Omelie 2015 di don Giorgio: Quarta dopo Pentecoste

21 giugno 2015: Quarta dopo Pentecoste
Gen 18,17-21; 19,1.12-13.15.23-29; 1Cor 6,9-12; Mt 22,1-14
Lo Spirito, ovvero l’anti-senso letterale
Gli esegeti più seri ci dicono che la Bibbia si spiega mediante la stessa Bibbia. Ovvero: non si possono estrapolare parole o fatti da un contesto generale, e il contesto generale tiene conto sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, e soprattutto è alla luce del Vangelo di Cristo che bisogna rileggere tutto il resto, anche lo stesso San Paolo, che è venuto dopo, il quale sembra talora prendere una sua strada, non condivisibile da tutti i teologi, dai profeti e in particolar modo dai mistici.
C’è poi lo Spirito Santo, il quale, per un verso è tirato in ballo per dire che tutta la Bibbia è ispirata, per l’altro, come ha detto chiaramente Gesù, ama la libertà, e non può essere messo alle strette neppure dalle parole scritte della Bibbia. Comunque, neppure lo Spirito Santo ama scrivere con l’inchiostro su fogli di carta o incide le leggi sulla pietra e non detta le parole privilegiando i cosiddetti eletti. Non sai da che parte provenga e dove vada. Ogni strada per lo Spirito è buona, e ogni strada conduce là dove nessuno potrebbe al momento immaginare.
Certo, ci sono verità dello Spirito anche nella Bibbia, ma la Bibbia non è un insieme di parole da prendere una per una, da prendere cioè nel loro senso letterale. Lo Spirito sa trasformare parole aride in parole di vita. Non si ferma agli usi e costumi degli antichi. Certo, cammina coi tempi, ma non si fa chiudere nei tempi. Lo Spirito è Spirito, e non è qualcosa di rigido, di fisso, di già stabilito. A te può sembrare che una parola scritta mille anni fa sia ancora valida, ma non è così. Non è perché i tempi cambiano, e allora bisogna adeguarsi. No, ci si deve adeguare alla libertà dello Spirito che ci porta verso la pienezza di quell’Umanità, che è nel disegno originario di Dio.
Neppure Gesù ha detto tutto quanto bisognava dire, chiudendo così ogni apertura alla Novità dello Spirito. Ha dichiarato esplicitamente: sarà lo Spirito a portarvi man mano alla pienezza della Verità. E la religione che fa? Pretende di racchiudere lo Spirito tra le quattro mura della propria struttura, e così blocca la pienezza della Verità, con il rischio di morire di inedia.
I tre brani possono essere eletti diversamente?
Prendiamo i brani della Messa. Sembrano chiari. Si condanna la sodomia (primo brano); si condanna una lunga serie di ingiusti davanti a Dio (secondo brano). Si condanna, si condanna. E anche nella parabola evangelica, che all’inizio sembrava aprirsi all’accoglienza, si finisce per punire colui che non indossava il vestito da cerimonia.
Eppure nei tre brani ci sono spiragli di speranza. Perché non tenerne conto? Perché, invece, ci si è soffermati sull’aspetto punitivo, come se Dio si divertisse a condannare? Il nome Gesù non vuol dire forse “colui che salva”?
Sodomia e ospitalità
Nel primo brano, tolto dal libro della Genesi, la liturgia ha preferito soffermarsi sull’episodio della città di Sodoma, distrutta da Dio per un grave peccato dei suoi abitanti. Da Sodoma deriva sodomia, termine che indica, nell’uso corrente, rapporti omosessuali tra individui di sesso maschile. E non solo.
La Chiesa, lungo i secoli, ha sempre condannato l’omosessualità come sodomia, ovvero perversione sessuale, da sottoporre a qualche cura medica o a qualche grazia miracolosa particolare. Abbiamo sentito gli interventi degli esponenti della Chiesa, tra cui, in particolare, il segretario dello Stato vaticano Pietro Parolin, secondo cui il matrimonio dei gay sarebbe un delitto contro l’umanità, quando in Irlanda c’è stata una massiccia votazione referendaria in favore appunto del matrimonio omosessuale. Mi chiedo, anzitutto, che concetto ha la Chiesa-struttura dell’Umanità, quando, lo sanno tutti, ancora oggi essa sta violando i fondamentali diritti umani e civili. Non parliamo del passato, quando, per salvare i dogmi, la Chiesa mandava al rogo coloro che essa giudicava eretici, per farli santi, qualche secolo dopo. Mi chiedo se, per salvare una dottrina, si possa uccidere una persona, la quale merita più rispetto di qualsiasi dogma.
Io non difendo per partito preso né gli omo né gli etero sessuali. Dico solo che ciascuno va rispettato, anzitutto, nella sua personalità. Almeno, questo! Sì, dico “almeno”, perché anche oggi la Chiesa parla bene della persona in sé, ma poi subito la giudica appena apre bocca o fa un passo un po’ strano. Sui comportamenti, sugli usi e costumi della società, credo che debba prevalere un principio: sono pericolosi per il Bene comune? Allora vanno condannati! Non sono pericolosi, perché dobbiamo condannarli? Che male ti fanno se due dello stesso sesso si vogliono bene? Vivi, e lascia vivere.
Ma, tornando al brano della Bibbia, gli esegeti ci dicono che l’autore sacro ha inteso soprattutto condannare, più che la sodomia, la violazione della ospitalità da parte degli abitanti di Sodoma. Non credo che oggi siano soprattutto gli omosessuali a mancare di ospitalità, di accoglienza, di fratellanza. Pensate a un certo mondo che si dice cattolico, che vanta di essere sessualmente “normale”, ma che sta facendo una incivile battaglia politica contro i migranti. Dovremmo allora invocare lo zolfo dal cielo su chi?
“Ladri, avari, ubriaconi, calunniatori, rapinatori”
Passiamo al secondo brano. L’apostolo Paolo, nella sua prima Lettera ai cristiani di Corinto, fa una lunga lista di “ingiusti” (così li definisce), che non meritano di far parte del regno di Dio. Chissà perché ci si è soffermati sui depravati e sui sodomiti? San Paolo parla anche di idolatri, di ladri, di avari, di ubriaconi, di calunniatori, di rapinatori. Chi si salva, allora? Credo che l’idolatria sia stata, e sia tuttora, il vero male dell’umanità. L’idolatria è il peccato che fa parte di ogni religione. La religione fa di dio un idolo, a propria immagine e somiglianza. Ed è in base a questo idolo che poi giudichiamo coloro che, secondo noi cattolici, sono i pervertiti. Ma la vera perversione sta nell’immagine falsa di Dio. Non mi soffermo sugli altri peccati: furti, ubriachezze di ogni tipo, calunnie, rapine, perché per ognuno di questi peccati bisognerebbe scrivere volumi. Non sto parlando solo del campo socio-politico, ma anche e soprattutto di quello ecclesiastico e religioso.
“Andate ai crocicchi delle strade…”
Infine, una riflessione sul terzo brano. La parabola di Gesù, la prima delle due, poteva essere letta e interpretata come una tra quelle più realistiche e anche significative.
Perché ho detto “la prima delle due”? Secondo gli esegeti, si tratterebbe di due parabole fuse tra loro in una, e questo ha coperto in parte il significato originario di Gesù. Una parabola realistica: noi, di fronte ai grandi inviti, troviamo tutte le scuse. Non ci impegniamo per il regno del bene: troviamo sempre qualche giustificazione. In realtà, c’è sempre un alibi pronto a scusarci. Ed ecco la sorpresa di Dio: allarga l’invito oltre i soliti privilegiati, o quelli della prima ora: «Andate ora ai crocicchi delle strade, e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». La prima parabola finiva qui. Ma c’è stato qualcuno tra i primi cristiani che ha voluto rompere l’uovo, per distruggere anche la Sorpresa. Ed ecco l’aggiunta della parabola del vestito nuovo. Come pretendere che i poveracci ai crocicchi delle strade entrassero nel banchetto con i vestiti delle damigelle o dei principini? Ed ecco la finale da cataclisma universale: “Là sarà pianto e stridore di denti”. Tutto per un vestito!
Ecco la mia riflessione. La parabola originaria di Gesù aveva un altro insegnamento, ed era questo: il regno di Dio è aperto a tutti, non è di pochi eletti, di pochi privilegiati; anzi i privilegiati, quelli della prima ora, si autoescluderanno, a causa delle loro scuse per non prendere sul serio il regno di Dio.
È vero: anche i poveracci dovranno prendere coscienza del loro impegno. Dio regala niente a nessuno: ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Questo potrebbe essere l’insegnamento del vestito nuovo. Ma attenzione: non si tratta di qualche formalità, di adeguarsi ai riti o agli schemi della religione. Il vestito nuovo deve significare qualcosa di nuovo. E questo qualcosa di nuovo verrà proprio dalle persone che finora sono state escluse.
Dio agisce all’opposto dei sindacati, i quali parlano solo di diritti e talora di pretese assurde. Dio punta all’essenziale. Non dice al poveraccio: ti capisco, adesso ti do tutto ciò che vuoi, o tutto ciò che tu avresti voluto e non hai mai potuto avere. Dio chiede a ciascuno di essere se stesso, ci offre la possibilità di crescere come esseri umani.

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