diverse volte perché i profeti parlavano ripetutamente di legge, di diritto, di giustizia e, di conseguenza, di salvezza. Parlavano forse da giuristi e da politici, e credevano nella redenzione dell’uomo attraverso la legge e le istituzioni umane?
Non credo che l’intento dei profeti fosse quello di ridare alla legge o al diritto o alla giustizia umana il loro senso genuino. Si trattava invece di una visuale completamente diversa da quella umana. I profeti parlavano su un piano completamente differente, perché partivano dal mondo divino. Secondo i profeti la concezione della legge, del diritto e della giustizia umana derivava da una concezione sbagliata dell’essere umano e quindi della società.
Ed ecco una domanda che abbiamo il dovere di fare: allora tutto è sbagliato quando si parla di leggi umane, di diritto umano e di giustizia umana? Dipende. Dipende dalla nostra visuale dell’essere umano. E non bisogna fermarci alla visuale dei profeti, benché parlassero in nome del Dio eterno. L’essere umano è nato quando è nato l’uomo, ovvero ha preso coscienza di se stesso. In quel momento sono nati il diritto, la legge, la giustizia. Poi la società ha complicato le cose, ha reso suo il diritto, la legge e la giustizia, su una concezione mutila dell’essere umano, visto nella sua esteriorità, ovvero nella sua duale composizione di corpo e di anima (psiche), tralasciando o distruggendo il mondo dello spirito, là dove c’è la Sorgente del Divino, perciò della legge, del diritto e della giustizia che hanno perciò le loro radici nel profondo dell’essere umano.
“Nessuno vi inganni”
Ma come è avvenuto questo? Ecco il secondo invito che troviamo nella lettera di San Paolo e nel brano del Vangelo: “Nessuno vi inganni!”. L’inganno è una delle parole più ricorrenti nella Bibbia, anche perché per definizione il Maligno è colui che inganna. È la sua arte ingannare, il suo mestiere, il suo compito, la sua missione.
Noi viviamo in un mondo di ingannatori e di ingannati. Siamo condizionati da un mondo ingannevole. Colui che inganna è intelligente, perché sa trovare la via giusta e le parole più equivoche per ingannare l’uomo. Usa le stesse parole del Divino, e ne dà un senso contrario, ma senza che la gente se ne accorga. È il caso esemplare dei nostri politici che usano le stesse parole dei profeti (legge, diritto e giustizia), intendendole però in un modo del tutto diverso, e così illudono il popolo allocco a credere che la politica ci offra un mondo migliore.
Attenzione, dunque, ci dice anche Cristo, che nessuno vi inganni. E per ingannare si ricorre anche a gesti grandiosi, miracolosi, dando un senso di benessere, che però è falso, ma la gente non va al di là del profumo dell’arrosto, e neppure sente che è bruciato.
La politica crea un mondo di false sensazioni, lavora sulla pelle della gente, e tira fuori parolone come legge, diritto e giustizia, e la mette nel sacco facendola morire di asfissia, togliendole il respiro dello Spirito santo.

 

2 Commenti

  1. Luigi ha detto:

    Ho ascoltato sul video oggi l’omelia di avvento che avevo letto lunedì. Condivido quel “io vivo la mia coscienza, secondo la mia coscienza potrò essere giudicato solo da Dio”. Questo vivere la propria coscienza rende vigile e attento don Giorgio dalle seduzioni mondane. Il periodo di avvento è di vigilanza e attenzione per risvegliare le coscienze. Ai cattolici, agli ex socialisti e comunisti brianzoli e non per resistere alle seduzioni leghiste. Siate attenti e svegli! E’ il grido di Cristo. Per padre Giovanni Vannucci essere svegli non dal sonno corporeo necessario per vivere o dall’abulia e dall’inerzia di chi si lascia vivere come una piuma al vento o dall’assopimento causato da una malattia grave, ma dal sonno sottile che Cristo addita nell’uomo più attivo e operoso: il sonno della mente e del cuore. Il sonno della maggioranza delle coscienze umane tra le quali mi ci metto anch’io. Questo sonno impedisce la chiara presa di coscienza del destino eterno e divino di ognuno, e assopisce ogni nobile anelito all’ascesa e all’elevazione.

  2. bartolomeo palumbo ha detto:

    Molto da meditare perche’ il lavoro piu’ arduo e’rientrare in se’ stesso.La fede e’ come un raggio di luce e quando si aprono lee finestre si vedono tutte le magagne che ingombrano.GRAZIE DON GIORGIO.

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