Ci mancava solo il bus anti gender: ecco l’ultima follia firmata Family day

da L’Espresso

Ci mancava solo il bus anti gender:

ecco l’ultima follia firmata Family day

Manifesti omotransfobici annunciano il passaggio del ‘Bus delle libertà’ per combattere ‘l’emergenza educativa’. Un tour di 15 giorni nelle principali città italiane con la scritta “I bambini sono maschi e le bambine femmine”. Le associazioni LGBT: “Una vergogna, Raggi faccia qualcosa”
di Simone Alliva
22 settembre 2017
“I bambini sono maschi, le bambine sono femmine”. È questa la frase che leggeremo da domani sulla fiancata di un grosso autobus arancione – chiamato il Bus della Libertà – che attraverserà le principali città italiane per una settimana. “La natura non si sceglie” e “#StopGender nelle scuole”. Una campagna ideata da “CitizenGO” e “Generazione Famiglia”. Tra gli organizzatori anche Massimo Gandolfini, Portavoce del Family Day, noto per essere un sostenitore delle teorie riparative.
Riemerge così in Italia, come un fiume carsico, l’allarme per “L’ideologia del gender”. Per le associazioni cattoliche estremiste questa è una vera emergenza educativa che nasconde dietro al mito della lotta alla discriminazione: “L’equiparazione di ogni forma di unione e di famiglia e la normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale”.
Di un altro parere è invece Chiara Lalli, bioeticista e giornalista autrice del libero “Tutti pazzi per il gender – Orgoglio e pregiudizio di genere (Fandango 2016). Raggiunta da L’Espresso Lalli afferma: “Esistono gli studi di genere. Ma non l’ideologia gender, questa è una caricatura dei primi che dice ‘se sei femmina ti piace il rosa, se sei donna sei destinata a diventare moglie’. Sono scemenze. Non è una legge di natura ma il risultato di un retaggio culturale. Il gender rientra in un universo meno rigido dove ognuno ha possibilità di declinare la propria personalità. Il livello di natura biologico è complesso. È scientificamente provato che non esiste un mondo binario in natura, figuriamoci a livello giuridico, morale. Il mondo è pieno di colori. Ci sono studi e ricerche che dimostrano come la natura biologica sia stata piegata e incanalata per scopi secondari, con concetti privi di fondamenti scientifici. Le semplificazioni ci servono come strumento puramente descrittivo ma illudersi che siano così netti è davvero ridicolo”
Il bus del gender partirà sabato 23 settembre e proseguirà fino sabato 30, da Roma arriverà a Firenze il giorno successivo, il 25 sarà a Milano, il 26 a Brescia, il 27 a Bologna, il 28 a Bari, il 29 a Napoli e infine il 30 il ritorno a Roma, dove è prevista una manifestazione. Proprio Bologna rischia di diventare una polveriera. Terreno di scontro tra le associazioni anti-gender e pro-life che sostengono l’iniziativa e i movimenti contro le discriminazioni di genere. Una data quella del 28 settembre che coincide con la manifestazione della rete “Non una di meno”, in occasione della “Giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro”.
L’idea del “Bus della libertà”, già ribattezzato dalla comunità LGBT come: “Il bus della vergogna”, non è nuova. In Spagna l’associazione ultra cattolica Hazte oir (fatti sentire) ha cercato di portare sulle strade il messaggio anti-gender, con scarso successo. Nel terra di Zapatero la scritta era decisamente più esplicita: “I bambini hanno il pene. Le bambine la vagina. Non ti far ingannare. Se nasci uomo sei un uomo, se nasci donna lo continuerai a essere”. Il comune di Madrid, guidato da una giunta di Podemos, ha proibito la circolazione del bus definendolo: “Un insulto ai minori transessuali”. Lo stop è arrivato anche dalla presidente della Regione Cristina Cifuentes (ala laica del Partito Popolare) che si è rivolta ai giudici.
E in Italia? Per adesso la rivolta nascente è solo della comunità LGBT. Rete Lenford sottolinea come: “Questo messaggio distorce il concetto di violenza di genere ed è, a tutti gli effetti, omotransfobico, poiché discrimina e stigmatizza le persone che non si conformano al binarismo di genere eteronormativo”. Proprio per questo ha inviato alla Sindaca di Roma, Virginia Raggi, una lunga lettera per chiederle di vigilare sulla legittimità di tutte le autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle attività al fine di assicurarsi che non violino una serie di normative comunali e nazionali a tutela della dignità delle persone. Ma non solo: “Alla Sindaca Raggi abbiamo ricordato innanzitutto le disposizioni dello Statuto di Roma Capitale che sanciscono il divieto di qualsiasi forma di discriminazione. Auspichiamo che l’adesione del Comune di Roma alla Rete RE.A.DY. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) non sia un’adesione solo formale”.
Il segretario di Arcigay Nazionale Gabriele Piazzoni a L’Espresso afferma: “Il movimento no gender è una delle strumentalizzazioni più odiose, che lavora sulla mistificazione e sulla paura. Nonostante il loro impatto nelle piazze sia sempre stato molto deludente (ricordiamo i comizi deserti di Adinolfi e l’estinzione delle Sentinelle), la loro propaganda indebolisce le istituzioni formative, la scuola innanzitutto, del tutto impreparate a combattere una battaglia sul piano della politica. E in effetti non sono gli educatori e  le educatrici, chiamati già nel quotidiano a svolgere il più delicato dei mestieri, a dover contrastare questi attacchi. Serve una mobilitazione diffusa, che rimetta in circolo innanzitutto una cultura delle differenze, che è il primo antidoto alle loro bugie. E serve che la politica svolga il suo ruolo e tuteli la scuola, cioè studenti, insegnanti e famiglie, da questo attacco senza precedenti. Ricordo che Arcigay ha lanciato una campagna di controinformazione attraverso il sito # maqualegender.it , al quale è legata una raccolta fondi per sostenere le cause legali contro i movimenti no gender”.

3 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    La cosa fondamentale è che siamo tutti esseri umani, anche se poi ognuno di noi è totalmente diverso dall’altro. Sono cresciuto in una società dichiaratamente bigotta, nella quale delle brave persone si diceva che erano tutte casa e chiesa, e non tanto per dire, ma perché fondamentalmente rispecchiava la realtà. A scuola , dalla prima elementare in poi, eravamo rigidamente divisi, tant’è vero che nell’androne all’ingresso delle due scalinate che portavano alle ali dell’edificio, campeggiavano due enormi scritte: “sessione maschile” e “sessione femminile” e in parrocchia era lo stesso, guai a tenere insieme maschi e femmine, specialmente se adolescenti. E questa “educazione” così rigida a che cosa ha portato? Solo ad aumentare la curiosità e le fantasie degli uni e delle altre che, in ogni caso quando potevano cercavano il più possibile di stare insieme e di liberarsi da questi vincoli, tanto più che i divieti non facevano altro che aumentare il desiderio di trasgredire e di insinuarsi nel mondo opposto. Ricordo che quando facevo parte dell’azione cattolica uno dei temi più ricorrenti che venivano discussi nelle adunanze era quello dei rapporti tra ragazzi e ragazze, perché mentre da una parte gli assistenti spirituali pretendevano di spiegarci il perché di un atteggiamento deferente e il più possibile distante, verso l’altro sesso, in noi ragazzi era viva l’esigenza di abbattere quel muro di omertà che sentivamo innaturale e di saperne di più. E non era poi così raro che, alla prima occasione “favorevole” capitasse qualche “incidente”, spesso causato proprio dall’ignoranza che quel tipo di formazione portava con sé. Il mio assistente spirituale dell’epoca ci fece leggere il romanzo “Amare – Il diario di Daniele” con cui un prete francese Michel Quoist, molto attento alle problematiche adolescenziali, cercava di spiegare i giusti comportamenti per crescere e liberarsi dalle fantasie e dalle tentazioni. Allora io, per conto mio mi procurai “Donare – Il diario di Anna Maria”, che ne era l’altre ego destinato alle ragazze, non senza provare un senso di colpa e di vergogna per quella che mi sembrava una … trasgressione enorme …
    E adesso i bravi cattolici integralisti, spalleggiati da movimenti e associazioni che inneggiano alla “integrità e purezza” della famiglia,vorrebbero farci tornare a quei tempi? Non si rendono conto che questa società è totalmente diversa e I rapporti interpersonali sono profondamente cambiati? Che il problema dell’identità di genere è reale e non inventato ed è un bene che lo sia, se può evitare di far crescere un sempre maggior numero di infelici? Che, come è successo per il divorzio e per l’aborto, non è evitando il problema e nascondendo la testa sotto la sabbia che si possono migliorare le cose, mentre è necessario evitare che siano dei cattivi maestri a fornire insegnamenti e strumenti a coloro che vivono questi problemi sulla propria pelle.

  2. diogene ha detto:

    … gli imbecilli sono imbecilli e restano imbecilli!

  3. Emanuele ha detto:

    A me non sembra poi una strana iniziativa. Che I bimbi siano maschi e che le bimbe siano femmine non e’ una novità da centinaia di migliaia di anni.
    Mi sarei meravigliato che qualcuno avesse dichiarato il contrario!

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