Omelie 2019 di don Giorgio: SECONDA DOPO L’EPIFANIA

20 gennaio 2019: SECONDA DOPO L’EPIFANIA
Est 5,1-1c.2-5; Ef 1,3-14; Gv 2,1-11
Già una semplice lettura basterebbe a farci capire che c’è un collegamento tra il primo e il terzo brano della Messa. Possiamo indicarlo con una parola: “intercessione”.
Nel primo brano una donna ebrea, di nome Ester, intercede presso il re di Persia, di nome Assuero, per salvare gli ebrei da uno sterminio. Nel terzo brano, un’altra donna ebrea, di nome Maria di Nazaret, intercede presso il Figlio Gesù per togliere da un inconveniente una coppia di sposi (erano rimasti senza vino durante il loro sposalizio).
So già che mi direte: non c’è paragone. Certo, è vero, non c’è paragone tra uno sterminio evitato e trasformare l’acqua in vino. Ma diciamo subito che i due episodi vanno letti, al di là della cronaca o anche della loro storicità, cogliendone un simbolismo che certamente è più ricco e altamente teologico e mistico nel miracolo di Cana.
Ester, la regina ebrea che intercede
Partiamo dal primo brano, che si trova nel libro di Ester, un libro molto discusso: ci è giunto in due versioni, quella ebraica e quella greca, che è più estesa della prima.
Premetto subito che qui ci interessa relativamente sapere se quanto vi è scritto sia del tutto storico oppure in parte romanzato.
La vicenda di Ester è ambientata dopo il rientro degli Ebrei dall’esilio: non tutti i deportati sono tornati a casa, ma alcune persone hanno deciso di continuare a vivere nelle terre di esilio. Una di queste è Ester che, attirata la simpatia del re di Persia, diventa sua sposa e regina a sua volta. Subentrano le invidie e le gelosie del primo ministro Aman, che si lancia in una politica antiebraica, mettendo a rischio la vita degli ebrei amici di Ester, uno dei quali è lo zio Mardocheo. Sarà, tuttavia, la stessa Ester a permettere che i suoi connazionali si salvino e abbiano anche la meglio sui loro persecutori.
Una prima riflessione
Dal racconto più o  meno fantasioso risulta chiara la tesi cara alla Bibbia del ribaltamento dei destini: l’empio, che sembra avere successo e trionfi, verrà umiliato e subirà la punizione che egli aveva destinato ai giusti, mentre le vittime assurgeranno alla gloria. Tutto questo manifesta l’azione decisiva di Dio all’interno della storia umana.
Del resto, non dimentichiamo il messaggio del “Magnificat”, inno liturgico che l’evangelista Luca ha messo in bocca a Maria, madre di Gesù, quando s’incontra con la cugina Elisabetta: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nel pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato in ricchi a mani vuote”.
La promessa di Dio non è campata per aria, perché già Dio si è comportato così nel passato, e il passato è una garanzia per il presente e per il futuro.
Attenzione, voi ricchi e voi prepotenti: non durerà a lungo la vostra tracotanza. Quando penso all’oggi, e alla idiozia di questi poveri populisti di cartapesta, che sembrano onnipotenti (dureremo vent’anni, trent’anni, ecc.) e poi penso agli imperi del passato che sono crollati miseramente, mi consolo, anche se nel frattempo questi farabutti populisti stanno danneggiando una nazione.
Seconda riflessione
Al capitolo 3 del libro di Ester, versetto 13, troviamo queste parole di accusa contro i giudei: “In mezzo a tutte le razze che vi sono nel mondo si mescolano un popolo ostile, il quale, vivendo con leggi diverse da quelle di ogni altra nazione, trascura sempre i decreti del re, così da compromettere le pace delle nazioni da noi consolidata”.
Usciamo dalla situazione storica della vicenda ebraica (forse gli ebrei dimenticano facilmente di essere stati vittime di persecuzioni, diventando a loro volta persecutori: basti pensare all’attuale segregazione del popolo palestinese), e pensiamo a coloro che oggi inventano ogni scusa, con bugie e menzogne, per combattere coloro che loro chiamano con disprezzo e odio “intrusi pericolosi”. Il razzismo non muore mai, purtroppo, e c’è sempre un popolo bue che lo sostiene. Il vero problema consiste non nel combattere “questo” tipo di razzismo populista leghista, ma nell’educare la gente a ripensare un mondo diverso, in cui tutti saremo membri allo stesso titolo dell’Umanità.
Il miracolo di Cana
Passiamo al terzo brano. Il salto è qualitativamente notevole nel senso di come un miracolo, che si è svolto all’interno di una celebrazione nuziale di una coppia diciamo comune, non perciò altolocata, possa assurgere ad una tale simbologia mistica da costituire, come scrive lo stesso Giovanni, un “segno”, il “primo” anche in ordine di importanza, della vita pubblica di Cristo.
Non ha, anzitutto, importanza la trasformazione materiale dell’acqua in vino. L’evangelista, dunque, legge il miracolo come “segno”, in riferimento all’Ora di Cristo che, in modo del tutto paradossale, è anticipata dall’intercessione di Maria.
Lo sappiamo quanta e quale importanza Giovanni abbia dato alla presenza di Maria nella redenzione del Figlio di Dio, incarnatosi nel suo grembo.
Il quarto Vangelo non parla della nascita di Gesù a Betlemme, ma evidenzia in modo del tutto particolare la presenza di Maria all’inizio e alla fine del ministero pubblico di Cristo: all’inizio e alla fine in rapporto a quell’Ora, quando Gesù trasformò il tempo con la presenza dello Spirito divino.
Con un’altra donna, la samaritana, non certo vergine come Maria ma disponibile alla conversione interiore, Gesù parlerà dell’Ora, già qui, presente nel tempo: l’Ora della grazia, simboleggiata dall’acqua del pozzo.
E solo Giovanni riporta l’affidamento della madre di Gesù morente al discepolo prediletto.
Se l’episodio di Cana è tutto incentrato sull’Ora di Gesù, e non sul miracolo della trasformazione dell’acqua in vino, tuttavia anche l’acqua che si trasforma in vino anticipa l’acqua della samaritana che, nel pensiero di Gesù, diventa il vino della sapienza e della grazia divina.
Possiamo concludere dicendo che il brano di Giovanni che racconta il primo segno compiuto da Gesù illumina anche il primo brano, in cui un’altra donna, Ester, salva il suo popolo da una strage.
L’umanità non si danna o si salva con degli editti di re o imperatori o capi di stato, ma in quell’Ora, già presente, di  Cristo che agisce all’interno dell’essere umano, attraverso il suo Spirito che ci ha donato sulla croce.

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