Consonno, ovvero una storia allucinante

oggi n 1

di don Giorgio De Capitani
Vorrei poter dire anche la mia su tutta questa vicenda che ha dell’incredibile. Eppure, del tutto incredibile non è stata, se è vero che è stato realizzato, sotto gli occhi di tutti, quello scempio che oggi possiamo vedere, anche senza recarci sul posto. Le foto lo dimostrano. Entrate nel sito www.consonno.it, e potrete avere ulteriori conferme.
Mi ricordo – ero in seminario a Venegono (Va), qualche mese prima di essere ordinato sacerdote – quando uscì la notizia che l’industriale, nonché grande ufficiale conte, Mario Bagno, nativo di Vercelli, aveva comperato l’intero paese di Consonno. Tutti ne parlarono. Ma non si andò oltre il cicaleccio popolare. Nessuno fece nulla per opporsi. Anzi.
A quei tempi le nostre amministrazioni, non so se succede ancora oggi, calavano le braghe pur di racimolare qualche soldino, e poi le bustarelle erano all’ordine del giorno. Non so se questo malcostume riguardò anche l’amministrazione di Consonno.
Ma una cosa è certa: qualcosa non ha funzionato, qualcosa di strano deve essere successo, perché si potesse realizzare, almeno in parte, quell’orrido sogno di un industriale, diciamo “eccentrico” e “megalomane”, che mise gli occhi su un pezzo di collina, un piccolo paradiso, per farlo diventare nelle sue intenzioni il “paese dei balocchi” di Pinocchio.
Qualcuno, più di uno, tra i brianzoli (non dimentichiamo quei tempi), pensò: Sarà anche per noi una fortuna!
I brianzoli, secondo un proverbio della Lunigiana, “scorticherebbero un pidocchio per ricavarne la pelle e poi venderla”. Sono anch’io un brianzolo, che però mi sono salvato, uscendo per tanti anni dalla mia terra; tornando al mio paese, ho trovato che i brianzoli, purtroppo, ancora “scorticherebbero un pidocchio per ricavarne la pelle e poi venderla”.
Quando svolgevo il ministero pastorale a Monte, ho sempre lottato perché almeno qualcuno capisse che qui, in Brianza, quel poco di paradiso che ci è rimasto, va conservato e difeso contro le speculazioni edilizie. È stato duro, ma qualcosa penso di averlo ottenuto. Per il momento.
Purtroppo, ancora oggi, le nostre amministrazioni non sono particolarmente sensibili all’ambiente. In Brianza manca la cultura ambientale. Ben vengano quelle associazioni che lottano per conservare il bello, che non è solo qualcosa di estetico, ma di vitale e di esistenziale per tutti quanti. L’ho già detto: sostengo le proposte di proteggere alcune zone dalle speculazioni, ma vorrei che la gente prendesse coscienza che, parco o non parco, l’ambiente va sempre rispettato, e che c’è un limite allo sviluppo edilizio di un paese.
E poi, pensando allo scempio di Consonno, non dobbiamo dimenticare una cosa: certe ferite procurate all’ambiente sono irreversibili, non si possono più sanare. Se togli un pezzetto di collina, quel pezzetto non potrà più essere restituito. Come puoi oggi dire: torniamo come prima? Le vecchie case distrutte sono distrutte per sempre! L’antica fisionomia del paese non la potrai più ripristinare. Se rompi un vetro comune, lo cambi, e nessuno se ne accorge. Ho detto “vetro comune”: altro discorso sarebbe se quel vetro fosse antico e artistico. Ma nella natura tutto è normale e tutto è antico, non puoi fare distinzioni. La natura va rispettata, e basta. I cosiddetti condoni sono una criminale giustificazione della violazione dei diritti della natura ad essere rispettata. Chiuso il discorso!
Fatto il danno, compiuto il crimine, ora che fare? Non si può certo restare con le mani in  mano a piangerci sopra! Le proposte per una rinascita vanno vagliate. Anche qui una cosa va ripetuta: che la competente amministrazione del Comune di cui fa parte Consonno la smetta di ragionare in termini economici! La smetta, cavoli! Trovi la maniera, non dico di tirar fuori i soldi e di comperarsi tutta la collina (dove va a prenderli?), ma di valutare con determinazione e saggezza il miglior bene comune. Che non è solo quello contingente, ma che riguarda il vero futuro dei nostri paesi.

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Prendo qualche notizia storica da Wikipedia.
Consonno, citato per la prima volta in una pergamena del 1085 con il nome di Cussonno, divenne inseguito proprietà del monastero benedettino di Civate, e ciò è confermato con diploma del 1162 dell’imperatore Federico Barbarossa.
Dopo varie peripezie, come del resto è stato il destino di tanti nostri piccoli paesi brianzoli, arriviamo ai tempi recenti.
L’8 gennaio 1962 l’industriale Mario Bagno comprò l’immobiliare Consonno Brianza, che possedeva tutte le abitazioni del borgo, per la somma di 22.500.000 lire (circa 283.000 euro del 2014). Il paesino venne completamente demolito, eccetto la chiesa di San Maurizio, la canonica, una casa adiacente e il piccolissimo cimitero, e tutti gli abitanti furono costretti ad andarsene.
Al posto dell’antica Consonno fu costruito quello che doveva essere nelle intenzioni di Mario Bagno un grande centro commerciale e di divertimento, facile da raggiungere perché a poca distanza da Milano. Furono quindi costruiti edifici commerciali e di intrattenimento nelle più svariate forme architettoniche: una galleria commerciale arabeggiante con minareto, che nell’ultimo piano ospitava dei piccoli appartamenti per le vacanze, una pagoda cinese, un castello medievale come porta di ingresso, oltre a un albergo di lusso (l’Hotel Plaza). Venne anche spianata la collina di fronte al paese per migliorare la vista panoramica verso il Resegone.
Inoltre nei piani dell’imprenditore, intorno a Consonno sarebbero dovuti sorgere campi da pallacanestro, da calcio, da minigolf, un giardino zoologico e un circuito automobilistico. Ma tutto questo non avvenne.
Dopo l’attenzione iniziale, dettata soprattutto dalla novità del posto, la Consonno “città dei balocchi”, principalmente a causa di una serie di frane che spazzò via la nuova strada che la collegava con il centro di Olginate, cadde nell’oblio e nell’abbandono ancor prima di essere completata.
Nel maggio 1981 Mario Bagno tentò un rilancio di Consonno, il primo tassello del quale avrebbe dovuto essere la casa di riposo per anziani aperta da frate Alberto Bosisio riconvertendo l’Hotel Plaza, ma la cosa non riuscì mai a decollare e tale struttura fu chiusa nel giugno 2007 e spostata a Introbio (LC) in Valsassina. Dal 29 giugno al 1º luglio 2007 alcune centinaia di persone parteciparono al rave party Summer Alliance organizzato illegalmente proprio all’interno delle strutture di Consonno e le distrussero.
Attualmente vi risiede stabilmente un solo abitante, il quale vive nella vecchia canonica, mentre gli edifici abbandonati della zona nuova del paese (diventata ormai una città fantasma) sono stati interamente recintati dopo l’ulteriore devastazione subita durante il rave party di cui sopra. Le strade comunali di Consonno sono percorribili a piedi, mentre alle auto è stato precluso l’accesso tramite una sbarra posta all’inizio del paese. Tale sbarra è aperta solo durante gli orari di apertura del cimitero per consentirne l’accesso in auto. L’11 settembre 2014 hanno ricevuto l’annuncio di sfratto gli ultimi quattro abitanti che dovranno lasciare la loro casa entro una settimana a causa della messa in vendita del paese da parte dei proprietari dell’Immobiliare Consonno Brianza S.a.s.

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da LeccoProvincia.it
15 settembre 2014

Preoccupa la svendita di Consonno

Consonno in vendita, o meglio: svendita di Consonno. L’imminente scadenza dei termini di tempo per concessioni edilizie e permessi vari hanno riproposto l’ennesima ipotesi di “recupero“ per Consonno. L’obiettivo è chiaro: evitare di perdere i diritti acquisiti con il rischio che il luogo entri in una sorta di zona bianca inedificabile. A tal proposito circolano nel web ammiccanti annunci e relative planimetrie oltre a proposte che definire suggestive sarebbe un eufemismo. Cogliamo l’occasione per fare alcune considerazioni e… quattro conti perché la cosa, oltre a non stare in piedi dal punto di vista dell’impatto ambientale, sembra non esserlo nemmeno sotto il profilo economico. E dunque: 60 milioni, euro più euro meno, è la cifra che si dovrà investire per dare seguito all’iniziativa edilizia.
In un periodo come tutti sappiamo critico e in un territorio saturo di immobili invenduti che hanno solo consumato suolo, in quanto tempo verrebbe recuperato l’utile di tale operazione? Considerando anche il fatto che le aziende che vendono case, attualmente, lo fanno sottocosto e svalutando il valore degli immobili. Evidentemente ci deve essere chi fa volontariato… edilizio. Se era così appetibile e raccomandabile perché non è stato fatto quando l’edilizia “tirava“ e quando si era più indulgenti nei confronti dei disastri ambientali? Si parla anche di centro commerciale, e possiamo facilmente immaginare che nessuna azienda sana di mente si avventurerebbe in un investimento in luogo così “fuori mano” . Infatti, anche in quel settore, è in atto una sorta di guerra tra poveri a colpi di sconti, ribassi, servizi e promozioni, perché anche per loro è finito il periodo delle “vacche grasse“ e la crisi si fa sentire.
Tutto ciò in zone facilmente accessibili e raggiungibili da servizi vari, figurarsi poi in un luogo a circa 600 metri di altezza e raggiungibile dopo vari tornanti, mentre il territorio a suoi piedi pullula di centri commerciali. Per non parlare poi dei numerosi negozi che giornalmente si vedono costretti ad abbassare le saracinesche. Quest’ultimo punto ha il vago sapore del dejavù, ricordando, non a caso, quella sorta di centro commerciale “ante litteram” che è stato il “minareto”. Insomma, pare proprio che la storia non abbia insegnato nulla (o che la storia insegni, ma non abbia scolari!).
Ma soprattutto chiamiamo le cose con il loro nome, perché ciò assomiglia a tutto tranne che ad un progetto di recupero o di riqualificazione. Piuttosto sembra l’occasione per dare a Consonno il colpo di grazia! Sperando solo che abbiano la buona creanza di non mettere sui volantini diciture tipo “centro commerciale residenziale” “immerso” o “nel verde” del Parco del Monte di Brianza“!!!
Ricordiamo inoltre che le alternative per il futuro di Consonno esistono e sono state anche pubblicate.
Associazione Monte di Brianza
Ecco due video interessanti

dal Blog www.consonno.it

Il futuro di Consonno: una proposta

Non siamo architetti e ingegneri, ma ancora abbiamo la voglia di sognare. Oggi vogliamo sognare con tutti i navigatori del web che si imbatteranno, per caso, per curiosità o per saperne di più su Consonno, con queste pagine.
Diciamo subito che il futuro di Consonno è in mano a due grandi attori: da una parte la proprietà, ovvero quella “Immobiliare Consonno Brianza” della famiglia Bagno che ancora tutt’oggi detiene la proprietà dell’intera località. Dall’altra parte, il Comune di Olginate ed in generale, tutti gli Enti Pubblici che potrebbero essere chiamati a dire a loro per ridisegnare Consonno: Comunità Montana del Lario Orientale, Amministrazione Provinciale di Lecco, il futuro Parco Locale di Interesse Sovraccomunale del San Genesio, etc.
Non vogliamo sostituirci all’una o all’altra parte, né fare il verso ai numerosi seminari o conferenze che hanno avuto il caso di Consonno al centro dell’attenzione, né copiare le numerose tesi di laurea che sono state scritte o saranno scritte in futuro sull’argomento. Vogliamo solo raccontare un sogno. Magari il primo di tanti, sul futuro di Consonno, che altri navigatori vorranno inviarci. Prima del sogno un dato di cronaca: sono anni che privati e pubblico si stanno confrontando sul futuro di questa località: ma ancora oggi non vi sono tempistiche o idee precise. Nel 2009 i confronti tra Comune e Proprietà si sono fatti più serrati in vista dell’approvazione del Piano di Governo del Territorio che disegnerà il futuro di Consonno: si vedano nelle news le varie notizie sull’argomento.
Ma torniamo al nostro sogno. Una parte di Consonno va lasciata a futura testimonianza. È giusto che i posteri possano toccare con mano che fine abbia fatto un antico borgo, anche allo scopo di evitare possibili futuri scempi simili. Consonno, nell’assurdità dell’idea, alcune testimonianze curiose e perché no affascinanti, ancor oggi le conserva. Teniamone una minima parte, spostiamola pure in un unico punto della località: e a fianco installiamoci dei pannelli che riassumano tutta la storia di Consonno antico borgo prima e Consonno città dei balocchi poi.  L’unica soluzione, assai drastica ma senza altra via d’uscita, deve poi prevedere la completa demolizione dei resti della città dei balocchi: sono edifici e strutture fatiscenti, per le quali non v’è futuro. E si sostituiscano quei muraglioni di cemento armato che come lame tagliano i boschi e i terreni attorno a Consonno con rimodellamenti della morfologia, rimboschimenti, opere di ingegneria naturalistica.
“C’è un tempo per distruggere e un tempo per costruire”
Si ricostruiscano due Consonno, senza però esagerare. Sulle ceneri dell’antico borgo rinasca come araba fenice proprio Consonno antico borgo: le mappe catastali ce ne testimoniano per fortuna ancora la pianta, antiche foto ce ne danno le caratteristiche, abbiamo anche i nomi delle vie. Rinasca Consonno antico borgo con nuovi edifici aventi caratteristiche di rifinitura dell’epoca storica: le tecniche edilizie di oggi ce lo consentono. Poco distante, magari verso il cosiddetto “Monte Mario”, ci sia pure lo spazio per una Consonno più moderna, ricca di verde, con una edilizia che non abbia un impatto eccessivo e centellinando l’uso del territorio. Torni l’utilizzo del territorio con una agricoltura saggia, una selvicoltura attenta, una fruizione del verde facilitata. Nel nostro sogno c’è spazio anche per la sede di una azienda agricola che coltivi tutti i fondi rustici di Consonno antico borgo, magari che si apra anche all’agriturismo per creare a Consonno nuove occasioni di reddito o turismo ecocompatibili. Ma soprattutto, si restituisca dignità all’intera località.
Il nostro sogno è finito… Come “non tecnici” magari ci siamo forse espressi male, abbiamo scritto delle facilonerie o peggio ancora delle inesattezze. Ma secondo noi questa è una via d’uscita sostenibile. Ai posteri l’ardua sentenza.

oggi n 4

oggi n 5

Ecco infine un altro articolo da leggere
da La Stampa

“La mia Silicon Valley in un paese abbandonato”.

Francesco Facchinetti lancia la sua idea sul web

L’ex conduttore di “X-Factor” vuole comprare Consonno, città fantasma in provincia di Milano, per trasformarla in un luogo di ricerca per giovani talenti. Le grandi aziende del Paese sono state chiamate a partecipare, ma per ora l’appello è rimasto inascoltato
di Lorenzo Vendemiale
Una “Silicon Valley” italiana nella città fantasma di Consonno, in provincia di Milano. È la pazza idea di Francesco Facchinetti, che chiama all’appello le più importanti aziende italiane per “dare una possibilità ai giovani, perché sono solo i giovani il futuro di questo Paese”.
Prima figlio d’arte in cerca d’una dimensione propria, cantante da tormentone estivo, poi conduttore televisivo e radiofonico di successo. adesso anche imprenditore visionario: la carriera di Francesco Facchinetti continua a stupire. Dopo essere diventato famoso con “La canzone del capitano” ed aver sfondato come volto di “X-Factor”, il figlio di Roby (tastierista e voce storica dei Pooh), sogna di realizzare un progetto che cambi la storia dell’Italia contemporanea: uno spazio aperto ai migliori talenti del Paese, dove i ragazzi possano confrontarsi, ricercare, sperimentare e realizzare le proprie idee. La chiama la “città dei giovani”: un luogo per “dimostrare qua, in Italia, quello che valgono”, senza bisogno di emigrare e diventare altri “cervelli in fuga”.
Per farlo, Facchinetti ha già individuato il luogo adatto. Consonno, è una frazione del comune di Olgiate, in provincia di Lecco, a circa trenta minuti di macchina da Milano. Da cinquant’anni, praticamente, non ci vive più nessuno: l’antico borgo venne distrutto nel 1962 per far spazio a un maxi centro commerciale e di divertimenti, che nei piani dell’industriale Mario Bagno avrebbe dovuto diventare uno dei principali punti d’attrazione della Brianza. Dopo l’attenzione iniziale, però, il progetto stentò a decollare, fino ad essere completamente abbandonato. Così Consonno si è trasformata in una vera e propria “città fantasma”, e negli ultimi giorni il complesso è stato messo in vendita. La valutazione è di 12 milioni di euro, ristrutturazione esclusa. “Ma forse possono bastarne otto-nove”, spiega Facchinetti. “Nulla è a caso: è proprio da lì che ripartiremo, è dalla città fantasma che i giovani italiani risorgeranno”.
“Ovviamente – afferma – un progetto del genere non posso realizzarlo da solo. Ho bisogno di qualcuno che creda nei giovani, come me”. Per questo Facchinetti ha chiamato a raccolte i principali gruppi imprenditoriali del Paese: Ferrero, Barilla, Telecom, Emi, Fiat Group, Poste Italiane, Edison, Fininvest, Enel, Luxottica, Ferretti. E chiunque “ha capito che questo paese può rinascere solo se diamo una possibilità ai nostri ragazzi”. L’idea è quella di stendere un progetto credibile e andare dalle istituzioni per avere rassicurazioni sulla fattibilità e sui tempi burocratici. “Poi azioneremo il resto”: una raccolta fondi, aperta a piccoli e grandi forze del Paese, per finanziare il progetto.
L’idea, promossa su Facebook, ha subito raccolto grande curiosità ed attenzione, non solo fra i fan di Facchinetti. Fin qui, però, l’appello lanciato sui social network è rimasto inascoltato: “Ho atteso sabato e domenica, davanti al telefono, sperando che una delle grandi aziende che ho citato nello scorso post mi chiamasse. Non è successo. È come se i giovani non esistessero per chi muove i fili in questo paese. È come se fossero dei fantasmi, esattamente come Consonno”, ha raccontato sulla sua pagina personale. A questo silenzio, però, ha risposto l’entusiasmo della comunità del web: “Centinaia di privati, di gente normale, di ragazzi, di famiglie, mi hanno contattato offrendo i loro soldi, tempo, forza e pensiero”. Per questo Facchinetti non si arrende. “Partiremo da qui, spero che qualcuno ci seguirà”. Presto il progetto sarà pronto e verrà presentato ufficialmente: “Facciamo in modo – conclude Facchinetti – che questo non sia uno dei tanti sogni che restano incastrati in un cassetto”.

CONSONNO IERI

 Buoi a Consonno, davanti alla chiesa di San Maurizio (Archivio Pirola)

Ieri n 1

 
La chiesa di San Maurizio a Consonno nel 1950 foto di Flavio Crippa,
da Olginate Ieri e Oggi – Comune di Olginate 1984

Ieri n 2

Un antico cortile di Consonno con una gabbia sul traén

Ieri n 3

Un antico cortile di Consonno nel 1955 foto di Felice Sala,
da Olginate Ieri e Oggi – Comune di Olginate 1984

Ieri n 4

51 Commenti

  1. Romanoderoma ha detto:

    Augusto trovò Roma di mattoni e la lasciò di marmo.
    Mario bagno trovò Consonno di pietra e la lasciò di cemento e piastrelle colorate

  2. azardous ha detto:

    Se Consonno è la Las Vegas brianzola, gemelliamo Olginate con Las Vegas in Nevada. O almeno invitiamoci il Console Americano di Milano

  3. grillman ha detto:

    Che ha di male l’autogrill detto pavesino, salvo ovviamente l’attuale degrado? Specialmente in montagna dove c’è poco spazio ai lati, mi pare intelligente costruirlo a cavalcioni della strada. L’avesse fatto qualcun altro, lo si giudicherebbe risparmio di suolo

  4. anonimoticinese ha detto:

    Pure in Svizzera si demoliscono indecentemente i luoghi storici del divertimento http://www.varesenews.it/2013/06/addio-alla-romantica-divorata-dalle-ruspe/56751/
    Ma solo a Consonno si pensa significhi ritorno a ecologia e identità.

    Delitto annunciato, ma col senno di poi. le voci nel deserto di Italia Nostra e Collegio Architetti tuonavano soprattutto contro i presunti danni estetici, e le frane erano un argomento secondario, con retorica apocalittica. Popper insegna che una proposizione è scientifica solo quando falsificabile. Se la frana viene i profeti catastrofisti hanno ragione, ma se non viene non basta perché abbiano torto, restando sempre aperta l’eventualità che venga chissà quando; un po’ di imbarazzo se viene pure dove non si disbosca e non si cementifica.
    E poi non vedo dove sia il delitto, se non ci sono stati morti né feriti, e i danni materiali non sono enormi. Chi non risica non rosica. Anzi, Enrico Mattei per le vacanze dei dipendenti Eni sceglie Corte di Cadore proprio come sfida urbanistica di rivitalizzare un’area degradata dalle frane dell’Antelao http://www.magicoveneto.it/Cadore/Borca-di-Cadore/Villaggio-Eni-a-Borca-di-Cadore-Corte-delle-Dolomiti.htm

  5. medioevoprossimoventuro ha detto:

    Neppure vedendo la Lega Lombarda a Pontida avrei mai pensato si tornasse agli scontri tra contado del conte Bagno e comune. Se questo nel Medioevo era libera associazione tra chi è scappato da perfido dominio feudale, si contrappone nettamente a tutti quelli che cittadini non sono, come immigrati, imprenditori e operatori turistici, turisti, magari pure studenti di campus separato dalla città ecc. I cittadini sono persone, tutti gli altri bestie. I signori feudali comandano perché sono padroni, i sindaci sceriffo perché esprimono l’autonomia cittadina. Il paese dei balocchi era comunque parte del territorio comunale, ma in quanto proprietà privata di un forestiero lo si è fatto andare in rovina. E ora si vuole la riconquista del contado con edilizia convenzionata da assegnare prioritariamente a ex inquilini e originari.

  6. filmhard ha detto:

    Pesante in ritornello della natura violentata. E con fantasia morbosa, nel documentario 1085-1976 si rappresenta Consonno come donna sedotta e abbandonata da Bagno, mentre io vedrei piuttosto alcuni amministratori locali come protettori. Incoerente esaltare il borgo contadino e stigmatizzare le presunte inflessioni dialettali di Bagno (milanesi o vercellesi?). E non vedo che significhe fosse poco erudito. Forse perché abbassando la collina non pensava all’infinito leopardiano, ma probabilmente sapeva che i turisti non sono tutti poeti.
    Come al solito si confondono natura e cultura, mentre le costruzioni in cemento sono non più artificiali di quelle in pietra o legno. Avrebbe fatto meno scena distruggere anziché un borgo un bosco vergine, come pure un grattacielo con ben più di 60 abitanti -e molte fonti per malafede o distrazione riportano 300 come erano nel 1928- o addirittura un quartiere. L’affitto riguarda gli individui, e semmai ci sarà un grave squilibrio nel caso la controparte sia una società immobiliare, ma la comunità non ha nessuna consistenza quanto meno dal lato giuridico. Nulla sarebbe cambiato ecologicamente se gli appartamenti sopra la galleria commerciale fossero stati affittati ai residenti e non solo a turisti, e neppure se il palazzinaro fosse stato un Olginatese doc.

  7. memoriale ha detto:

    http://www.lecconotizie.com/attualita/un-parco-delle-rovine-la-nuova-proposta-per-consonno-291165/
    La pecca della proprietà privata c’è dal 1798, comunque è facilmente rimediabile comprando l’area.
    Gli incompiuti sono edifici mai entrati in funzione tipo Italia 90, che o si tengono per monito o si demoliscono, mentre Consonno era in piena attività. Se l’ex sanatorio è un museo dei sanatori, l’ex paese dei balocchi sarà un museo del divertimento, magari sponsorizzato dalla Fondazione Benetton che porta avanti ricerche di storia del gioco. In particolare, la prima sala da ballo aperta in Italia andrebbe vincolata dalla Soprintendenza, come lo sono i silos del porto di Genova in quanto prime costruzioni in cemento armato.
    Sfacciato il paragono con Auschwitz; comunque è stata ben evidenziata la possibile funzione autoassolutoria dei monumenti alla cattiveria degli altri. Si dovrebbe piuttosto costruire una copia del minareto davanti al Comune, che approvò la costruzione della strada con disboscamento provocando il dissesto idrogeologico, e poi la chiuse al traffico provocando il degrado.
    http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=15331 Buona idea coltivare il parco bonificato, purché non si elimini il capriccio architettonico citato nel post di Ghostbuster. Ma senza compiacimenti vendicativi di riconquista. L’agricoltura della tradizione locale deve stare vicina alle culture degli immigrati, dando la pagoda e il minareto alle comunità buddista e islamica perché da semplicemente ornamentali li facciano diventare autentici simboli religiosi.
    http://www.lecconotizie.com/attualita/gli-ambientalisti-consonno-deve-tornare-ad-essere-naturale-204493/
    L’ambiente non può tornare naturale, perché come ho imparato ancora ai tempi di scuola in Occidente grosso modo tutto è modificato dall’uomo, ad esempio i fiumi che in natura non hanno argini.

    • ducadicalabria ha detto:

      Invece dell’incompiuto siciliano, cerchiamo di imitare l’ottimamente compiuto calabrese http://www.parcoecolandia.it/ecosite/
      Così il paese dei balocchi rinasce, ma con giocattoli educativi che insegnano l’ecologia

      • errarehumanum ha detto:

        Dati gli errori che si fanno al presente, cerchiamo almeno di non pontificare contro quelli del passato

        http://www.leccoonline.com/articolo.php?idd=29637

      • falsoecortese ha detto:

        Un esempio da imitare c’è pure in Piemonte
        http://www.michelechiarlo.it/art-park-la-court/

        • maremmare ha detto:

          E pure i Toscana http://www.giardinodeitarocchi.it
          (e Giardino dei Tarocchi fa rima con Paese dei Balocchi).
          Se si brontola tanto che artisti e architetti creano a briglia sciolta senza pensare che in quei luoghi si deve abitare, finalmente c’è un posto dove possono progettare senza abitanti tra le scatole. Dove quei criminali del rave hanno espresso la loro personalità devastando, qualcun altro la può esprimere creando.

          Se invece non siamo artisti, più modestamente possiamo ispirarci all’ex stazione sciistica di Piancavallo di Oggebbio presso Verbania (da non confondere con quella tuttora attiva di Piancavallo di Aviano presso Pordenone).
          http://www.lagomaggiore.net/oggebbio.htm
          Per quanto abbandonati e arrugginiti siano gli impianti di risalita, il posto comunque vive ancora con rifugio bed and breakfast ecc. ma soprattutto l’Istituto Auxologico, il cui corrispettivo potrebbe essere il Minareto del benessere secondo il progetto di Veronica Besana, o la stessa casa di riposo se si faceva in tempo a trovarci un nuovo gestore prima che venisse sfasciata.

    • ghibellinfuggiasco ha detto:

      Nel Medioevo -a Consonno mai superato- si demolivano le case dei condannati o delle fazioni sconfitte, lasciandone le rovine come monito, onde a Milano Via Case Rotte.
      Fare animazione tra le rovine sarebbe una bontà disinteressata se lo si fosse fatto prima del rave, facendo divertire pure gli anziani della casa di riposo. Approfittare invece della devastazione per rimettere le mani su una proprietà privata è invece sciacallaggio.
      Perché la memoria non sia monopolizzata da una parte sola, si dovrebbe organizzare un raduno delle coppie sposate a Consonno. Non sapendo come denigrare, si arriva a dire che si facevano fotografare davanti alla pagoda nelle PAUSE SIGARETTA dei pranzi nuziali http://www.azione.ch/rubriche/dettaglio/articolo/consonno-o-il-paese-dei-balocchi-fantasma.html
      Mandare in rovina il paese dei balocchi tenendo chiusa la strada è un delitto molto peggiore che quello -poi risultato inesistente- di una banale mazzetta http://www.laprovinciadilecco.it/stories/circondario/diffamo-bruseghini-nuzzi-condannato-per-metastasi_1163948_11/

    • smemorato ha detto:

      Se di Auschwitz vogliamo parlare, facciamo un bosco della memoria per i deportati brianzoli come si è già fatto a Monza http://www.boscodellamemoria.com/it/progetto.html
      Il minareto può far meditare che oltre al razzismo contro gli Ebrei ai tempi del Nazismo c’è pure quello contro gli immigrati arabi ai tempi della Padania. E magari riattando gli appartamenti diamo alloggio a qualche profugo. Lasciare le rovine come stanno è quanto meno uno spreco di suolo

    • revisionista ha detto:

      Allora paragoniamo il rave alla Notte dei cristalli

  8. ilnoleggiato ha detto:

    Se a Galbiate Celentano vive nella paura monopolizzando i Carabinieri della zona, potrebbe rifugiarsi a Consonno che è comunque sorvegliata, e riprendere a cantarci come ai bei tempi perché rinasca tempio dello spettacolo.
    L’edificio orientale potrebbe diventare la nuova Adrianopoli, ma senza il bombardamento di marinettiana memoria.
    Nel Lecchese c’è ancora chi apprezza il divertimento festoso http://www.lecconotizie.com/attualita/lettera-lecco-pensa-ancora-ai-giovani-si-torna-a-ballare-e-a-sognare-390928/

    Se il Paese di balocchi avesse previsto qualche abitante, non passerebbe neppure per la testa che quelli di prima ora possano tornare, quando l’affitto non ha mai garantito neppure di restare. Le rivendicazioni dei presunti abitanti originari fanno già abbastanza danni in Medioriente. Nulla può rilevare che tra loro fossero una comunità unita oppure invece facessero a botte

  9. moralista ha detto:

    Quando si ricordano le prime Feste dell’Unità, pure il ballo liscio è considerato voglia di rinascere nella ricostruzione. Ma se il divertimento è procurato dal capitalista Bagno, allora siamo tutti savonaroliani.
    Un paese-luna park è molto più complesso di quanto sembri http://www.ilsole24ore.com/art/arteconomy/2010-06-09/la-citta-ideale-e-luna-park-074205.shtml?uuid=AYXbv7wB&refresh_ce=1.
    Non essendo ancora inventata la televisione, i nobili alla corte di Luigi 14. si divertivano schizzandosi con giochi d’acqua, e il Settecento veneziano è stato più volte definito un eterno carnevale.

    • coatto ha detto:

      C’è perfino compiacimento sadomaso a proposito della ruggine sui cartelli con scritto che è sempre festa
      https://segirovagandoio.com/2016/02/25/consonno-la-lunga-storia-di-un-abbandono/. Si vede che anziché un luogo di festa si vorrebbe un campo lavori forzati. A Parma c’è scritto “Salsomaggiore città bellissima” e “A S. Ruffino tutto è sopraffino”.
      E waste watching che gode a mostrare il degrado, del tutto superficialmente. L’hotel Plaza ora sembra un cubo di mattoni perché è stato murato dopo il rave. La sala da ballo è né più né meno che qualunque tensostruttura senza tendone. La tavola calda con l’insegna caduta fa tanta scena, ma appena arrivano i supereroi diventa il fantastico Bar la Spinada.
      Pure le escursioni alla città fantasma e il nascondino sono divertimenti, quindi il paese dei balocchi resta (e pure gli asini). Soltanto che ora è di gusto più country

  10. contestatore ha detto:

    Almeno per i filosofi, un villaggio resta tale pure sostituendo tutti i singoli edifici magari con diversissimi, e di distruzione si può a rigore parlare solo quando si lasciasse un deserto totale. Non con la trasformazione da agricolo in turistico e commerciale.
    Al Castellazzo di Bollate ci si è riprovato più di trent’anni dopo http://www.gliamicidicastellazzo.it/gli-amici-di-castellazzo/ Una volta ammesso che un borgo è proprietà privata, tutto il resto è consequenziale.

    • luigi14 ha detto:

      Il Castellazzo era una villa di delizie, cioè appunto un paese dei balocchi personale di un aristocratico, con un borgo agricolo alle spalle. Dal 1989 ci si tiene il Festival Arconati, e già prima Musica in Villa.
      Perciò a Consonno facciamo tornare i cantanti.
      Se il borgo agricolo non c’è più, facciamolo accanto, senza ripetere feticisticamente posizione e planimetria del passato. Come nucleo centrale prendiamo il Giardino della Tenerezza http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=14207&origine=2&t=A+Consonno+un+%60%60Giardino+della+tenerezza%60%60, basato appunto sulla sobrietà piuttosto che sulla pretesa urlata di riprendersi l’ex paese per riportarci la presunta identità.

  11. scroogemcduck ha detto:

    Minareti, sfingi, pagode ecc. in un certo senso assomigliano ai padiglioni Expo (e pure la fontana è stata paragonata all’Albero della vita). Quindi il modello migliore per il rilancio è un parco di relax verde e intrattenimento come Milano Experience. Magari si possono cercare investitori di vari paesi ciascuno per l’edificio che più lo evoca.
    Viceversa, un borgo contadino di ieri ricostruito oggi mi pare non diverso dalle torri pseudomedievali. Come ora smantelliamo aree industriali, allora si demolivano borghi contadini, o aspettando che venissero abbandonati spontaneamente o alla svelta con le maniere forti.

    • capomastro ha detto:

      Il gusto orientaleggiante non è affatto un’eccentricità isolata di Bagno, ma da fine Ottocento era comune, ad esempio nei minareti di Palazzo Botta Adorno in pieno centro di Pavia
      http://www.infobergamo.it/bergamo/articoli/2011/21pavia4.html.
      Comunque per una Disneyland ha poco senso la questione dell’integrazione nel contesto paesaggistico e ancor meno la coerenza interna. In un luna park non è assolutamente un problema avere un tiro a segno western e un castello delle streghe medievaleggiante. Ogni visitatore sceglie la costruzione che vuole per farsi il selfie. Neppure le bestie dello zoo sono integrate nell’ecosistema locale

  12. chiavennasco ha detto:

    Nel 1618 la frana di Piuro fu ritenuta un castigo per l’uccisione dell’arciprete Nicolò Rusca. Ora in pieno terzo millennio si parla ancora di natura che si vendica, più o meno lo stesso di credere che il minareto abbia fatto arrabbiare l’Onnipotente.
    Dando per buono il rapporto causale diretto tra costruzioni e frana, nulla sarebbe cambiato se si fosse voluto fare un villaggio multiculturale o residenze per artisti.
    Comunque ai paesi dei balocchi qualcuno ci crede ancora
    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/05/11/news/nuova-gardaland-100mila-euro-a-ettaro-1.15321134

  13. pinocchio ha detto:

    A Limbiate c’è un altro paese dei balocchi che dopo anni di degrado rinasce con la stessa funzione https://www.mbnews.it/2009/10/a-limbiate-rinasce-greenland-il-parco-dei-divertimenti-ritorna-al-futuro/.
    Negli stessi anni in cui Bagno demoliva Consonno, molti altri borghi erano eliminati per far posto a laghi artificiali, p.e. quello di Brugneto (Genova) o di Vagli (Lucca). Come pure non era raro l’abbandono di borghi per via delle frane, come Rovaiolo Vecchio frazione di Brallo di Pregola (Pavia)

  14. parmigiano ha detto:

    Un esempio cui ispirarsi potrebbe essere il Bosco di Carrega a Sala Baganza presso Parma

  15. Marco ha detto:

    Ci sono stato giusto ieri, Domenica 8 marzo 2015, durante un giro in mountain bike. Nello stesso giro sono poi passato a Campsirago. Stessa origine, stesso monte, destino completamente diverso.

    Per la città dei balocchi francamente vedo una sola soluzione: la dinamite, e poi le ruspe. Giù tutto e sopra un bosco di castagni.

    Se poi si vuole avere il coraggio di un sogno e recuperare le tracce dell’antico borgo l’esempio è proprio a due passi, a Campsirago appunto. Il meccanismo, anche economico oltre che giuridico e naturalmente culturale, va preso da lì, vedendo se la soluzione è replicabile e sostenibile anche per Consonno. Se non funziona questo metodo, che a Campsirago ha funzionato benissimo, non so cos’altro possa funzionare.

    • topmanager ha detto:

      Non mi sembra un capolavoro di economia usare un terreno ancora edificabile per fare un bosco sopra le macerie, a meno che i pronipoti di Bossi non lo affittino per i riti celtici. E neppure tenere le rovine perché sono tanto suggestive, ma senza nessun reddito http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/consonno-video-1.3029215.
      Semmai potremmo demolire i tempietti e le varie costruzioni solo da guardare, ma invece se tecnicamente possibile recuperare tutte quelle utilizzabili, definendo a quale funzione destinarle. Specialmente l’ex Hotel Plaza, alla faccia dei devastatori rave, e il minareto divenuto simbolo del luogo. Mettendoci un ascensore, lo si potrebbe usare come torre panoramica tipo il bigo del Porto Antico di Genova. E la fontana potrebbe riprendere a spumeggiare di vitalità.
      Se il Comune vuole che torni a essere un paese http://www.leccotoday.it/cronaca/consonno-vendita-trattative-stop.html, sarà comunque una città di fondazione tipo Sabaudia e Pontinia, e non vedo facile popolarla a tavolino.
      Comunque non trovo nulla di scandaloso se venisse utilizzata come villaggio senza abitanti, al pari di moltissime stazioni sciistiche

      • movido ha detto:

        In un villaggio senza residenti, il popolo della notte può finalmente scatenarsi senza conflitti.
        E se degli stranieri vogliono gli appartamenti sopra la galleria commerciale, basta che paghino, tanto al padrone forestiero non gli frega niente dell’identità agropadana

      • sciatore ha detto:

        La stazione sciistica dei Piani Resinelli, sempre nel Lecchese, è decaduta senza bisogno di frane, e ha un grattacielo ben più osceno del minareto. Ma non si ossessiona col ritornello che era folle, e il recupero più o meno conservativo parte comunque da come è ora e non da una presunta identità originaria, perché lì non si è demolito un borgo.
        Invece di pensare che se la nonna di Bagno avesse avuto le rotelle lo avrebbe portato a speculare altrove, quanto meno dal lato economico è infinitamente meno oneroso riattare alla meglio gli edifici di Consonno che ci sono, magari facendolo fare in cambio di comodato a immigrati che nello stile orientale si sentono a casa.

        • keynes ha detto:

          Gli operai che scavano buche dovranno mangiare, quindi lì intorno sorgeranno bar e l’economia riprende.
          A basso costo si può sistemare il parco che non sia più una giungla, riattivare la fontana, mettere in sicurezza pagode tempietti e ponticelli, allestire un collegamento navetta con Olginate e Galbiate, tenere il bar aperto tutta la settimana utilizzando non soltanto volontari e organizzare eventi non soltanto no profit. Così a qualcuno verrà in mente di stabilirsi negli appartamenti e aprire negozi al piano terra.
          Non si può affidare tutto a grandi progetti, meno che mai se si ha tanta paura dei perfidi speculatori. Forse la chiave per uscirne è proprio l’improvvisazione, per la quale si prendeva in giro Bagno come un eccentrico.

      • ocioalpin ha detto:

        Non demoliamo i tempietti, ma invece diamoli agli Alpini per le loro cerimonie, insieme al parco. Così a fianco del minareto dato alla Comunità islamica saranno davvero operatori di pace non solo in Afghanistan.
        Il diavolo sempre divide, ma invece in Piemonte c’è perfetta integrazione tra la Corona di Delizie delle residenze sabaude (paesi dei balocchi) e la Corona Verde dei parchi naturali.
        Bel coraggio hanno gli ex inquilini di Consonno a parlare di indennizzo, quando Giuliani e Dalmati non hanno ricevuto nulla per le proprietà confiscate

    • attore ha detto:

      Distino tutt’altro che diverso http://www.campsirago.it/.
      Campsirago e Consonno sono stati entrambi comprati da un industriale nel 1962, solo che il primo è stato lasciato abbandonare spontaneamente e andare in rovina come al tempo dei latifondi prima ancora del dissesto idrogeologico, mentre il secondo è stato demolito con le maniere forti e trasformato in villaggio turistico. Alla fine entrambi villaggi fantasma.
      Dopodiché danza teatro e casa vacanza nel primo sono un capolavoro perché opera delle coop più infallibili del Papa, mentre nel secondo sono kitsch pacchiani ecc. Il paesaggio è lo stesso per entrambi. Per quanto malandati, a Consonno ci sono gli appartamenti vacanza sopra la galleria commerciale e il salone delle feste per gli spettacoli. Magari ci si può inserire nel progetto http://www.residenzeartistiche.it. Gli artisti possono integrare il parco con sculture, primo tra tutti un monumento a Mario Bagno.

  16. GIANNI ha detto:

    Comincerei da Facchinetti:
    penso che il suo progetto non abbia molte possibilità, soprattutto per una ragione: soprattutto in Italia le aziende non sono molto disponibili alla condivisione con altre imprese, soprattutto se concorrenti.
    Esistono anche strumenti normativi che agevolerebbero aggregazioni imprenditoriali, ma non hanno larga applicazione, soprattutto laddove si tratti di trovare nuove idee o inventare qualcosa.
    Peraltro non so se un progetto di questo tipo sarebbe compatibile con il ricordo di una dimensione storica.
    Venendo al tema principale, è evidente che il progetto turistico e commerciale, basato su idea di nuovo centro, è fallita.
    Cosa resta?

    Credo che l’unica sia farne una sorta di centro storico, originale in quella parte che è rimasta, e magari ricostruito nella parte di cui esiste documentazione storica.
    Anche solo commercialmente, non avrebbe senso voler fare case che poi non hanno neppure i vantaggi della zona sottostante.
    Altra considerazione riguarda il ruolo dell’ente pubblico:
    come mai non si è pensato ad un piano regolatore che preservasse la memoria storica del luogo?
    E se questo piano esisteva, come mai non è stato rispettato?
    Credo anch’io possano sussistere ipotesi di illecito, amministrativo e forse anche penale.

    • ricercatore ha detto:

      Se nella ricerca industriale non si collabora, meglio passare alla scienza pura chiamando a raccolta Osservatorio di Merate, Cittadella delle scienze di Varese Campo dei Fiori, Museo della scienza e della tecnica Leonardo da Vinci ecc.
      Il minareto potrebbe diventare una torre di osservazione e supporto per antenne, e gli edifici possono servire come laboratori, centro congressi, foresteria e pure Disneyland per imparare la scienza divertendosi con le icone di Archimede Pitagorico e Spennacchiotto.
      L’esotismo delle architetture renderà evidente l’internazionalità della scienza.

      • volta-gabbana ha detto:

        Il minareto così diventerà un secondo faro voltiano.
        Accanto al laboratorio di Archimede Pitagorico, facciamoci pure la fattoria di Nonna Papera. Agricoltura o balocchi, sempre Disneyland è e resta

    • deregulator ha detto:

      Una regolamentazione si è almeno tentata, ma a lavori iniziati http://www.sognandoconsonno.com/lasvegas/index.php/it/giornale-di-lecco-06-11-1967
      Comunqeu il più grosso illecito è l’abuso d’ufficio, se si dimostra che nel 1976 la strada è stata tenuta chiusa per danneggiare Bagno, e comunque c’è sempre l’inadempienza agli obblighi di manutenzione in capo all’ente proprietario della strada. Amministratori locali particolarmente laici potrebbero magari chiudere la via per un santuario. E dal lato strettamente ecologico, eventuali danni da amianto sono imputabili a chi ha causato l’abbandono.
      La speculazione senza etica ha demolito il borgo, ma la guerra etica ha bombardato l’Iugoslavia.
      In “Sull’utilità e il danno della storia per la vita”, Nietzsche insegna che nella storia critica ci si fissa di correggere gli errori del passato, bruciando tutte le risorse e facendone di peggiori. Le volumentrie del paese di balocchi non mi sembrano atroci come gli ecomostri nell’Amalfitano, ma restiamo fissi nella paranoia che prima c’era un borgo. Mettiamoci una pietra sopra, anzi una colata di cemento.
      Comunità erano gli inquilini del borgo, ma ugualmente il popolo della notte. Le discoteche sono centri di aggregazione, e gli spettacoli arte. Specialmente nella mentalità del boom, poteva essere considerato benefattore chi faceva che si ballasse dove prima si zappava.

      • jaccuse ha detto:

        Assistere impotente è come minimo inerzia colpevolissima http://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/consonno-olginate-1.206261 . Il “La Provincia di Como” del 26 ottobre 1976 -soltanto cartacea- si cita un progetto di nuova strada con finanziamento regionale. E nel numero del 15 ottobre risulta che ogni giorno salivano circa 2200 auto, mentre ora si fa credere la città dei balocchi fosse in declino.
        Se il progetto di Bagno era folle perché stroncato da una frana, allora Bormio doveva essere un manicomio a cielo aperto. Perfino in “Archivi di Lecco” del 2000 parlando di Consonno nel Quattrocento non si perde l’occasione di tuonare contro l'”assurdo progetto edilizio”. Gli edifici sono andati in rovina perché abbandonati dopo la frana, non perché costruiti male come gli speculatori facevano per rifilarli a terzi.
        In quegli anni il piano regolatore era considerato “piano strangolatore” che bloccava sviluppo rapido.
        La vera follia è piuttosto la damnatio memoriae e la conseguente paranoia che torni il sogno degli anni 60 come un nuovo uomo nero

  17. Kerigma ha detto:

    Però notare il paradosso: il grande abuso ha scacciato i piccoli abusi: non a caso la collina di Consonno sul lato orientale è ancora verdissimo (fatto salvo ovviamente lo scempio del conte Bagno, che peraltro pian piano la natura ricoprirà), mentre sul lato occidentale la collina è tutta costruita con ville, villette, villecciuole partorite dai peggiori geometri del territorio.

    Verrebbe quasi da ringraziarlo, il conte Bagno, per aver salvaguardato la collina nel lungo periodo.

    • klement ha detto:

      Non solo, ma se non fossero stati sloggiati gli abitanti, i danni delle frane se li sarebbero goduti loro.
      Abuso sono i lavori sottobanco senza licenza.
      Paesi dei balocchi potrebbero essere pure Crespi d’Adda -incluso nel Patrimonio dell’umanità Unesco-, o Corte di Cadore costruito da Enrico Mattei, o ancora Grazzano Visconti nel Piacentino, o il Villaggio Zegna nel Biellese, ecc.
      I Leghisti dovrebberro ricordarsi che non c’è solo la Valle del Belice a essere abbandonata nel degrado

  18. Giuseppe ha detto:

    Una storia come tante altre in questo nostro benedetto paese, dove chi ha un po’di soldi (tanti), pensa di poter dare sfogo a qualsiasi capriccio partorito dalla sua megalomania, senza curarsi minimamente di fare scempio del territorio per modificarne l’aspetto, infischiandosene di mettere così a repentaglio il già precario equilibrio ambientale.

  19. valentino ha detto:

    consonno mi ricorda la fine degli anni ’70 quando facevo il soldato romano, vale a dire la comparsa nel presepe vivente, per altro frequentatissimo

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