Preti che si drogano, preti pedofili, preti affaristi, preti sfacciatamente gay, preti canterini, preti che sui social fanno l’imbecille, preti o monsignori o vescovi (è la stessa cosa), ovvero una Chiesa carnale in via di putrefazione…

Preti che si drogano, preti pedofili, preti affaristi,

preti sfacciatamente gay, preti canterini,

preti che sui social fanno l’imbecille,

preti o monsignori o vescovi (è la stessa cosa),

ovvero una Chiesa carnale in via di putrefazione…

di don Giorgio De Capitani
Sì, qualcuno pensa subito alla diocesi milanese,
e avrebbe le sue buone ragioni per pensarlo.
Ma non posso limitarmi unicamente a descrivere
la mia diocesi che è allo sbando.
Ogni diocesi, piccola o grande che sia,
è come un tassello del grande puzzle
che è la Chiesa universale.
E la Chiesa universale, ovvero cattolica,
sta sempre più perdendo ogni fisionomia o identità,
che dovrebbe essere l’immagine del Divino.
È un “grosso animale”, come direbbe Platone,
e Simone Weil aggiungerebbe:
quel qualcosa di fortemente strutturale,
anche dal punto di vista sociale,
destinato a spegnere la presenza dello Spirito vitale.
Non basta fare della Chiesa una istituzione
caritativa o assistenziale:
oggi i preti impegnati nel sociale sono considerati i modelli,
ma modelli di che cosa, se poi manca
la realtà più profonda, che è nel fondo dell’anima?
Certo che mi scandalizzo quando sento o leggo
di preti che si drogano, di preti pedofili,
di preti affaristi, di preti sfacciatamente gay,
di preti canterini, di preti che sui social fanno l’imbecille,
anche se dovrei allargare il discorso,
e parlare di una gerarchia corrotta, carnale, insulsa,
da rasentare l’imbecillità più oscena,
e parlare di quei pastori di grandi diocesi,
a cui interessa solo andare di qui e andare di là,
senza portare nulla di fortemente evangelico,
senza nemmeno avere il tempo per riflettere,
senza mai alzare anche la voce,
quando fosse necessario:
anche Cristo ha alzato la voce
contro il potere civile e soprattutto
contro il potere religioso dei suoi tempi.
Oggi occorrerebbe anche un Giovanni Battista,
e non pastori molli come un fico stramaturo!
Alzare la voce, prendere posizione,
fare delle scelte radicali!
Ma si ha paura? E di che cosa?
Di essere criticati dall’opinione pubblica?
Ma Cristo non ha detto che bisogna essere diplomatici,
di avere un consenso generale,
di fare il populista.
Quando Cristo ha capito (per modo di dire)
che la gente lo stava strumentalizzando,
è fuggito in un luogo solitario…
La solitudine è la vocazione del profeta,
ovvero di colui che parla in nome di Dio,
ma… di quale Dio?
Non del dio della religione, sempre
a uso e consumo della stessa struttura religiosa,
la quale si inventa un proprio dio,
lo adora e lo impone ai suoi adepti.
Ed è qui l’abbaglio di una Chiesa
che, proprio perché si è fatta religione,
non si accorge dell’inganno.
È il momento di togliersi di dosso
i pesanti paludamenti di una struttura religiosa
che ha oramai coperto la Realtà divina,
che è dentro di noi.
Che poi succedano scandali,
questo farà sempre parte del fatto che la Chiesa
è anche carnale, ma il fatto di essere solo carnale
ciò scandalizza ancora di più,
ma tale scandalo viene quasi giustificato.
Non si vuole proprio capire
che proprio a partire da ogni diocesi
– ora penso anche alla mia –
si dovrebbe – sì è un impegno, è una urgenza –
aprire alla Novità evangelica,
a quella Novità che è stata subito coperta
dal fatto che la Chiesa è diventata una religione.
Adesso urlo, e la mia voce dovrebbe arrivare
fino ai tempi in cui spiriti liberi lottavano
per risvegliare o scuotere i dormienti.
Che escano dalle loro tombe,
e si uniscano tutti in coro
per togliere a questa Chiesa istituzionale
tutto quella pelle a cui si è ridotta,
per farla rinsavire, convertire,
così che entri in gioco il Cristianesimo puro,
quello dei Mistici medievali,
che la Chiesa istituzionale ha messo al rogo,
o emarginati con le sue perverse condanne.
Si parla di aprire una nuova via
per la evangelizzazione di un mondo dissacrato,
ma si rimane allo stesso punto di partenza:
non si deve cambiare il vestito,
ma toglierlo del tutto,
per andare alla essenzialità divina.
Il vero scandalo della Chiesa di oggi,
e anche di questa mia diocesi allo sfascio,
sta proprio in quel cocciutamente voler
restare all’esterno, e cambiare qualche vestito.
Tutto inutile, tutto pericoloso,
se non ci si convertirà sul serio,
e Cristo ce lo aveva già detto: “Metanoeite!”,
ovvero cambiate mentalità.
Sì, è questione di “nous”, ovvero di intelletto,
che non è quella mentalità mondana
che ha preso la testa di una Chiesa gerarchica,
solo preoccupata di salvare se stessa,
ovvero la sua grossa animalità.
FERMATEVI!
Cari Pastori di anime smarrite,
non rincorretele nel vostro deserto,
o vuoto d’essere.
Non farete che perderle di nuovo,
insieme alla vostra imbecillità.
FERMATEVI,
e aspettate la vostra anima
che è rimasta indietro.
NON SIATE COME TROTTOLE
impazzite per il troppo trottolare.
Riempitevi di quel Divino,
che è rimasto assente per colpa vostra.
Voi continuate a girare a vuoto,
senza offrire nulla di Divino:
parole vuote, gesti vuoti,
un pugno di illusioni…
La gente capirà anche gli scandali dei preti,
ma non capirà mai la vostra imbecillità di pastori
che danno solo apparenze e manciate di illusioni.
Cristo ha pianto sulla città di Gerusalemme,
sentiva compassione per una folla senza pastore,
e voi, Pastori di oggi, neppure più piangete,
sì magari vi lamentate di una società che non va,
ma che cosa offrite all’uomo di oggi?
Solo qualche stretta di mano?
Solo qualche sorriso di convenienza?
Solo qualche scrollatina di testa o di spalle?
Già don Primo Mazzolari parlava
di “rivoluzione cristiana”, ma probabilmente
non conosceva la Mistica medievale.
La “rivoluzione cristiana” sta nel tornare
alla Sorgente dell’essere.
Vedo qualche gerarca scrollare la testa:
poveretto, sei così fuori di testa,
o meglio fuori di quell’intelletto,
di cui Cristo parlava quando invitava urlando:
”Metanoeite!”.
Con te non c’è più nulla fare.
Lascio a Dio di agire
con tutta la sua Onnipotenza.

2 Commenti

  1. enniovico ha detto:

    Al netto di tante belle parole ho l’impressione che si continui a dialogare tra sordi. Esimi parroci o più, vi rendete conto che per l’uomo o la società affidarsi ad una fede/religione/Dio è importantissimo, ma probabilmente ai nostri giorni non si sa come farlo. La società ha maturato degli standard di comportamento e/o essere, tanto che ogni sforzo sembra frantumarsi al primo dubbio ovvero difficoltà; ci sarà un perché: ignoranza, ipocrisia, incapacità di procacciarsi il necessario, esasperata esigenza di apparire e non essere inferiore all’altro, ecc. ecc. Eppure tra i tanti difetti della Chiesa le dobbiamo riconoscere, presenza, qualità, supporto capillare e là dove non può arrivare se ne ravvisa la mancanza. Quindi molto modestamente, capite le debolezze, perché non intervenire accorciando la distanza nel linguaggio, nella soluzione dei problemi, nella presenza reale dimostrando in concreto che la soluzione adottata sia quella giusta e che si sappia perché agire dietro le quinte crea equivoci e malaffare, non necessariamente da parte del prelato? Mi scuso e ringrazio.

  2. simone ha detto:

    Don Giorgio, mi permetta una confidenza: io non la conosco, non ho mai incontrato il suo sguardo e mai parlato personalmente con Lei. Eppure ho la certezza che Lei ha riconosciuto la presenza del Dio interiore e vive guidato da questa presenza.
    Ci sono delle cose che pur non conoscendoci e non avendoci mai visti, risultato evidenti. Evidente è la sua vita passata nella ricerca della verità, in difesa della libertà e nella testimonianza del Vangelo.
    Perché dico questo? Perché ormai è una rarità poter evidenziare questi tratti in un prete. Faccio fatica a dirle altri nomi, e io di preti milanesi ne conosco davvero tanti, che son uomini di Spirito (non simpatici ma che profumano Spirito).
    Potrei fare altri 2 o 3 nomi sul centinaio che conosco.

    Io non voglio passare per un mangiapreti ma il mio criticare vuole essere una molla, un grido (purtroppo) in ritardo.
    Si va troppo in parallelo al degrado della società. Si sta crollando a picco. Il prete era un’autorità perché in lui trovavi risposte, conforto, luce. Oggi fai già fatica a trovarlo un prete e quando lo trovi, lo vedi indaffarato a stampare informatori parrocchiali (che non servono a niente), a cercare di fare il simpatico o a sistemare i conti della parrocchia.
    Io personalmente son in grandissima difficoltà, i miei problemi me li porto dentro e li affido al Signore perché dovunque vado si fa gara a minimizzare.
    Raccontavo una volta delle confessioni dove se affrontavi temi più profondi venivi incentivato a muoverti perché la fila era lunga. Oppure considerato un extra-terreste e interrotto dicendo: mi dica i peccati che ha commesso e basta.

    Oggi, giornata del seminario, ha predicato un seminarista di V° teologia (a due anni dall’ordinazione). Ha provato a spiegare la sua vocazione dopo la laurea in giurisprudenza. Un discorso asettico, misurato, ragionato. Avevo un desiderio di spendermi per gli altri, sono andato da un amico prete e ho capito che dovevo entrare in seminario. Come dire 1+1 fa 2. Tutto controllato, calcolato misurato. Non lo conosco ma la domanda mia è: se fossi andato da un amico sposato saresti diventato padre? E lui ha ribadito che è importante la guida. Non l’incontro con Dio nell’intimo, la docilità allo Spirito…la docilità ai superiori che decidono per noi; il voler far felice l’amico prete che mi vedeva sacerdote. Il tono morto, spento … io non so.
    Ho una figlia e vederla felice per quello che fa, per gli elogi che riceve a scuola, per una scelta giusta è la cosa più bella.
    Raccontami la tua vocazione con gioia, strappandoti la pelle cazzo.

    Io non ci sto più capendo niente; siamo una società morta, che ha perso l’entusiasmo e il senso nel fare.
    I preti che si affannano a organizzare incontri perché ‘si è sempre fatto così’. Che tengono in piedi tradizioni giusto per far vedere che si danno da fare. Rimangono sempre alla superficie senza mai risultare incisivi.
    E poi il Vangelo è giusto utile per incensarlo e fare una bella processione. Va spiegato per il popolo ma non tocca più il cuore della maggior parte dei preti. Questo è il vero dramma.
    Chi non ascolta la Parola spegne il fuoco e finisce nelle mani del mondo.
    Spero vivamente di sbagliarmi.

    L’ho già scritto io sono mendicante di parole, di parole buone. Di quelle parole che ti aprono all’infinito. Qui le trovo e per questo sarò sempre riconoscente.

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