Arringa contro Salvini l’irresponsabile

www.huffingtonpost.it
20/08/2019 

Arringa contro Salvini l’irresponsabile

Lunga lista di accuse di Conte: “Hai perseguito interessi personali e di partito”, “Non hai cultura delle regole”, “Mi preoccupa la tua concezione del potere”, “Incosciente uso di simboli religiosi”
Una interminabile lista di accuse rivolte a un unico destinatario: Matteo Salvini. Questo è il discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Senato sulla crisi di governo innescata dal vicepremier leghista. “Irresponsabile”, dotato di “scarsa responsabilità istituzionale” e “grave carenza di cultura costituzionale”. “Incosciente” nel suo uso di simboli religiosi, privo di “cultura delle regole”, fonte di “confusione” in Ue, “preoccupante” nella sua invocazione delle piazze, “irrispettoso” nella sua uscita dall’Aula sul caso Russiagate.
L’avvocato Conte è implacabile nella sua arringa contro Salvini, che a stento riesce ad aspettare il suo turno per la replica (: “Rifarei tutto”), esordisce il leghista. “La decisione di innescare la crisi è irresponsabile. Per questa via il ministro dell’Interno ha mostrato di seguire interessi personali e di partito”, scandisce Conte. Fin dalle prime battute si capisce che il discorso del premier è un durissimo attacco al leader leghista, accusato frontalmente di “scarsa responsabilità istituzionale” e “grave carenza di cultura costituzionale”.
Il premier si rivolge direttamente a Salvini. Tu che “ispiri la tua azione alle concezioni sovraniste, permettimi di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato, Federico II di Svevia”, per il quale anche il potere del sovrano non si deve levare al di sopra della legge. “Non abbiamo bisogno di persone e uomini con pieni poteri – dice Conte – ma che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità”.
L’esito è scontato: “Questo governo – afferma Conte – qui si arresta ma c’è ancora molto da lavorare. C’è bisogno di politica con la P maiuscola”. Il contrario di quello che il leader leghista, secondo Conte, ha dimostrato di saper e voler fare. L’elenco delle accuse è infatti lunghissimo: dall’aver più volte invaso le competenze di altri ministri durante i 445 giorni di governo gialloverde all’aver “compromesso l’interesse nazionale” concentrandosi solo su interessi di parte.
La tirata d’orecchie è trasversale e va dal mancato chiarimento sul caso fondi russi alla Lega all’uso “incosciente” di simboli religiosi. “Non te l’ho mai detto Matteo: accostare agli slogan politici i simboli religiosi” è un comportamento che non ha “nulla a che vedere con la libertà di coscienza religiosa: sono piuttosto episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno”.

Il premier non ci gira intorno: “Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali si assumo precisi doveri verso i cittadini e verso lo Stato”. E se “far votare i cittadini è l’essenza della democrazia – afferma Conte – sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile”.

Salvini – attacca Conte – ha agito per meri interessi personali ed è stato guidato non certo da responsabilità istituzionale ma da “opportunismo politico”. La decisione di innescare la crisi – sottolinea Conte – ”è stata annunciata subito dopo aver incassato la fiducia sul dl Sicurezza bis, con una coincidenza elettorale che suggerisce opportunismo politico”. “Perché aprire la crisi in pieno agosto quando era già grave l’insofferenza della Lega dopo le Europee?”. Da Salvini è arrivata una “decisione già assunta da tempo” che ha portato l’Italia in una “vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria. Una decisione che è stata scaturita per opportunismo politico”, insiste Conte.

Un passaggio del discorso è dedicato al caso fondi russi alla Lega. “Una vicenda – afferma – che merita di essere chiarita anche per i risvolti sul piano internazionale”. E una vicenda su cui il ministro – accusa Conte – ha mancato di rispetto alle istituzioni, uscendo dall’Aula durante la sua informativa. “Quando il premier si presenta in Aula per un’informativa, come per il Russiagate, il rispetto delle istituzioni consiglierebbe di rimanere in Aula per ascoltarlo, non c’è ragione per un allontanamento”.

“L′8 agosto Salvini ha diramato una nota con cui si diceva che la Lega poneva fine alla sua esperienza e voleva le urne”, ricostruisce il premier. “Ha quindi chiesto la calendarizzazione di comunicazioni. Oggetto grave che comporta conseguenze gravi”. Conte sottolinea la gravità del processo innescato dal segretario leghista: “Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave, che comporta conseguenze moto rilevanti per la vita economica e sociale del Paese”.
Mentre Conte parla, Salvini gli fa il controcanto coi gesti: prende appunti, si tocca il naso, alza le sopracciglia. La Lega “viene meno al solenne impegno assunto a inizio legislatura”, dice Conte. E Salvini alza platealmente le sopracciglia. Poi, quando Conte accusa la Lega di “irresponsabilità” e di aver anteposto “gli interessi di partito” a quelli del Paese, dai banchi della Lega arrivano aperte contestazioni che Salvini placa a stento. Prima con la mano, poi con le mani giunte in segno di preghiera, infine col pollice in segno di intesa, rivolto ai suoi.

“Alla fine di questo dibattito mi recherò dal Presidente della Repubblica per dimettermi”, dice Conte confermando l’intenzione di seguire il dibattito dall’Aula.  “Ora il presidente della Repubblica guiderà il Paese in questo passaggio delicato. Colgo l’occasione per ringraziarlo per il sostegno che mi ha dato”. “Questa esperienza – conclude – mi lascia una grande verità. Mi ha arricchito enormemente. Mi ha trasmesso grande fiducia per il futuro del Paese”.

Fuori dal Senato, intanto, si fronteggiano militanti M5S e leghisti con cori e striscioni da stadio. “Onestà, onestà”, gridano gli attivisti grillini. “Buffone, buffone”, “elezioni subito”, ribattono i leghisti. “Un capitano, c’è un solo un Capitano”, ripetono dal presidio della Lega, mentre intonano l’inno d’Italia.

 

1 Commento

  1. Giuseppe ha detto:

    Dichiarazioni totalmente condivisibili, che, oltretutto, vengono da una persona che per più di un anno si è confrontato costantemente con il leader leghista e con lui ha lavorato (quando Salvini l’ha reso possibile) spalla a spalla. Magari un po’ tardive, ma comunque lapidarie, che dipingono una figura, non solo inadeguata al ruolo che ha preteso di svolgere, ma soprattutto indisciplinata e populista, del tutto incompatibile con le regole di uno stato di diritto. Evidentemente Salvini, ennesimo imitatore di Masaniello, ha creduto di poter aizzare la piazza per accrescere il suo potere personale e diventare il dominus dello scenario politico del nostro paese, ma per fortuna non tutti sono stati contagiati diventando suoi tifosi e, anche se tra mille difficoltà, il parlamento ha riscoperto la propria centralità.

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