I guai di Guam, una diocesi devastata da scandali finanziari e sessuali

da Vatican Insider
20/09/2017
da La Stampa

I guai di Guam,

una diocesi devastata

da scandali finanziari e sessuali

Vatican Insider ricostruisce la vicenda che ha portato al processo a carico dell’arcivescovo Anthony Apuron di cui si attende nei prossimi giorni la sentenza da parte del Tribunale presieduto dal cardinale Burke. Tra corruzione, macchinazioni, abusi e giochi di potere
Salvatore Cernuzio
Città del Vaticano
Corruzione, vendette, lobby, scandali finanziari, abusi sessuali. Tutto sembra intrecciarsi a Guam, la più grande isola dell’arcipelago delle Marianne, nell’Oceano pacifico occidentale, di recente sotto i riflettori delle cronache internazionali per le minacce del leader nordcoreano Kim Jong-un di bombardare le basi militari statunitensi presenti sull’isola. Una preoccupazione in più per i guamegni, già profondamente turbati dagli scandali nell’arcidiocesi di Agana che hanno provocato la paralisi di una Chiesa che nel panorama del Pacifico si distingueva per la vivacità dei suoi fedeli, circa l’85% su 160mila abitanti. Un dato non irrilevante in una zona del mondo dove sta progressivamente scomparendo ogni traccia di cattolicesimo.
In questi giorni si attende la sentenza del processo canonico a carico dell’arcivescovo Anthony Apuron, 72 anni, dell’Ordine dei frati minori cappuccini, autosospesosi da ogni funzione dopo essere stato accusato di aver commesso abusi sessuali su minori quando era un sacerdote, oltre quarant’anni fa. Ma quello che potrebbe sembrare l’ennesimo, triste, caso di un prete pedofilo, visto da vicino assume contorni molto più complessi in cui entrano in gioco rivalità, macchinazioni, giochi di potere, veri o presunti abusi di natura sessuale, campagne mediatiche. E questo in un territorio di piccole dimensioni, dove la maggior parte della popolazione è legata da rapporti di parentela. Insomma un feuilleton ben più torbido rispetto a quanto fino ad oggi è emerso, che Vatican Insider ha cercato di ricostruire nel dettaglio, attraverso dichiarazioni raccolte da testimoni locali, registrazioni e dati provenienti da documenti che ha avuto la possibilità di consultare.
Guam e il progetto di trasformarla in una “Las Vegas del Pacifico” 
Tutto inizia nel 2002, quando un gruppo di imprenditori cinesi mette gli occhi sull’Hotel Accion a Yona, albergo giapponese costruito nel 2000 e finito presto in bancarotta, che vanta 20 ettari di terreno e un affaccio diretto sul mare. Alla sua inaugurazione la struttura è valutata tra i 60 e gli 80 milioni di dollari. David Lujan, avvocato al quale è affidata la trattativa, ne offre 5 per l’acquisto. L’idea è di trasformare l’albergo in un grande casinò; un progetto, questo, che rientra in una più grande strategia mirante a rendere l’isola di Guam una «Las Vegas del Pacifico» per tutti i giocatori d’azzardo provenienti da Cina, Russia, Giappone e Corea. Un progetto ambizioso, per il quale era stato coinvolto anche Mark Anthony Brown, in precedenza Ceo della Trump Hotels & Casinos Inc, che avrebbe portato a redditi milionari ma che avrebbe rischiato di importare nell’isola malavita, prostituzione, droga, come affermato dall’arcivescovo Apuron che si è sempre opposto all’iniziativa perché «non porta soldi ma miseria morale».
I proprietari giapponesi rifiutano l’offerta di Lujan. Monsignor Apuron, su consiglio di alcuni stretti collaboratori, offre 2 milioni di dollari – provenienti da donazioni – per trasformare l’albergo fallito in un seminario Redemptoris Mater, le cui vocazioni e i formatori provengono dal Cammino Neocatecumenale, realtà ecclesiale molto diffusa a Guam dal 1996 e fortemente appoggiata dallo stesso Apuron. Speranza dell’arcivescovo è di offrire un punto di riferimento per la formazione dei giovani futuri preti dell’area del Pacifico, a fronte della crisi degli ordini religiosi tradizionalmente presenti nelle diverse isole e all’ascesa di mormoni e Testimoni di Geova che investono, anche economicamente, per agganciare fedeli.
Nascono il Redemptoris Mater e l’Istituto Teologico 
L’offerta di monsignor Apuron viene accettata. Dopo aver stipulato un contratto che stabilisce la restrizione d’uso dell’edificio a seminario, la nuova struttura del Redemptoris Mater viene inaugurata nel 2004. In seno ad essa nasce nel 2005 anche l’Istituto Teologico “Beato Diego Luis de San Vitores SJ”, sottoscritto da 31 vescovi del Pacifico e affiliato alla Pontificia Università Lateranense per volontà dell’allora rettore Rino Fisichella e dal decano della Facoltà di Teologia, Ignazio Sanna. La nascita dell’Istituto, che custodisce una Biblioteca con oltre 30mila volumi, viene salutata con entusiasmo da molti presuli australiani, filippini e statunitensi che nel corso degli anni hanno avuto modo di visitarlo. Nel Seminario di Guam studiano 40 seminaristi provenienti da tutto il mondo. Diciassette hanno raggiunto il sacerdozio e sono stati inviati in missione nell’isola ma anche a Saipan, in Cina, e negli Usa. Ma oggi sia il Seminario che l’Istituto sono prossimi alla chiusura per una decisione del nuovo amministratore apostolico della diocesi, l’arcivescovo coadiutore Michael Jude Byrnes.
Un monsignore molto potente 
Ma prima di arrivare alle decisioni di questi ultimi mesi, occorre fare un passo indietro e ricordare il nome dell’influente monsignor James Benavente, conosciuto ad Agana per il suo triplice ruolo di rettore della cattedrale, amministratore del cimitero e direttore della Scuola cattolica “Saint Thomas”. Benavente, che vanta una solida amicizia con il cardinale Luis Antonio Tagle, è oggetto di molte critiche (e anche di molte chiacchiere) per alcuni suoi atteggiamenti e soprattutto per il lusso di cui ama circondarsi, tra automobili, case (tre acquistate per sé e un intero comprensorio per la sua famiglia), voli in prima classe, ristoranti e feste. Tra gli atti dell’arcidiocesi che Vatican Insider ha avuto modo di visionare sono conservate ricevute e scontrini che vanno dai 9mila ai 17mila dollari per alloggi in hotel e resort a cinque stelle come il Saipan World Centre o il Makati Shangri-La di Manila.
Benavente è anche a capo del Consiglio finanziario dell’arcidiocesi di Agana, che nel 2002 viene travolta da un disastroso ciclone che provoca danni per milioni di dollari. L’arcivescovo Apuron si rimbocca le maniche ed entro il 2010 riesce a sanare o quantomeno ridurre tutti i debiti causati dalla calamità. Ma nel bilancio qualcosa sembra non tornare. Si registrano infatti notevoli buchi finanziari in tre enti dell’arcidiocesi: la cattedrale, il cimitero e la scuola cattolica “Saint Thomas”. Si parla di conti in rosso per circa 7milioni e mezzo, come documenta un report dello stesso Consiglio finanziario dell’arcidiocesi di Agana.
Nel 2011 il problema viene sottoposto alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, nei cui territori di competenza rientra Guam. Il cardinale Prefetto Fernando Filoni chiede un audit per avere i chiarimenti necessari, ma l’iniziativa viene bloccata: ci sono infatti «carenze contabili significative» nei conti delle entità amministrate da monsignor Benavente e risulta difficile rilevare le entrate e le uscite.
Apuron riforma ex novo il Consiglio finanziario dell’arcidiocesi 
L’arcivescovo Apuron riunisce allora i sei membri del Consiglio: chiede spiegazioni e proposte di soluzione. La proposta di Benavente – “figlioccio”, peraltro, dell’avvocato David Lujan – è di vendere il Redemptoris Mater per tappare i buchi economici evitando così uno scandalo pubblico. «Dovrete passare sul mio cadavere» replica l’arcivescovo, che chiarisce di non voler discutere mai più della faccenda. Ma, nonostante le raccomandazioni del capo della diocesi, i membri dell’organismo si muovono per favorire l’affare. Apuron decide allora di riformare ex novo il Consiglio, eliminando membri quali Richard Untalan – la cui presenza nel team era stata espressamente richiesta da Benavente – un avvocato radiato dall’Ordine a fine anni Ottanta per «turpitudine morale» dopo una condanna della Corte d’Appello di Washington D.C. per «facilitazione criminale di un reato del secondo grado: furto per inganno». Uno dei collaboratori di Apuron, presente all’epoca dei fatti e testimone diretto, riferisce che l’arcivescovo, il suo vicario generale e il suo cancelliere ricevono minacce per questa decisione da parte di monsignor Benavente, che ci tiene a far sapere di avere importanti rapporti di amicizia con l’Fbi e personalità di potere a Roma.
Deloitte & Touche non riesce a stilare un report finanziario 
Arriviamo così al 2012, quando in rete viene creato un blog chiamato Jungle Watch che attacca l’arcivescovo Apuron e il Cammino Neocatecumenale, accusato di aver manipolato il presule e “colonizzatoˮ l’intera diocesi di Agana. La piattaforma web è gestita da Tim Rohr, agente immobiliare impiegato di monsignor Benavente e coinvolto nell’affaire della vendita del Seminario. Le critiche sul blog si fanno via via sempre più virulente. Apuron si appella ancora alla Congregazione di Propaganda Fide che a sua volta incarica la Deloitte & Touche, nota società di revisione indipendente, di stilare un report sulle finanze disastrate della Chiesa guamegna. Anche questa volta è praticamente impossibile concludere l’audit, come si legge in un documento della Deloitte & Touche datato 8 gennaio 2014, nel quale si dichiara l’impossibilità di trarre «risultati soddisfacenti» dai bilanci analizzati. Alcuni documenti sono peraltro spariti. Secondo le testimonianze raccolte da Vatican Insider la documentazione relativa alla amministrazione di Benavente sarebbe stata prontamente distrutta per evitare verifiche e riscontri.
Accuse pesanti contro monsignor Benavente 
Tuttavia emergono alcuni dettagli, di cui riferisce a Vatican Insider l’avvocatessa civile Jacque Terlaje, ex segretaria del Consiglio Finanziario dei Cimiteri Cattolici di Guam: «Come membro ufficiale di una società senza scopo di lucro ho visto innumerevoli abusi di fondi cimiteriali che hanno portato a grandi ingiustizie nei confronti dei defunti e delle loro famiglie», spiega. «Ad esempio, nei fondi cimiteriali non vi era alcuna presenza di “perpetual care”, responsabilità a lungo periodo per finanziare la cura dei loculi venduti. Durante il cambio di amministrazione, si è scoperto poi che vi fossero appropriazioni indebite e furti che si verificavano all’interno dei Cimiteri Cattolici. Ad esempio la donazione non autorizzata di 380mila dollari di terreni dei cimiteri a famiglie e amici di monsignor James Benavente. Uno di questi è tornato in seguito a rimborsare l’importo ricevuto. Benavente ha anche utilizzato 13mila dollari dei fondi dell’ente per pagare i festeggiamenti del suo 20° anniversario di sacerdozio nel luglio 2014».
Non solo: «Nella revisione dei finanziamenti in un periodo che va dal 2009 al 2014 – sottolinea ancora l’avvocatessa – è emerso che è stata emessa una carta di credito intestata al board dei Cimiteri ma ad uso esclusivamente di monsignor Benavente per spese in pasti in ristoranti di lusso, voli aerei in prima classe, pernottamenti in alberghi a 5 stelle. Un’ulteriore spesa di 23mila dollari è stata rintracciata su un’altra carta di credito, sempre utilizzando fondi cimiteriali. In un periodo di cinque anni, Benavente ha inoltre versato a se stesso somme pari a 326.913,61 dollari, mischiando e trasferendo fondi tra i Cimiteri e la Basilica “Dulce nombre di Maria” (gli enti di cui era amministratore, ndr) senza rispettare le restrizioni; nel senso che i fondi cimiteriali sono stati utilizzati per versare gli stipendi dei dipendenti della Cattedrale o per pagare prestiti della Basilica, o, peggio, per rimborsare i pagamenti personali delle carte di credito. Questo ha reso difficile alla Deloitte & Touche concludere l’audit».
Le accuse della legale – in seguito rimossa dal Consiglio finanziario e finita in mezzo a minacce e denunce – sono state rese pubbliche anche sul sito dell’arcidiocesi www.aganaarch.org (attualmente, la pagina è stata oscurata). Leggi qui.
Benavente viene quindi dimesso da ogni incarico e l’arcivescovo Apuron forma un nuovo board anche per la gestione dei fondi della Cattedrale e del Cimitero, la scuola nel frattempo è andata fallita.
Interviene ancora Propaganda Fide 
Per evitare l’esacerbarsi delle tensioni, interviene nuovamente il cardinale Filoni che, nel gennaio 2015, manda in «visita di informazione» il segretario del dicastero, l’arcivescovo salesiano Savio Hon Tai-Fai, nativo di Hong Kong. Il prelato rimane quindici giorni nell’isola. In queste due settimane opera diversi cambiamenti nella Chiesa guamegna e svolge di propria iniziativa interrogatori con la collaborazione dell’amministratore apostolico del Pacifico, il nunzio Martin Krebs, tedesco di Essen. Intanto, mentre continuano le accuse online contro monsignor Apuron, il diacono Steven Martinez, membro del Consiglio finanziario, dà vita, insieme ad altri colleghi, ad un gruppo chiamato Concerned Catholic of Guam, che, tra le altre cose, si pone come obiettivo di «vigilare sulla corruzione» dell’arcivescovo. Al fine vengono organizzati, tramite un sito aggiornato in tempo reale, dei sit-in davanti alla cattedrale con cartelli che ne chiedono le dimissioni o la riduzione allo stato laicale. Alla guida del gruppo ci sono Gregory Perez, presidente, e David Sablan, vicepresidente, nome noto alla cronache per un caso di malversazione per cui è attualmente in corso un’indagine del Governo federale degli Stati Uniti. 

Abusi sessuali 

Passano alcuni mesi di relativa tregua, e nel maggio 2016 sulle pagine di ogni giornale dell’isola appare un annuncio di Tim Rohr che invita a «farsi avanti» chiunque sia stato vittima o sia a conoscenza degli abusi compiuti da Apuron nel 1976-77 nella parrocchia “Nostra Signora del Monte Carmelo” dove era parroco. L’annuncio rimane per un mese su tutti i giornali. Dopo pochi giorni si presentano quattro persone; tra queste Roy Taitague Quintanilla, che afferma di aver subito abusi quarant’anni prima quando, dodicenne, era chierichetto di padre Apuron. Il quale – è la sua accusa – lo avrebbe portato di notte in casa propria per violentarlo. Agli atti del processo in corso ci sarebbero però dichiarazioni di ex chierichetti che affermano di non aver mai visto Quintanilla in parrocchia e di aver svolto le attività sempre in gruppo e mai da soli.
Insieme a Quintanilla si fanno avanti altre persone, che in lacrime rivelano davanti alle telecamere di essere state molestate. Come risulta dalla registrazione di una intervista a Patti Arroyo sulla radio K57 Newstalk, Tim Rohr ammette pubblicamente di aver «impiegato quattro giorni per pubblicare un annuncio e trovare Roy, pagargli i biglietti dalle Hawaii», e di aver coordinato lui il gruppo di vittime e parenti dicendo loro «cosa dire e quando piangere», oltre ad incoraggiarli ad assumere David Lujan come avvocato.
«Santità, sono innocente»
Dopo neanche cinque ore dalla pubblicazione delle accuse, il nunzio Krebs telefona ad Apuron dall’estero – e continua a farlo per tutta la successiva settimana – per chiedergli le immediate dimissioni «per volontà» del Papa. È proprio al Papa, però, che Apuron vuole rivolgersi per discutere della situazione; prende quindi tempo e parte per Roma per chiedere un colloquio con il Pontefice. Lo incontra al termine della udienza generale del 24 maggio 2016 in piazza San Pietro; durante il baciamano Apuron dice a Francesco: «Santità, sono innocente. Vorrei una udienza privata con lei». Bergoglio chiama un collaboratore per chiedergli di concordare una data, ma quell’udienza non avverrà mai.
L’arcidiocesi prova a difendere il suo vescovo 
Intanto l’arcidiocesi prova ad intervenire in difesa del suo vescovo e contatta lo studio legale “Lewis Roca” di Denver, importante law firm degli Usa in materia di abusi sessuali riguardanti la Chiesa, consultata spesso dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti. La “Lewis Roca” accetta di difendere l’arcidiocesi e Apuron gratuitamente, ricevendo una eventuale percentuale dei danni soltanto in caso di vittoria. Contemporaneamente l’avvocato David Lujan intenta una causa per diffamazione al vescovo e all’arcidiocesi per aver dichiarato che le accuse di abusi fossero false.
Apuron si autosospende, arriva Hon Tai-Fai come amministratore sede plena 
Apuron decide allora di autosospendersi da ogni funzione e chiede alla Santa Sede di nominare un amministratore apostolico per riportare ordine e pace nell’isola e dare a lui la possibilità di difendersi dalle accuse. Dal Vaticano la richiesta viene accolta e, il 6 giugno 2016, un bollettino della Sala Stampa della Santa Sede annuncia la nomina del segretario di Propaganda Fide, monsignor Savio Hon Tai-Fai come amministratore apostolico sede plena di Guam. Apuron viene per il momento mantenuto al suo posto di arcivescovo, seppure esautorato. Ai fedeli invia un video in cui ribadisce la sua innocenza e annuncia l’imminente cambio di guardia, dicendo di accogliere «a braccia aperte» il nuovo amministratore apostolico, segno da parte del Papa di voler «ristabilire la verità» che «mi permette di difendermi dalle false illazioni contro di me».
La ristrutturazione generale  
Monsignor Hon arriva nelle Marianne dopo poche settimane e, come prima mossa, domanda a tutti i sacerdoti, in particolare quelli formati nel Redemptoris Mater, di rassegnare le proprie dimissioni come «prova di lealtà a me e alla Chiesa». Alcuni accettano, altri invece fanno resistenza. Contro quest’ultimi scattano subito accuse, alcune di natura sessuale, oppure vengono rispediti nei loro paesi di provenienza. Due vescovi samoani vengono obbligati a ritirare i loro seminaristi mandati a studiare a Guam. Viene rimosso il vicario generale David Quitugua, nominato da Apuron come rettore della cattedrale al posto di Benavente. Stessa sorte per il cancelliere Adrian Cristobal (un chamorro, cioè nativo di Guam) e il suo vice Alberto Rodriguez. Perdono il posto anche i parroci delle quattro parrocchie più grandi e numerose dell’arcidiocesi di Agana, tra cui monsignor Brigido Arroyo anziano e già in età di ritiro, molto amato dalla comunità parrocchiale di Saint Anthony che lo conosce come “padre Bibi”. Hon mette mano anche al board incaricato di fare ordine tra i fondi del cimitero e, al posto di Quitugua, affida la cattedrale a padre Paul Gofigan rimosso due anni prima.
Padre Gofigan e il pregiudicato 
Occorre, a questo punto, fare ancora un passo indietro e ricordare che l’arcivescovo Apuron aveva licenziato padre Gofigan dopo aver ricevuto lamentele e pressioni sul fatto che il sacerdote convivesse in parrocchia con un ex carcerato, Joseph Lastimoza, 54 anni, condannato all’ergastolo per aver stuprato e ucciso una hostess 25enne di New York nel 1981 e aver tentato in seguito di violentare altre donne. Lastimoza, poi uscito di prigione nel 2002 in libertà condizionale, era in possesso delle chiavi dell’adiacente scuola per l’infanzia “Santa Barbara Catholic School” dove svolgeva l’incarico di responsabile della manutenzione. Diversi genitori avevano espresso ad Apuron la propria contrarietà, a voce o scrivendo lettere e inviando email, al fatto che un pregiudicato avesse tale libertà di movimento in un luogo frequentato da donne e bambini. Peraltro è la stessa legge guamegna a stabilire che qualsiasi persona condannata per gravi crimini «non può essere impiegata, direttamente o tramite un contrattista indipendente», in un settore come «una scuola o un’istituzione di istruzione mentre i bambini sono presenti».
Nel 2014 il nome di Lastimoza è stato iscritto a vita nel primo livello del registro dei «sex offender» del Sistema giudiziario di Guam, a seguito di una infuocata lettera alla stampa locale di un ex militare ora residente a New York, David Mills, che aveva seguito all’epoca la vicenda. È allora che monsignor Apuron, dopo aver dato un preavviso già due anni prima, chiede con insistenza a Gofigan di allontanare Lastimoza, anche perché la sua presenza violava le leggi vigenti. Ma il prete non ascolta l’indicazione del vescovo che alla fine, su indicazione anche del legale dell’arcidiocesi, Edward Terlaje, decide di rimuoverlo. L’allontanamento del sacerdote, anche fondatore del movimento “Rainbow Mercy” per giovani gay cattolici, è stato spesso descritto dai commentatori di Jungle Watch come frutto delle manipolazioni del Cammino Neocatecumenale.
La “riforma” di Hon 
Nel frattempo Hon rilascia interviste e dichiarazioni in conferenza stampa sulla colpevolezza di Apuron ancor prima che venga avviato il processo,  accusando l’arcivescovo di raccontare menzogne per aver negato gli abusi. Poi riabilita pubblicamente Benavente e lo riammette come parroco della parrocchia più numerosa di Guam nonché membro del Consiglio finanziario (con lui viene ripescato anche Richard Untalan) e del team per i fondi del cimitero. L’amministratore apostolico sede plena scinde inoltre il contratto con la “Lewis Roca” e assume al suo posto la Swanson & McNamara, costosissimo studio di San Francisco. Hon avvia pure una serie di interrogatori a sacerdoti e seminaristi del Redemptoris Mater, durante i quali i ragazzi vengono messi di fronte ad un bivio: obbedire ad Apuron o «ad un arcivescovo investito dei poteri di Dio». Il Redemptoris Mater subisce una riduzione drastica: da 40 a poco meno di 15 seminaristi.
Hon richiamato a Roma, arriva un nuovo coadiutore: l’americano Byrnes 
Durante i neanche cinque mesi di permanenza di Hon a Guam, vengono indirizzate tre lettere a Papa Francesco per metterlo al corrente della situazione. Le missive non ottengono una risposta diretta, ma Bergoglio il 31 ottobre 2016 – dopo aver chiesto al cardinale Filoni di trovare in fretta un candidato – richiama Savio Hon a Roma e nomina un arcivescovo coadiutore, l’americano Michael Jude Byrnes, ausiliare di Detroit, per guidare la diocesi ormai allo sbando. Prima di andare via, Hon rilascia una lunga intervista al Pacific Daily News per indicare al successore il cammino da compiere. Quattro giorni prima dello sbarco di Byrnes nell’isola, gli fa recapitare anche un pacchetto contenente una serie di documenti sulle finanze dell’isola, tra cui una lettera in cui insiste perché vengano modificati gli statuti del Redemptoris Mater e sia eliminata la clausola della restrizione d’uso. Scelta, questa, adottata per salvaguardare un bene diocesano, ma che invece, secondo i detrattori, avrebbe fatto perdere ad Apuron ogni diritto sulla proprietà (accusa smentita dal fatto che con una semplice firma Byrnes ha eliminato la restrizione d’uso).
Chiude il Redemptoris Mater, sospesa affiliazione Lateranense-Istituto Teologico 
A Roma monsignor Savio Hon si reca nella Congregazione per l’Educazione cattolica – sono dipendenti del Dicastero a raccontarlo – per chiedere la sospensione del rinnovo dell’affiliazione dell’Istituto Teologico con la Pontificia Università Lateranense, peraltro già rinnovata per altri dieci anni. Gli ultimi aggiornamenti riferiscono che il 29 agosto 2017, Byrnes ha annunciato la chiusura del Seminario e dell’Istituto. E che, sempre nelle scorse settimane, ha rimosso quattro sacerdoti dagli incarichi diocesani perché colpevoli d’insubordinazione per aver scritto una lettera al cardinale Filoni informandolo dell’intenzione di vendere l’edificio di Yona, informazione richiesta dallo stesso cardinale. Monsignor Benavente è stato invece reintegrato in tutti gli incarichi precedenti, ai quali si aggiunge la nomina di delegato per il patrimonio dell’arcidiocesi.
L’indagine del cardinale Burke 
Per quanto riguarda le accuse di abusi sessuali contro Apuron, si attende la sentenza del “Tribunale di prima istanza” presieduto dal cardinale Raymond Leo Burke, notoriamente critico verso Papa Francesco, tra gli autori dei “dubia” sull’Amoris laetitia. Quando il 17 febbraio 2017 Francesco aveva inviato il cardinale nell’arcipelago delle Marianne ad indagare sul caso Guam, in molti avevano gridato alla «punizione» o all’«esilio». Alla luce dei fatti sembra invece che la scelta del Pontefice sia stata dettata dalla notevole competenza del cardinale maturata negli anni di prefettura del Tribunale della Segnatura Apostolica. Il porporato statunitense ha raccolto in circa due settimane tutta la documentazione e le testimonianze da trasmettere alla Congregazione per la Dottrina della Fede, recandosi personalmente, oltre che a Guam, anche alle Hawaii, a San Francisco, a Phoenix e sulla costa Est per ascoltare le vittime. Molte delle quali, come dichiarato da loro stesse a giornali locali, non hanno voluto incontrare il cardinale se non in presenza del loro avvocato, David Lujan.
In attesa della sentenza 
Burke e altri quattro giudici, tutti vescovi, dovranno emettere ora la sentenza di colpevolezza o innocenza su monsignor Apuron. Una decisone attesa già per lo scorso 4 agosto ma che ha subito un ritardo. Forse a motivo delle pressioni esterne che sta ricevendo il cardinale, il quale ha confidato ai suoi stretti collaboratori di essere rimasto impressionato dalla forte presenza di lobbies nell’isola. Se Apuron fosse dichiarato colpevole, il dispositivo della sentenza avrebbe conseguenze canoniche e non civili. «Il fatto che il Papa abbia concesso ad un vescovo un processo – spiega un avvocato canonista a Vatican Insider – è segno che la Chiesa vuole ristabilire comunque una procedura di legalità». Qualora fosse dichiarata la sua innocenza, non sarebbe facile per lui, visto il danno d’immagine, tornare alla guida della diocesi di Guam. Anche se lo stesso arcivescovo ha confidato di essere pronto a farlo, magari con l’aiuto di un vescovo ausiliare. In ogni caso, per questa turbolenta vicenda sembra ancora difficile poter scrivere la parola “fine”.

 

2 Commenti

  1. coscienza critica ha detto:

    Che guazzabuglio!
    Fazioni opposte che si contendono il potere, anche se dall’articolo sembrerebbe esserci un’opinione di innocenza sull’arcivescovo, che sarebbe solo destinatario di accuse infondate da parte di chi voleva speculare sui beni della chiesa, anche con testimoni falsi.
    Non so come andrà a finire questa intricata vicenda, ma credo che l’isola di Guam ora abbia ben altri problemi, viste le rinnovate minacce nord coreane di far esplodere una bomba all’idrogeno nel pacifico, di cui l’isola fa parte.
    Insomma, un terremoto legale ed ecclesiastico sull’isola, seguito da un terremoto atomico?
    Mi auguro di no, e sulle accuse speriamo che non venga condannato un innocente, vittima forse solo di calunnie di chi voleva continuare ad abusare di incarichi ecclesiastici, almeno stando a quanto pare dire l’articolo.

  2. Giuseppe ha detto:

    Mai come in questo caso appare appropriato il detto l’abito non fa il monaco. Francamente si fa fatica a seguire tutta la vicenda e riuscire a orientarsi fra le tante persone coinvolte. Ad ogni buon conto, come al solito, la chiesa cattolica (vaticano compreso) ne esce con le ossa rotte, perché mi sembra evidente che nessuno, neanche i supervisori inviati da Roma, sia del tutto esente da responsabilità, Ho quasi avuto l’impressione di leggere la trama di una telenovela scadente o di un racconto impietoso sulla criminalità organizzata. Secondo me monsignor Apuron non si sarebbe dovuto limitare ad autosospendersi, ma anche consegnarsi alle autorità civili, specialmente se è innocente come sostiene, affrontando l’inchiesta relativa e l’eventuale processo. E gli altri prelati avrebbero fatto bene a seguire il suo esempio, ma mi pare di poter affermare che, purtroppo, siano attaccati alla poltrona e al godimento dei benefici relativi, almeno quanto se non addirittura di più dei politici.

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