Omelie 2019 di don Giorgio: SESTA DOPO PENTECOSTE

21 luglio 2019: SESTA DOPO PENTECOSTE
Es 24,3-18; Eb 8,6-13a; Gv 19,30-35
Un prete milanese, quasi novantenne, che stimo molto, don Angelo Casati, commentando i brani della Messa scrive: «Due parole, due immagini ricorrono nelle letture di questa domenica: l’alleanza e il sangue. Due parole,  due immagini che ritroviamo ogni domenica nel cuore della preghiera eucaristica, quando riascoltiamo il racconto dell’ultima cena e riudiamo le parole di Gesù: “questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza”…».
L’Alleanza unilaterale di Dio
Anzitutto, alleanza. In realtà, non si è trattato, nell’Antico Testamento, di un patto bilaterale tra Dio e il suo popolo, il popolo ebraico, e neppure si tratta, nel Nuovo Testamento, di un patto bilaterale tra il Figlio di Dio e l’umanità. In entrambi i casi,  si è trattato e si tratta di un patto unilaterale. L’idea nasce dal Signore, e l’idea è del Signore, il quale non si lega a nessuno, nemmeno quando scende a patti.
Già dire patto fa intendere qualcosa di particolarmente legale. Ma tra Dio e gli esseri umani non c’è nulla di legale: tutto di straordinario, di misteriosamente sorprendente, tutto da lasciare alla iniziativa creatrice di Dio. È un rapporto spirituale, che avviene all’interno del mondo dello Spirito. E lo Spirito è Libertà: non è legge, non è dogma, non è legame istituzionale.
Neppure possiamo dire che si tratta anzitutto di un rapporto d’Amore tra Dio e le sue creature. Lo Spirito precede ogni amore. Lo Spirito è Intelletto divino che illumina l’amore. In Dio non ci sono sentimenti, e tantomeno risentimenti, anche se la Bibbia usa un linguaggio antropomorfico come se il Signore pensasse, parlasse, avesse sentimenti umani, umori, stati d’ira, ecc. Purtroppo, al di là di questo modo grossolano di vedere Dio, è sempre rimasta in ogni caso, presso ogni religione, anche quella cattolica, una concezione molto limitativa di Dio, pretendendo, come fa la Chiesa Cattolica, di definire con dogmi la realtà stessa di Dio. I Mistici dicono: di Dio non si sa nulla, meglio tacere che dire qualcosa. Gli stessi antichi filosofi greci erano in enorme difficoltà a parlare della Divinità, ricorrendo ad una terminologia nuova, ben al di là del linguaggio umano.
È importante dire questo, perché, quando si parla di un Dio che entra in comunicazione con gli esseri umani, ed è il caso dell’alleanza biblica, bisogna stare attenti: il Signore non  si compromette scendendo a patti con noi. Agisce da Dio, anche se dire “agisce” è già un antropomorfismo. Lui è Spirito purissimo, e vorrebbe casomai entrare in contatto con noi nella realtà del nostro essere interiore. L’alleanza è qualcosa di naturale: in quanto essere, ciascuno di noi è in un rapporto profondo di interiorità con Dio.
La tentazione di ogni religione consiste nell’esteriorizzare i rapporti tra Dio e gli esseri umani. Dio appare, parla, discute, litiga, dà ordini, punisce. Questo non è solo il dio d’Israele, è anche il dio cattolico che inventa apparizioni, contatti di Dio con le anime privilegiate. Questo volere e pretendere che Dio agisca al di fuori dell’essere umano è la peggiore caricatura divina.
E perché la religione ama queste caricature divine? Per il semplice fatto che l’interno dell’essere umano sfugge ad ogni controllo, fa a meno di ogni mediazione.
La Vecchia e la Nuova Alleanza
Se possiamo anche chiudere un occhio e comprendere che nell’Antico Testamento il mondo religioso ebraico vivesse di un rapporto esteriore con il Signore, come si può interpretare la nuova alleanza di Cristo quasi come una versione rinnovata o aggiornata dell’Antica?
L’Alleanza che il Figlio di Dio, incarnatosi nel grembo verginale di una ragazza di Nazareth, ha suggellato con il sangue della sua morte cruenta, non  ha nulla a che vedere con l’Antica Alleanza o, se vogliamo vedervi un certo richiamo tra loro, è solo perché c’è un prima e c’è un poi, si parla di Antica e di Nuova Alleanza. Ma dicendo “nuova” dobbiamo proprio in questo aggettivo scoprire la radicale differenza.
Si parla poi di sangue sia per la prima che per la seconda Alleanza. Ma come intendere la parola “sangue”? Mi pare di averlo già detto, e lo ripeto: il sangue di sacrifici di animali gridava vendetta al cospetto del Creatore, che non gradiva certo lo sgozzamento delle sue innocenti creature. E allora, a maggior ragione, come si può dire che Il Padre celeste sia rimasto soddisfatto, quasi compiaciuto del sangue di suo Figlio? Ma come si può concepire un Dio che ama il sangue?
Certo, Cristo è morto sulla croce, ma la redenzione dell’umanità non è avvenuta per il suo sangue versato. E smettiamola di dire che il martirio dei credenti sta nel loro sangue versato per amore di Cristo o della Chiesa o della fede. Il sangue versato è opera della perversione umana, e non del volere di Dio, quasi voglia il sangue dei suoi figli per contrapporlo alla perversione umana.
Non è nel sangue versato da Cristo che sta l’essenza della nuova Alleanza, ma nel dono dello Spirito santo che il Figlio di Dio ha effuso sulla croce. Lo Spirito santo non ha nulla a che vedere con il sangue, ma con la vita.
È qualcosa di inconcepibile che ancora oggi la Chiesa presenti il sacrificio di Cristo come qualcosa di cruento per il suo sangue versato e che la Messa ancora oggi venga presentata come il sacrificio di Cristo che ha versato il suo sangue per noi. E nessuno o quasi dice che la Messa è il dono dello Spirito santo che Cristo, proprio sulla croce, mentre moriva ha donato all’intera umanità.
La Messa non è neppure la celebrazione dell’amore di Cristo che si è offerto per l’umanità. Se fosse così, non ci sarebbe solo la Messa sacramentale, ma ogni testimonianza d’amore dell’essere umano dovrebbe essere come una Messa.
Ma la Messa è unica perché unico è il dono dello Spirito santo. Io posso anche dire di amare il mio prossimo, di sacrificarmi per lui, pronto anche a dare la mia vita per gli altri. Ma nessuno di noi può dire di dare a tutti lo Spirito santo. Lo Spirito è un dono che proviene unicamente da Dio, e il Padre ce lo dona tramite il Figlio.
Certo, possiamo anche parlare di sacrificio, ma come l’intendevano i grandi Mistici medievali: come rinuncia, come distacco da tutto ciò che non permette allo Spirito di espandersi nel nostro essere. Veniamo a Messa carichi di superfluo, e usciamo carichi dello stesso superfluo. Prendiamo anche la Messa come divertimento, preoccupati che i bambini si divertano, giocando. Purché vengano a Messa.

2 Commenti

  1. bartolomeo palumbo ha detto:

    Omelia da mettere nel marque page in modo da poterla rileggere,meditarla e assimilarla.GRAZIE.

  2. Luigi ha detto:

    Don Giorgio leggo con interesse le omelie. Ne ho ascoltato sabato una balbettata e confusa. Vado a Messa per ascoltare le omelie e “uscire con qualcosa che guarisca dentro.” La breve frase di Gv. 19,30 “E’ compiuto” parla del kairòs, l’istante autentico in cui il tempo giunge a pienezza e la vicinanza con Dio fa vivere l’uomo in modo autentico. Meister Eckhart ha predicato volentieri la pienezza del tempo. Dio che è sopra ogni tempo, entra nel tempo e lo porta a compimento. Gesù non annuncia il giudizio, ma la vicinanza di Dio. “E, chinato il capo, consegnò lo spirito.” (Gv. 19,30)

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