Che Dio maledica la Regina e i suoi sudditi!

L’EDITORIALE
dio don Giorgio

Che Dio maledica la Regina e i suoi sudditi!

Non tocca a me – non sono un esperto, e anche se lo fossi, sbaglierei le previsioni come tutti i migliori esperti! – fare analisi e analisi su quanto succederà in Europa sul dopo Brexit. Siccome credo che il futuro non sia completamente nelle nostre mani, ma che una forza misteriosa, di Bene, saprà sempre ricavare dal male qualcosa di migliore, guardo in avanti, e non solo al passato o solo al presente.
Se guardassi al passato, nessuno si salverebbe, soprattutto quei popoli che hanno dominato il mondo, campando sul sangue dei poveri. L’Inghilterra è stata una tra le nazioni più colonialiste e criminali, arrivando a mettere le mani in America, in Africa, in Australia e in India, sterminando popoli interi ed estirpando antiche civiltà, imponendo tra l’altro la loro lingua del cazzo. Gli inglesi hanno sempre spremuto le risorse altrui.
Non hanno mai fatto nulla per gratuità, nemmeno quando hanno combattuto il nazismo. Sempre e in ogni caos, anzitutto il loro interesse! Bastardi per la loro stessa natura di inglesi “tutto avere e nulla dare”.
Mantengono ancora un Reame solo per sentire la nostalgia di qualcosa di grande. Grande nei tradimenti, nelle passioni più ignobili. Si sono creati anche una religione di regime, fatta su misura delle porcate di qualche re. Non si pongono nemmeno che senso abbia ancora oggi mantenere una Regina e il suo seguito di principi e principesse che non fanno un cazzo tutto il giorno.
Ecco, a condizionare il presente sono ancora i vecchi nostalgici delle colonie, il ceto di sanguisughe che improvvisamente si sono trovati in mutande. I vecchi, si sa, vivono di paure: di perdere qualcosa di fronte al nuovo che avanza. Sono vecchi bacucchi. 
Ed ecco una domanda:  come può un pagliaccio aver condizionare il voto degli inglesi a uscire dall’Europa? Sto parlando di Nigel Farage che ha sedotto i vecchioni, gli analfabeti, gli eredi dei colonialisti! I giovani hanno votato per il no Grexit, ma quanto contano i giovani oggi? Ma… dove sono i giovani oggi? I giovani con la testa, gli spiriti liberi, non quelli (vedi i grillini) telecomandati dai capi comici! Anche noi abbiamo un Nigel Farage, o, meglio, una sua controfigura, un nanerottolo da quattro soldi che, quando parla, lo sentono solo quella schiera di analfabeti dementi senza testa che vanno ovunque c’è aria di pancia.
L’Europa ha perso. Ma quale Europa? Forse, via la zavorra, l’Europa potrà riprendersi e riprendere la strada giusta, che non è solo quella del mercato. Oggi il Pensiero vola basso in Europa. Lo si è perso tra le macerie di uno pseudo progresso economico. Ridiamo ali al Pensiero, e l’Europa volerà.  
Due appendici
1. Il Papa, in viaggio verso l’Armenia, alla domanda: “Che cosa ne pensa dell’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europa?”, ha risposto: «È stata la volontà espressa dal popolo e questo chiede a tutti noi una grande responsabilità per garantire il bene del popolo del Regno Unito e anche il bene e la convivenza di tutto il continente europeo». Risposta tipicamente gesuitica, ovvero ipocrita, di uno che non  vuole prendere posizione. 
2. Ho parlato sempre di Inghilterra, in realtà avrei dovuto dire “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda”, nato con l’Atto di Unione del 1800 che univa il Regno di Gran Bretagna e il Regno d’Irlanda. Gran parte dell’Irlanda si separò poi nel 1922 costituendo lo Stato Libero d’Irlanda (l’attuale Repubblica d’Irlanda). Il Regno Unito è uno Stato unitario, attualmente composto da quattro nazioni costitutive: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Ora, succederà che l’Irlanda del Nord e la Scozia chiederanno di uscire dal Regno Unito. Speriamo. Lasciate l’Inghilterra morire di fame! Dio non salverà la Regina!
25 giugno 2016
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
EDITORIALI DI DON GIORGIO 2

2 Commenti

  1. Federico ha detto:

    La Brexit non ha creato grossi traumi e si vede dalle reazioni delle Borse che pian piano si stanno riprendendo. C’è stata molta propaganda prima della votazione orchestrata dagli spin-doctors a loro volta pilotati da chi in Europa non aveva interesse a che la Gran Bretagna uscisse. Nei prossimi mesi inizieranno le consultazioni e forse fra un paio d’anni la situazione si sarà stabilita in un nuovo equilibrio buono per tutti.

  2. Giuseppe ha detto:

    Mi sembra necessaria una premessa. La monarchia di cui si parla, ovvero il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, anche se la parola Irlanda si riferisce ormai al solo Ulster,ovvero a poco più del 6% del territorio irlandese, è unito solo a parole, perché ognuna delle entità che vi aderiscono hanno forti tradizioni locali, anche storiche, che spesso sfociano in rivalità anche piuttosto accese tra le varie popolazioni. La Scozia, in particolare, è stata per secoli una nazione orgogliosamente indipendente e da un punto di vista etnico, antropologico e culturale i suoi abitanti sono estremamente differenti dalle popolazioni che abitano Galles ed Inghilterra. Tant’è vero che anche di recente hanno promosso un referendum per rivendicare la propria indipendenza, che pur non avendo avuto successo, ha lasciato strascichi non indifferenti nelle relazioni sociali e politiche. Oltretutto gli scozzesi in quest’ultima consultazione hanno manifestato a grande maggioranza l’intenzione di continuare a far parte dell’Unione Europea, nonostante i difetti e le contraddizioni che la tormentano. Non solo, ma all’indomani della proclamazione del risultato è sorto immediatamente un comitato promotore per una nuova consultazione, mettendo nuovamente in discussione, se necessario, anche una eventuale indipendenza politica. E nel giro di pochi giorni più di 2 milioni di persone hanno già aderito all’iniziativa. Per non parlare dei giovani della cosiddetta “generazione Erasmus” che non vorrebbero mai dover rinunciare agli scambi culturali tra i vari paesi dell’unione, una delle conquiste di maggior valore di questi ultimi decenni, che si è trasformata in un vero e proprio collante tra culture e abitudini anche molto differenti tra loro.
    Il risultato del Brexit, perciò, è stato condizionato pesantemente dalla popolazione meno giovane e più anziana degli inglesi, specialmente delle contee rurali, fortemente attaccata alla tradizione. Gente soggiogata da una campagna di stampo nazionalistico, che rivendicava una supremazia britannica d’altri tempi e ormai seppellita dalla storia, senza mai approfondire gli scenari e le eventuali conseguenze che ne sarebbero potuti derivare, ma puntando tutto sul disprezzo verso le istituzioni europee e la ribellione ai vincoli e alle imposizioni che ne limitavano la libertà. Era più che sufficiente perché un paese che è sempre stato orgoglioso del suo “splendido isolamento”, quasi fosse un sesto continente del tutto separato da un’Europa buona solo come terra di conquista, e che per secoli aveva dominato un impero sterminato grazie alla sua potente marineria (e alla connivenza di pirati e malviventi di ogni specie) e a i suoi traffici, riuscendo a mantenere incontaminata la propria moneta nazionale che, come la millenaria istituzione monarchica ormai è poco più che un simbolo di indipendenza, guardasse con sdegno a Bruxelles e alle sue regole.
    Com’era prevedibile adesso si è scatenato l’effetto domino, contaminando le numerose altre realtà demagogiche, populistiche e nazionaliste presenti un po’ dappertutto, che già inneggiano a nuove scissioni. Eppure sono convinto che ben presto i sudditi di sua maestà saranno costretti a fare un po’ di conti con la nuova realtà e dovranno scoprire a loro spese, quanto sia stata autolesionistica la loro scelta. Non sarebbe la prima volta che gli inglesi vengono smentiti dalla storia: per esempio continuano a nutrire la convinzione di essere la culla della democrazia, ma che si tratti di una menzogna è palese, visto che, non a caso, la parola che la definisce sia greca, denunciandone la vera origine. L’orgoglio nazionale spinto all’eccesso è quanto di più dannoso ci possa essere politicamente parlando e chi lo cavalca spesso è destinato al fallimento. In un mondo che sta annullando le distanze, non solo fisiche, tra culture e stili di vita, l’integrazione è l’unica arma che abbiamo a disposizione per regalare un futuro alle nuove generazioni, mentre il nazionalismo, l’individualismo e il qualunquismo non portano ad altro che al fallimento.

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