Gay pride a Reggio Emilia, gruppo cattolico: “Processione di riparazione”. La Curia: “Non sul sagrato del duomo”

Ogni commento è superfluo. La reazione dei fondamentalisti cattolici si commenta da sola. 
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da la Repubblica
15 maggio 2017

Gay pride a Reggio Emilia, gruppo cattolico:

“Processione di riparazione”.

La Curia: “Non sul sagrato del duomo”

Il 3 giugno, in contemporanea all’evento “grave, provocatorio e sconcio”, la contromanifestazione. Ira Arcigay. La chiesa prende le distanze e non concede la cattedrale
REGGIO EMILIA – Il mondo Lgbt che vuole festeggiare il ricordo della prima unione civile  a Reggio Emilia: per il 3 giugno è stato indetto nella città del Tricolore un Pride che si annuncia molto partecipato. Un giorno da cancellare, per un sedicente gruppo cattolico che da Facebook sta lanciando una chiamata alle armi, o per meglio dire alla mobilitazione. Si chiede grande partecipazione anche in questo caso, ma per una processione di riparazione. Di “riparazione” al Pride.
Il tam tam parte dalla pagina facebook “Comitato ‘Beata Giovanna Scopelli'”, segnalata dalla Gazzetta di Reggio (Giovanna Scopelli, nata a inizio Quattrocento a Reggio, vergine dell’ordine delle Carmelitane, fondò un monastero. Si narra che il suo corpo riesumato un anno dopo la morte fosse stato trovato incorrotto). Si mette in guardia il popolo cattolico: il Pride – definito dal comitato “il più nefando e pubblico manifesto della sodomia”.
“Combattiamo la battaglia”. “A tutti i cattolici”, insiste la pagina Facebook, “è evidente la gravità e il carattere provocatorio e sconcio di una simile iniziativa, l’ennesimo empio spettacolo di normalizzazione del vizio cui siamo costretti ad assistere. Come se non bastassero le ‘veglie antiomofobia’ nelle parrocchie. E’ ora di agire e reagire! E ad offese pubbliche vogliamo opporre riparazioni e preghiere pubbliche”. Dunque il 3 giugno a Reggio si svolgerà “una processione di riparazione pubblica, parallela all’iniziativa omosessualista che pure sfilerà per le vie del centro storico”. Il comitato che lancia l’iniziativa “è aperto a tutti i cattolici fedeli alla tradizione della Chiesa, sia come singoli, sia come associazioni (culturali, religiose, di volontariato).Non intendiamo accogliere sigle politiche in quanto tali”. “Lo scopo è importante, l’occasione grave, la proposta cattolica”, insistono in rete. “Abbiamo pensato a voi come persone potenzialmente interessate a combattere ‘la buona battaglia?’… ma? il tempo stringe e dobbiamo impegnarci! E, soprattutto, portare persone”.
Ira Arcigay. Arcigay non lascia passare l’iniziativa sotto silenzio. Il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini chiede al vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca di prendere posizione sull’argomento. “C’è una voce silente: il vescovo – rileva Nicolini – che pesantemente tace nonostante la processione punitiva avvenga nel suo cortile. Alla veglia in Regina Pacis (una parrocchia del capoluogo che ha ospitato una iniziativa di preghiera contro l’omofobia, ndr) c’erano almeno 200 fedeli, a pregare per le vittime dell’omo-transfobia. Non c’era, significativamente, Camisasca, che ricordiamo invece in prima fila a una conferenza omofoba a Montecavolo. Sarebbe ora – chiede Nicolini – di schierarsi apertamente: il silenzio, perpetra la violenza”. Contro la manifestazione dei cattolici tradizionalisti si schiera anche la deputata reggiana M5S Maria Edera Spadoni: “Trovo queste posizioni davvero assurde, non fanno altro che alimentare l’odio e la disuguaglianza sociale”.
La Curia si smarca. E la diocesi di Reggio Emilia e Guastalla si chiama fuori dall’iniziativa. “Sul piano organizzativo – fa sapere il portavoce del vescovo – la diocesi non è stata minimamente informata dell’evento promosso da questi privati cittadini fedeli”.
Lo stesso è avvenuto per l’utilizzo della cattedrale di Reggio, dove dovrebbe tenersi “l’anti Gay pride”, che il parroco don Daniele Casini ha appreso essere il luogo prescelto “solo dai giornali”. Pertanto, chiude Tincani, “la diocesi e la cattedrale non daranno l’autorizzazione ad utilizzare il sagrato del duomo per la manifestazione, che immagino si terrà in altro luogo per cui sarà stata chiesta l’autorizzazione”.
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2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Per me, il fondamentalismo di qualsiasi tipo è da condannare, quindi anche quello “cattolico”. Non si combattono gli eccessi con altre forme di eccessi. Per fortuna e, in teoria, esiste il libero arbitrio che non può e non deve essere sostituito da una coscienza collettiva…

  2. GIANNI ha detto:

    Leggendo non solo questo articolo, ma anche l’altro linkato, si ha la conferma di un fenomeno, che non riguarda solo lo specifico tema in oggetto.
    Sintetizzando, possiamo dire che su diverse materie molti cercano come dire…di porre il cappello cattolico, come a dire: il vero cattolicesimo la pensa così…..peraltro commettendo un errore madornale in materia di dottrina o di morale quanto alle relative fonti.
    E’ un fenomeno che ho già notato da tempo, e che in generale riconduce a tutti quei casi in cui si cerca di collocare sotto un determinato ambito, religioso, teologico, ideologico, politico, e via dicendo, secondo il tema, determinate posizioni.
    Probabilmente questo si verifica perchè ancora in gran parte si indulge in una sorta di ipse dixit, cioè di ricerca di sostegno, da parte di ambiti che, ovviamente, per il loro peso, sono consistenti puntelli a determinate posizioni.
    Ma il fenomeno è la stessa cosa che cercare di ricomprendere, ad esempio, il pensiero economico fascista sotto una forma di socialismo, piuttosto che il marxismo sotto una forma di liberalismo.
    Ovviamente così non è, ma c’è chi ha cercato di farlo, e tuttora lo fa.
    Ad esempio in ambito più strettamente religioso, un teologo come Kung, pur essendo certe sue posizioni chiaramente antitetiche rispetto a quelle cattoliche, afferma che tali continuano ad essere.
    Nel caso specifico, cosa succede?
    A ben vedere, come appunto spesso capita, il cosiddetto magistero viene tirato per la giacchetta, forse consapevolmente, perchè dire che una certa posizione è conforme al cattolicesimo può far comodo, e quindi ecco tutte quelle persone che dicono: io sono cattolico, e su questo la penso così…., già–peccato che magari il cattolicesimo la pensi diversamente, e quindi quella persona, su quel tema cattolico non può dichiararsi.
    Ma vediamo di fare chiarezza, con onestà intellettuale.
    Intanto, partiamo dalla effettiva posizione cattolica.
    IN generale, ricordo che il cattolicesimo non assegna alla generalità di chi si dichiara cattolico la definizione delle proprie posizioni, in materia di fede e di morale.
    Ma le assegna a specifici organismi, nell’ambito di una struttura gerarchica.
    Qualcuno potrà storcere il naso.
    E va benissimo.
    Infatti io dico: mica l’ha ordinato il medico che uno debba essere cattolico, quindi se uno non condivide tesi cattoliche, invece di ammetterlo, perchè dichiarare che tali tesi sarebbero cattoliche, quando non lo sono?
    Ora, in materia, è noto che il cattolicesimo permette, eticamente, l’estrinsecazione dell’attività sessuale, compresa quella eterosessuale, solo nell’ambito di precisi paletti, che non sto qui a ricordare.
    Tutto il resto, anche se compiuto nell’ambito di un matrimonio canonico o concordatario, non è ammesso.
    Poi si dirà che è giusto, che è sbagliato..tutto quello che si vuole, ma questa è la posizione cattolica.
    Ne consegue che non l’orientamento sessuale in quanto tale costituisce peccato, ma l’atto in sè….
    Detto questo, ecco tutta una serie di interpretazioni, che deformano la posizione originaria.
    C’è chi dice: il cattolicesimo è contro i gay, chi dice..no, dev’essere a favore…ed intanto si ingenera una gran confusione.
    Al punto che opposte fazioni vogliono, appunto, ricondurre alla posizione cattolica una loro posizione.
    A conferma del fenomeno generale, che prima indicavo.
    Credo, invece, che come il pensiero di un Marx o di un Engels non possa essere definito liberale, e parimenti il corporativismo fascista non è socialismo, ugualmente tutte queste posizioni non sono cattoliche.
    Nè la condanna, in quanto tale, di un orientamento, nè la sua ammissione di liceità anche rispetto ad atti concreti.
    LA morale cattolica, l’ho già detto, è quella indicata prima.
    IL voler tirare la giacchetta al magistero testimonia, una volta di più, una gran voglia di ipse dixit, cioè di ricerca di un cappello ideologico/religioso, che fa comodo, probabilmente perchè essendo diffuso, serve come puntello alle proprie posizioni.
    IL che, evidentemente, non può essere, altrimenti un’ideologia, una religione, qualsiasi ambito di pensiero che definisca posizioni in materia di fede e di morale, rischia di divenire tutto ed il contrario di tutto.
    MA non vorrei essere equivocato: non sto dicendo che uno debba per forza di cose dire: se lo dice la chiesa anch’io devo pensarla così.
    MA che si abbia, una volta per tutte, l’onestà intellettuale di dire: io la penso così, la chiesa la pensa diversamente, ed io non la penso come la chiesa.
    Ci sono persone che lo ammettono, candidamente, non vedo perchè molti, invece, si ostinino a dire: ma no, è la chiesa che deve pensarla così.
    Oppure dicono: io sono cattolico e dico che…ma se dici cose che il magistero non condivide su quello non puoi dichiararti cattolico, come non puoi dichiararti comunista se la pensi come Mussolini……
    Ovviamente ognuno può pensarla come gli pare, ma non può dire agli altri come pensarla.
    Mutatis mutandis, è come se uno dicesse: ma no, Mussolini non era fascista, ma socialista perchè il socialismo…del tutto analogamente a quelli che considerano Marx un liberale.
    Meglio far chiarezza e con onestà intellettuale riconoscere diversità ed affinità, come pure dovrebbe fare Kung che su molti punti della propria teologia non è cattolico, ma protestante.

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