Omelie 2016 di don Giorgio: TERZA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

18 settembre 2016: TERZA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 43,24c-44,3; Eb 11,39-12,4; Gv 5,25-36
La Vecchia e la Nuova Alleanza
Non si capirebbe la Bibbia senza tener conto del suo contesto religioso, che è l’Alleanza divina. L’Alleanza è iniziata da quando l’Onnipotente ha creato l’Universo; poi si è interrotta col cosiddetto peccato originale, per poi essere ripresa in un modo del tutto singolare, quando il Signore ha scelto Abramo per essere il capostipite di un popolo prescelto per fare da portavoce del grande messaggio divino all’umanità, tra vicissitudini  e tradimenti fino a quando nascerà il Messia. Con Gesù di Nazaret, l’Alleanza ha preso un nuovo volto, tornando ad essere quella originaria, prima del cosiddetto peccato originale.
Mentre Gesù muore sulla croce, “emette lo spirito”, che, secondo i mistici, indicherebbe già il dono dello Spirito santo, e da qui è iniziata l’era della Nuova Alleanza, aperta all’Umanità, nel suo aspetto più interiore.
Alleanza unilaterale e interiore
In realtà, anche l’Alleanza con il popolo ebraico non è mai stata, nel Disegno divino, né del tipo strettamente religioso né del tipo strettamente politico. Troviamo, soprattutto negli scritti dei Profeti, accenni talora insistenti e forti di un’Alleanza del tipo spirituale, oltre i confini e i limiti di un popolo, sempre soggetto a tradire il Patto/Alleanza con il Signore.
E non possiamo non sottolineare che l’Alleanza tra Dio e il suo popolo non era nemmeno del tipo giuridico, ma si trattava di un’Alleanza unilaterale, sempre proposta, rinnovata e tenuta in vita da una parte sola, ovvero dal Signore, nonostante i continui tradimenti o prostituzioni del popolo eletto. Dio, in ogni caso, manteneva sempre la sua parola di fedeltà a se stesso.
“Per amore di me stesso”
Nel primo brano della Messa troviamo un’espressione attribuita al Signore, che merita una particolare attenzione: «Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso». Che significa “per amore di me stesso”? Semplicemente significa che il Signore non potrà mai venir meno alla sua parola, ovvero a se stesso e che per ciò l’amore per l’universo, a cui appartiene il genere umano, è indistruttibile, come indistruttibile è lo stesso Amore di Dio.
Dio non può non amarsi, e non può non amare in se stesso le sue creature. È questa una verità sconvolgente, ma è anche sconvolgente nei suoi riflessi nelle stesse creature. Anche noi possiamo dire che, per amore di noi stessi, ovvero di ciò che noi siamo, figli di Dio, non possiamo non amare il creato, ovvero tutto ciò che esiste.
Ma attenzione all’equivoco: normalmente si confonde il proprio ego, che è la fonte di ogni male, con quell’io profondo, dove il nostro essere s’incontra con il Divino. Ed è qui la domanda: quando dico “io”, che cosa intendo? L’ego, fonte del male, oppure l’io divino?
“Io verserò acqua sul suolo assetato… verserò il mio spirito…”
Ci sono altre espressioni nel testo che meritano un approfondimento, quando sempre il Signore, tramite il profeta, promette: “Io verserò acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido. Verserò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri”.
Anzitutto, vorrei farvi notare che in ebraico e nella traduzione italiana viene usato lo stesso verbo per l’acqua e per lo Spirito: “Verserò”. Il verbo “versare” fa pensare a un recipiente da cui esce, per troppa abbondanza, un liquido o qualcosa di sostanzioso. Alcuni pensano che la creazione sia dovuta al fatto che Dio non poteva contenere tutto se stesso, e allora ha riversato fuori del suo Sé una parte del suo infinito. A me piace moltissimo questo pensiero: Dio che emana dal Sé qualcosa del suo Amore sovrabbondante.
Inoltre, nella Bibbia frequentemente vengono accomunati l’acqua e lo Spirito. Non vorrei solo citarvi il dialogo tra Gesù e la Samaritana, ma anche un altro episodio, quando, durante l’ultimo giorno della Festa delle Capanne, Gesù «ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”». Commenta l’evangelista Giovanni: «Questo egli (Gesù) disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui».
D’altronde, come non ricordare le prime parole della Bibbia: «In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”?
Infine, il riversamento dell’acqua e dello Spirito sarà per le nuove generazioni. Noi non apparteniamo forse alle nuove generazioni? Ma a quale generazione apparteniamo: a quella della terra sterile, dove il vento soffia solo calura e morte?
Alla ricerca di acque miracolose
Mi è facile ora collegarmi al brano del Vangelo, che però andrebbe contestualizzato. Il brano fa parte del capitolo 5 del quarto Vangelo, con cui l’evangelista Giovanni inizia una nuova sezione: quella che, attraverso un processo al suo operato, permette a Gesù di chiarire la sua identità divina. Tutto è nato dalla guarigione di un malato, narrata all’inizio del capitolo. Un uomo, infermo da 38 anni (anche il numero potrebbe avere una sua simbologia di una vita oramai al termine), si trova vicino alla piscina di nome Betzatà, presso la porta delle Pecore, all’angolo nord-est del tempio, in attesa che qualcuno lo immergesse nell’acqua, perché si pensava che avesse virtù guaritrici. Gesù lo vede e lo guarisce. Ma è sabato, e ciò suscita le ire dei caporioni giudei. Ne nasce una discussione.
Gesù si difende rispondendo che egli agisce in nome del Padre celeste, facendo capire che la legge è al servizio della vita e non della morte.
Ma nell’episodio della guarigione possiamo anche vedere una certa critica di Gesù nei riguardi di certe credenze religiose. Non è l’acqua in sé che ha un potere taumaturgico, ma la fede nello Spirito santo che agita le acque. L’acqua, come risulta chiaro dal colloquio di Gesù con la Samaritana, è simbolo della grazia divina. L’ho già detto: l’acqua richiama un pozzo, e il pozzo richiama il fondo del nostro essere. Qui, avviene il nostro incontro con il Divino, che è Grazia, ovvero Gratuità.
Ancora oggi magari crediamo nel potere di certe piscine miracolose. Mi chiedo se noi cristiani in che cosa crediamo. Crediamo a qualcosa di esteriore? Se invece che percorrere chilometri e chilometri di strada alla ricerca di acque guaritrici, entrassimo dentro di noi, forse qui troveremmo la fonte delle vere guarigioni.

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