Omelie 2018 di don Giorgio: FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA

28 GENNAIO 2018: S. FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE
Is 45,14-17; Eb 2,11-17; Lc 2,41-52
Nel primo brano troviamo un’espressione, su cui mi soffermerò a lungo, ed è: “Dio nascosto”.
Deus absconditus
L’espressione “Dio nascosto”, in latino “Deus absconditus”, ha dato origine a quella teologia detta “negativa”, caratteristica soprattutto dei Mistici medievali, a loro volta eredi della filosofia neoplatonica. Per cui: Dio è “nascosto” nel senso che è coperto da tutta una quantità di determinazioni nostre (Dio è questo, Dio è quello) o di nomi, con cui ogni religione ha preteso, e tuttora pretende, di definire l’identità di Dio.
Ogni religione rivelata – pensiamo a quella ebraica, a quella cristiana e a quella islamica –  si fonda appunto sul fatto che Dio avrebbe manifestato qualcosa di se stesso, attraverso gli antichi profeti o Gesù Cristo o Maometto.
Quando il profeta Isaia dice che il Signore è un “Dio nascosto”, è sembrato al popolo ebraico che il Signore lo avesse abbandonato, si fosse come eclissato, togliendo la sua parola, i suoi miracolosi interventi.
In realtà, Isaia dice un’altra cosa, ovvero che Dio agisce nel silenzio, non per vie spettacolari: Dio è inconoscibile, inafferrabile, misterioso, profondamente invisibile e interiore. In altre parole: Dio non “è” quando appare o si manifesta esteriormente. Dio “è” quando non si parla di lui come di qualcosa o di qualcuno così o cosà. Meno parlo di Dio, più scopro la sua Essenza, che è l’essere senza qualifiche. Dio “è”, e basta! Possiamo dire che Dio è Spirito, e non dobbiamo andare oltre.
I Mistici dicono che la conoscenza di Dio è negativa, nel senso che si nega alla realtà spirituale di Dio tutto ciò che “nostro”, ovvero i nostri concetti, le nostre idee, le nostre opinioni su Dio. Non parliamo poi dei dogmi, che sono la più grande pretesa della religione di fissare la realtà di Dio in formule intoccabili.
Più aggiungo qualifiche a Dio, più mi allontano dalla realtà spirituale di Dio. Più tolgo nomi o qualifiche, più mi avvicino al mistero di Dio.
Ecco in che cosa consiste la teologia detta negativa: al concetto di Dio ci si avvicina negando quello che egli non è. Devo togliere più cose, più conoscenze mie su Dio, se voglio avvicinarmi all’essenza di Dio. Solitamente faccio l’esempio di un affresco che lungo i secoli è stato ricoperto da diversi strati di calcina o altro: per riscoprirlo, devo togliere ogni strato fino ad arrivare all’affresco originale. Più tolgo, dunque, più arrivo all’essenziale, che è Dio.
Se dico “Dio è questo” “Dio è quello”, copro la realtà spirituale di Dio con qualcosa che è “mio”. In questo senso vanno intese le parole di Meister Eckhart: “Prego Dio che mi liberi da Dio”. Ovvero: prego il Signore che mi tolga ogni mia idea che ho su Dio.
Dunque, “Deus absconditus” ha un duplice significato: Dio è nascosto perché noi lo copriamo con le nostre presunte conoscenze o i nostri dogmi; inoltre, Dio è nascosto, perché agisce nel silenzio, in modo invisibile, del tutto interiore, dunque è un Dio da scoprire nella nostra interiorità spirituale.
Il Gesù “absconditus”
Esiste anche il Gesù “absconditus”, che, prima di dar vita al ministero pubblico che lo ha portato fino alla morte, ha vissuto la sua esistenza a Nazaret in modo del tutto nascosto, conducendo una vita del tutto normale, senza far parlare di sé.
A parte alcuni racconti per di più mitici che riguardano la sua nascita, e a parte ciò che narra il Vangelo di oggi su Gesù dodicenne, noi non sappiamo nulla di Gesù di Nazaret dall’inizio della sua esistenza fino all’età circa di trent’anni. Che cosa Gesù ha fatto in quei trent’anni? Non si sa nulla. Ha avuto degli amici? Non si sa nulla. Leggendo i Vangeli non traspare nulla della vita privata o nascosta di Cristo.
Non so la vostra opinione. Per me, la vita privata o nascosta di Gesù fino all’età di trent’anni è un grande mistero, che mi lascia ancora molto perplesso. Il Figlio di Dio si è incarnato, ha vissuto per più di trent’anni nel silenzio di una vita del tutto ordinaria, e poi si è buttato in un ministero che è durato pochi anni, ed è stato ucciso. Non credo che sia proibito chiederci: “non poteva usare meglio gli anni della sua esistenza?”.
Ma la vera domanda è un’altra: che senso dare ai primi trent’anni vissuti da Gesù a Nazaret? Una vita senza un agire spettacolare, senza alcunché di notevolmente interessante, visto che nessuno degli evangelisti e dei primi cristiani ne hanno tramandato qualcosa.
Padre Carlo de Foucauld, monaco sui generis, senza monastero, un cercatore di Dio che a chiunque passasse dal suo villaggio nel deserto del Sahara (cristiani, musulmani, ebrei e idolatri) si presentava come “fratello universale” e offriva a tutti ospitalità, per la sua profonda spiritualità si è ispirato proprio alla vita privata o nascosta del Gesù di Nazaret. È riuscito a scoprirvi un senso profondo, tanto da dare un significato profondo anche alla sua esistenza.
Una riflessione. Non c’è solo il Cristo del fare, il Cristo del dire, il Cristo taumaturgico, il Cristo polemico con gli uomini della legge, ma c’è anche un Cristo del tutto mistico, e il Cristo mistico non è iniziato dopo la risurrezione, come solitamente si pensa. Il Cristo mistico è stato anche quello dei trent’anni di Nazaret.
Ci è istintivo anche qui chiederci: come ci si può improvvisare apostoli del vangelo, senza una doverosa previa preparazione, vissuta intensamente nel coltivare il proprio spirito interiore? E vorrei anche aggiungere, magari provocando: questo vale anche per chi si butta in politica per servire il bene comune! Non ci si improvvisa: è un delitto in partenza!
Le realtà del Padre celeste
Anche il brano del Vangelo di oggi è illuminante. Immaginate un figlio dodicenne di oggi che risponde ai genitori, dicendo: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose di Dio?». Ecco, qui sta il punto dei trent’anni della vita di Gesù a Nazaret: pur conducendo una vita ordinaria, semplice, senza dare nell’occhio, è vissuto nella realtà del suo spirito interiore. Siamo al solito punto: prima l’essere, poi il fare. Cristo prima di affrontare il ministero pubblico si è nutrito per ben trent’anni di Spirito.
Ma noi siamo più bravi: iniziamo subito a fare, senza vita interiore. A noi non interessa l’essere, ma lo strafare. Ed ecco la politica del fare, la Chiesa del fare, la diocesi del fare.

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