Il presidente dei laici cattolici tedeschi Sternberg critica l’Istruzione vaticana sulle parrocchie

da www.lastampa.it
20 Luglio 2020

Vaticano,

nuove regole per le parrocchie:

“Le offerte non sono tasse da esigere”

Nuovo documento della Congregazione per il Clero: spazio ai fedeli ma coinvolgerli come «assistenti» e non «co-parroci». Il parroco sempre e solo un prete. In via eccezionale laici celebrano nozze e funerali

SALVATORE CERNUZIO

CITTÀ DEL VATICANO. Guai a mettere tariffari per le messe e gli altri sacramenti: le offerte non sono «tasse da esigere» ma un atto libero dei fedeli. E la gestione dei beni sia trasparente e commisurata sui bisogni dei poveri, non su quelli del parroco che, anzi, deve dare esempio di stile di vita sobrio. Poi il ruolo dei laici, in particolare i diaconi, che non vanno considerati «mezzi preti» o «co-parroci» ma sono da coinvolgere in attività parrocchiali (incluse nozze e funerali, laddove manchino sacerdoti) come «assistenti». Sono alcuni dei punti focali della nuova Istruzione dal titolo “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, pubblicata oggi dalla Congregazione per il Clero, promulgata il 29 giugno dopo l’approvazione del Papa.
Nessuna novità dal punto di vista legislativo è contenuta nei 124 punti della Istruzione che, ricalcando le leggi vigenti del 1997 e del 2002, vuole porre i giusti paletti a tutte quelle iniziative e scelte pastorali che, esulando dalle normative canoniche, diventano «un quid troppo soggettivo, un vero “secondo me”, a discrezione del singolo Vescovo o del singolo gruppo, con interpretazioni non di rado improprie della vita di una comunità e del ministero dei pastori».
Gli estremi di riferimento sono, da un lato, le parrocchie dove il parroco e altri sacerdoti si occupano di tutto e decidono da soli ogni cosa, relegando le altre componenti della comunità a un ruolo marginale, «al massimo da esecutori»; dall’altro, una sorta di visione «democratica» in cui la parrocchia «non ha più un pastore, ma solo funzionari che ne gestiscono i diversi ambiti», con modalità quasi «aziendali».
In quest’ottica nella nuova Istruzione vengono date indicazioni chiare sulla gestione dei beni di cui ogni parrocchia dispone. Tema sensibile e non di rado oggetto di scandali. In particolare sulle offerte per la celebrazione della Messa e degli altri sacramenti la Santa Sede chiarisce che: «Deve essere un atto libero da parte dell’offerente, lasciato alla sua coscienza e al suo senso di responsabilità ecclesiale, non un “prezzo da pagare” o una “tassa da esigere”, come se si trattasse di una sorta di “imposta sui sacramenti”».
«Non si può dare l’impressione che la celebrazione dei sacramenti, soprattutto la Santissima Eucaristia, e le altre azioni ministeriali possano essere soggette a tariffari», spiega l’Istruzione. Importante, in questo senso, che il parroco formi i fedeli, «affinché ogni membro della comunità si senta responsabilmente e direttamente coinvolto nel sovvenire ai bisogni della Chiesa, attraverso le diverse forme di aiuto e di solidarietà». Questo si rende urgente specialmente in quei Paesi dove l’offerta della Messa è l’unica fonte di sostentamento per i sacerdoti.
Tale opera di sensibilizzazione, spiega il documento, potrà procedere più efficacemente se i preti «offriranno esempi “virtuosi” nell’uso del denaro, sia con uno stile di vita sobrio e senza eccessi sul piano personale, che con una gestione dei beni parrocchiali trasparente e commisurata non su “progetti” del parroco o di un gruppo ristretto di persone, magari buoni, ma astratti, bensì sui reali bisogni dei fedeli, soprattutto i più poveri e bisognosi».
Per una corretta gestione dei beni il nuovo documento afferma che in ogni parrocchia deve necessariamente essere costituito il Consiglio per gli Affari Economici, «organismo consultivo, presieduto dal parroco e formato da almeno altri tre fedeli» (numero variabile), preferibilmente «esperti in questioni economiche e giuridiche». Compito principale di tale organismo è quello di «far crescere, all’interno delle comunità parrocchiali, la cultura della corresponsabilità» e «della trasparenza amministrativa».
Trasparenza da intendere non solo «come formale presentazione di dati, ma piuttosto come doverosa informazione della comunità, e proficua opportunità per un suo coinvolgimento formativo». Questo obiettivo si può conseguire «pubblicando il rendiconto annuale», di modo che «la comunità nel suo insieme potrà essere consapevole di come i beni sono stati amministrati, di quale sia la situazione economica della parrocchia e di quali risorse essa possa effettivamente disporre».
Nel documento si tiene conto anche delle riforme delle comunità parrocchiali e le ristrutturazioni diocesane, «già in atto o in via di programmazione». L’Istruzione si propone come «strumento per sostenere e accompagnare i diversi progetti», spiega il sottosegretario della Congregazione per il Clero, monsignor Andrea Ripa: «Non si tratta di “ingabbiarli” nella fredda schematicità di modelli precostituiti e identici per tutti, bensì di mantenerli all’interno dell’ampio alveo ecclesiale, per accompagnare un “andare insieme”».
Principio di base di questo nuovo studio, che tiene conto di esperienze e richieste pervenute alla Congregazione per il Clero dalle chiese particolari di Europa, Asia e Sud America, è che «nella Chiesa c’è posto per tutti e tutti possono trovare il loro posto». Sempre, però, nel rispetto della vocazione di ciascuno, cercando di valorizzare ogni carisma e di preservare la Chiesa da possibili derive. Una su tutte, quella di «clericalizzare» i laici o «laicizzare» i consacrati, o ancora fare dei diaconi permanenti «mezzi preti» o «super laici».
È per questo che l’Istruzione dedica ampio spazio al ruolo del parroco che – viene chiarito, o meglio, ribadito – è affidato sempre e solo a un prete. Il suo compito è la «piena cura delle anime», pertanto è «esclusa ogni possibilità» di conferire a chi fosse privo dell’Ordine del presbiterato tale ministero, «anche nei casi di carenza di sacerdoti». «Proprio per il rapporto di conoscenza e vicinanza che si richiede tra un pastore e la comunità, l’ufficio di parroco non può essere affidato a una persona giuridica», tantomeno, «a un gruppo di persone, composto da chierici e laici». «Di conseguenza, sono da evitare denominazioni come, “team guida”, “équipe guida”, o altre simili, che sembrino esprimere un governo collegiale della parrocchia».
Ciò non esclude la partecipazione attiva di diaconi, consacrati e laici nel servizio pastorale, naturalmente nel rispetto di determinati criteri. A cominciare dalla interpretazione del loro ruolo come di «assistenti» e non «co-parroci». Sulla questione del ministero dei diaconi, ad esempio, si ricordano le parole del Papa che metteva in guardia dal rischio di vederli «come mezzi preti e mezzi laici» o «come una specie di intermediario tra i fedeli e i pastori». Sono tanti invece gli incarichi ecclesiali che possono essere affidati ai diaconi, ovvero «tutti quelli che non comportano la piena cura delle anime», sottolinea l’Istruzione. Quindi il servizio della Parola, della carità (che comprende anche l’amministrazione dei beni) e della liturgia, dove il diacono è chiamato a proclamare il Vangelo e prestare servizio alla mensa eucaristica. Sui consacrati l’Istruzione chiarisce che il loro contributo alla missione della parrocchia è in primo luogo l’«essere», cioè la testimonianza evangelica, solo secondariamente il «fare», ovvero le opere compiute negli ambiti di catechesi, carità, formazione, pastorale giovanile, cura dei malati.
Per quanto riguarda i laici, la Congregazione per il Clero rimarca il loro diretto coinvolgimento nelle attività parrocchiali, in collaborazione col parroco. In via del tutto «eccezionale», nel caso di una carenza di sacerdoti, i laici potranno anche celebrare battesimi, funerali, matrimoni. «Il vescovo, a suo prudente giudizio, potrà affidare ufficialmente alcuni incarichi ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco», si legge. Potranno presiedere anche la liturgia della Parola, ma mai tenere l’omelia durante la celebrazione dell’Eucaristia.
TESTO INTEGRALE
Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” a cura della Congregazione per il Clero, 20.07.2020
***
da www.donpaolo zambaldi.it

Il presidente dei laici cattolici tedeschi Sternberg

critica l’Istruzione vaticana sulle parrocchie

By Paolo Zambaldi
25 Luglio 2020
L’Istruzione sulle riforme parrocchiali manca di qualsivoglia sensibilità e ascolto della realtà ecclesiale in Germania. Questo è il sunto della critica di Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK)… E annuncia che la via sinodale non si fermerà! Alle tante critiche provenienti dal mondo tedesco (vescovi, preti, teologi, operatori pastorali, semplici credenti…) si aggiungono le parole del teologo Albert Biesinger, che definisce il documento “arrogante”.
Il presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), Thomas Sternberg, ha fortemente criticato il nuovo documento vaticano sulle riforme da attuare nelle parrocchie. “All’istruzione manca la capacità di leggere la realtà della Chiesa cattolica in Germania”, ha detto martedì ai giornali del gruppo editoriale Bistumspresse di Osnabrueck. “Essa dipinge un quadro ideale che non è né desiderabile né reale dal punto di vista biblico, storico, teologico e pratico!”, ha affermato il presidente eletto del massimo organo rappresentativo dei laici nella Chiesa cattolica tedesca. Infatti le comunità parrocchiali in Germania da tempo si sono mosse in materia di corresponsabilità tra laici e preti, nella gestione di tanti aspetti della vita comunitaria.
Secondo l’Istruzione pubblicata a Roma lunedì, i laici rimangono esclusi dalla guida delle comunità. Al contempo, contrariamente ad ogni esigenza pastorale, il testo rafforza il ruolo del parroco/ministro ordinato. Gli sforzi per affidare la direzione delle parrocchie a “equipes” formate da preti e laici volontari e/o operatori pastorali, sono direttamente presi di mira dal testo del documento. Viene ribadito che ai laici, anche se formati, è ancora vietato predicare durante la Messa. “L’immagine della comunità parrocchiale che si raccoglie intorno al parroco, oltre che errata teologicamente, è già resa impossibile dalla mancanza di sacerdoti, che da tempo ha assunto tratti drammatici”, ha spiegato Sternberg. Inoltre continua ad essere ignorata la pluralità di servizi, a favore delle comunità parrocchiali, che i laici già svolgono.
Le donne non vengono menzionate
Contrariamente al documento, il presidente della ZdK ha sottolineato che i consigli parrocchiali non sono semplici organi utili a tenere informato il parroco, consultivi e ausiliari. “In Germania tutti i consigli di comunità sono istituiti come organi decisionali e ciò è sancito dai concordati”. Su questa linea anche i consigli parrocchiali sono diventati importanti per impostare la vita della comunità e la pastorale. “Ci si chiede chi dovrebbe essere disposto a sottoporsi a una procedura di elezione per poi limitarsi ad agire come semplice consigliere”.
In generale, non era come se i laici spingessero con forza per la presenza e la codeterminazione liturgica, ha spiegato Sternberg. “Devono essere convinti e motivati a partecipare… ma se si prova a farlo con idee e prospettive lontane da qualsiasi spirito democratico: tutto questo non avrà mai successo!”. Il testo poi non fa alcun riferimento alle donne, che rappresentano “il volto” delle parrocchie tedesche (con la loro presenza e il loro servizio…).
Indipendentemente da ciò che dice il documento, la situazione non cambierà… anzi vi sarà semmai un’accellerazione del processo di riforma che è iniziato da tempo e che non può essere fermato, ha affermato Sternberg. A proposito del processo di riforma in corso nella Chiesa tedesca, il presidente ha precisato: “Il cammino sinodale con la sua ricerca partecipativa di nuove risposte non si fermerà!”.
Teologo Biesinger: “Contributo all’autodistruzione”
Il teologo di Tubinga Albert Biesinger (ennesima voce che si unisce al coro delle critiche di vescovi, preti e laici) considera il documento vaticano pericoloso per il futuro della Chiesa. È stato, secondo l’opinione di Biesinger, “arrogante voler dare delle linee guida senza aver prima consultato le conferenze episcopali di tutto il mondo sulle prospettive di sviluppo della Chiesa”. Anzi è molto peggio: il teologo di Tubinga vede nel documento un “contributo all’autodistruzione” della Chiesa. Ma c’è di più: Dai toni e dalle parole dell’Istruzione si intuisce chiaramente la mano (il proverbiale “zampino”) di due chierici tedeschi che si trovano in Vaticano, ai quali Biesinger ha consigliato, prima di parlare, “di provare a guidare per cinque anni una grande parrocchia in germania o di andare a lavorare per cinque anni in Amazzonia, prima di sputare sentenze sul lavoro pastorale di altri!”.
Dal punto di vista di Biesinger il testo in questione è abilmente strutturato in quanto cita spesso Papa Francesco nella prima parte, ma il suo pensiero innovativo non ha un ruolo centrale (quasi assente!) nella seconda parte con tutte le conseguenze del caso. Si tratta principalmente “di un’applicazione pedissequa del diritto canonico di 30 anni fa, che non è più adatto nè utile a risolvere le sfide e gli sconvolgimenti del nostro tempo”. Interessante notare come, nè gli approcci e tantomeno le soluzioni prposte dal Sinodo dell’Amazzonia, abbiano trovato spazio nell’Istruzione. Biesinger afferma letteralmente: “Con queste linee guida o programma, lo smantellamento della Chiesa in ampie aree del mondo è pre-programmato”.
Seguendo cià che consiglia il documento i preti saranno ancora più oberati di lavoro e sempre meno candidati al sacerdozio busseranno alla porta dei Seminari. Lo studioso ha poi concluso invitatando i vescovi di lingua tedesca “a fermare questo atteggiamento e questo pensiero dannoso per la Chiesa, nello spirito della collegialità richiesta dal Concilio Vaticano II e della sinodalità, ribadita più volte da papa Francesco”. Una rapida revisione di questa Istruzione è, secondo Biesinger, non solo necessaria ma anche inevitabile!
(liberamente tradotto da don Paolo Zambaldi)
www.katholisch.de, Osnabrück/Tübingen – 21.07.2020
Testo originale: https://www.katholisch.de/artikel/26269-zdk-praesident-sternberg-kritisiert-vatikan-papier-zu-gemeindereformen

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