«Chi vuole guarire i gay non riconosce la scienza. Come i terrapiattisti»

da L’Espresso

«Chi vuole guarire i gay

non riconosce la scienza.

Come i terrapiattisti»

Il professor Vittorio Lingiardi: «Qualunque intervento di conversione  dall’omosessualità non solo è inefficace, non essendo una patologia, ma è anche dannoso. E può indurre i giovani al suicidio»
di SIMONE ALLIVA
18 giugno 2019
«Chi parla di omosessualità come condizione modificabile” non ha alcun riconoscimento nella comunità scientifica». Non usa mezzi termini Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma. Raggiunto da L’Espresso spiega il vuoto di senso “accademico, clinico e scientifico” di chi in Italia sottopone una generazione Lgbt a teorie riparative, come raccontato questa settimana. Mentre nel marzo 2018 il Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza un testo non vincolante che invitava gli Stati membri a vietare queste tecniche. I dibattiti sul loro possibile divieto sono attualmente in corso in Germania, Belgio, nei Paesi Bassi e nel Regno Unito. In Italia solo nel 2016 si tentò pallidamente di affrontare il problema tramite una proposte di legge presentata dal senatore Pd Sergio Lo Giudice che intendeva bloccare una pratica che, come ricorda Lingiardi: “può portare i giovani fino all’ideazione suicidaria”

Come è possibile che in Italia nel 2019 si parli ancora di omosessualità come di una condizione “guaribile” ?

Direi che a livello scientifico non se ne parla. L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) e il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) si sono più volte espressi sull’omosessualità come orientamento sessuale non patologico, ribadendo la propria posizione contro ogni tipo di sedicente “terapia” riparativa. Chi parla di omosessualità come condizione “modificabile” per mezzo di un intervento “terapeutico” non ha alcun riconoscimento nella comunità accademica, clinica e scientifica. Volendo fare una battuta, sono un po’ i “terrapiattisti” della psicologia.

Quali sono i danni che può subire un paziente costretto a una sorta di correzione del proprio orientamento sessuale (a un’età che va dai 14 ai 17 anni)?

Tutti gli interventi mirati a “convertire” l’omosessualità in eterosessualità sono non solo inefficaci, ma anche dannosi (e questo lo diceva già Freud nel 1920). Facendo leva sulla cosiddetta omofobia interiorizzata, questi interventi (una miscela clinicamente improbabile di pregiudizio ideologico e condizionamento comportamentale) possono produrre depressione, ansia, sentimenti di colpa e disistima fino all’ideazione suicidaria. Durante l’adolescenza gli effetti sono particolarmente deleteri perché ostacolano il delicato processo del coming out che porta alla conoscenza e alla condivisione della propria (omo)sessualità. Chi vuol farsi un’idea dei presupposti violenti e normativi  delle “terapie riparative” può vedere due film recentemente distribuiti anche in Italia: “La diseducazione di Cameron Post” e “Boy erased – Vite cancellate”. Non è un caso che in molti stati queste “terapie” siano fuorilegge.

Lei è tra i promotori del sito “Noriparative”. Ha notato negli ultimi anni dei passi indietro da questo punto di vista?

Quel sito risale a dieci anni fa e ospita un comunicato redatto e firmato dai più autorevoli esponenti della comunità scientifica e accademica italiana nel campo della salute mentale. Fu scritto in occasione della presenza in Italia di un noto esponente delle terapie riparative, Joseph Nicolosi. Dal 2010 direi che ci sono solo stati passi in avanti, nonostante qualche pittoresca presa di posizione di realtà magari rumorose ma scientificamente non significative. Ricordo che nel 2014 il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha recepito e raccomandato la diffusione di “Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali”.

 

3 Commenti

  1. FRANCESCO66 ha detto:

    Mi piacerebbe solo sapere con quale argomento si esclude da anni che l’omosessualità sia deviazione o malattia . Immagino dal fatto che ” lo dice la sciebza ” .
    Al’rgomentum ad auuctoritate o ‘
    L’ argumentum ad populun sono motivazioni infantili , specialos e fallaci.

    • Luigi ha detto:

      I montoni domestici, gli albatri di Laysan, i tursiopi, i bonobo, la rupicola peruvianus, i leoni africani, i gabbiani occidentali, i cigni neri, i pinguini, le giraffe, le libellule … sono gay. C’è in natura oltre i loro simili qualcuno che si preoccupa di guarirli? Chi percorre il fiume Adda nella tratta da Trezzo a Lecco può imbattersi nelle libellule (gay) amorose. Ve l’assicuro: è uno spettacolo della natura. Volteggiano nel cielo, si corteggiano … Per favore, non accusatemi di essere un “guardone” (delle libellule naturalmente).

  2. Giuseppe ha detto:

    Mi sembra evidente che qualcuno anziché prendere atto che l’umanità è composta da individui che, pur avendo sembianze simili e comportamenti comuni, possono essere molto differenti tra loro, e che la loro identità e il modo di concepire la vita, o alcuni aspetti di essa, si può discostare anche in maniera eclatante da quelli che vengono ritenuti parametri “normali” e/o accettabili dalla società. Si fa presto perciò a considerare malati, folli, o nel peggiore dei casi viziosi e deviati chi manifesta tendenze e sentimenti non in linea con la morale comune (ammesso che esista) o semplicemente più diffusa e, in quanto tale considerata normale.
    Eppure la storia, la letteratura e l’arte testimoniano che tali “diversità” sono sempre esistite, coinvolgendo anche personaggi famosi e universalmente ammirati per altri motivi ed espressioni della loro capacità e del loro valore. Solo che, mentre nel passato si tendeva a mantenere un certo riserbo e, forse, un filo di ipocrisia in più, nel mondo urlato ed esibizionista di questi tempi, in cui il concetto di privacy si applica solo quando fa comodo, e per via della sacrosanta tendenza di chi ha sentimenti e concezioni di vita non omologati alla massa, a cercare di non nascondersi, anche a costo di essere derisi, ecco spuntare (o riemergere) prese di posizione intolleranti e vecchi pregiudizi che alimentano la pretesa di potere e volere “guarire” o “convertire” i reprobi.
    Non dimentichiamoci che nei lager nazisti della seconda guerra mondiale venivano internati e uccisi anche gli omosessuali.

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