Quel colletto bianco e le amnesie da prete

Dal Blog Waps
 

Quel colletto bianco e le amnesie da prete

Mi ero quasi abituato ad ascoltare politici o personaggi dello spettacolo negare l’evidenza. O quantomeno, campare per aria scuse assurde.
"Non sono stato io a pagare casa mia? Porca miseria, non me ne ero accorto!”
“Quella ragazza era minorenne? Acciderbolina, dimostrava almeno 36 anni!”
“Ho fatto incagliare e affondare una nave da crociera? Scusate, non lo faccio più!”
Sembra quasi che ormai sia la normalità coprire le cazzate fatte, con idiozie ancora più grosse. E tutto questo insultando l’intelligenza comune, perché le si vuole far passare per giustificazioni reali. Quasi al livello di alterarsi se non vengono prese in considerazione!
"Ma cribbio, vi ho detto che pensavo sul serio fosse la nipote di Mubarack! Ancora che me la menate? Eh quante storie che fate… le avevo già comprato le ginocchiere nuove..”
Si è arrivati ad un livello in cui basta avere dei buoni avvocati o semplicemente battere fortemente sulla propria tesi, che un cittadino passato col rosso, riuscirebbe a cavarsela convincendo tutti che il semaforo era daltonico.
L’ultima della serie è arrivata in questi giorni: un parroco marchigiano, tal Don Giangiacomo Ruggeri, conosciuto anche come “Don Server” grazie alla sua propensione verso l’uso della rete per comunicare con i propri fedeli, è stato colto in flagrante mentre in spiaggia si scambiava effusioni con una13enne. Ecco, questo è il livello di spudoratezza di cui parlavo prima. Non ci si nasconde nemmeno più, ma è normale che un prete vada in spiaggia con una ragazzina, si scambi baci e palpeggiamenti sotto l’ombrellone e in acqua. È tutto nella norma. Forse però non per i bagnanti di quella spiaggia, che hanno denunciato massivamente il prete. Probabilmente per loro non era così normale vedere un parroco limonarsi una 13enne. Che pudici, eh?
Il Don 43enne, portavoce del Vescovo di Fano, è stato filmato, e arrestato. Ma la chicca, c'è stata al momento dell’arrivo della polizia, quando ha esordito con un: “ho sbagliato, non mi sono reso conto..”
Allora, ci sta ammettere il proprio errore. Come un bambino che mangia di nascosto l’ultima fetta di torta. Magari nessuno lo vede, ma sa in cuor suo che prima o poi lo scopriranno. Figuriamoci se si mette in bella mostra mentre la mangia! In questo caso nemmeno c’è stato il tentativo di celare il “misfatto”. È stato un ostentare un rapporto assurdo tra un prete 43enne e una 13enne. Capite bene il livello? 43enne, prete che in rete attaccava la pedofilia nella Chiesa, va con 13enne, e lo fa alla luce del sole, in mezzo ad una spiaggia affollata.
L'ammissione della colpa per un fatto del genere abbiamo stabilito che ci sta. Almeno non ha negato l'evidenza. Ma il dire di “non essersene resi conto”.. tocca QUASI il livello di giustificazione dei nostri cari politici disattenti.
Se però a tutti riesce così bene, ci sarà un motivo!! Provateci anche voi. Domani presentatevi in ufficio alle 12.00 invece che alle 9.00, e giustificatevi con un “ops, non mi ero reso conto di che ore erano!” e con nonchalances tornate a bere il vostro caffè. Oppure entrate in un concessionario, legatevi una moto al portachiavi, e provate ad uscire. Quando vi chiederanno cosa state facendo, esordite con un: “ma te pensa, si deve essere incastrata, mica ci avevo fatto caso!” Ed avviatevi verso l'uscita fischiettando. Quando non ci sono motivazioni o scusanti, inventare qualcosa che non abbia senso pare essere la soluzione migliore, o comunque quella più gettonata ora come ora. Spararla più grossa che si può è di moda. Almeno finché a qualcuno non verrà in mente che è l’ora di smetterla di farci prendere in giro dalla finta ingenuità, e punire i fatti per quello che sono, non in base alla giustificazione che si prova a dargli. Sarà che il collarino bianco che sul clergyman dei parroci, a volte stringe troppo e non lascia passare ossigeno ai neuroni? O che l'obbligo di castità, adottando un'espressione fantozziana, è una cagata pazzesca? O forse che è ora di finirla di fare i falsi buonisti, e assicurare pene certe? Non più dure, ma certe! Che il preticello di periferia si faccia qualche anno di galera se dovesse venir beccato, a chi giova? Lui passa rinchiuso qualche mese in cui può solo peggiorare, giustizia non viene fatta, quando torna a casa avrà ancora le vecchiette del paese a difenderlo perché loro lo conoscono, e sono tutte storie inventate dalla tv per fare notizia rovinando la vita della gente per bene, e nel frattempo ci sono dei bambini/ragazzini irrimediabilmente segnati.
È giusto di pochi giorni fa la notizia che un ultra 70enne volontario in oratorio accusato di aver mostrato un giornaletto pornografico a due bambine di 10 anni, ha patteggiato 2 mesi di carcere, quindi non sconterà un giorno. Ieri hanno arrestato un 54enne farmacista che avrebbe abusato di almeno 3 ragazzini di 15 anni dal 2010 ad oggi. Ed era insegnante di catechismo. Che altro aggiungere? Solo la voglia di una pena certa ed esemplare.
Per carità, non sto inneggiando alla pena di morte, si risolverebbe ancora meno e gli si farebbe quasi un favore. Pensavo più che altro a pene (mai termine fu più appropriato), laddove possibile, direttamente proporzionali al guaio combinato.
Vendevi mozzarelle tossiche? Bene, in galera mangerai le tue mozzarelle per una decina d'anni.
Scaricavi liquidi altamente inquinanti nel fiume per non pagare lo smaltimento? Ottimo, 15 anni di galera, e ti laverai con l'acqua che amavi tanto, fino a quando non ti spuntano le branchie.
Molesti un bambino? Prima pubblico il tuo nome e la tua faccia su ogni muro, in modo che chiunque ti conosca sappia che genere di bestia sei, poi ti incarcero, e lì ci pensano i detenuti stessi a raddrizzarti (o piegarti, dipende dai punti di vista), e per ultimo, una bella castrazione. No, anche se suggestivo, non mi riferisco a ghigliottine per genitali. Devono trovarlo sempre lì il loro arnese. Devono avercelo a portata di mano, ma senza la possibilità di poterci fare nulla. Zac-zac. Un'operazioncina, e il tuo giocattolo non si sveglia più. Giace lì, adagiato nelle mutande, per ricordarti quello che tanto ti divertivi a fare, e che ahimè, ora anche volendo, non si può più concretizzare.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Chi è causa anche del male altrui, deve essere messo nella condizione di non avere più lacrime per autocommiserarsi. Soprattutto se parliamo del male di bambini, causato da individui che dovrebbero guidarli alla scoperta della vita.
Ovviamente, non che un pedofilo che non sia un pastore di anime, una guida spirituale, un qualsiasi esponente del mondo ecclesiastico, non mi scateni lo stesso schifo.
Mettiamola così: la ciliegina sulla torta in questi casi in cui è un religioso ad abusare di ragazzini, è proprio il veder concretizzare il buon vecchio predicare bene e razzolare male. È quello che da fastidio.
Se un uomo viene picchiato ingiustamente per strada, ci si dispiace. Se è un esponente delle forze dell'ordine a farlo, aumenta lo sdegno. Se un industriale abbandona lastre di amianto in un campo, ci causa rabbia. Se è un iscritto a WWF a farlo, aggiunge gravità al gesto.
Non conosco e non comprenderò mai le motivazioni che possano portare a gesti simili, ma un prete pedofilo rimane tale, che lui se ne sia accorto o meno.
E non ci potrà essere mai giustificazione che tenga. Gli alibi sono per gli innocenti, per i colpevoli può esistere solo disgusto.

 

4 Commenti

  1. lina ha detto:

    I sacerdoti ogni giorno dicono la Messa e si comunicano al momento della Comunione. Penso pertanto che spesso accedano anche alla Confessione. I casi sono due: o non confessano le loro mancanze a sfondo sessuale, oppure dei loro confratelli li assolvono pur non dovendolo fare, non mettendoli così di fronte alle loro gravi responsabilità.

  2. Giuseppe ha detto:

    Il problema è che la giustizia la devono applicare gli uomini, quindi persone che alla stregua di chi trasgredisce e va giudicato hanno i loro bravi difetti, le loro colpe e magari chissà qualche peso sulla coscienza di cui, forse, non riescono a liberarsi. La cosa è talmente evidente che nei tribunali ci si premura innanzitutto che siano rispettate le procedure e che all’imputato venga garantito un giusto processo, cose certamente sacrosante, ma che nulla hanno a che fare con la ricerca della verità. Il buon avvocato è colui che anteponendo la professionalità alla morale e difende a lmeglio anche un reo confesso, pur sapendo che se andasse assolto, il delitto resterebbe impunito e, quindi, non sarebbe fatta giustizia. L’essere umano essendo per sua natura libero e fragile viene costantemente esposto a “tentazioni” a cui è difficile dir di no, anche se si hanno sani principi e si è “tutto sommato” delle brave persone, insomma tutti siamo soggetti a sbagliare. Per questo motivo, a mio modo di vedere, la cosa fondamentale è la consapevolezza di aver sbagliato ammettendo le proprie responsabilità, senza infingimenti e giustificazioni più o meno improbabili, e la dignità di saperne accettare le conseguenze.

  3. Gianni ha detto:

    Certi fatti, gravi di per sè, come la pedofilia, lo diventano ancora di più, se commessi da soggetti, come i sacerdoti,che abusano della fiducia riposta in loro.

  4. marco brenna ha detto:

    TANTO QUALCHE VESCOVO COMPRENSIVO LO SI TROVERA’ SEMPRE….QUESTA NOTIZIA E’ APPARSA SULL’ANSA POCO DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL TUO POST. TANTO PRE RESTARE IN TEMA

    Il Gip del tribunale di Modena, Domenico Truppa, ha convalidato l’arresto dell’aiutante di don Ivan, il parroco di Rovereto morto nel terremoto della scorsa primavera di cui diceva di essere fratello adottivo, e ne ha disposto la custodia cautelare in cella.

    L’uomo, 55 anni, e’ accusato di atti sessuali su minori. E’ stato sorpreso sotto le docce di una tendopoli con un marocchino undicenne. Non ha risposto alle domande del gip.

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