È partito con il piede sbagliato!

di don Giorgio De Capitani
È partito male.
Con piccoli gesti insignificativamente popolari,
ovvero significativamente populisti.
Capillarmente intenzionali, ma senza incidere oltre la pelle.
Un po’ di fumo negli occhi, un po’ di polvere sollevata,
strette formali di una mano anonima,
sorrisi forzatamente usciti da una notte, lunga parecchi anni.
Una premessa che promette nulla di buono.
Forse voleva dare subito un segnale:
ma quale segnale?
Già una rottura col suo ex padrone curiale?
Che ipocrita, se così fosse!
Ha obbedito ciecamente da schiavetto
per ben lunghi cinque e più anni,
ed ora vorrebbe farci credere
che sotto la cappa del ruolo c’era un altro volto?
Un altro volto!
E dove sarebbe il vero volto,
oltre le apparenze spumose
di uno schiavetto con la testa fasciata,
dietro cui nessuno, forse nemmeno lo Spirito santo,
è riuscito a cogliere qualcosa di Umano?
Ecco, in pochi secondi, subito dopo l’annuncio ufficiale,
con una tempistica davvero sorprendente,
si è tolto di colpo la maschera,
quasi a svelare chi è veramente “lui”:
quell’”altro”, costretto dalle circostanze e dal ruolo “maledetto”
a nascondere la sua vera identità.
Mi chiedo come si possa tenere la maschera,
solo perché si è costretti a obbedire al proprio ruolo!
E chi mi assicura che, tolta la maschera,
sotto non ce ne sia un’altra, e poi un’altra, e un’altra ancora?
Già quel voler subito dimostrare di essere un “altro”,
mi fa dubitare della sua sincerità.
E poi chi è effettivamente questo “altro”,
coperto dalla maschera o da più maschere?
Se fossi in lui, nei primi tempi dalla “grande” nomina,
avrei agito diversamente,
evitando gesti populisti alla bergoglio.
Sarei andato nel deserto
– non certo del Sahara, o di altri fisicamente intesi –
e lì mi sarei spogliato delle maschere,
denudandomi radicalmente di ogni apparenza,
per poi affrontare la realtà con occhi “nuovi”.
No, non ci credo a questo spumeggiante avvio,
all’insegna di un superficiale smascheramento,
come se bastassero pochi giorni
per conquistarsi la fiducia del clero ambrosiano
e la benevolenza del popolo di Dio.
Sì, qualche buon commento c’è stato:
“Però… piace la sua semplicità…
sembra più alla buona dell’altro…”.
Questo è il guaio:
dar retta alle prime sensazioni!
Ora devi dare una prova della tua sincerità:
“essendo” più che “apparendo”,
deciso a sacrificarti il ruolo per il bene del gregge,
pronto a giocarti la faccia per amore di quell’essere
che conta quanto, se non di più,
la Chiesa stessa in tutta la sua realtà misterica e strutturale.
Ma sarai bloccato – lo temo fortemente –
su una cattedra marmorea, tanto dogmatica quanto gelida,
da cui scenderanno parole magari carine,
ma senza l’esplosione divina:
quella che risiede nello Spirito di libertà.
Giocherai a fare la parte del buonista fumoso,
come chi le tenta magari tutte, ma restando in superficie, fuori,
dando tuttavia l’impressione del misticoide,
che attinge parole e gesti dallo strano mondo
di un fondo sclerotico e stantio.
Beh, aspettiamo:
perché mettere subito tanti ma e tanti se?
Sì, aspettiamo…
Ma non pensavo di dover partire ancora una volta,
dopo la nomina di Mario Delpini,
con gli stessi dubbi, le stesse riserve, gli stessi giudizi
che avevo espresso con la nomina di Angelo Scola.

 

3 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Non ho nulla da obiettare, anche perché queste parole vengono da qualcuno che nella chiesa ci sta da una vita e, ciononostante non l’abbandona, e se ne denuncia le storture lo fa solo per amore. Il pericolo secondo me è quello di generalizzare, perché sono convinto che anche nelle alte sfere ci siano prelati degni di stima e in grado di fare la differenza nel segno di Cristo. Forse non sono tanti e, soprattutto, non fanno parlare di sé, ma sappiamo come vanno le cose nella comunicazione: il risalto maggiore viene sempre dato a quello che non va e a tragedie e misfatti. E quasi mai per diritto di cronaca o un sacrosanto atto di denuncia, ma più che altro per suscitare scandalo ed alimentare la curiosità morbosa della gente. Mi trovo d’accordo con Antonio riguardo a Martin Lutero, le cui denunce, benché risalgano a tanto tempo fa, sarebbero attuali ancora oggi. E la cosa, francamente, dovrebbe far riflettere sia noi fedeli che il sacro collegio e l’intero clero cattolico.

  2. Antonio ha detto:

    Buon giorno, Don Giorgio. Lei nella Chiesa ha trascorso lunghi decenni da prete, per cui la conosce benissimo anche nelle pieghe più nascoste. Personalmente, per varie circostanze: genitori amorevoli, di origini modeste, che avrebbero voluto che, anche per “promozione sociale” entrassi in seminario (con lo stesso meccanismo s’è fatto prete un mio zio “donato” adolescente a una congregazione religiosa, perché si facesse prete: in quel caso il “progetto” s’è realizzato… in qualche modo ma s’è realizzato: se con più o meno grande soddisfazione degli “attori”, non saprei). Mi hanno sobillato in tutti i modi: mi vengono in mente a proposito, cum mutata mutandis, le “strategie psicologiche e non solo, che i parenti della piccola Gertrude, ne “I Promessi Sposi” mettevano in atto per “spingerla” in convento. Risultato: fino a una ventina d’anni sono rimasto “stordito” e psicologicamente sofferente sulla soglia del seminario senza, per fortuna mia e valutata la situazione con il senno del poi, varcarne la soglia. Grazie a Dio. Dunque: conoscendo che tipo di organizzazione sia la Chiesa gerarchica, c’è davvero da stupirsi dell’ipocrisia (termine, intrinsecamente, da sacrestia) , del perbenismo, dell’opportunismo, della doppiezza, del “santo subito” metaforicamente inteso, che vi regna ad ogni livello, incluso il supremo? Personalmente non mi stupisco affatto. Quest’anno cade il 5° secolo da che, il 31 ottobre 1517 Lutero affisse la famose tesi alla porta della cappella del castello di Wittenberg, ma l’aria, generalmente e tolte minime eccezioni, continua ad essere greve nell’Ecclesia Catholica Romana. O mi sbaglio? Ma se Dio c’è, in fondo, chi se ne frega di questo?

  3. coscienza critica ha detto:

    Non so cosa Delpini farà o cosa dovrebbe fare o non fare.
    So, però, che questo incarico cade in un momento particolarmente delicato, con esplicite accuse di eresie al papa.
    Cosa succederà? E’ in vista un nuovo scisma?
    Nel frattempo nello stato pontificio è stato interdetto l’accesso al relativo sito, ed il papa non ha risposto.
    Tema sicuramente rilevante storicamente e teologicamente, per chi fosse interessato al testo accusatorio, eccolo:
    http://www.correctiofilialis.org/it/

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