Sbarchi e Silenzi

 

da L’Unità

Sbarchi e Silenzi

su Diversa Mente
Autore: Flore Murard-Yovanovitch

Data:2013-06-17

La tragedia dei migranti aggrappati alle gabbie di tonni farà scalpore, susciterà qualche reazione, momentanea. Il silenzio mediatico sugli sbarchi che continuavano nonostante l’inverno, invece è durato mesi. Come l’impreparazione del governo sulla prevedibile stagione estiva degli sbarchi. Sarebbe bastato guardare una mappa del contesto geopolitico – massacri e fuga di massa dalla Siria, instabilità libica e greca – per stimare gli probabili arrivi. Dopo le cifre urlate di circa mille migranti approdati questo fine settimana, complessivamente sulle coste siciliane e calabresi, mentre le motovedette della Guardia costiera sono impegnate 24 ore su 24 a sud di Lampedusa e altre navi sono in vista, presto ricadrà il velo sull’emergenza vera: dove vengono stipate, trasferite, detenute queste persone?

Afghani, Curdi, Siriani, Egiziani, minori non accompagnati e donne incinte, pronte a rischiare tutto e che ci dovrebbero fare riflettere sulle ragioni di queste migrazioni – non solo bombe, fame o persecuzioni possono spingere donne ad imbarcarsi di notte al buio con i loro pancioni? Sabato scorso è pure nata una bimba siriana durante il lungo viaggio dalla Grecia alla Calabria. Una speranza che offusca a malapena il cadavere di un immigrato subsahariano, avvistato a largo di Siculiana (Agrigento) dove è approdato un barcone: un essere umano che non ha meritato nemmeno una notizia.

Quando il silenzio viene squarciato dai flash di agenzia, le notizie si focalizzano sul momento drammatico dello sbarco, e poco o nulla si sa del probabile percorso delle persone una volta arrivati in Italia. Scompaiono nei meandri di un sistema di accoglienza che non esiste, come in un buco nero, salvo a ritornare all’attenzione della cronaca quando si ribellano, come a Mineo in Sicilia, o si suicidano, come a Padova.

I “sub sahariani” vengono parcheggiati in centri di accoglienza di ogni genere. Siriani, e soggetti vulnerabili nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Egiziani e tunisini, per via degli accordi bilaterali di riammissione dei migranti irregolari con Tunisia ed Egitto sono rimpatriati a bordo di voli charter, nel giro di poche ore e senza rispetto delle normale procedure d’identificazione: senza potere fare valere i diritti di difesa e senza avere accesso alla procedura di asilo. Il rimpatrio forzato, dopo il trattenimento in centri ad hoc, blindati, di identificazione rapida. Questi centri di detenzione temporanea, ubicati in palestre, stadi, scuole dismesse, requisiti dalle prefetture, dove i migranti vengono isolati e interrogati da agenti di polizia, anche di Frontex (l’ente europeo per il controllo delle frontiere), e dove vengono visitati da rappresentanti dei loro consolati, (mentre sono vietate le visite di organizzazioni come Unhcr, OIM e Save the Children), sono stati di recente criticati dal relatore speciale dell’Onu sui diritti umani dei migranti, François Crépeau.
Si continuano a verificare casi di respingimento collettivo da parte delle polizie di frontiera di Siracusa, Trapani e Agrigento, e in altre regioni, come Calabria e Puglia, come se il decreto legislativo n.25 del 2008 non avesse espressamente abrogato quelle residue disposizioni della legge Martelli (39/90) che consentivano alle autorità di polizia in frontiera di valutare come manifestamente infondata una richiesta di asilo e di procedere immediatamente all’accompagnamento forzato.

Siamo in realtà da mesi, malgrado la proclamata discontinuità dal governo precedente, di fronte ad una serie di prassi illegittime dalla polizia di frontiera che ignora impunemente le prescrizioni vincolanti in materia di respingimento e trattenimento amministrativo, dettate dal Regolamento Frontiere Schengen, n.562 del 2006 (che impone formalità e garanzie precise per tutti i casi di respingimento), dalla Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE (secondo cui il trattenimento amministrativo si può verificare solo all’interno dei CIE con precise garanzie procedurali), e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che all’art. 19 vieta espressamente le espulsioni ed i respingimenti collettivi. Per non parlare della Costituzione italiana continuamente tradita nella violazione degli articoli 13 e 24 che stabiliscono l’obbligo della convalida giurisdizionale del trattenimento amministrativo ed il diritto ad un ricorso effettivo per tutti, dunque anche per gli immigrati irregolari, come ribadito dall’art. 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo.

Un copione già noto, da anni, che si ripete in condizioni sempre più drammatiche perché il sistema di accoglienza è oggi destrutturato e senza i soldi della protezione civile, con fondi ridotti al minimo. Resistono solo gli Sprar finanziati in parte dai comuni, ma dalle ultime notizie giunte, il centro di accoglienza di Mineo sta ormai esplodendo. Il 14 giugno scorso, una decine degli “ospiti”, in maggioranza provenienti dall’Africa sub sahariana, ha iniziato una protesta contro le lungaggini burocratiche delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Sono infatti circa tremila richiedenti asilo segregati in questo carcere a porte aperte, centinaia dalla Gambia e dal Mali a cui, dopo una circolare del Ministero dell’Interno (n. 4369 del 15 giugno 2012), si sarebbe dovuto riconoscere subito la protezione sussidiaria per la grave crisi umanitaria nel paese. Invece, il loro trattenimento forzato dura anche fino a 18 mesi. Gli effetti? Trattamento degradante della persona umana, frustrazione, disperazione.

Interrogarsi invece sulle reazioni all’accoglienza negata? Ancora silenzio, assordante.

 

da Articolo21.org

Lampedusa, 27 “uomini-tonno” ignorati

di Daniela De Robert

«Per tre giorni sono rimasti aggrappati alle gabbie per l’allevamento dei tonni in mezzo al mare Mediterraneo. Per tre giorni il comandante del rimorchiatore maltese Budafel che trainava le gabbie si è rifiutato di farli salire a bordo. Per tre giorni i pescatori e i marinai che passavano davanti a loro hanno tirato avanti senza fermarsi. Li hanno guardati come si guardano i pesci in mezzo al mare. Anzi, con meno interesse. Perché i pesci per i pescatori sono preziosi. I naufraghi, soprattutto se provenienti dai paesi poveri, no. I ventisette uomini-tonno che si sono salvati aggrappandosi alla gabbia dei pesci erano partiti dall’Africa. Cercavano una vita degna di essere vissuta. Il barcone che li traghettava verso il mondo ricco non ha retto al mare e al numero eccessivo di passeggeri, abbandonandoli sessanta miglia a Sud Ovest di Lampedusa e a Sud di Malta, in acque internazionali. La fotografia scattata dall’aviazione militare italiana ha fatto il giro del mondo. Malta e Libia si sono rimpallate le responsabilità. Nessuno dei due paesi voleva farsi carico dei ventisette uomini-tonno. Alla fine a salvarli è stata la nave Orione della Marina Militare italiana. Ma spesso il profondo mare Mediterraneo è l’unico a continuare ad accogliere gli uomini, le donne e i bambini che ogni giorno tentano di varcare il confine della fortezza Europa. Respinti dall’indifferenza, dalla paura, dalle leggi varate in nome della sicurezza, per questi immigrati rimane il Mediterraneo, divenuto ormai un cimitero per i morti senza nome e senza diritti. Neanche quello a una tomba».

Così raccontavo nel libro “Frontiere Nascoste. Storie ai confini dell’esclusione sociale” un episodio avvenuto nel maggio del 2007. Ma da allora che cosa è cambiato? Cinque anni dopo, Domenica 16 giugno, l’Ansa batteva questa notizia:

«Lampedusa (Agrigento) – Sette migranti sarebbero annegati nel Canale di Sicilia mentre tentavano di aggrapparsi a una gabbia per l’allevamento di tonni trainata da un motopesca tunisino. Lo hanno riferito i 95 superstiti, che erano a bordo di un gommone, una volta giunti a Lampedusa. Il racconto dei superstiti, alcuni dei quali hanno parlato addirittura di una decina di vittime, è ancora al vaglio degli inquirenti che lo valutano con grande cautela per la mancanza di riscontri».
18 giugno 2013

 

4 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    L’importante è non saperlo. I nostri mezzi di comunicazione così solerti nel raccontarci anche il più insulso pettegolezzo su questo o quel personaggio, o spendere fiumi di parole sulle diatribe interne ed esterne dei vari movimenti e partiti, o meglio ancora nel mettere l’accento con enfasi sull’altalena degli indicatori economici che dovrebbero “certificare” la nostra situazione economico finanziaria, soprassiedono elegantemente sulle situazioni di disperazione degli altri paesi e sugli effetti che producono. Il fatto che le nostre coste e i nostri confini siano tuttora una meta ambita per i migranti, nonostante la profonda crisi che ci attanaglia, la dice lunga sulla situazione reale del resto del mondo. E intanto nell’indifferenza generale continuano ad essere perpetrati gli abusi e le prevaricazioni delle leggi inique con cui, Berlusconi regnante, si è pensato di regolare la materia.

    • Eriberto ha detto:

      Caro Giuseppe, se non ci fosse Berlusconi a chi daresti la colpa di tutto quello di negativo che succede in Italia?
      Cerca di essere un po’ più obbiettivo.

  2. GIANNI ha detto:

    ancora una volta, un problema viene gestito un po’ come viene…ed io mi domando:
    possibile che non ci possano essere soluzioni degne di un essere umano?
    Perchè se degradante è la situazione degli immigrati, altrettanto degradante è quella di coloro che consentono una gestione di questo tipo.
    Forse, il problema è più generale e cioè: quaando sorge un problema, spesso non siamo capaci di gestirlo che come viene, anzi, a volte non lo gestiamo neppure, e lasciamo che tutto venga fatto come viene viene, senza rispetto di diritti e principi umani.

    • Eriberto ha detto:

      La soluzione sarebbe semplice ma nessuno la vuole adottare per sfruttare in un modo o nell’altro questa povera gente.
      1. Dovrebbero essere aiutati nei loro paesi d’origine dalla Comunità Europea.
      2. Non dovrebbero essere lasciati partire per nessun motivo.
      3. Dovrebbe esserci un piano organico dei flussi migratori dall’Africa/Asia verso l’Europa.
      Tutto qui, ma essendo semplici come già detto , nessuno applicherà queste regole.

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