Omelie 2021 di don Giorgio: Terza dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore

19 settembre 2021: Seconda dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore
Is 63,7-17; Eb 3,1-6; Gv 5,37-47
Qualche riflessione di carattere più generale.
Gli esegeti ci invitano a distinguere tra i Vangeli e il loro autore, per evitare di cadere nel rischio di ritenere i quattro Vangeli come la stesura dell’evangelista, ritenendolo l’autore principale, dimenticando anzitutto che l’autore del Vangelo, che è uno solo, anche se abbiamo quattro versioni apparentemente diverse, è Gesù Cristo risorto. Il Vangelo è Gesù il Risorto.
Non solo. Dietro a ogni evangelista vi è una comunità cristiana, quella di Marco, Matteo, Luca e Giovanni: una comunità di credenti provenienti da mondi culturali diversi, e in un cammino differente di fede. Cristiani che erano all’inizio del cammino di fede, e cristiani più avanti, già maturi nella fede.
Soffermiamoci ora sul quarto Vangelo, di cui fa parte il terzo brano della Messa.
Noi solitamente diciamo che Giovanni, a cui viene attribuita la stesura letteraria del quarto Vangelo, è il teologo, il mistico, ma non siamo del tutto corretti: ad essere teologico e mistico non è Giovanni in quanto tale ma il quarto Vangelo, che è stato redatto sì da Giovanni, ma è il frutto di una comunità matura nella fede.
Il quarto Vangelo, a differenza degli altri tre, i cosiddetti sinottici, non si sofferma a elencare i miracoli e le parole narrandoli come eventi storici: Gesù ha fatto questo o quello, ha detto questo o quello. Certamente, anche nel quarto Vangelo troviamo narrazioni di miracoli (la moltiplicazione dei pani, la trasformazione a Cana dell’acqua in vino, la guarigione del cieco nato, la risurrezione di Lazzaro), ma, ecco la domanda: come vengono riletti anzitutto dalla comunità cristiana, per essere poi messi per iscritto dall’evangelista Giovanni? La comunità dei primi credenti, che facevano riferimento a Giovanni, li ha riletti alla luce della risurrezione, o alla Luce dello Spirito santo, cogliendo così in ogni miracolo quel senso profondo, nascosto nel gesto esteriore, che è lo stesso Mistero divino. Ho sbagliato a dire “li ha riletti”, ma dovrei dire: “li rileggeva”. Si è trattato di una costante meditazione, che era personale ma soprattutto avveniva durante le assemblee liturgiche.
In altre parole, il quarto Vangelo è stato riletto sempre più in senso mistico, perché nei miracoli e negli incontri (pensate all’incontro attorno a un pozzo con la donna samaritana e di notte con Nicodemo), la comunità rifletteva, meditava, contemplava, pregava.
Poi l’annuncio del Vangelo servirà per rimettere in ordine i costumi morali, in una società, come quella romana, fondata sui piaceri e sulle ingiustizie sociali (pensate alla schiavitù legalizzata). E successe che, insistendo troppo sulla morale, si perse man mano quel mordente che stava nel suo essere novità interiore.
Dunque, sarebbe sbagliato e fortemente riduttivo rileggere i Vangeli come se fossero codici morali o comportamentali. È quanto avevano fatto i giudei, ed è quanto Cristo aveva contestato, puntando l’obiettivo sul volto del Padre celeste a indicare la Sorgente di Luce.
Dunque, il Figlio di Dio si è incarnato come Logos, ovvero come la Sapienza divina, come Luce, come Intelletto, e non come un moralista.
Quando noi diciamo “volere di Dio” pensiamo sempre a una serie di norme, con cui Dio indicherebbe la via da prendere, come se questa via fosse un insieme di dottrine o di norme da accettare o da seguire.
È vero che nel libro “Atti degli apostoli” troviamo un termine caratteristico per indicare il Cristianesimo, ovvero “odòs”. I credenti erano i “seguaci della Via”, ma la Via era da intendere non come dottrina dogmatica o morale, ma come cammino spirituale, ovvero Cammino dello Spirito nello spirito del nostro essere interiore.
Dunque, I Vangeli, prima di essere manuali di morale, sono Luce per illuminare il nostro mondo interiore. Pensate al tema della Luce presente nel quarto Vangelo, un tema espresso molto bene con il racconto della guarigione del cieco nato. Gesù prima ridona la vista fisica, alla fine dona a quel cieco fisicamente guarito la vista interiore. E così moltiplica i pani materiali per far capire che Lui è il Pane della vita.
Per capire occorre che l’Intelletto sia sveglio. L’Intelletto è Spirito, è lo Spirito santo. I Vangeli sono Spirito, prima che corpo. Prima che testi morali, sono messaggi che provengono dall’Intelletto divino.
E la Chiesa istituzionale che cosa ha fatto dei Vangeli? Codici morali, un insieme di dottrine dogmatiche. E così ha soppiantato lo Spirito vitale
Testimonianza
Un’ultima riflessione. Il terzo brano parla di “testimonianza”, uno dei numerosi termini giudiziari presenti nel quarto Vangelo. Secondo gli studiosi il quarto Vangelo, pagina per pagina, svolge un “processo” a Gesù. Il vocabolario stesso è quello del conflitto e del dibattito giudiziario: verità e menzogna, giudizio, giustizia, testimonianza, avvocato, convincere, accusare…
Attenzione, dunque! Si preferisce talora rappresentare Giovanni l’evangelista in un modo po’ effeminato, ma una cosa è certa: il quarto Vangelo tanto è mistico quanto è drammatico, presenta un Cristo che parla di grazia, di generazione divina, di spiritualità, ma nello stesso tempo è combattivo, duro con i suoi nemici.
Mi immagino Giovanni in modo del tutto diverso dalle raffigurazioni dolciastre di certi pittori: un apostolo, che non ha dimenticato le sue origini di pescatore, e che guiderà poi la sua comunità cristiana con la stessa fermezza e autorevolezza del suo maestro.
Il quarto Vangelo, che riflette la fede matura della sua comunità cristiana, è il più drammatico tra i quattro Vangeli.
Cristo non è venuto per togliere gli estremi, per eliminare i contrari, per addolcire i contrasti. La lotta tra il bene e il male è una realtà, che non si risolve eliminando o il bene o il male. Ci sarà sempre la lotta.
Si tratta di capire dove attingere le energie per lottare per il bene dell’umanità. Non da strutture carnali, non da una religione carnale, non da una Chiesa carnale.
Cristo ci invita ad andare al pozzo, e qui immergerci in tutto il nostro essere. Ne usciremo combattivi, duri, tenaci, determinati, ricchi di Grazia divina.

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