Unhcr e Oim dopo la nostra inchiesta su Malta: «Basta respingimenti in mare»

Le immagini dell’inchiesta esclusiva di Avvenire sulle operazioni in mare di Malta per respingere e “dirottare” i migranti verso la Libia e l’Italia – Dal profilo Twitter di Alarm phone
da AVVENIRE
22 maggio 2020
Migranti.

Unhcr e Oim

dopo la nostra inchiesta su Malta:

«Basta respingimenti in mare»

Nello Scavo
La condanna per la “strage di Pasquetta” e i gommoni dirottati da La Valletta verso l’Italia. E in Sicilia gli investigatori studiano la ricostruzione dei media e le testimonianze
Il caso Malta arriva ai piani alti delle Nazioni Unite. Mentre in Sicilia gli investigatori stanno cercando di ricostruire cosa è accaduto nella settimana di Pasqua. Il governo italiano non ha ancora espresso una posizione ufficiale, ma l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr–Acnur) e l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) si dicono «profondamente preoccupati per le notizie secondo cui alcuni Stati avrebbero ignorato o ritardato le risposte alle richieste di soccorso».
Il riferimento è proprio ai 12 morti della “Strage di Pasquetta” e alla “flotta fantasma” adoperata da Malta per tenere i migranti alla larga dall’isola. In 51 sono sopravvissuti e sono tuttora nella prigione di Tariq al Sikka, sottoposti a privazioni e abusi.
La condanna di Unhcr e Oim si estende anche a ciò che è accaduto poche ore prima. Il “dirottamento” di un altro barcone con 101 persone verso l’Italia. Anche per le agenzie Onu i fatti sono collegati. Dalle testimonianze e dalle immagini pubblicate da Avvenire due giorni fa si può osservare come i migranti siano stati allontanati con manovre rischiose di un pattugliatore maltese, che poi avrebbe rifornito di carburante e di un nuovo motore il gommone partito da Zliten, non lontano da Tripoli. Gli obblighi per le autorità «non possono essere sostituiti dall’offerta di carburante e di aiuti – si legge ancora nella nota da Ginevra –. Gli Stati devono fare ogni sforzo per soccorrere prontamente le persone in difficoltà, poiché anche un ritardo di pochi minuti potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte».
Nel corso di una diretta su Radio 24, rispondendo all’intervistatore che chiedeva un commento alle rivelazioni di Avvenire, il ministro per gli affari Europei Vincenzo Amendola ha detto che «quella di Malta è un’azione non coordinata con i partner». La Valletta dunque avrebbe agito senza avvertire le autorità italiane. E di nuovo ieri i vertici militari dell’isola si sono rifiutati di commentare le inchieste giornalistiche, tuttavia senza smentire la ricostruzione. «Sto predisponendo un’interrogazione al ministro Luigi Di Maio ma anche alla Ministra Lamorgese ed alla ministra De Micheli. È l’ora di fare luce su una questione che non può e non deve essere ignorata», ha annunciato la parlamentare del M5s Yana Ehm, componente della commissione esteri alla Camera. Ieri altre ordinanze da maggioranza e opposizione sono state protocollate.
Intervistato dal “Tg2 Post” il leader della Lega Matteo Salvini ha sostenuto che «Avvenire conferma quello che denunciai più volte da ministro ossia che gli altri Paesi avevano preso l’Italia come un campo profughi». In realtà l’inchiesta dimostra che non solo già all’epoca in cui Salvini era ministro il governo si era limitato alle denunce senza mai fornire prove né intervenire su Malta con contestazioni formali riguardo le violazioni dei trattati. Inoltre, la scelta di ritardare e omettere i soccorsi, condannata ancora una volta dall’Onu, secondo quanto sta emergendo dalle inchieste a Malta e in Italia sono state intensificate proprio durante il “Conte 1”, quando al Viminale c’era il capo della Lega.
«Ricordiamo agli Stati che secondo gli obblighi dettati dal diritto internazionale le persone in difficoltà vanno assistite immediatamente», si legge nella nota delle Nazioni Unite.
A Pozzallo, dove è approdato il 13 aprile il gommone allontanato dalle motovedette maltesi, gli investigatori stanno studiando le ricostruzioni di Avvenire e le testimonianze raccolte da Alarm Phone. In ambienti giudiziari viene data per scontata una inchiesta, inizialmente contro ignoti, che potrebbe essere avviata per una serie di reati, compreso il favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Un’ipotesi che porterebbe gli inquirenti direttamente a Malta, dove già indaga il tribunale de La Valletta, in un procedimento contro il premier Robert Abela e i vertici delle Forze armate.
Oim e Unhcr «ribadiscono inequivocabilmente che nessuna delle persone soccorse in mare deve essere riportata in Libia».
E proprio dal Paese nordafricano gli scafisti continuano a spingere barconi in mare. Ieri in 130 sono arrivati a Lampedusa. La nave quarantena “Moby Zaza” è salpata la scorsa notte da Porto Empedocle proprio per raggiungere l’isola delle Pelagie. Due giorni fa un giovane tunisino è morto tuffandosi dal traghetto. E ieri in vista della partenza verso Lampedusa ci sono state nuove tensioni a bordo, dove si trovano 120 migranti risultati tutti negativi al Covid.
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