“Francesco consegni le bobine della trattativa”

 

da Vatican Insider

16/06/2013

"Francesco consegni le bobine della trattativa"

GIACOMO GALEAZZI

CITTÀ DEL VATICANO
La marcia contro il silenzio e le "coincidenze" mai chiarite. Da piazza Santa Apollinare a San Pietro. Un percorso simbolico scelto per la fiaccolata che il 22 giugno ricorderà Emanuela Orlandi, la ragazza figlia di un dipendente vaticano, scomparsa in circostanze mai chiarite trent'anni fa. "Un ritorno a casa" che Emanuela non ha mai fatto e che il fratello, Pietro Orlandi, vuole ripercorrere per tornare a chiedere giustizia e verità. "Chiediamo a papa Francesco di unirsi al nostro momento di preghiera in piazza San Pietro e di consegnare alla magistrature le bobine delle trattativa tra la Santa Sede e i rapitori: siamo sicuri che contengano il ricatto al Vaticano", spiega Pietro Orlandi a "Vatican Insider".

C'è un particolare aspetto su cui Orlandi invoca chiarezza. "Marco Fassoni Accetti, il supertestimone-indagato che ha fatto ritrovare il presunto flauto di Emanuela aveva come suo confessore all'istituto romano San Giuseppe De Merode l'attuale vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa, l'arcivescovo Pier Luigi Celata che all'epoca della scomparsa di mia sorella era il segretario del premier vaticano Agostino Casaroli e come tale riceveva le telefonate sulla linea codificata 158", afferma Pietro Orlandi. Il 17 luglio 1983, infatti, venne fatto ritrovare un nastro, in cui si proponeva lo scambio tra la ragazza e l'attentatore di Wojtyla, Ali Agca, oltreché la richiesta di una linea telefonica diretta col Segretario di Satato Casaroli. inoltre si sentiva la voce di una ragazza che implora aiuto, dicendo di sentirsi male.

Alcuni giorni più tardi, in un'altra telefonata, il telefonista ribattezzato «l'Amerikano» per il forte accento statunitense chiedeva allo zio di Emanuela di rendere pubblico il messaggio contenuto sul nastro, e di informarsi presso il cardinale Casaroli riguardo ad un precedente colloquio. In totale, le telefonate dell'Amerikano saranno 16, tutte da cabine telefoniche. Nonostante le richieste di vario tipo, e le presunte prove, l'uomo (che non sarà mai rintracciato) non apre nessuna reale pista da battere.

Adesso la famiglia Orlandi chiede a Bergoglio di consegnare ai magistrati tutte le bobine delle telefonate, mai entrate in possesso degli inquirenti che indagano sulla scomparsa. «Anche se sono passati trent'anni il dolore è vivo come in quel 22 giugno 1983- sostiene Pietro Orlandi-.Purtroppo non sono bastati 30 anni per capire cosa sia successo quella sera, ma noi non ci arrendiamo, andiamo avanti e grazie alla solidarietà della gente comune ci sentiamo come famiglia ancora più motivati ad andare avanti». Un mistero, quello della scomparsa della cittadina vaticana, che ha sempre denunciato Pietro Orlandi «nasconde altro, qualcosa di pesante, 30 anni di omissioni e depistaggi». «Il 22 giugno ci incontreremo alle 19.30 in piazza Sant'Apollinare, dove Emanuela fu vista per l'ultima volta, e – spiega Orlandi – ci incammineremo lungo le strade che lei avrebbe percorso per tornare a casa fino ad arrivare a piazza San Pietro, dove ci raccoglieremo pacificamente con le nostre fiaccole in un momento di preghiera e riflessione. Una veglia per chiedere risposte.

Lì spero che Papa Francesco si unisca a noi, sarebbe un gesto coraggioso». Una data, quel 22 giugno 1983, che Pietro Orlandi ricorda con particolare amarezza. «Quel giorno litigai con Emanuela perché voleva che la accompagnassi – ricorda – ma io avevo un impegno. Lei uscì sbattendo la porta. Io da allora continuo a pensare se l'avessi accompagnata». Per la fiaccolata in programma adesioni sono arrivate «da Messina a Lugano – spiega il fratello di Emanuela – e in tanti continuano a farlo. Una solidarietà forte testimoniata anche dalle oltre 155.000 firme alla petizione lanciata nei mesi scorsi, gesti che ci aiutano ad andare avanti.

Vogliamo scuotere le coscienze nel nome di verità e giustizia». Nelle bobine , secondo la famiglia Orlandi, sono state fornite "prove inequivocabili delle responsabilità nel rapimento", come dimostrano anche gli otto appelli all'Angelus lanciati da Giovanni Paolo II. "Poco dopo la sua elezione ho incontrato Francesco a Santa Marta e mi ha detto quella frase terribile "Emanuela è in cielo", poi ho contattato quattro volte il suo segretario don Alfred per rivederlo di nuovo e attendo ancora una risposta- evidenzia Pietro Orlandi-.La scomparsa di mia sorella per la Santa Sede non è uno scandalo minore rispetto a quelli finanziari, non è solo un dramma privato di una famiglia perché al Vaticano è stata rapita una sua cittadina.

Marco Fassoni Accetti è stato interrogato una decina di volte dai magistrati e anch'io ho parlato con lui e sono rimasto sconvolto quando mi ha detto di non voler fare i nomi delle persone coinvolte nel rapimento perché lui non fa la spia. Ai tempi del collegio De Merode, Fassoni Accetti aveva come padre spirituale l'arcivescovo Celata che riceveva le telefonate dell'Amerikano sulla linea riservata e le passava al cardinale Casaroli. Ci aspettiamo chiarimenti da papa Francesco".

 

 

2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Non dimentichiamo Mirella Gregori, scomparsa un mese prima in circostanze analoghe, ma presto dimenticata perché “non faceva notizia”…
    Perché l’esistenza di questo minuscolo stato nel cuore di Roma, creato ad arte con la complicità del regime fascista, è accompagnata da tanti segreti, sospetti e dicerie? Che se ne fa la chiesa cattolica di un potere temporale che se non era giustificabile nemmeno nel periodo dei cosiddetti secoli bui, a maggior ragione oggi è anacronistico e soprattutto contrasta apertamente con la vocazione spirituale degli insegnamenti evangelici. “Il mio regno non è di questo mondo…” pare di sentirle le parole di Gesù di fronte a Pilato, allora perché la chiesa che ci ha lasciato in eredità lo ha voluto smentire?
    Il dramma della famiglia Orlandi ha oltrepassato i confini della vicenda familiare diventando un simbolo di tutte le nefandezze che sono state perpetrate all’ombra del cupolone, ma resta pur sempre e prima di tutto un dramma intimo per i suoi parenti, anche perché in questi anni si è fatto di tutto per alimentare il mistero che lo circonda, anziché cercarne la soluzione e perseguire la verità. Mi auguro che papa Francesco accolga le richieste del fratello di Emanuela e faccia tutto quello che è nelle sue possibilità per abbattere il muro di menzogne e di ipocrisia che avvolgono questa vicenda straziante.

  2. GIANNI ha detto:

    Troppi segreti e troppe persone coinvolte.
    L’Italia ed il Vaticano, con i loro segreti, sono sicuramente testimoni di storie diverse da qulle che ci sono state raccontate.
    In questi giorni si riapre il caso Moro, anche a seguito del dossier di Imposimato, che pure aveva indagato sulla Orlandi.
    Su quel caso, pare ormai chiaro che vi fossero interventi della Cia e del Kgb, tutti con l’intento di non lasciare in vita Moro
    Sulla Orlandi, pare che vi sia stato un intreccio tra interessi (forse anche sessuali?) di alti prelati, ma pure finanziari, connessi magari al riciclaggio di denaro con/tramite la famosa banda della magliana, e non si sa ancora cos’altro…
    Non è peraltro chiaro il ruolo di chi ha fatto ritrovare il fluauto.
    Perchè l’ha fatto, se poi non vuole parlare?

    Sembra anche che il papa sia al corrente di quanto successo, e mi pare pure evidente che appositamente si sia voluto occultare il tutto.
    Nomi inconfessabili da tutelare?
    Segreti scandalosi da non rivelare?
    Questa storia, in fondo, ci rivela sempre più che non ci sono solo cittadini, ma cittadini di serie a e di serie b, per lo stato italiano, come per quello vaticano.

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