PRIMATO DELL’ESSERE, DEL PENSIERO E DEL BENE COMUNE – ecco come ridare l’anima al proprio paese

 

Letterina (o letterona) – S. Natale 2016

PRIMATO DELL’ESSERE, DEL PENSIERO

E DEL BENE COMUNE

In occasione del Natale dello scorso anno, avevo scritto una lettera aperta alla Sindaca de La Valletta Brianza (Lc), Roberta Trabucchi, pubblicata sulla pagina facebook “Voci critiche da La Valletta Brianza”.
In questi giorni, l’ho riletta. Dopo un anno, non mi sentirei più di scrivere le stesse cose, e tanto meno le parole con cui terminavo: “Cara Roberta, ti ho scritto questa lettera pubblica, non per scoraggiarti, ma per dirti che, qualunque sia la situazione, non devi assolutamente demordere, ma continuare. I cittadini de La Valletta Brianza ti hanno votato, perciò non devi tradire le loro attese”.
Con tutta schiettezza, non potrei che scrivere: “Cari amministratori, l’avventura è finita! Bisogna cambiare pagina! Per il bene del paese, fatevi da parte!”.
Vorrei invece indirizzare una lettera alle donne e agli uomini di buona volontà del mio paese. Faccio ancora fatica a dire La Valletta Brianza: il nome mi è ancora freddo, tuttavia so che dietro ci stanno due volti, due realtà con tradizioni ricche entrambe di storia, che neppure questi ultimi anni, per nulla entusiasmanti, hanno potuto spegnere.
Ed è proprio in nome di due eredità vivaci dei nostri padri che mi sento in dovere di dirvi: svegliatevi dal sonno, dalla indifferenza, dall’individualismo, e non lasciate morire una storia costruita sul dovere, sulla fatica e anche sul sangue.
Non vi viene talora voglia di piangere assistendo quasi impotenti ad un tale degrado da temere per la bellezza di questi nostri paesi sotto l’incalzare di un dissennato consumismo, che si chiama ora “selvaggia speculazione edilizia” (o scempio ambientale) ora “trascuratezza del proprio habitat”?
Questi nostri paesi stanno diventando sempre più tristi: non basta rallegrarli organizzando feste paesane o attività folcloristiche, che servono solo a coprire quella mancanza di “cultura del pensiero”, che un tempo si chiamava, anche per necessità di cose, saggezza popolare, e che oggi è sostituita da una oscena insaziabile voglia di riempirsi il tubo digerente.
Per fortuna, non tutto è talmente appiattito o omologato da non sentire lamentele e disagi, o qualche timida voce di riscatto. Ma non basta. Non è neppure cambiando il comando amministrativo o religioso che si risolverebbero le cose in meglio. Ci vuole un radicale cambio di mentalità, che significa: prendere coscienza del primato dell’essere sull’avere, rendersi conto che il pensiero sta prima della pancia e che il bene comune non è la somma di interessi individuali ma quel bene superiore che fa star bene un cittadino quando sente il proprio paese come se fosse casa sua.
Essere, pensiero e bene comune: ecco dove sta il riscatto dei nostri paesi.
Bisogna che si facciano avanti non tanto i soliti volontari praticoni tutto fare specializzati in arte culinaria o in attività fumose, ma gente di pensiero, gente che ama alla follia il bene comune.
Questi nostri paesi, amministrati da nullità e guidati da pastori amanti del quieto vivere, o sono morti in tutto, o sono nelle mani di analfabeti che maldestramente vorrebbero “animare” il paese, ma senza cervello e senza cuore.
Chiarisco. Quando parlo di essere e di pensiero, non mi riferisco ad una élite di benpensanti fannulloni che amano trovarsi in qualche salotto a discutere del più e del meno, senza rimboccarsi le maniche. Penso invece ad un gruppo, anche ristretto, di persone, anche socialmente e politicamente impegnate, che abbiano una grande “passione” per il bene comune, ma facendo scaturire tale passione da una interiorità profonda (che di per sé non è strettamente collegata con l’aspetto religioso) che chiamerei: ricerca della vera sorgente del proprio agire.
La cosa ancor più grave per un credente, e a maggior ragione per un prete, è che neppure il mondo religioso, che dovrebbe essere più portato alla “interiorità” o alla ricerca del proprio spirito interiore, là dove è presente il Divino nella sua purezza incontaminata, è di grande aiuto, anch’esso condizionato da pragmatisti “tutto pancia” promotori di attività luccicanti e ammiccanti.
Sono convinto che un paese potrebbe risorgere, ma quando ci fosse un gruppetto di volontari “pensanti”, determinato e con l’unico intento di puntare al meglio o alla qualità di un vivere che affonda nell’essere, se vuole poi trasformare l’avere nel bene comune.
Ridare l’anima al paese non è solo una questione puramente religiosa, tra l’altro fortemente scadente, ma una questione anche politica, di quella super politica che Raimon Panikkar chiamava “meta-politica” (“meta” significa al là o al di sopra), ovvero quella visione della gestione del bene comune che coinvolge tutto l’essere umano, a partire dalla mente e dal cuore. In breve, meta-politica è una visione integrale dell’essere umano, nel contesto cosmico.
Utopia? Dipende. Il “non luogo”, come dice il termine “u-topia”, sta nell’uscire dal luogo omologato e omologante di una società che ingloba, soffocandoli, l’essere, il pensiero e il bene comune.
L’utopia, dunque, consiste nell’uscire dallo scontato, dall’immediato, dall’efficientismo, dal pragmatismo materialista, per trovare il vero luogo: quello ideale ma reale, quello del meglio ma possibile, quello del ben-essere che si realizza, con pazienza, nella essenzialità e nella qualità, nella bellezza e nella gratuità. Solo qui sta il nostro vero luogo” di vita! Perché non tentare? 

 

3 Commenti

  1. Geremia scrive:

    Si parla ancora di Bene Comune senza definirne i termini. Volontari pensanti della coalizione politica “A” e volontari pensanti della coalizione politica “B” possono un’opinione diversa del bene comune e forse entrambi sono persone degnissime ed in buona fede. Questo benedetto Bene Comune deve essere definito oppure rimane un concetto filosofico che lascia il tempo che trova. Per un cristiano potrebbe essere la serie di comportamenti consoni ai dieci Comandamenti del Vangelo, ma sappiamo anche la Chiesa ne considera un paio (non ufficialmente) superabili. E allora?

    • Geremia scrive:

      Chiedo scusa: sono spariti un “avere” ed un “che”

      • GIANNI scrive:

        Condivido, ma va anche considerato che comunque si definiscano i contenuti del bene comune, ci sono, in ogni caso, situazioni in cui il bene comune, ripeto…comunque inteso, è sicuramente disatteso, per far invere prevalere interessi individuali e di parte.
        La cosa è evidente sopratutto quando un politico commette reati, per procacciare a sè o altri un ingiusto profitto, come successo nel caso di un assessore, che aveva disatteso il legittimo diritto di una famiglia alla prelazione sulla casa abitata.
        Il fatto grave è che esponenti della giunta, consapevoli della questione, abbiano fatto finta di niente.
        In un caso come questo è evidente che, qualunque sia il programma politico della giunta, è stato disatteso sicuramente il bene comune, che vuole, in ogni caso, che non si faccia finta di niente.

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