Omelie 2013 di don Giorgio: La Sacra Famiglia di Nazaret

27 gennaio 2013: Festa della Sacra Famiglia

Sir 44,25-45; Ef 5,33-6.4; Mt 2,19-23

Anche la Sacra Famiglia è un Mistero. A differenza del Mistero trinitario che è totalmente divino, il Mistero della Sacra Famiglia è in parte divino e in parte umano. È vero che anche la Trinità non è un Mistero chiuso nell’ambito divino: ha creato il mondo, il Figlio di Dio si è incarnato. Ma il Mistero della Sacra Famiglia riguarda in particolare esseri umani, pur eccezionali.
Perché anche la Sacra Famiglia è un Mistero? Il motivo è semplice: ci troviamo di fronte a qualcosa che esce dai canoni comuni. Il Figlio è unico sotto tutti gli aspetti, il padre è solo putativo, la madre è una ragazza vergine. C’è anche un esterno: lo Spirito santo, per cui la Sacra Famiglia è allargata ad un quarto componente, che non è di per sé un intruso, ma è parte essenziale della Famiglia di Nazaret. Già qui c’è qualcosa che ci lascia sconcertati, ed è per questo che dobbiamo fare ogni sforzo per capire almeno qualcosa al di là dei soliti moralistici discorsi sulle virtù domestiche che nella Sacra Famiglia rappresenterebbero il massimo, perciò un modello da imitare. Ma come si può imitare una famiglia così eccezionale che esce dai canoni comuni?
La Chiesa, fin dall’inizio, ha sempre dato un’enorme importanza all’atto generativo: le famiglie numerose ottengono più benedizioni divine, ma ecco che la Sacra Famiglia ci presenta un unico figlio. La Chiesa, soprattutto oggi, evidenzia l’importanza dell’opera educativa di entrambi i genitori, padre e madre: entrambi hanno generato fisicamente i figli, ed entrambi sono corresponsabili della loro educazione. Ma ecco che nella Sacra Famiglia solo Maria è la vera madre di Gesù, mentre Giuseppe è soltanto padre putativo: in realtà non era genitore, ma “ritenuto” padre per legge, per proteggere la famiglia, secondo le usanze sociali del tempo. E, nel caso specifico della Sacra Famiglia, Giuseppe dovette salvaguardare anche l’onorabilità di Maria, incinta per opera divina. Ed è questa la vera anomalia della Sacra Famiglia: Maria, rimanendo vergine, genera il figlio Gesù per opera dello Spirito Santo. A parte le battute irriverenti che si possono fare, qui è il caso di dire che la Sacra Famiglia è per nulla imitabile.
Vorrei continuare a evidenziare la singolarità della Sacra Famiglia, non per spirito dissacratorio, ma, al contrario, per capire dove sta il Mistero e per ricavare poi qualche riflessione interessante.
Ciò che colpisce nella Sacra Famiglia, a parte la presenza dello Spirito Santo su cui torneremo, è la figura di Maria, madre di Gesù. La Chiesa, nel suo terzo concilio ecumenico, tenutosi a Efeso, in Asia Minore, nel 431 d.C., proclamò solennemente, come dogma, che Maria non doveva essere chiamata semplicemente Christotòkos, ovvero Madre di Cristo nel suo aspetto puramente umano, ma Theotòkos, ovvero Madre di Dio. Il Concilio aveva risposto così alla dottrina di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, secondo il quale in Gesù convivevano due distinte persone, l’Uomo e il Dio, e Maria era madre solo della persona umana. Voi capite che dicendo che Maria è Madre di Dio ci troviamo di fronte a qualcosa di strabiliante. Solo nelle antiche mitologie troviamo qualcosa di simile. Ma si tratta di mitologie. La Chiesa invece proclama che è una verità da credere senza discutere. Altro che famiglia umana! Siamo fuori di ogni regola.
Ciò che ora vorrei sottolineare è il rapporto madre-figlio. Giuseppe, l’ho già accennato, è servito solo per salvare l’onorabilità della sposa incinta per opera divina e per proteggere la famiglia: il capo-famiglia a quei tempi non poteva mancare: se il Figlio di Dio s’incarnasse oggi forse non avrebbe bisogno di un san Giuseppe. Poi, dopo i primi racconti dell’infanzia, con i strani sogni in cui l’angelo gli comunica ordini divini, Giuseppe scompare del tutto dalla scena: di lui solo qualche accenno indiretto come quando Maria, appena trova Gesù dodicenne rimasto nel tempio all’insaputa dei genitori, lo rimprovera dicendo: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”.  Giuseppe era ancora vivo agli inizi del ministero pubblico di Gesù? Non si sa. Quando Gesù, un giorno di sabato, entra nella sinagoga di Nazaret e si proclama davanti a tutti come il Messia, citando le parole del profeta Isaia, Luca scrive: «Tutti… erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è costui il figlio di Giuseppe?». Tuttavia l’evangelista Marco scrive: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria… ?».
Dunque, a noi interessa il rapporto madre-figlio. E qui le cose da dire sono veramente tante. Diciamo subito che fu sempre un rapporto difficile, diciamo conflittuale. Gli episodi sono numerosi. Iniziamo dall’episodio già citato di Gesù dodicenne che, di proposito, e non per puro caso, è rimasto nel tempio senza avvertire i genitori. La risposta che ha dato il figlio al rimprovero della madre è durissima: da notare che è la madre che parla, contro gli usi del tempo che non permettevano alle donne di prendere il posto del marito, l’unico a far valere i doveri e i diritti della famiglia. Gesù, in poche parole, rivendica la sua autonomia in quanto figlio del Padre celeste. Aveva dodici o tredici anni! Ai miei tempi, se facevo una cosa simile mi sarei preso un sonoro scapaccione, senza aprir bocca.
Gesù, a un certo punto della sua vita, abbandona la madre, forse già vedova, come si è detto, e va nel deserto, poi costituisce un gruppetto di discepoli e se ne va per le vie della Palestina. Dirà in seguito: «Chi non lascia padre e madre non è degno di me». Oggi le cose sono diverse, anche perché i legami familiari si sono così allentati da non capire più che cos’è una famiglia. Ma ciò che vorrei far capire è questo: Gesù parlava della vera famiglia, che non si fonda su legami strettamente legali o di convenienza. Ed è qui che dovremmo interrogarci.
A un certo della sua vita pubblica, Gesù vive sempre fuori casa. La sua casa preferita era quella di Pietro, a Cafarnao. Era accompagnato da un gruppetto di donne, che gli rimarranno fedeli fin sotto la croce. In questo gruppetto non c’era la madre. Maria è a casa, sempre con le orecchie aperte a quanto stava succedendo a suo figlio. E con il cuore sempre in ansia. Un giorno insieme ad altri parenti va a trovarlo, ma non può entrare in casa dove Gesù sta insegnando alla gente. Gli dicono: “Tua madre e i tuoi parenti sono qui fuori, vogliono vederti”. E Gesù: “Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. L’evangelista Marco aggiunge un particolare sconcertante: dice che i parenti sono andati da Gesù per prenderlo e portarlo a casa, perché lo ritenevano “fuori di sé”, un pazzo. C’era anche Maria tra i parenti? In ogni caso, Maria era a conoscenza: che cosa avrà pensato?
Maria è presente con il figlio Gesù alle nozze di Cana. Tra loro c’è stato una specie di battibecco. Si sente chiamare “donna”, e “donna” sarà chiamata anche sotto la croce, affidata come “madre” all’apostolo Giovanni.
A Maria è toccata la più terribile sorte che possa capitare a una madre: assistere alla tortura e alla esecuzione del figlio. Dopo la risurrezione era giusto che Cristo apparisse per primo alla madre, invece apparve a Maria Maddalena.
Basterebbero queste poche note per farvi capire qual è stato il rapporto tra Maria e Gesù. Un rapporto apparentemente conflittuale, ma che ci fa capire che gli orizzonti di un rapporto familiare vanno ben oltre quelli puramente consanguinei o di convenienza sociale. Su questo dovremmo riflettere tutti quanti: come coppia, come famiglia cristiana, come genitori e figli che si vogliono bene al di là di ogni regola canonica o statale, come comunità cristiana, come comunità civile. Certo, Gesù Cristo era Gesù Cristo, Maria era Maria. In loro però dovremmo vedere quegli ideali che potrebbero aiutarci a uscire da una società che è ancora un insieme di legami troppo orizzontali: non si tratta di scioglierli per favorire un permissivismo deleterio. Bisogna puntare in alto, solo così i nostri rapporti umani e sociali acquisteranno un altro senso.
Non dimentichiamo inoltre che Maria è madre di Gesù, uomo-Dio. Ovvero Madre del Salvatore. Il disegno di Dio ruota attorno a due figure: una ragazza-madre e un figlio divino.  Maria è madre della salvezza. In Maria c’è la Donna in tutta la sua dignità femminile. La Donna partorisce la salvezza. Come si può concepire un mondo tutto maschilista, quando Dio ci ha fatto capire che il suo disegno è tutt’altro che maschilista. In Maria dovremmo anche vedere la sua determinazione di farsi valere come donna: se non altro discuteva con il Figlio Uomo-Dio. Non si è opposta alla libertà del figlio, ma non lo ha mai abbandonato alla sua sorte. Ci sono valori nella vita che oltrepassano i legami di sangue. Una madre capisce quando un figlio va oltre.
Dicevo all’inizio che nella famiglia di Nazaret c’è un quarto componente, quasi un intruso: lo Spirito Santo. In realtà, lo Spirito Santo è l’anima della famiglia, l’anima della Chiesa, l’anima della società, l’anima dell’Umanità. Noi credenti parliamo di Spirito Santo, terza Persona della SS. Trinità. I non credenti parlano solo di spirito, come di anima vitale. Possiamo parlare di amore, possiamo parlare di libertà. È qualcosa che non è puramente carnale. È qualcosa che va oltre ogni struttura. Sì, spirito, e aggiungiamo pure “sacro”. Anche i non credenti credono nella sacralità della vita, in un amore che è tanto interiore da non essere contaminato dalla materia. Non è un intruso, un quarto componente. È l’anima di ogni rapporto umano e sociale. È ciò che unisce due che si amano, è ciò che unisce in un rapporto giustamente conflittuale genitori e figli: non è un di più o una cosa aggiunta, ma l’essere costitutivo di ogni realtà individuale e sociale.
Oggi lo Spirito Santo fa paura alla struttura della Chiesa, e oggi la parola “spirito” fa paura alla politica. La parola “amore” nella Chiesa vuole ancora oggi le sue regole, la sua morale. Così la parola “legge” nella società civile. Ma che cos’è l’Amore senza lo Spirito Santo? Che cos’è la Legalità senza la Giustizia che è l’armonia degli esseri come persone in tutta la loro dignità umana?
Là dove c’è prevalentemente struttura o prevalentemente legge, lo Spirito si è spento. E l’Umanità è in agonia.

1 Commento

  1. gianfranco ha detto:

    @ Don Giorgio. Ma siamo sicuri che a Cana ci sia stato un “battibecco” tra Gesù e Maria? Non sarà il caso di pensare che a seconda delle parole scelte dal traduttore e relative connotazioni il tono del colloquio possa apparire diverso, e di molto?
    Se “donna” ( domina ) volesse dire “Signora” e “Che vuoi da me?” fosse reso con “Che cosa desideri mai da me?.
    ( Un tempo i genitori si dava del “voi” ).In ogni caso Maria non si sente affatto bloccata dal diniego, tanto da dire ai servi “Fate quello che vi dice”. Inoltre il comando ai servi, senza attendere un ulteriore “E va bene, sì” dal figlio, sembrerebbe indicare una effettiva conoscenza dei poteri speciali di Gesù, magari accompagnata da una tacita intesa e comprensione, e anche un’autorevolezza all’interno della casa di Cana, senza passare per il padrone ( una parente o un’ospite molto importante ). E se il titolo di “donna” viene usato sul Calvario, in un momento di commozione e tenerezza estrema, è pensabile che avese una connotazione di durezza e di estraneità, più o meno rispettosa?

    Quanto all’affermazione “Chi sono mia madre e i miei fratelli? Il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande… ” non è il caso di pensare che Gesù parlasse per paradosso portato all’estremo ( nel genere del dantesco “umile ed alta” ), come a proposito di Giovanni Battista, che definisce il più grande dei figli degli uomini, affermando poi che il più piccolo aderente al Regno è più grande di lui”?

    L’episodio del Tempio fra i dottori lascia molto perplessi: sembra l’unica “pecca” di cui è imputabile Gesù. Forse Maria e Giuseppe dubitavano a tratti che quanto era loro successo fosse stato una specie di sogno e occorreva far capire loro che Gesù era un personaggio che era superiore al loro “possesso”, al controllo su un ragazzino che è ancora “figlio di famiglia”? Insomma, una specie di lezione “salutare” fatta con un’azione dimostrativa prima ancora che a parole e una preparazione al futuro distacco. Questa “non sicurezza interiore” sembra confermata dal successivo rivolgere quelle cose nel suo cuore da parte di Maria.
    Il problema mi sembra ricollegabile a quello della “fede” degli apostoli: se avevano visto miracoli e rianimazioni di morti, come mai fuggirono dall’Orto degli Ulivi? Ritenevano o temevano che i “superpoteri” di Gesù fossero concessi solo a tratti o che in qualche modo se li fossero sognati?

    E’ imposssibile supporre che Gesù abbia fatto un'”apparizione privata” a maria prima di lasciarsi vedere da Maria Maddalena?

    Comunque, tutte supposizioni.

    Quanto all’episodio del Tempio, è veramente difficil

    Quanto all’affermazione

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