Il rischio di un premier come Chance il giardiniere

da Democratica
Mario Lavia
21 maggio 2018

Il rischio di un premier come Chance il giardiniere

In “Oltre il giardino” il protagonista Peter Sellers dice banalità che vengono interpretate per profonde verità. Il neo-premier sarà più o meno così?
Giuseppe Conte, se sarà lui, come Peter Sellers? Il rischio c’è. Ricordate Oltre il giardino? Era una bellissimo film della fine degli anni Settanta, protagonista un giardiniere (di nome Chance) di intelligenza sotto la media ma persona garbatissima che ripeteva frasi semplicissime interpretate dagli altri (finanche dal Presidente degli Stati Uniti!) come distillati di saggezza. Il senso del film di Hal Ashby stava tutto, appunto, nel colossale fraintendimento fra ciò che è e ciò che appare condotto fino alle estreme conseguenze politiche: e così quando Chance-Sellers dice al Presidente che “dopo l’inverno verrà la crescita”, quest’ultimo la interpreta come una ottima previsione economica laddove il poveretto intendeva riaffermare una banale legge di natura.
Ora, Giuseppe Conte, che al contrario di Chance pure vanta un bel curriculum, rischia seriamente di fare la parte di Peter Sellers. Non essendo una personalità politica e nemmeno un alto funzionario dello Stato è probabile che ignori come funzionano palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama; non conoscerà i meccanismi politici sostanziali che conducono alla formazione delle decisioni e finanche alle leggi formali; non si raccapezzerà fra i meandri delle infrastrutture politiche e di governo, fra uffici e gabinetti, commissioni e pareri; non sarà esperto delle vicende dei vari partiti e dei loro gruppo dirigenti; non sarà pratico di televisione, giornali, giornalisti: per tacere poi della sublime ignoranza dell’immenso e un po’ kafkiano ambaradan di Bruxelles.
Conte dunque sarà uno Chance il giardiniere di certo più felpato e consapevole ma pur sempre uno Chance: ogni volta costretto a chiedere a Di Maio, Salvini o Toninelli (cioè non esattamente a Nenni, La Malfa, Saragat o Moro): “Scusa, dov’è la sala stampa?”. Conte-Chance sarà costretto a telefonare a Trump, a mandare una lettera a Macron, forse un what’s app alla Merkel, dovrà recarsi al Cremlino, a Dublino, a Pechino, dovrà firmare quintali di carte, dovrà discutere con gli industriali, litigare con i sindacati, dovrà decidere se chiudere l’Ilva, se spendere in deficit, se aumentare l’Iva, se ridurre le tasse, se accogliere i profughi, se criticare Israele, se replicare al Corriere, se andare da Mentana, se parlare a un comizio, se recarsi dai terremotati, dagli alluvionati, dai disoccupati, se riformare la scuola, se assumere insegnanti, se cambiare il Cda Rai, se puntare sull’ambiente, se lottare la camorra, se riaprire a sinistra, se chiudere a destra, se fare il conflitto d’interessi, se inaugurare una mostra, se parlare bene di un film, se andare allo stadio e tutto quanto rientra nelle competenze formali e sostanziali di un presidente del Consiglio.
Già, diventare premier da un giorno all’altro: può essere piacevole come un bel sogno in una notte d’estate, oppure può rivelarsi un incubo. Si può sempre sperare di essere Peter Sellers, però.

 

8 Commenti

  1. Angelo ha detto:

    Ormai passa tutto dopo anni e anni di narcosi.
    Importante è essere contro qualcuno o qualcosa.
    Si diffida degli esperti perchè in passato hanno fatto danni alla gente ma poi
    si ripiega su altri esperti perchè non si sa cosa fare e come amministrare.
    Tutto rivela pochezza e povertà intellettuale

  2. Giuseppe ha detto:

    Rispetto al Chance di “Oltre il giardino” il prof. Conte ha senza dubbio una infarinatura politico economica di tutto riguardo, non per niente -tra l’altro- ha lavorato e lavora n università prestigiose ed è uno dei maggiori esperti di diritto amministrativo. Ciò non toglie, però, che passare dalla teoria alla pratica e per di più avendo sul collo il fiato di Di Maio e Salvini che gli tirano la giacca, può logorare anche la persona più paziente del mondo. Certo, il nome è autorevole, anche se poco conosciuto, ma il governo di un paese non è una pinacoteca né una raccolta di grandi firme e, soprattutto il capo dell’esecutivo, benché operi collegialmente con la collaborazione del consiglio dei ministri, deve avere autonomia decisionale visto che è la figura istituzionale di riferimento dell’attività politica, economica e sociale del paese e ne è il responsabile.

  3. lanfranco consonni ha detto:

    Non vorrei essere nei panni di Mattarella.
    Anche lui probabilmente si troverà davanti agli interrogativi di Mario Lavia.
    Logica vuole una risposta negativa.
    Risultato: un grosso regalo alla copia Salvini Di Maio che si ritroverebbe tra le mani il grosso alibi: abbiamo trovato la soluzione giusta per il governo del nostro paese ma Mattarella ci ha fermato. Naturalmente la maggioranza del popolo votante e poco pensante crederebbe a loro (i risultati delle ultime amministrative lo confermano).
    Rimane comunque un grosso rammarico: Conte non può fare in questo momento il presidente del consiglio, ma pare una persona valida, potenzialmente con le carte in regola per una regolare carriera politica.
    Mi faccio quindi delle domande, accettando con riserva che tutto ciò che di buono si dice di lui sia vero.
    Come mai è stato arruolato da cinque stelle e non da un partito di centro sinistra? Come mai il PD non si è accorto di lui? Come mai ci troviamo Emiliano alla presidenza della Puglia, quando avremmo potuto avere una persona preparata come lui?
    Chissà quanti Conte ci sono nel meridione, persone valide che i nostri partiti dovrebbero cercare con tenacia, coltivare con amore e preparare per essere pronti per l’impegno politico. Questo deve fare il PD, non chiedersi se ha fatto bene o meno a non mettersi a tavola con M5S! Disastro per fortuna evitato!

    • Maurizia ha detto:

      Mi scusi, sig. Consonni, ma mi sembra che lei esprima una visione un po’ romantica della politica, come se il PD o i partiti del centrosinistra fossero diversi dagli altri: per un partito ciò che conta é il pacchetto di voti che un candidato porta, sono le clientele da foraggiare, e soprattutto la sicura obbedienza alle direttive della segreteria. Una ‘persona valida’, da ‘coltivare con amore’ può anche starci, ma solo se soddisfa i requisiti di cui sopra. Intendiamoci, i Cinquestelle sono quanto di più lontano dalle mie idee, ma forse in questo momento hanno una forma di giovanile distacco dalle pratiche politiche tradizionali di gestione del partito.

  4. Claudio ha detto:

    Abbiamo già avuto un berlusconi nel 94 e seguenti a fare figure barbine in giro per l’Italia e per il mondo.
    Siamo sopravvissuti a scapito della reputazione di uno Stato che non riesce più a raddrizzarsi.
    Non c’è più nessun Santo a cui votarsi.

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