Striscioni, selfie e contestazioni: ora Salvini scappa dalla piazza

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Striscioni, selfie e contestazioni:

ora Salvini scappa dalla piazza

Chi rievoca i cori anti-terroni, chi rivuole i 49 milioni o canta “Bella Ciao”. La campagna elettorale del Capitano si sta trasformando in un grande autogol: qualcosa si è rotto nella narrazione dell’uomo del popolo amato da tutti
di Dario Falcini
#SalviniTogliAncheQuesti. Con questo slogan Milano si prepara ad accogliere Matteo Salvini il 18 maggio, giorno in cui sarà in città assieme a Marine Le Pen per il main event della campagna per le Europee. A lanciare l’hashtag i Sentinelli, gruppo di attivisti che in questi anni ha animato le principali piazze cittadine, e a giudicare da quanto sta circolando sui social ci sono buone possibilità che l’accoglienza per il ministro dell’Interno sabato sarà particolarmente colorata. In occasione della sua visita a Campobasso, per intenderci, sono comparsi 200 lenzuoli contro di lui. E Milano è molto, molto più grande.
La grande passerella finale del (wannabe) leader del sovranismo continentale si potrebbe così trasformare in un gran bel autogol al sette. Perché negli ultimi giorni qualcosa si è rotto, e la narrazione – per usare l’abusata parola chiave della politica degli ultimi anni –  del Capitano pare proprio essersi interrotta. La saga degli striscioni è un dettaglio tutt’altro che irrilevante in questa vicenda. Prima Salerno, poi il clamoroso caso di Brembate, dove i pompieri sono entrati in una casa privata per rimuovere un messaggio appeso a un balcone. Immagini – perché ormai contano solo quelle – che testimoniano un paio di cose: uno, che anche se il Tg2 non lo dice non tutto il popolo sta con il muscolare leader leghista; due, che forse iniziamo ad avere un piccolo problema con la democrazia.
Perché, mentre ci si riempie la bocca ogni giorno con i fake di Voltaire e si denuncia “il fascismo degli antifascisti” che vogliono vietare a Casa Pound di prendersi le inquadrature migliori, pare che non si possa più dire a un rappresentante del governo che non si è d’accordo con le sue azioni. Sulla base di una legge del 1948.
Non è solo una questione di scritte appese alle inferriate. Negli ultimi giorni – durante il suo tourbillon di iniziative elettorali da Trieste in giù – Salvini ha ricevuto più di una manifestazione di dissenso in piazza, e non ha fatto un gran effetto vedere la Digos intervenire per allontanare i contestatori (legittimi). Ancora più fastidioso, se si considera l’aggressività con cui mister 49 milioni si esprime davanti ai suoi fan e bolla come “rosiconi” e “sfigati dei centri sociali” chiunque non stia con lui. Prima incendi gli animi e poi ti nascondi dietro a un ufficiale con l’auricolare e i Ray Ban? Mica bene.
Inevitabilmente, visti i tempi che ci è dato documentare, la dinamica è quella del “digital into real”. Le contestazioni in molti casi nascono per essere postate sui social, o per dirla con Crozza ormai “la gente chiede i selfie a Salvini solo per coglionarlo”. È già successo diverse volte: dal bacio di due ragazze al suo fianco a chi ha cercato di stampare la bocca del ministro, da chi gli ha ricordato i tempi in cui per lui i meridionali erano solo dei terroni al solito adagio dei 49 milioni. Iniziative personali, che in poco tempo diventano virali e creao emulazione. D’altra parte pochi si meritano un simile trattamento più di Salvini, che grazie alla realtà parallela dei social ha costruito il proprio impero di consenso.
E poi, pur nell’assenza più opprimente di un’opposizione, c’è qualcosa di più di queste estemporanee – e molto efficaci – trovate personali. Ci sono state, negli scorsi mesi, le piazze affollate del #MaiConSalvini e una manifestazione come People a Milano. Insomma, qualche scintilla politica dal basso qua e là si accende. E anche in questa campagna elettorale – in cui Salvini in piazza (oltre che in tv) è stato tra i pochi ad andarci in maniera assidua – ci sono stati momenti estremamente politici, come i cori Bella Ciao in piazza da parte di gruppi di manifestanti a Modena, a coprire la voce del padrone. A proposito, lì come altrove, anche se Morisi troverà sempre un angolo giusto per sostenere il contrario, le piazze del Capitano erano tutt’altro che straripanti.
È presto per dire se il super influencer leghista abbia perso la sua “spinta propulsiva”, e in assenza di alternative credibili importa pure poco. Di certo la politica fast food contemporanea – quella degli gnocchi fritti postati su Facebook e dei Vinci Salvini – ha ritmi vertiginosi: oggi sei il prescelto e domani un povero stronzo. È capitato a tanti prima di Matteo, potrebbe capitare anche a lui. Un suo omonimo, nemmeno troppo tempo fa, aveva subito la stessa sorte. E anche in quel caso erano state le piazze a invertire la rotta, quando sempre più comizi si trasformarono in occasioni per sfanculare l’allora presidente del Consiglio. Allora fu coniato lo slogan RenziScappa (copyright Wu Ming): avessero usato il nome di battesimo non dovremmo nemmeno cambiare l’hashtag.

 

5 Commenti

  1. maurizio ha detto:

    Sia chiaro fin da subito: ben vengano queste contestazioni.
    Nondimeno (e lo dico con profonda amarezza), io vorrei sapere dove siano e che cosa dicano ora tutti quegli elettori di sinistra per i quali, alle ultime elezioni politiche, il “Nemico da sconfiggere a tutti i costi” era Renzi, e che, con il loro voto, hanno contribuito a creare questo stato di cose.
    Renzi avrà anche commesso degli errori, non lo discuto, ma la situazione in cui ci troviamo oggi si deve anche al voto irresponsabile di tanti che, pur di far fuori lui, non hanno minimamente pensato al rischio di dare la stura al peggio.
    Salvini (e non solo lui) non si trova al Governo per caso, o per un “destino cinico e baro.”

    • Antonio ha detto:

      Condivido il tuo pensiero. Se per disgrazia vince le elezioni, si autoproclamerà papa. nero.

    • Rick ha detto:

      Quegli elettori sono ancora in attesa di ricevere “scuse e rispetto” da quegli altri elettori per anni e anni li hanno insultati a suon di “gufi, professoroni, rosiconi, protetti, sindacalizzati, ipertutelati, privilegiati”.

      Quel linguaggio, quel sentimenti, se qualche renziano ancora non l’ha capito, è alieno al centro-sinistra solidale che si auspica possa contrapporsi “alle destre becere”.

      Se la priorità sono le “destre becere”, allora si pensi ad unire, come cerca con fatica di fare Zingaretti (e prima di lui Prodi), anzichè ad insultare.

      Qualcuno ha voluto “dividere” una coalizione di pensiero, prima che politica, che era sanamente di CSX iniettandovi dosi velenose di liberismo.

      Adesso chi si è fatto complice di quell’avvelenamento si prende le conseguenze e le responsabilità di tale divisione.

      • maurizio ha detto:

        Premesso che io non ho mai insultato nessuno – per cui non vedo né di che cosa, né a chi dovrei chiedere scusa – e che da non pochi di coloro che “sono ancora in attesa di ricevere scuse e rispetto” ho sentito dare della “testa di c****” a Renzi e a Gentiloni – per cui, se insulti ci sono stati, non sono arrivati da una parte sola -, se questo è l’atteggiamento, allora godetevi Salvini e che buon pro vi faccia.

  2. bartolomeo palumbo ha detto:

    Comincio a respirare.Cntinuate gente perche’ era ora di svrgliarvi. GRANDI SALUTI ATUTTI I CONTESTATARI DI salvini e tanto cha ci sono anche dalla lepen!!!!

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